Il naso e le dita congelano.

Cari nordici, un giorno capirete quant’è traumatico – per un siciliano – dover grattare il ghiaccio dal parabrezza la mattina mentre la macchina, in moto, tenta di svegliarsi e fuori una coltre di nebbia ti avvolge come se fossi ancora tra le coperte. 😐

Emanuele

Donne, che saliva preferite?

Premetto che non sono il tipo che usa mentine e potrebbe – in effetti – essere una discriminante.

Sabato sera ero in un locale con degli amici. Questa volta niente discoteca, al contrario eravamo in uno “spazio arte”, in cui si esibivano alcuni gruppi dal vivo. Locale strano ma musica non male.

Durante la serata parte una canzone nota, non ricordo di che cantante, ma non è questo l’importante. L’attenzione si concentra su un ragazzo ed una ragazza. Lei shorts, lui camicia e cravatta sottile pseudo-filosofica. Durante la canzone molto coinvolgente lui la tiene con le mani sulle guancie e naso con naso le canta la canzone con passione. Ok, poteva starci. Anzi, era una bella scena in fin dei conti.

La canzone però ad un certo punto finisce e lui… le sputa in faccia. Mi ripeto: le sputa in faccia. Tre millesimi di secondo dopo lei con una mano si asciugava naso ed occhio ed a quel punto lui la bacia. Un bel bacio appassionato che lei non rifiuta assolutamente.

Per questo – donne, lettrici – chiedo a voi: che tipo di saliva preferite? No perché dopo quella scena da vero macho (ed io penso di aver sbagliato tutto in questa vita) lei era totalmente ammaliata da quell’uomo rude, forte e cattivo. Lui si è seduto, lei gli ballava davanti con una sua gamba tra le sue.

Fin ora non l’ho mai fatto, non ho mai sputato ad una ragazza e stamattina quando la segretaria dell’ufficio mi ha salutato ero quasi tentato di cambiare approccio ma non ero sicuro che il dentifricio alla menta fredda fosse l’ideale. Può andare bene? 😮

Emanuele

Lullaby.

Dolci fatine, palloncini colorati. Pan di zenzero e orsacchiotti sorridenti. Cosa sogni nipotino mio?

È bellissimo quando nel sonno ti scappa un inconsapevole sorriso. Sarai immerso in un mondo beato, circondato dalla tua più allegra fantasia.

E’ un segreto che mai e poi mai mi svelerai.

Emanuele

Odori e sapori.

Oggi sono andato a comprarmi il portafoglio. Che comprarsi un portafoglio non é che sia una gran cosa da raccontare… però il mio era un portafoglio vecchio. Me l’aveva regalato la mia ex fiancée e l’aveva usato lei praticamente quando era adolescente. Così era vecchio, logoro, nero. Dell’Invicta. Chi se li ricorda più gli zaini Invicta? Quelli con le fibbie sottili, con le tasche coloratissime, con gli spallacci in cui il marchio si ripeteva una decina di volte.

Ecco. Avevo un portafoglio che non era più il caso d’uscir di tasca, non tanto perché fosse vecchio, quanto perché sono cresciuto con l’insegnamento che i regali – si, son belli – ma le cose comprate coi propri soldi lo son di più. E allora ho detto di no.

Ho detto di no a mia madre, qualche mese fa, che voleva regalarmi un portafoglio nuovo. No, doveva essere mio questa volta. Fosse stato un regalo sarei caduto, nuovamente, nell’ennesimo circolo. Vizioso e viziato.

Questa volta ho un portafoglio di pelle. E’ nero, ma è di pelle. Non è la mia pelle ed ho dimenticato di chiedere alla commessa di che animale sia. Però è un po’ più serio del precedente e fa un buon odore. Fa l’odore di una cosa comprata, di qualcosa che ho voluto per tanto tempo ma che – avevo già deciso – non sarebbe arrivata prima che avessi trovato un posto di lavoro.

Perché i regali son belli, ma ciò che riesci ad ottenere col tuo impegno, ha un gusto totalmente diverso.

Emanuele

Io mandari… no!

Che poi ogni tanto spunta qualcuno o qualcuna da queste parti dicendomi che scrivo bene. E allora io guardo le statistiche e mi accorgo che, nonostante tutto, oltre quel migliaio di visite al giorno non si va. Così penso e rifletto e mi convinco che dovrei provare a scrivere in inglese o in cinese, che su internet sono lingue ben più diffuse, per ampliare il pubblico potenzialmente interessato.

Anzi, proprio il cinese, come continente in piena espansione promette bene… e io sarei anche disposto ad impararla quella lingua lì. Potrei persino trovare una cinese, mi dico. Lei sarebbe la mia mandarina e io il suo mandarino.

E’ questa cosa del mandarino a bloccarmi però. Perché io come altro frutto mi ci vedrei, ma come mandarino non so.

«Ciao mia bella mandarina», le direi io ogni mattina stropicciandomi gli occhi. «Ciao mandarino mio» mi risponderebbe lei dall’altro ramo. «Vieni un po’ qui mandarina, vieni più vicina a me che ti do una frullata mattutina!» attaccherei io con una gran voglia di donarle la prima dose di coccole mattutine.
«Lo sai che non posso mandarino mio, ho un capello impigliato al ramo e non riesco a liberarmelo: ho provato con qualsiasi balsamo!» risponderebbe lei con l’aria – un po’ seccata ed a tratti imbronciata – di chi ripete la stessa cosa, amorevolmente, per l’ennesima volta.
«E allora buttiamoci mandarina mia, buttiamoci giù insieme tra quelle foglie! Al mio segnale tratteniamo la buccia e balziamo giù!» continuerei io, con la speranza di chi non vuol arrendersi mai.

Ma mandarina non sa come buttarsi giù e il tempo passa per entrambi finché un bella mattina, al mio “buongiorno mandarina mia” non sentirei risposta. Mandarina nella notte è finalmente caduta giù e potrei persino raggiungerla presto ma guardandola attentamente delle macchie scure e verdoline sulla sua pelle mi metterebbero i brividi e mi verrebbe, probabilmente, voglia di scappare dall’intero frutteto.

La morale insomma, amici miei, è che io con una mandarina così non saprei proprio stare e facciamo che mi tengo i miei mille visitatori al giorno e non mi trasformo in un mandarino che a furia d’aspettare diventa aspro e molliccio! 🙂

Tra l’altro, se mi trovassi un’italiana potrei trasformarmi – al massimo – in spaghetto, pizza o mandolino (che gli italiani – si sa – son tutti così!) e la storia da raccontare sarebbe decisamente più avvincente…

Non ricordo più cosa volevo dirvi all’inizio…

Emanuele