La via è difficile, ma non è grave.

Prendetevi cinque minuti e leggete quanto segue. 🙂

Immaginatevi questa ragazza ventottenne, con tanta serenità dentro nonostante fuori non ci fosse altro che la guerra.

Sabato sera, mezzanotte e mezzo

(…) Per umiliare qualcuno si deve essere in due: colui che umilia, e colui che è umiliato e soprattutto: che si lascia umiliare. Se manca il secondo, e cioè se la parte passiva è immune da ogni umiliazione, questa evapora nell’aria. Restano solo delle disposizioni fastidiose che interferiscono nella vita di tutti i giorni, ma nessuna umiliazione e oppressione angosciose.

Si deve insegnarlo agli ebrei.

Stamattina pedalavo lungo lo Stadionkade e mi godevo l’ampio cielo ai margini della città, respiravo la fresca aria non razionata. Dappertutto c’erano cartelli che ci vietano le strade per la campagna. Ma sopra quell’unico pezzo di strada che ci rimane c’è pur sempre il cielo, tutto quanto.

Non possono farci niente, non possono veramente farci niente.

Possono renderci la vita un po’ spiacevole, possono privarci di qualche bene materiale o di un po’ di libertà di movimento, ma siamo noi stessi a privarci delle nostre forze migliori con il nostro atteggiamento sbagliato: col il nostro sentirci perseguitati, umiliati e oppressi, col il nostro odio e con la millanteria che maschera paura. Certo ogni tanto si può esser tristi e abbattuti per quel che ci fanno, è umano e comprensibile che sia così. E tuttavia: siamo soprattutto noi stessi a derubarci da soli.

Trovo bella la vita, e mi sento libera.

I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore.

La via è difficile, ma non è grave.

Dobbiamo prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà allora da sé: e “lavorare se stessi” non è proprio una forma di d’individualismo malaticcio.

Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo. E’ l’unica soluzione possibile.

E così potrei continuare per pagine e pagine. Quel pezzetto d’eternità che ci portiamo dentro può esser espresso in una parola come in dieci volumi.

Sono una persona felice e lodo questa vita, la lodo prorio, nell’anno del Signore 1942, l’ennesimo anno di guerra.

Tratto da: Diario di Etty Hillesum

Etty Hillesum morì nel campo di sterminio di Auschwitz. Vide e conobbe bene le atrocità di quel tempo, eppure trovò, tramite un cammino interiore, la capacità di vedere il bello nel poco che aveva.

Noi, siamo molto più ricchi.

Con che coraggio osiamo lamentarci di ciò che ci manca?!

Emanuele

6 commenti » Scrivi un commento

  1. Beh, vorrei essere schietto con te: le parole che hai ripreso dal diario di questa donna è come se le avessi scritte io durante una delle mie tante riflessioni su di me e sul mondo che mi attornia.
    Sono pensieri che condivido in ogni sua forma, una condivisione non costretta, ma sentita.
    Io non vivo ad Auschwitz è chiaro (è chiaro? 😕 :eeeh: [ lol :dogarf: ]) ma in qualche modo sento mie queste parole.
    Non sai quante volte meditando ho espresso questi concetti nella mia mente. Sono parole che filosoficamente hanno un grande valore ed io credo, che il loro valore non si restringa solo al semplice eventuale filosofare…

  2. purtroppo siamo molto poveri.poveri dentro.ciechi alla bellezza della vita e poco riconoscenti alla vita.non ringraziamo la fortuna di essere qui e di poter vivere.abbiamo o meglio ci riempiamo di distrazioni solo per non vedere.

  3. Con che coraggio osiamo lamentarci? Lo ripeto… e lo ripeto anche a me stesso.
    Ciechi è poco. Siamo proprio stupidi dentro.
    Abbiamo tutto, perché fosse anche poco, è sempre più di tutto quel che abbiano mai avuto tantissime persone che, come Etty, trovarono comunque il coraggio di sorridere.
    Ciao,
    Emanuele

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