Ubuntu e Nokia: sincronizzare rubrica, calendario e note via bluetooth.

In questi giorni mi sto proprio divertendo. Ubuntu è uno spasso per chi, avendo un po’ di tempo, vuol smanettare un pochettino. Io di tempo ne ho pochissimo… ma alcune delle ore notturne, sto provando a dedicarle a questo. 🙂

Un mondo totalmente differente da quello di OS X, in cui tutto è realmente pronto ed a portata di mano.

Bando alle ciance… andiamo al sodo!

Innanzitutto, effettuate il paring del vostro cellulare con il computer (assicuratevi ad esempio di poter inviare/ricevere file).

Superato questo primo (piccolissimo) ostacolo, andiamo avanti.

Innanzitutto, ci servirà OpenSync ed Evolution (il noto client di posta). Entrambi possono essere installati al volo dal gestore dei pacchetti.

Adesso dovremo trovare l’indirizzo MAC del cellulare. Per far questo, sul terminale scriviamo:

$ hcitool scan
Scanning ...
        00:A1:B2:C3:D4:E5       Nokia N70
$

Il risultato sarà ciò di cui abbiamo bisogno. Appuntiamo l’indirizzo MAC da qualche parte.

Continuando, dovremo determinare il canale sul quale il nostro cellulare ha attivo il servizio di Sync. Nel mio caso era 11, solitamente è 10, in ogni caso per scoprirlo basterà scrivere:

$ sdptool browse 00:A1:B2:C3:D4:E5

Cerchiamo nell’output fornito, la voce “SyncMLClient” ed il canale corrispondente.

A questo punto installiamo alcuni pacchetti di cui avremo bisogno:

$ sudo apt-get update
$ sudo apt-get install multisync-tools multisync0.90
$ sudo apt-get install opensync-plugin-evolution opensync-plugin-syncml

Se non abbiamo ricevuto errori, OpenSync sarà installato e funzionante e possiamo, dunque, scegliere di operare sia via terminale che attraverso una piccola interfaccia grafica.
Per comodità, ho scelto la seconda (senza storcere il naso, quando le cose ci sono e funzionano, vanno usate! :-)).

Apriamo Applicazioni -> Accessori -> Multisync-gui e clicchiamo sul tasto “Aggiungi“.

Inseriamo il nome della periferica (io ho scelto “Nokia N70”).

Fatto questo, clicchiamo sul tasto “Modifica” al centro dell’interfaccia. Nella nuova finestra che appare, clicchiamo su “Add member” ed inseriamo “evo2-sync.

Cliccando su evo2sync adesso, possiamo vedere le impostazioni per questo membro. Dovrebbe essere tutto su “personale“. Possiamo scegliere, da qui, cosa sincronizzare.

Clicchiamo nuovamente su “Add member” ed aggiungiamo, questa volta, “SyncML over OBEX Client“.

Selezioniamo il nuovo membro aggiunto e dedichiamoci ad impostare la sua configurazione.

< ?xml version="1.0"?>
< config>
  < bluetooth_address>00:A1:B2:C3:D4:E5< /bluetooth_address>
  < bluetooth_channel>11< /bluetooth_channel>
  < interface>0< /interface>
  < identifier>PC Suite< /identifier>
  < version>1< /version>
  < wbxml>1< /wbxml>
  < username>< /username>
  < password>< /password>
  < type>2< /type>
  < usestringtable>0< /usestringtable>
  < onlyreplace>0< /onlyreplace>
  < onlyLocaltime>0< /onlyLocaltime>
  < recvLimit>0< /recvLimit>
  < maxObjSize>0< /maxObjSize>
  < contact_db>Contacts< /contact_db>
  < calendar_db>Calendar< /calendar_db>
  < note_db>Notes< /note_db>
< /config>

Quella qui sopra, è ad esempio, la configurazione per il mio cellulare. Le voci da inserire, dovrebbero riguardare l’indirizzo MAC ed il nome del client con il quale OpenSync si identificherà sul cellulare (ho scelto “PC Suite“).

Fatto questo, cliccate su “Chiudi” per tornare alla finestra principale.

Attivate (ma dovrebbe essere ancora attivo… ;-)) il bluetooth sul vostro cellulare e cliccate su “Aggiorna” per iniziare la sincronizzazione!

That’s all folks! 😎

Emanuele

PS: le seguenti istruzioni funzionano perfettamente su Ubuntu 8.10.

Alla faccia di Facebook.

Io “il libro delle facce” non lo capisco.

Tutt’un tratto la gente ha una ossessiva necessità di ricercare tutti i compagni delle superiori, delle medie, delle elementari, dell’asilo e del reparto di ostetricia del giorno della propria nascita.

E poi, visto che ci siamo, anche le persone incontrate al mare, il bagnino e/o la barista figa. E anche quella ragazza che in metropolitana era romanticamente persa nei suoi pensieri (ma la mangiava una mela coi libri di scuola…?! :love:). Le avete visto il nome sullo zaino e… che ci vuole adesso a cercarla tra millemila utenti di Facebook ed aggiungerla?!

E visto che l’albero genealogico non può rimanere incompleto, se possibile aggiungiamo anche zii e zie, cugini e cugine (quelle carine le cerchiamo noi, le altre aspettiamo che ci trovino…).

Facebook proprio non mi cala.

Vivo taaaante troppe ore su internet ma l’illusione di creare legami tramite i social network proprio non riesce ad ammaliarmi.

Illusione, si… perché di quelle si parla. E’ vero che qualche incontro simpatico ed interessante lo si può fare (chissà cosa ne penserebbe la mia compagna delle medie che non ho mai dimenticato! :-D) ma da qui a credere che siano rapporti, ce ne passa.

Sarò atipico, ma per me le relazioni si creano con il contatto fisico (non carnale, non fraintendetemi!).

Su internet tutto è filtrato, le emozioni passano secondo certi schemi che non possono essere varcati (lo strumento offre dei limiti fisici reali). Un po’ come chi si illude che poteva conoscere veramente una persona tramite un semplice e continuo scambio epistolare.

Alcuni giorni fa, durante un incontro tra i capi scout della mia città, si è deciso di iniziare ad interrogarci su quali siano gli effetti che questi strumenti (social-network ma anche tutta la tecnologia che permette interazioni con altri) comportino sui ragazzi e sul loro modo di relazionarsi con i coetanei.

Facebook va di moda, questo è sicuro.

Io non capisco perché se fino a ieri non vi importava più nulla del compagno dell’ultimo banco, adesso è importantissimo riuscire ad averli tutti tra gli amici del proprio profilo.

Se domani inizia ad andare di moda farsi la foto accanto al cesso, inizierete a farvela anche voi?! 😮

“Friends-list”. Quanto è abusata la parola “amico” in questi social-network?! Per me tante persone sono e rimangono semplici conoscenti. Ma ce lo ricordiamo ancora il significato vero e genuino della parola amico? Siamo tutti amici di tutti?!

Diceva Ralph Waldo Emerson: Un amico è una persona con cui posso essere sincero: in sua presenza posso pensare ad alta voce.”.

Sapremmo farlo con tutte quelle persone che teniamo in questa fantomatica “friend list”?!

Le parole, quando vengono abusate, iniziano a perdere il loro valore. “Friends list” a destra, “lista amici” a sinistra. Lo leggiamo così spesso che quasi ci iniziamo a convincere che quelli siano tutti amici nostri. Solo perché son li, in quella lista, chiamata così… da un programmatore un po’ superficiale, un po’ psicologo (di certo, l’avesse chiamata “lista cazzoni”, saremmo stati meno attratti dal riempirla…).

Mi sono chiesto più volte: ma se avessi un reale interesse di sentire queste persone, perché non dovrei prendere un telefono? Perché non dovrei andare a cercarle sotto casa? E loro… perché non dovrebbero far lo stesso? Si vede che il rapporto è diverso, non voglio sembrar duro, ma forse è “non essenziale”. E non per opportunismo, ma per interessi o stili di vita differenti. Come natura vuole.

Ah, per la cronaca. In questi giorni di full-time in biblioteca ho incontrato tre miei compagni delle superiori. Non li ho “aggiunti” da nessuna parte, non fanno parte della mia “friends-list“, però è stato piacevole scambiare quattro chiacchiere con loro. Non li vedevo veramente da tanto tempo. 🙂

Emanuele

PS: la cosa più disdicevole del fenomeno è stato sentire dire ad una amica “prima di uscire avevo 50 amici, adesso 49, qualcuno m’ha rimosso… devo capire chi sia stato”. C’è addirittura una frenesia nell’avere il controllo delle vite di tutti? Da vouyeristi siamo anche diventati guardoni professionisti? 😐

Ubuntu tips: ripristinare il tasto BackSpace su Firefox.

Da alcuni giorni, sul computer fisso, uso Ubuntu (Intrepid Ibex) come sistema operativo. Ho fatto pulizia di “tutte le finestre”. I sistemi operativi di casa Microsoft, nella mia stanza, saranno presenti solo virtualizzati – se proprio necessario -. OS X sul portatile e linux sul fisso, cosa chiedere di più?! 🙂

Una delle stranezze che però ho notato (tra le tante che pian piano sto sistemando) è il mancato funzionamento del tasto BackSpace su Firefox per tornare indietro di una pagina durante la navigazione.

Sono così abituato ad usarlo, che non potevo farne a meno.

Fortunatamente, risolvere il problema è semplicissimo.

Digitate about:config sul browser del panda rosso e tramite il filtro raggiungete la voce browser.backspace_action.

Impostatene il valore a 0 e fate Ok.

A quel punto chiudete la scheda di about:config e voilà, il tasto BackSpace sarà nuovamente pronto a rispondere alle nostre richieste! 🙂

Emanuele

E riprende la vita dentro te.

Gabbiano in volo

E ti ritrovi senza amore, così tu scopri finalmente che cosa sei.
Ti confronti col dolore, prendi coscienza del coraggio che tu non hai…
Ma poi, sulle ali di un pensiero indefinito, tu… tu ti senti più leggero…
Così, incominci a respirare… e a muoverti e a danzare… e guardi avanti.

Adriano Celentano – L’ultima donna che amo

Emanuele

(photo credits)

Fai cheeeeeese con la melina…

Ahimè, è già andato via. Però un giretto se l’è fatto.

Hackintosh Emanuele

L’immagine qui sopra mostra Leopard installato sul mio nuovo computer fisso.

iDeneb + alcuni driver, un paio di patch e alcuni giochetti col bios.

Non è impossibile da installare, anzi devo dire che mi aspettavo di peggio.

E per girare… girava anche bene con un tempo di boot inferiore ai 25 secondi.

Il problema è che si tratta di un bel gioco: mancano i driver!

Me ne sono reso conto quando ho smanettato un po’ per cercare quelli audio (e dovevo accontentarmi di un suono stereo, pur avendo un sistema 5.1). Mi sono arreso durante la ricerca di quelli della scheda di rete integrata nella mia motherboard.

Introvabili o inesistenti, non so.

Intanto mi son reso conto che il vero pregio di OS X è che insieme ad un computer Apple è inimitabile. Tutto funziona perfettamente proprio perché il software è costruito per un hardware specifico. L’esperienza utente è impareggiabile.

La semplicità oggi stava andando a farsi friggere, mi sentivo sotto la più ostica delle distribuzioni unix.

Così ho tolto tutto, ho riformattato il disco e messo Ubuntu.

Non è la stessa cosa, ma vedrò di abituarmi…

Emanuele

La via è difficile, ma non è grave.

Prendetevi cinque minuti e leggete quanto segue. 🙂

Immaginatevi questa ragazza ventottenne, con tanta serenità dentro nonostante fuori non ci fosse altro che la guerra.

Sabato sera, mezzanotte e mezzo

(…) Per umiliare qualcuno si deve essere in due: colui che umilia, e colui che è umiliato e soprattutto: che si lascia umiliare. Se manca il secondo, e cioè se la parte passiva è immune da ogni umiliazione, questa evapora nell’aria. Restano solo delle disposizioni fastidiose che interferiscono nella vita di tutti i giorni, ma nessuna umiliazione e oppressione angosciose.

Si deve insegnarlo agli ebrei.

Stamattina pedalavo lungo lo Stadionkade e mi godevo l’ampio cielo ai margini della città, respiravo la fresca aria non razionata. Dappertutto c’erano cartelli che ci vietano le strade per la campagna. Ma sopra quell’unico pezzo di strada che ci rimane c’è pur sempre il cielo, tutto quanto.

Non possono farci niente, non possono veramente farci niente.

Possono renderci la vita un po’ spiacevole, possono privarci di qualche bene materiale o di un po’ di libertà di movimento, ma siamo noi stessi a privarci delle nostre forze migliori con il nostro atteggiamento sbagliato: col il nostro sentirci perseguitati, umiliati e oppressi, col il nostro odio e con la millanteria che maschera paura. Certo ogni tanto si può esser tristi e abbattuti per quel che ci fanno, è umano e comprensibile che sia così. E tuttavia: siamo soprattutto noi stessi a derubarci da soli.

Trovo bella la vita, e mi sento libera.

I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore.

La via è difficile, ma non è grave.

Dobbiamo prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà allora da sé: e “lavorare se stessi” non è proprio una forma di d’individualismo malaticcio.

Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo. E’ l’unica soluzione possibile.

E così potrei continuare per pagine e pagine. Quel pezzetto d’eternità che ci portiamo dentro può esser espresso in una parola come in dieci volumi.

Sono una persona felice e lodo questa vita, la lodo prorio, nell’anno del Signore 1942, l’ennesimo anno di guerra.

Tratto da: Diario di Etty Hillesum

Etty Hillesum morì nel campo di sterminio di Auschwitz. Vide e conobbe bene le atrocità di quel tempo, eppure trovò, tramite un cammino interiore, la capacità di vedere il bello nel poco che aveva.

Noi, siamo molto più ricchi.

Con che coraggio osiamo lamentarci di ciò che ci manca?!

Emanuele

Non ragionate come i funghi.

Bimbo con occhiali

Piccolo Principe: E tu credi, tu, credi che i fiori…

Aviatore: Ma no! Ma no! Non credo niente! Ho risposto una cosa qualsiasi. Mi occupo di cose serie, io!

Piccolo Principe: Di cose serie…! Parli come i grandi…! Tu confondi tutto… tu mescoli tutto! Io conosco un pianeta su cui c’è un signor Chermisi. Non ha mai respirato un fiore. Non ha mai guardato una stella. Non ha mai voluto bene a nessuno. Non fa altro che addizioni. E tutto il giorno ripete come te. “Io sono un uomo serio! Io sono un uomo serio!” e si gonfia di orgoglio. Ma non è un uomo, è un fungo!

Piccolo principe: E se io conosco un fiore unico al mondo, che non esiste da nessuna parte, e che una piccola pecora può distruggere di colpo, così un mattino, senza rendersi conto di quello che fa, non è importante questo?!

Antoine de Saint-ExupéryIl piccolo principe

Emanuele

(photo credits)

Background random via CSS e PHP.

In questi giorni queste notti ho lavorato per rifare il sito del mio gruppo scout. Sarà online tra un paio di settimane ed ho deciso di sfruttare WordPress per pubblicare le notizie.

Una cosa carina che ho voluto realizzare è un background fisso con alcune foto prese da attività scout su cui la pagina scorre.

In un CSS però, non è possibile richiamare immagini random, così ho risolto con un piccolo ma semplicissimo hack.

La classe body è diventata come segue:

body {
   background: url(images/randimg.php) no-repeat 0 0 #fff;
   background-attachment:fixed;
   color: #000;
   font-family: Arial, Verdana, sans-serif;
   margin: 0;
   padding: 0;
}

In questo modo il background, richiama come immagine un piccolissimo script PHP che ritornerà una immagine random.

Sul web esistono svariati script per richiamare file random da una directory, personalmente però non volevo appesantire il codice con routine inutili ed ho compresso tutto nella seguente riga:

<?php header('Location: image00'.rand(1,7).'.jpg'); ?>

Le immagini vanno salvate nella cartella images/ numerandole nel formato image00*.jpg e sostituendo all’asterisco un numero incrementale. Personalmente avevo meno di 10 immagini da far ruotare, così ho scritto il codice adattandolo alle mie necessità. Comunque, è semplicissimo aumentare il numero di file che verranno presi in considerazione dallo script.

Il comando rand(1,7), serve appunto a specificare tra quali valori dovrà muoversi il numero casuale generato.

Infine, il file randimg.php va salvato nella stessa directory in cui salveremo le immagini (nel mio caso dentro images/).

Si potrebbe facilmente implementare il codice per far controllare il numero di file presenti nella directory automaticamente, ma se non cambia frequentemente è bene evitarlo per alleggerire quanto più possibile il codice da processare e rendere tutto il più leggero e veloce possibile.

Vi farei vedere il risultato se il sito fosse già online… 🙂

Emanuele