Stasera insieme a quattro amici sono andato a vedere “La siciliana ribelle“, un film della cinerassegna “Cinema continente Sicilia” che in cinque proiezioni vuol raccontare l’autentica identità dei siciliani: le origini, la storia, i modi di vivere e di pensare, la passione, l’attaccamento alla terra e alle proprie radici.
Il film di stasera, sebbene non fosse un racconto storico in senso stretto, riprendeva la vita di Paolo Borsellino e Rita Atria, una ragazza che, nel 1991, a soli 17 anni ebbe il coraggio di ribellarsi alla mafia (che aveva già ucciso suo padre e suo fratello) per diventare testimone di giustizia.
Rita si uccise, gettandosi dal settimo piano del palazzo in cui viveva in segretezza, sette giorni dopo la strage di via d’Amelio.
Le deposizioni di Rita e di Piera Aiello (sua cognata), unitamente ad altre deposizioni hanno permesso di arrestare diversi mafiosi e di avviare un’indagine sul politico Vincenzino Culicchia per trent’anni sindaco di Partanna che però né uscì assolto e fu persino rieletto (e qui c’è da riflettere su quanto difficile sia da sradicare la mentalità mafiosa nella nostra terra…).
Intanto la pelle d’oca o gli occhi lucidi in certe scene erano inevitabili.
Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognarlo?
Forse se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo.Rita Atria (a 17 anni)
Emanuele
PS: domani, se volete (e siete palermitani) sarà proiettato gratuitamente “Prove per una tragedia siciliana” di John Turturro: una dichiarazione d’amore alla Sicilia.


Ieri, sull’aereo, ho finito di leggere “








