La terra dei vespri e degli aranci.

Ieri sera, insieme ad un amico, ho accompagnato in giro per Palermo un ragazzo ed una ragazza scout venuti dal Lazio (erano organizzatori del gioco del pomeriggio dello Stand UP!).

Monte Pellegrino visto da Mondello (Palermo)

Ho mangiato e visitato luoghi tipici della nostra terra e in tutto quel muoversi e mangiare, mentre la milza si avvolgeva con una panella e un po’ di gelato, Monte Pellegrino è riuscito a rapirmi.

Goethe, quel favoloso promontorio a ridosso sul mare e circondato dalla conca d’oro, lo definì il più bel promontorio del mondo e lo descrisse così:

La purezza dei contorni, la soavità dell’insieme, il degradare dei toni, l’armonia del cielo, del mare, della terra… chi li ha visti una volta non li dimentica per tutta la vita.

E io, ieri, che pensavo che tra nove giorni sarò su un volo verso Milano e che sembra che la vita mi stia donando (per carità) quella direzione riflettevo su tutto ciò che mi mancherà.

A Milano non solo non hanno Monte Pellegrino, ma non hanno neanche un promontorio, uno qualsiasi, sul quale andarsi a perdere. Una panchina che da un lato ti mostra le luci di una città che tra borgate e vicoli vive anche di notte e dall’altro ti fa assaporare il mare nel suo eterno andare e venire.

Ecco, credo che proprio il mare ogni giorno cerchi di parlare, silenziosamente, a tanti giovani palermitani…

Emanuele

(cose di cui non posso esser felice d’aver ragione).

Poco più di un mese fa leggevo di una singolare statistica (se capite l’inglese leggetela che sforna numeri interessanti): i possessori di iPhone, tendenzialmente, cuccano più dei possessori di altre marche di cellulari (addirittura il doppio rispetto ai proprietari di cellulari Android).

Sarà il classico stereotipo “bene di lusso -> ricco & facoltoso -> da sposare“, però questa cosa non mi convince tanto, così, ho deciso che prima o poi comprerò un iPhone anch’io e mostrerò al mondo che le statistiche dicono cavolate. 😐

Emanuele

Script in bash per auguri. 8-)

A Marzo due amici e colleghi si laurearono così scrissi un piccolo script in bash per far loro gli auguri.

Poi non ebbi il coraggio di ricopiarlo nel biglietto per paura di risultare troppo nerd.

#!/bin/sh
a=( 0x54 0x61 0x6e 0x74 0x69 0x20 0x61 0x75 0x67 0x75 0x72
0x69 0x20 0x61 0x69 0x20 0x64 0x75 0x65 0x20 0x6e 0x65 0x6f
0x20 0x6c 0x61 0x75 0x72 0x65 0x61 0x74 0x69 0x2c 0x20 0x73 0x70
0x65 0x72 0x6f 0x20 0x63 0x68 0x65 0x20 0x71 0x75 0x65 0x73 0x74
0x69 0x20 0x61 0x75 0x67 0x75 0x72 0x69 0x20 0x76 0x69 0x20 0x67
0x61 0x72 0x62 0x69 0x6e 0x6f 0x20 0x70 0x61 0x72 0x65 0x63 0x63
0x68 0x69 0x6f  \! 0x20 \: \- \) )
for (( i=0 ; i<${#a[@]} ; i++))
do
echo ${a[$i]} |  awk '{printf "%c", $1}';
done
echo ")";

In effetti, riguardandolo, sarebbe stato decisamente troppo nerd. 😐

Emanuele

PS: eseguitelo (non gira sotto Windows però) se volete conoscere cosa scrissi.

Poco prima di cena.

Questo post leggetelo la sera (anche perché c’è poco da leggere).

C’è da ascoltare e, questa musica, è perfetta la sera, quando tolte le scarpe, liberati dalla tensione del cotone un paio di bottoni della camicia, allentata di qualche centimetro la cintura non vi resta altro da fare che rallentare i ritmi.

C’è silenzio dentro casa. Mettete un pentolino sul fuoco, un po’ d’acqua da lì a poco inizierà a bollire e quattro spaghetti  – ordinati su un piatto – sono pronti per finire tra i vapori che salgono lenti.

L’ambiente si riempie di voi, dei ricordi di una lunga giornata che vi ha lasciati felici per qualcosa e perplessi per qualcos’altro. Ecco, ho ancora quello scontrino in tasca, ‘spetta che lo butto…

La musica, la musica vi accompagna. Le casse del vostro impianto stereo seguono i vostri passi, entrano con voi in bagno e assecondano i movimenti – precisi e mnemonici – che impiegate per sciacquarvi mani e volto. Lei, al pari dell’asciugamani, vi accarezza mentre le luci della cucina si riflettono sul bordo del lavello e incontrano il manico scintillante del pentolino.

L’acqua scoppietta, le bolle salgono su vigorose ma non fuoriescono.

A massaggiarvi spalle e orecchie è My Song, canzone imbottigliata nel 1977. A suonarla è Keith Jarrett, un’icona del jazz annata 1945 di cui, in questi giorni, sto sorseggiando l’intera discografia.

La musica – e che musica – ha il potere di rendere magia una semplice cena…

Emanuele

Impressioni sul Magic Mouse di Apple.

Due giorni fa ho cambiato per la prima volta le batterie fornite col mouse che mi avevano regalato gli amici per il compleanno.

Innanzitutto, a distanza di sei mesi, devo dire che l’autonomia per un mouse laser, wireless e con superficie touch s’è dimostrata più che dignitosa. Cambiare le batterie 2-3 volte l’anno mi sta benissimo e non diventa un fastidio/pensiero continuo.

Apple Magic Mouse

Cosa apprezzo del mouse?

Innanzitutto il design e l’innovazione. Inutile negarlo ma rappresenta – al momento – lo stato dell’arte. La rotella superiore è scomparsa, sostituita da una superficie multi-touch,  i pulsanti destro e sinistro sono ricreati via software incrociando il click (unico) con la posizione in cui clicca il dito. Le linee, in pieno stile Apple, sono minimal e il bianco lo rende molto elegante.

Seconda aspetto che apprezzo è la scorrevolezza. Il mouse infatti non appoggia sull’intera superficie inferiore, ma sue due semplici pattini rialzati (immaginate – a grandi linee – le lame di uno slittino). Inferiormente rimane pulito e l’alluminio non si va graffiando.

Terza aspetto le gesture a due dita (ad esempio con due dita che scorrono sul mouse verso destra potrei andare avanti o indietro di pagina sul browser). Devo ammettere di non sfruttarle moltissimo però risulta comodo per scorrere le e-mail ricevute, quando la mattina sono ancora mezzo addormentato e raziono i movimenti.

Il quarto aspetto riguarda l’assenza della rotellina: è uno delle peculiarità che più finisci per apprezzare e i motivi sono due. Il primo è che non si riempie più di polvere girando e poi perché la capacità di scrolling è amplificata: la superficie touch è più lunga dell’arco di circonferenza utilizzabile di una rotella classica. Potrete far scivolare il dito dalla punta superiore del mouse fino al logo della melina morsicata: pochi scroll insomma e sarete a fine pagina/documento.

Quinto aspetto: quando spengo il Mac il mouse non rimane acceso ma si spegne senza dovermi ricordare di toccare l’interruttore.

Sesto aspetto: il mio MacBook del 2007 non supporta lo scrolling inerziale (in pratica quell’animazione che su iPhone/iPod fa accelerare lo scorrimento di un documento in base alla velocità del dito per poi rallentare lentamente invece di interrompersi quando il dito toglie il contatto) sul trackpad e così ha portato un’ondata di freschezza all’interfaccia.

Cosa non amo del mouse?

I pattini inferiori che vi descrivevo prima sono in plastica nera. Belli e intelligenti, però la particolare conformazione a taglio tende a raccogliere la sporcizia (solo lì, altrove il mouse rimane pulitissimo) e – viene istintivo – pulirli ripetutamente. Fossero stati in alluminio anch’essi probabilmente avrei avuto meno perplessità nel grattarli, di tanto in tanto, con le unghia…

Il prezzo. Capisco che si tratta di un prodotto all’avanguardia da tanti punti di vista, ma 70€ sono sempre 70€. Non me l’avessero regalato ne avrei fatto sicuramente a meno. Non è però una colpa esclusiva di questo mouse visto che tanti altri mouse di fascia alta raggiungono o superano abbondantemente queste cifre (semplicemente io sono sempre stato abituato a mouse nella fascia 10-20€ :-|).

Emanuele

Come calcolare la distanza di un temporale.

Si avvicina la stagione delle piogge e visto che l’altro giorno lo spiegavo ad un amico, leggete qui la guida da giovani marmotte per calcolare quanto dista un temporale dalla vostra testa! 🙂

Gli elementi che dobbiamo considerare sono pochi e abbastanza vistosi: fulmine e tuono.

La fisica elementare ci insegna che luce e suono si diffondono nell’aria con velocità decisamente diverse. La prima percorre approssimativamente 300.000km/s, il secondo invece, ad una temperatura dell’aria di 10°C, è decisamente più lento con i suoi 337m/s (per confrontarlo con la luce, significa 0,337km/s).

Prese in considerazione queste due grandezze fisiche e considerato che l’altezza dei cumulonembi (le nuvole grosse che provocano i temporali) è di circa 3km dal suolo ci si rende conto che la luce raggiungerà i nostri occhi in un decimillesimo di secondo mentre il suono necessiterà di quasi 9 secondi (3km diviso 0,337km/s vale 8,90 secondi).

Questo ci spiega già perché il tuono si fa attendere sempre qualche istante dopo che il fulmine ha squarciato il cielo.

Adesso però vogliamo capire quanto siamo distanti noi dal luogo in cui è esploso il fulmine e per questo dobbiamo chiamare in causa Pitagora. 🙂

Triangolo rettangolo - Teorema di PitagoraIl teorema di pitagora ci spiega che se il fulmine è avvenuto nel punto B del cielo e noi ci troviamo nel punto A (magari con l’ombrello già aperto), siamo distanti una misura b da C che rappresenta il centro del temporale a terra.

La distanza b si misura, semplicemente calcolando: b=√(c²-a²).

Riprendendo un po’ i nostri dati avremo che se il suono per percorrere il lato c impiegherà 10 secondi, la distanza b varrà: √[(0,337*10)²-3000²]=1535,22 metri.

In pratica, ogni 10 secondi d’attesa tra fulmine e tuono saremo distanti 1,5km dalla perpendicolare del temporale quando l’altezza delle nuvole è di 3km.

Se invece ci interessa – semplicemente – capire quanto siamo distanti noi dalle nuvole, basterà calcolare quanto tempo impiega il suono a percorrere la distanza c.

Abbiamo detto prima che per ogni secondo d’attesa il tuono percorre 337 metri, così basterà moltiplicare questa velocità per i secondi.

Dopo il fulmine attendiamo 5 secondi prima di sentire il tuono? Le nuvole sono a 337*5 = 1685 metri da noi.

In linea di massima basta ricordarsi che tre secondi d’attesa equivalgono a circa 1km così se effettuiamo un po’ di rilevazioni possiamo verificare in maniera abbastanza sicura se il temporale si sta avvicinando o allontanando da noi. 🙂

Emanuele

PS: e se siete curiosi vi spiego come sentire il suono di un tuono due volte… 🙂

La grandezza dei giorni si misura in minuti o in battiti di cuore?

“Time is what you make of it”, è scritto la in alto… e oggi, il tempo si è fermato per alcuni istanti.

Poche firme, sette se non ricordo male. Una domanda, una domanda non come tante altre. Una domanda che ti apre le porte. L’ho consegnata. Trenta secondi incredibilmente veloci.

Adesso ascolto “Viva la vida” in versione live tratta dall’album LeftRightLeftRightLeft (che potete ancora scaricare gratis!), perché come al solito – tutto ciò che mi rende euforico – non può avere sottofondo diverso! :joy:

Ora però si studia, eh.

Emanuele