Immergersi.

Una statua umana. Un uomo fermo, con una cravatta inamidata in modo da star ferma orizzontalmente sospesa davanti a lui. Un ombrello ripiegato da un vento inesistente, tenuto con una mano dietro di lui.

Un artista di strada. Suonava “Imagine” di John Lennon mentre la gente passava.

Un pagliaccio. Distribuiva palloncini modellati a qualsiasi bambino si fosse fermato, incantato dal suo viso colorato di rosso e bianco.

Ho ripreso la bicicletta oggi pomeriggio. Il tempo non prometteva nulla di buono ma ho preferito sfidar la sorte e non rimaner chiuso a casa.

Mi sono immerso nella mia città. Ho fatto un giro enorme, avevo voglia di vederle tutte – queste vite -. Avevo voglia di incrociarle, di passargli accanto, di sfiorarle per pochi secondi e poi sparire nella mia.

Ho preso la bicicletta e mi sono infilato nel centro città. Non solo le strade chiuse al traffico però. Anche quelle piccoline, secondarie, un po’ nascoste, lasciate in secondo piano dalla bellezza di quelle principali.

Pedalavo e osservavo. Quante vite avrò incrociato oggi? Quante storie? Quante emozioni diverse si saranno amalgamate in poche ore tra quelle vie?

Sarebbe bello poter misurare il livello di allegria delle persone, un po’ come si riesce a misurare il numero di autobus che passa da certe fermate in base all’orario della giornata.

Ho visto volti allegri. Ragazze che passeggiavano e guardavano le vetrine. Bambini con un gelato in mano. Ragazzi con i pattini. Adolescenti un po’ annoiati da una passeggiata – probabilmente non voluta – con la propria famiglia.

Mi facevano sorridere. E più sorridevo, più avevo voglia di pedalare. Non troppo velocemente però. Altrimenti tutto sfugge via, non riesci a coglierne il sapore.

Lentamente. Così lentamente che ogni tanto era dura rimanere in equilibrio senza mani sul manubrio.

Mi sono immerso, ero come un sub in un grande acquario.

Ho ancora i pedali che girano nel cuore…

Emanuele

Cannoli, Akkura e friends!

Sono appena tornato da una serata supercalifragilistichespiralidosa! :joy:

Siamo stati a Piana degli Albanesi per la sagra del cannolo. Ci siamo sfondati di cibo (pane con la milza, stigghiola, pizza, cannoli a tempesta, formaggi, salame, vino di paese che dopo un bicchiere dovevi sederti) e ci siamo goduti una serata meravigliosa grazie alla musica spettacolare degli Akkura.

Akkura in concerto a Piana degli Albanesi - 03 Akkura in concerto a Piana degli Albanesi - 02 Akkura in concerto a Piana degli Albanesi - 01

Ho ancora le orecchie che rintuonano certe melodie, certi ritmi. Ho ancora i piedi che ballano, le mani che applaudono, le corde vocali che gridano “parapappaparapappapara… parapappaparapappapara… pa pa ppara, pa pa ppara… parapappaparapappapara!“.

Se riuscite ad organizzarvi, domani sarà l’ultimo giorno per divertirvi come matti. 😎

Io mi sono innamorato della musica di questo gruppo palermitano… e poi c’è un uomo che è diventato un mito per me. E’ il percussionista del gruppo ed ha suonato le canzoni utilizzando qualsiasi strumento: dal fischietto al frulla uova manuale! Immaginatevelo! Penso che riuscirebbe a comporre musica persino chiuso in uno sgabuzzino! :joy:

Partendo dai miei passi voglio smetter di pensare,
andare a piedi nudi verso spiagge disegnate…
Antidoto migliore per un vivere contento
è correre svestiti con il sole sul capello…

Akkura – Ricamato sul divano

Ah, tra i tanti invitati della serata c’è stato Fabrizio Corona. Mi è passato a 30 centimetri e… che dire! Mi credete se vi dico che in tv sembra il triplo di quel che è?! Persino le mie amiche erano shockate! E’ un minchia (ma si, diciamolo!) alto giusto 5 centimetri più di me e neanche così robusto come sembra! Ha fatto la sua apparizione sul palco (non se l’è cagato nessuno), ha detto due parole ed è andato via. Che assurdità!

Comunque… adesso scappo a nanna, nel post vi ho incluso 3 foto del mitico gruppo scattate dal cellulare. Il video del delirio che c’era nella mia macchina tornando ve lo risparmio… :joy:

Emanuele

PS: domani riempio il mio iPod con un po’ di bella musica… 🙂

L’irresponsabilità.

L’irresponsabilità, certe volte, sta tutta in un letto. In una luce accesa con la porta chiusa. In un numero. Si, in un numero non chiamato. In una persona non avvertita. In un orologio che scorre.

Certe notti la macchina è calda e dove ti porta lo decide lei.

Ecco, proprio quelle notti mi chiedo se non sia il caso di metter una freccia, accostare, domandarsi quale cavolo di strada si stia intraprendendo e poi rimettersi in marcia. Anche perché ormai la patente l’hai da un po’ di tempo, ha poco senso che non sia tu a decidere dove andare.

Certe notti mi lasciano perplesso. A distanza, ma perplesso.

Torno a dormire…

Emanuele

Cani.

Ci sono giorni in cui i cani andrebbero bastonati.

E’ solo che sono troppo educato. E’ solo che penso che esista una giustizia divina. E’ solo che… mi dispiace e avrei voglia di spaccare la faccia ad un paio di persone perché l’unico metodo per discutere coi cani è quello.

Ma non spaccarla lievemente. Una bella dozzina di ginocchiate sul naso. Pugni sul viso dati come fosse un tabellone da distruggere. E poi quando il cane è a terra, continuare. Come se il diavolo fosse esploso dentro i bicipiti. Continuare e continuare, finché le nocche delle dita non sono gonfie. Finché non arrivano in dieci persone a separarti da quel cane.  👿

Far valere tutte le giornate di palestra insomma.

Ecco, Signore, meno male che sono una persona educata.

Perdona e dimenticherai… certe cose però fanno male. 😥

Emanuele

Leffrraaggoollee!!

Che bello! Sono appena tornato dal mercatino… ho fatto un po’ di spesa e wow, è il periodo delle fragole! :joy:

E io… le adoro, proprio come quando – da piccolo – me le portava mia nonna, ogni domenica in questo periodo, chiuse in un contenitore che sembrava esser nato solo per quello!

Ne ho comprate mezzo chilo… non vedo l’ora di mangiarle! :joy:

Buona giornata a tutti,

Emanuele

Il bambino col pigiama a righe.

Il recinto. Ecco cosa divide l’uomo buono dal non-uomo. Ecco cosa può sembrare per un bambino parte di un gioco e per un adulto una missione da compiere.

Il bambino col pigiama a righe - scena del film

Bruno aveva 8 anni quando incontra quel recinto. Per lui tutto è un gioco, compresi quei numeri che “i contadini” portano addosso.

Quel recinto che, neanche cento anni fa, significò l’ultima finestra verso il mondo per milioni di persone.

Ecco cosa vanno abbattuti nella vita. I recinti. Anche quelli psicologici nei confronti di chi abbiamo intorno.

Spesso creiamo dei cerchi intorno a noi. Chi è dentro, bene. Chi è fuori… male per lui.

Mi è rimasta la voglia di distruggere quel recinto.

Il libro, un romanzo dello scrittore John Boyne è stato tradotto in 32 paesi. Nel 2007 è stato nelle classifica dei più venduti in Irlanda per 100 settimane ed è stato tra i dieci romanzi più venduti in Australia, Spagna, Regno Unito ed altri paesi europei, diventando un best seller per il New York Times.

Il film, in due ore, racconta la storia di Bruno, di quel recinto, e di quel grande gioco della morte che non scoprì mai.

Emanuele