Si parlava – su Buzz – dell’articolo di David Rowan riguardante alcune motivazioni per cui non utilizzare Facebook.
Rowan (editore di Wired-UK) focalizza la sua attenzione sull’aspetto privacy ed economico di Facebook (in soldoni: non immaginate che Facebook sia un ente a fin di bene… l’azienda i vostri dati li vende, rivende e sfrutta commercialmente ovunque le sia possibile), un argomento su cui, in passato, avevo scritto due parole anch’io.

Personalmente ho riflettuto più volte se dovessi rivedere o meno la mia scelta (è sempre un errore intestardirsi su qualcosa), non tanto perché volessi cedere al social network più diffuso al mondo, quanto perché molti amici usano, innegabilmente, quello al posto di altri mezzi di comunicazione web (per intenderci, al posto di Skype o MSN).
Alla fine però – ed è stata la risposta che ho dato su Google Buzz – ho capito che mi piace che nella mia vita vi siano persone più vicine e altre più distanti. Sapere sempre tutto di tutti (seppur senza interagire necessariamente con loro sul social network) mi priva del piacere unico e insostituibile dello scoprir qualcosa quando, dopo giorni, mesi o addirittura anni incontro quella persona e vengo aggiornato su quante cose siano cambiate. Poco importa se io sappia usare bene lo strumento: per quanto io possa decidere di non inserire informazioni sulla mia vita, quelle degli altri le riceverei ugualmente.
E’ una specie di regalo quello che mi faccio. Un regalo – quello di resistere alla curiosità – cui la gente sembra non voler più badare: la sete di conoscenza ormai ci spinge a cercare display belli grandi su cui apporre i volti di tutti i nostri conoscenti con – annessa – la cronologia della loro vita.
Schede da sfogliare insomma.
Emanuele











