Sabato a casa.

L’ultima pizza che ho mangiato mi è andata di traverso…

Stasera rimarrò a casa e mi dedicherò un po’ al blog. Sto finendo di backuppare tutti i file per effettuare l’aggiornamento a WordPress 2.3.

Poi, se tutto andrà bene, mi metterò un po’ a leggere e probabilmente… non uscirò più da casa per oggi.

Prima di rientrare la Vespa, ho rimontato il paravento e, rispetto all’anno scorso, sono migliorato ed ho perso meno tempo (anche se mi sono maledettissimissimamente fatto male ad un dito… :-P).

Il tempo è ancora clemente… l’unica cosa sulla quale rifletto in questi giorni sono invece i treni.

Ci sono treni che nella vita passano poche volte. Bisogna saperli prendere o ti ritrovi fermo per tanto tempo.

Avere la sensibilità nel comprendere quali treni vadano presi è un’arte che solo pochi fortunati riescono ad avere. C’è chi li prova tutti… c’è chi, per non “perdersi”, non ne prova nessuno.

Avere il biglietto giusto, al momento giusto… è una fortuna riservata a pochi.

Comunque… mi rimetto a sistemare il blog… vi faccio sapere come va a finire.

Emanuele

Radici divine…

Spiega Giovanni Paolo II: noi siamo fatti a immagine di Dio (Gn 1, 26); Dio è amore, dono gratuito; siamo dunque chiamati a riprodurre questa immagine ricevendo il dono di Dio e donandoci a nostra volta.

Tratto da: “è possibile perdonare?” di Pascal Ide.

In diverse lingue indoeuropee il verbo “perdonare” contiene il verbo “donare”.

Perdonare, Pardonner, to forgive, vergeben

Emanuele

Effetti di un sonnifero.

L’altro giorno… in preda alla disperazione per l’insonnia (…) ho preso una pillolina.

Non ricordo il nome del farmaco… ricordo solamente che era piccolissima e bianca.

E… adesso capisco anche perché la gente in preda alla depressione finisca per uccidersi prendendo pillole di questo genere.

Danno un senso di serenità assurdo.

Sarà che forse anche psicologicamente mi *illudevo* di dover sentire qualcosa… ma già dopo pochi attimi la sensazione di tranquillità si espandeva ovunque nel mio corpo.

Quando ho acceso il pc ed ho scritto quel post, sentivo già le gambe che formicolavano, come se si stessero addormentando. La stessa sensazione l’ho provata nelle mani…

Ma gli effetti non si fermano solo li, anzi, l’effetto maggiore si sente in testa.

Le agitazioni magicamente spariscono… e tu stesso inizi a “pensare di meno”.

Non so se abbia smesso di pensare perché immaginavo “tra un po’ fa effetto e mi addormento”… o sia avvenuto il contrario, però la realtà è stata quella.

Ho appoggiato il viso sul letto… ed ero sereno. I cattivi pensieri stavano andando via.

Dopo pochi minuti… tac, non ci sei più!

Secondo me l’effetto più impressionante di un sonnifero è proprio questo: sembra quasi che ti spenga.

Io credo che se avessero voluto prendermi e portarmi via… o se si fossero messi a cantare accanto a me, non mi sarei accorto di niente.

Ho dormito un sonno profondissimo… anzi, non mi è neanche sembrato di dormire.
Non mi è sembrato di dormire, innanzitutto perché quando ti risvegli… è tutto molto strano. E’ passato tanto tempo ma ti sembra di esser stato benissimo. Allo stesso tempo però ti accorgi di non ricordare come hai passato la notte. Il sonno è talmente profondo che non sogni neanche.

Non hai neanche bisogno di stiracchiarti sul letto… finisce l’effetto e “torni in te”. Inoltre, non ricordi se ti sei girato, se ti sei mosso o se hai sentito freddo o caldo durante il sonno. Nulla.

Anzi… a proposito di questo, penso che persino il corpo si spenga e tenda a muoversi di meno. Mi sono svegliato con la testa “incollata” al materasso… segno che non mi ero mosso tanto da li…

Certo che, raccontato così, potrebbe sermbrare rilassantissimo e senza aspetti negativi ma… è bene ricordare che l’esperienza, per chi la vive, non è delle più felici.

Sia perché quando arrivi a desiderare di dormire, come me l’altra sera… sei praticamente una pezza, sia perché comunque non è divertente pensare di non aver dormito “grazie” alle proprie capacità.

Spero che questo post non sia da incentivo per nessuno nell’adottare soluzioni simili quando si è insonni.

Se non riuscite a dormire… venite qui e commentatemi tutto il blog, non ve ne farò una colpa. Ripeto, non voglio stimolare nessuno a prendere sonniferi o cose simili. Volevo solamente raccontare la mia strana esperienza che spero vivamente non si ripeta nuovamente.

Emanuele

Una Vespa fuori dal nido!

Sei a letto bello tranquillo (…) che cerchi di dormire (…) quando apri gli occhi di colpo!

“Cazzo, non ho rientrato la Vespa!”.

Così scendi da letto (ed ovviamente inciampi nel filo del telefono che cade a terra fragorosamente…) e ti affacci per controllare se sia ancora li…

Fortunatamente “non è andata via da sola”… ma, che fare?

Il letto è calduccio, tu sei in pigiama e sono le 4 di notte… 😐

Per adesso ho deciso di lasciarla fuori sperando che stanotte i ladri siano in sciopero (nonostante al TG non ne abbiano parlato…) e magari, visto che il sonno non vuol venire… ed io non voglio finire come l’altra notte, mi metto un po’ a leggere.

Ho preso in mano “La fiera delle castronerie” di Jean-Charles Jehanne (ISBN: 8835510376), così mi rilasso un po’. Si tratta di castronerie scritte nei temi di cattivi scolari degli anni ’60… (trent’anni prima di “Io speriamo che me la cavo”).

Prima di rispegnere il computer vi copio un piccolo estratto dal titolo “L’egitto al tempo dei faraoni”.

Conosciamo la storia dell’Egitto dagli scienziati che hanno scavato le mummie.

Il tempo dei fanfaroni, i vivi imbalsamavano i morti perché non si annoiassero. E’ quello che chiamavano modificazione. Gli egiziani avevano inoltre l’abitudine di ammazzare la gente per farne delle mummie.

Le mummie erano dei morti ai quali avevano tolto le interiora, ma non per questo erano morti. Erano avvolte di geroglifici e gli egiziani le infilavano nelle Piramidi.

Le Piramidi erano la tomba del faraone: si componevano di una camera mortuaria, di un ristorante sotterraneo e di un mucchio di corridoi, per ingannare gli scienziati.

Gli egiziani hanno inventato la scrittura. Scrivevano su papaveri e disegnavano le figure sulle odalische di pietra.

Immagino che abbiate capito lo stile del libro… adesso stacco le mani da questa tastiera e torno nel mio silenzio… e, se sento qualche rumore, mi fiondo alla finestra con la mia amata lupara. 😎

Emanuele

Le auto blu… non pagano il bollino blu.

Ma si, certe cose vanno dette e fatte sapere.

Mi piace il carattere de Le Iene perché sanno fare denuncia sociale con molta ironia.

Stavolta sono state pizzicate le auto blu, auto cui in Italia sembra esserci un vero e proprio boom, tanto che, ogni tanto, mi stupisco nel vedere che il portiere del mio condominio non arrivi ancora con l’auto di servizio… 😉

Diciamo che – tanto per rimanere ironici – volevamo distaccare gli USA in qualcosa. E visto che come numero di abitanti non potevamo riuscirci… abbiamo pensato bene di riempire le strade di auto con il lampeggiante sul tetto. Loro ne hanno appena 73.000, noi abbiamo superato le 574.000 unità! Mezzo milione di lucine blu in più!

Secondo recenti studi geomorfologici, l’Italia vista dall’alto, più che uno stivale si sta trasformando in uno scarponcino per bambini con le lucine sotto… 😎

Comunque… oltre ad esserci un eccessivo spreco di denaro pubblico, non sanno neanche mantenerle.

O meglio, la silenziosa connivenza della Polizia Municipale, gli permette di non preoccuparsi di nulla.

Guardate il video…

Intanto scommetto che se io mesi fa avessi lasciato l’auto senza revisione non avrei ricevuto lo stesso trattamento.

Che schifo quando la legge non è uguale per tutti. Ma che schifo ancor di più, quando la legge non è uguale… proprio per chi promuove le leggi e dovrebbe dare il buon esempio.

Emanuele

Perdono ed effetti sulla psiche.

Stavo andando avanti con la lettura di questo interessante libro quando un passo mi ha fatto fermare.

Il libro è interessante perché effettivamente mette in luce degli aspetti solitamente poco considerati: il perdono mancato reca un disagio intellettivo anche alla persona autrice dell’offesa.

Il “sentirsi in difetto” la rende quasi incapace di tornare sulla retta via e le fa credere che in fondo, sia normale tutto ciò che è successo.

Secondo le acute notazioni di Paul Bourget nel suo Démon de midi, “se non si vive come si pensa, si finisce col pensare come si vive”. Più esattamente, per evitare la schizofrenia, l’intelligenza ha bisogno di giustificare il comportamento ferito di colui che ha rifiutato di perdonare. L’unica soluzione consiste allora nel crearsi una pseudo-morale, secondo la quale sarà definito “bene” ciò che alimenta il rancore e “male” ciò che che costituisce l’origine nascosta e inconfessata.

Insomma, se chi è stato offeso non riesce a perdonare, chi ha offeso inizia a credere che sia quasi normale tutto ciò.

Io però vorrei aggiungere due parole. Come dovrebbe fare chi ha offeso a lamentarsi del mancato perdono? Sarebbe secondo me inopportuno sentirsi fare la predichetta sul perdono proprio da chi ha sbagliato…

Continuo a leggere… magari la risposta arriva più avanti. Intanto il libro continua a soffermarsi sul disagio di chi offende… e tutto ciò mi ha sorpreso perché mi sarei aspettato un libro un pizzico più incentrato sul’altra figura.

Meglio così…

Emanuele

Varie ed eventuali… per posta.

Ho appena ricevuto la lettera di Google per verificare la veridicità dei dati inseriti su Google AdSense.

Adesso Google sa con certezza dove abito… spero però che l’unica cosa positiva di questa rivelazione sia l’arrivo del primo centone. Non manca tanto ormai… e sebbene secondo policy non possa parlare delle statistiche del mio account, credo di poter dire che “il valore della pubblicità” inclusa in queste pagine è salito costantemente nei mesi.

Certo, non saranno cifre da capogiro… ma è pur sempre un “felice regalo”. Magari il mese del traguardo ne parliamo meglio. 🙂

Cambiando discorso, ho ricevuto un libro. Si intitola “è possibile perdonare?” ed è stato scritto da Pascal Ide circa dieci anni fa (codice ISBN: 8876106197).

Oggi è giorno 11… e “alcuni anni fa” era un giorno felice e anche da queste parti parlavo diversamente. Oggi invece ho ricevuto questo.

Ne ho divorato subito, entrato a casa, oltre una ventina di pagine.

E’ nata subito una domanda… che in fondo non è per nulla banale ed è spesso oggetto delle mie riflessioni: il perdono comporta il miglioramento di chi ha recato l’offesa?

Sono sicuro che, purtroppo, non esista una risposta certa ed unica a questa domanda… tutto è sempre da rapportare al carattere ed alla maturità di chi offende ma… spero comunque di ricevere qualche risposta/conforto andando avanti con la lettura.

I più sfiduciati mi diranno che chi nasce tondo non muore quadrato. I meno sfiduciati mi diranno che i miracoli accadono.

Intanto, però, la realtà, qual è?

Vado a pranzo… mancano 10 minuti ai Simpson che ultimamente sono la mia dose quotidiana di relax e distrazione.

Buon pranzo a chi non ha pranzato e buona digestione a tutti gli altri…

Emanuele

Feedback sincero.

Solitamente sono abituato a riflettere per conto mio, senza chiedere troppi aiuti dall’esterno. Sia perché mi piace risolvere i problemi da solo, sia perché penso sempre che l’unico ad avere il quadro completo della situazione sia sempre il soggetto principale e non chiunque possa ruotarci intorno.

Stasera però, a scanso di equivoci, voglio farvi una domanda (che spero non prendiate troppo alla leggera perché la risposta “più semplice” la so già… e al contrario, non fatevi influenzare troppo da queste parole per finire forzatamente contro corrente).

Voi, riuscireste ad avere fiducia di una persona che tendenzialmente risulta incapace di trovare il modo, l’occasione e il giusto tempo di dire la verità? Avreste la capacità di dare altra fiducia?

E’ da tanto che mi faccio queste domande… e da un lato c’è il mio essere cristiano e dall’altro il mio non voler essere cretino troppe volte.

Fino a che punto può e deve spingersi la buona volontà di un cristiano che vuol dare l’ennesima occasione a qualcuno perché, in fin dei conti, persino Paolo si convertì e diventò Santo?

Emanuele