Questo post leggetelo la sera (anche perché c’è poco da leggere).
C’è da ascoltare e, questa musica, è perfetta la sera, quando tolte le scarpe, liberati dalla tensione del cotone un paio di bottoni della camicia, allentata di qualche centimetro la cintura non vi resta altro da fare che rallentare i ritmi.
C’è silenzio dentro casa. Mettete un pentolino sul fuoco, un po’ d’acqua da lì a poco inizierà a bollire e quattro spaghetti – ordinati su un piatto – sono pronti per finire tra i vapori che salgono lenti.
L’ambiente si riempie di voi, dei ricordi di una lunga giornata che vi ha lasciati felici per qualcosa e perplessi per qualcos’altro. Ecco, ho ancora quello scontrino in tasca, ‘spetta che lo butto…
La musica, la musica vi accompagna. Le casse del vostro impianto stereo seguono i vostri passi, entrano con voi in bagno e assecondano i movimenti – precisi e mnemonici – che impiegate per sciacquarvi mani e volto. Lei, al pari dell’asciugamani, vi accarezza mentre le luci della cucina si riflettono sul bordo del lavello e incontrano il manico scintillante del pentolino.
L’acqua scoppietta, le bolle salgono su vigorose ma non fuoriescono.
A massaggiarvi spalle e orecchie è My Song, canzone imbottigliata nel 1977. A suonarla è Keith Jarrett, un’icona del jazz annata 1945 di cui, in questi giorni, sto sorseggiando l’intera discografia.
La musica – e che musica – ha il potere di rendere magia una semplice cena…
Emanuele


Il teorema di pitagora ci spiega che se il fulmine è avvenuto nel punto B del cielo e noi ci troviamo nel punto A (magari con l’ombrello già aperto), siamo distanti una misura b da C che rappresenta il centro del temporale a terra.