In Italia non tutto è da buttare.

Ogni tanto ho l’impressione che agli italiani piaccia martellarsi chiodi sui piedi, sempre e comunque, per partito preso.

E’ vero che la politica italiana dell’ultimo ventennio non da adito al nutrire grosse speranze, ma ciò che mi infastidisce e dispiace contemporaneamente è notare che, quando qualcosa funziona, l’italiano deve necessariamente sminuirla, smontarla, lamentarsene e ipotizzare che è indubbiamente certo che altrove, all’estero, la situazione sia migliore. Se infine provi a dirgli che la realtà (mettiamo anche “miracolosamente” se proprio volete) non è così si sente quasi offeso e stenta a crederci. Probabilmente, volendone trovare una ragione psicologica, la storia recente non spinge a dar credito a nulla che nasce su questa terra ma penso sia quasi un dovere morale non diventare vittime di questo gioco.

Siamo in un periodo di crisi, lungi da me affermare il contrario, ma per ripartire, per uscirne bisogna far leva proprio su quelle quattro cose che ancora funzionano: valorizzarle e farle diventare da traino.

E’ un po’ come se un uomo con l’auto con la batteria scarica, decidesse di sgonfiare anche le gomme per farla ripartire a spinta. Assurdo, no?

Emanuele

21 commenti » Scrivi un commento

  1. Un esempio perfetto sono gli ospedali: Fanno schifo quanto volete ma se ho un tumore in Italia mi operano e mi curano gratuitamente… negli USA se non hai un’assicurazione ti fanno morire anche per un’appendicite 😡

  2. @Dzamir, ma tu ci abiti in America, o parli per sentito dire? E della Cina cosa mi dici? E della Germania? Lo sai che anche i tedeschi hanno le assicurazioni sanitarie? 🙂

    @Emanuele, il rapporto del Censis anche per il 2011 parla molto chiaro, oramai la società è rassegnata. Ed a giudicare da come sta crescendo la prossima generazione, le prospettive per il futuro non sono rosee 🙁 Sono sempre parole del Censis, eh!

    • camu, mentre scrivevo mi riferivo proprio al post dell’altro giorno (http://www.duechiacchiere.it/3718/come-producono-la-mia-corrente). Non l’ho voluto linkare per evitare flame, però visto che intervieni mi sembra corretto dirtelo. Mi è dispiaciuto vedere con quale difficoltà si è dovuto affermare che l’Enel, una volta tanto, è un esempio per il resto del mondo… e nonostante i dati alla mano (che come hai visto non sono scritti da un italiano, ma proprio dagli americani che tanto stimi) nessuno ha comunque apprezzato il fatto. Come se fosse addirittura disdicevole che l’Italia riuscisse in qualcosa… e allora mi domando: ma la crisi arriva solo dal cielo oppure – un po’ – la costruiamo noi con questi atteggiamenti da zappa sui piedi? Che gusto c’è nel non valorizzare quel poco di buono che ancora resiste e che gli altri osservano con stima? Sei sicuro che sia un atteggiamento costruttivo e responsabile sparare sempre a zero su ogni cosa italiana? Alla fine, tua moglie è americana e se gli sei piaciuto, che tu lo voglia o no, sicuramente gli è piaciuto anche quel lato “italiano” che avrai sempre dentro e stento a credere che sia solo una lista di difetti.
      Ciao,
      Emanuele

  3. @camu Non ci abito e non ci voglio abitare: ciò non toglie che se non hai i soldi per pagare le cure negli Stati Uniti non ti garantiscono nessuna assistenza sanitaria. La situazione fortunatamente è leggermente migliorata con Obama.

  4. @Dzamir, io invece ci abito, quindi quello che dici non corrisponde assolutamente a verità 😉

    @Emanuele, l’avevo capito fin troppo bene da dove nasceva questo post. Personalmente non mi sembra di aver detto nulla contro l’Enel, se non erro, o contro l’Italia e la sua innovazione. Ho semplicemente constatato che il prezzo al kilowatt è il doppio, non riesco a leggere in quel passaggio l’accusa che tu mi muovi qui sopra… Il mio atteggiamento nei confronti dell’Italia, in generale, è critico, ma in maniera costruttiva. Il mio non è un piangersi addosso: al contrario è un modo per dire “sveglia gente! potete farcela”, mi spiace che tu non colga quest’aspetto.

    • camu, non hai detto nulla “contro” l’Enel, ma l’atteggiamento era sempre diffidente e pessimista. Anche quando in risposta al mio commento scrivi “Riguardo alla griglia intelligente, citeresti la fonte della tua affermazione sull’Italia all’avanguardia in questo settore? Mi sa che come sempre, ci si è fermati alla teoria, mentre all’estero (Giappone? India?) sono alla pratica da tempo.” è evidente la difficoltà nel credere che realmente in Italia qualcosa possa funzionare. E’ questione di atteggiamento purtroppo e – ripeto – la storia recente non aiuta a credere al volo che una cosa funzioni, però forse dovremmo essere anche noi a staccarci da questo torpore… oppure di rapporti come quello indicato da te del Censis ne arriveranno ancora per 30 anni, non trovi? Proviamo ad avere un po’ più di fiducia in noi stessi, nella nostra storia, nelle nostre competenze? La mia amarezza nasce da qui…
      Ciao,
      Emanuele

  5. @Dzamir, e allora perché nel tuo primo commento hai citato solo l’America? Questo, se avessi studiato un po’ di Tecniche della Comunicazione, si chiama teoria dell’agenda setting, ed è uno dei mali peggiori della società italiana… quello di girarsi la frittata a seconda di come conviene. Non difendo gli Stati Uniti e la loro sanità incontrollabile, ma per favore tagliamo carne ed osso, quando riportiamo l’informazione. Cito da Salute Nazionale: “I costi per prestazioni sanitarie sono diventati uno dei principali generatori di povertà nelle campagne cinesi: tra il 1998 ed il 2003 la proporzione delle spese mediche sul totale delle spese di un nucleo familiare è aumentata del 3% arrivando a rappresentare nelle aree rurali quasi il 13% delle spese totali di una famiglia. Il 30% delle famiglie povere nel 2003 (contro il 15% del 1998) deve la sua misera condizione economica alle spese mediche sostenute.”

    @Emanuele: la mia perplessità nasce dal fatto che, guardate nel loro microcosmo, queste iniziative sono brillanti (come dicono anche gli americani). Peccato che, inserite in un contesto più ampio, stentano a decollare (vedi esempio della corrente “buttata” in varie zone d’Italia, giusto per dirne una a caso). E’ da qui che nasce la mia diffidenza…

    • camu, ma perché, tu hai la certezza che sul resto del pianeta non ci siano sprechi di corrente? Sai per certo che ogni kg di pece realizzata verrà stesa su dell’asfalto? Sai per certo che ogni litro d’acqua potabilizzato verrà bevuto? Se vogliamo vedere quelle sbavature, gli sprechi – ahimé – esistono ovunque. L’Italia però dal punto di vista elettrico attualmente non ha nulla da invidiare a nessuno. L’America, se proprio vuoi saperlo, ha delle infrastrutture fatiscenti (colpa del fatto che fu la prima ad averla in maniera estesa nel ‘900) che giornalmente sprecano megawatt semplicemente come impedenza sui cavi. In Italia si installano già dei cavi che hanno una precisione dei 20 centimetri per problemi di cricche al cavo della corrente (ci sono dei controllori ad inizio e fine cavo, ogni paio di km). I contatori intelligenti il resto del mondo, come vedevi, ce li invidia… e tu ancora continui a rimanere diffidente. E allora il problema, mi chiedo, è l’Italia o siamo noi italiani che stentiamo sempre a credere che possa esistere qualcosa di buono? Il caso Enel tra l’altro non lo giudicherei assolutamente un microcosmo: è una realtà europea. Ciò non toglie che anch’io sappia vedere miliardi di altri difetti (l’ho scritto e precisato che la storia politica recente non è d’aiuto) ma da qui a voler sminuzzare e svilire a tutti i costi qualsiasi realtà esistente su questa fetta di terra mi sembra quasi ingrato.
      Ciao,
      Emanuele
      PS: scusami se sembro duro ma apprezzo il confronto e non l’ho con te a livello personale. 🙂

  6. Che l’America abbia infrastrutture fatiscenti non serve che me lo dica tu, lo vivo tutti i giorni, ed io per primo mi dispero come un matto a vedere che una Nazione che ha saputo costruire opere colossali come il George Washington Bridge o le dighe del nord, si sia ridotta a questo livello. Ma siamo sicuri che TUTTE quelle che ha l’Italia siano all’avanguardia? Dici che sono io a distorcere la realtà, ma poi ci caschi pure tu: vedi solo il buono dello Stivale ed il cattivo dell’America 😉

    Il caso Enel è da modello, e non è solo lo spreco di energia che mi perplime, ma il fatto che nessuno fa nulla per promuovere questo modello anche in altri contesti, e lo dice il Censis, non il sottoscritto. La politica degli ultimi 20 anni, hai ragione, è uno dei colpevoli, ma il “lassismo sociale” è quello che ci ha portati qui. Il fatto che ognuno cerca di fregare il prossimo (dagli scontrini alle tangenti), il fatto che i ricercatori lì sono pagati una miseria e nel resto del mondo sono ricoperti d’oro, il fatto che le opere pubbliche durano secoli (salerno – reggio calabria, anyone?) e che i soldi al sud finiscono spesso per foraggiare le varie mafie. Questo mi demoralizza… e non possiamo certo tapparci gli occhi col prosciutto e vivere di “ottuso buonumore”.

    • camu, ma infatti io sono d’accordo con te per il resto e l’ho scritto nel post (rileggilo magari). Il punto è che è brutto vedere che quando si individua qualcosa in cui invece l’Italia funziona si debba per forza gettar contro qualsiasi cavillo pur di denigrarla (e stai continuando a farlo nell’ultimo commento). Tra l’altro non ho voluto infierire più di tanto nel tuo post (all’inizio non volevo neanche intervenire, te l’avevo scritto), ma grazie al DL 79 del 1999 anche in Italia è obbligatorio pubblicare annualmente le fonti energetiche. L’Enel ha anche un sito rinnovato puntualmente (http://sustainabilityreport2010.enel.com/) in cui puoi trovare la suddivisione energetica (vedi il pdf “Bilancio di sostenibilità”, che trovo anche molto ben realizzato graficamente e chiaro per l’utente meno competente). Non ti arriva in bolletta ma ciò non toglie che se vuoi puoi informarti facilmente (e anche nel tuo post c’era chi raccontava che, al contrario, riceveva tutto a casa ma ignorava bellamente il malloppo… fosse successo in Italia lo avresti definito spreco di carta, no?). E ripeto, sono il primo a saper riconoscere i difetti e proprio dell’Enel mi ero lamentato tre mesi fa su altri aspetti, ma da qui a dire che non sia tecnologicamente ben messa ce ne passa, non trovi?
      Ciao,
      Emanuele

  7. Tu parli di “infierire”, ma se io sono uno dei tanti “malati di disillusione” da curare, penso che dovresti usare un approccio diverso per convincerci che le cose vanno meglio di quello che sembra 🙂 Invece di attaccare e puntare dita a destra e sinistra. Altrimenti non fai altro che “abbassarti” al nostro livello, senza tirarne fuori nulla di costruttivo…

  8. Boh, io dopo aver discusso qui sopra mi sento ancora più scoraggiato e disilluso :timid: Perché invece che “accompagnarmi per mano in questo viaggio di rendezione”, mi sbattete dati in faccia, mi si punta il dito contro, mi si dice in pratica di essere io a non capire nulla e “voi” gli illuminati. Questo è l’atteggiamento che si legge tra le righe delle tue risposte, e me lo confermano altre persone che hanno deciso di non intervenire sul mio post proprio per questo motivo.

    Poi però apro qualsiasi giornale online, e la realtà che leggo è completamente diversa. Allora oltre alla disillusione mi viene la confusione. Ottimo lavoro 😎

    • camu, ma ti sembra plausibile che realmente non ci sia nulla – dico NULLA – in Italia che funziona? Ti girerei questa domanda: sai indicarmi qualcosa che funziona in Italia? E non dirmi “spaghetti-pizza e mandolino” che torniamo al qualunquismo. Ecco. Se la lista è vuota cerca di renderti conto che è impossibile che sia così perché per quanto la politica italiana abbia tentato (in maniera consapevole o inconsapevole) di distruggere il paese c’è tanta gente che ha continuato a rimanere e fare qualcosa di concreto e quella “concretezza” da qualche parte dovrà esser sbucata, non ti pare? Riguardo il “leggere i giornali” non è che ogni 3×2 escono notizie sulle infrastrutture energetiche del paese eh. Ne stiamo parlando noi due proprio perché tu le hai tirate in ballo, non è l’argomento tipico da pausa caffè. Io non voglio accompagnare nessuno in qualche viaggio, ti ho portato dei dati proprio perché quando ti ho detto “scusate se vado di fretta, ma attenti che non è così” non mi hai creduto. Allora ho preso i dati… e continui a non credermi. A quel punto che devo fare? “Basta, discorso chiuso” ho pensato. E tutt’ora mi sembra che ti suoni impensabile che l’Italia abbia da insegnare sulle smart grid… pazienza.
      Ciao,
      Emanuele

  9. Mi ritrovo molto in quello che scrivi Manu e mi rendo conto che tante volte sono io la prima ad avere la tentazione di sgonfiare le ruote quando il motore si ferma o probabilmente spesso lo faccio. Ho vissuto 9 mesi con persone di diverse parti del globo e ok, era un contesto un tantino particolare, ma ho come avuto l’impressione che fosse una caratteristica molto spiccata del mio essere “italiana” questa, anche se non posso esserne del tutto sicura.
    Oltre a quello che giustamente sottolinei, in questi giorni leggevo a volte con un po’ di rammarico tanti discorsi che mi sembravano della serie “la botte piena e la moglie ubriaca”, per dire, non vedevamo l’ora che se ne andasse via il Berlusca con tutto il suo teatrino però adesso se una Fornero esprime visibilmente la sua preoccupazione con “lacrime” per quello che ha da dire e si ironizza… abbiamo finalmente dei ministri che sono gente seria, rispettabile…e non ci va bene lo stesso. Sì, ho come l’impressione che a noi italiani in fondo piace stare a crogiolarci nel nostro pantano senza cercare di tirarci sù, non so se perché questo ci richiede di dare fiducia e fatica e allora alla fine è più facile distruggere piuttosto che cercare di valorizzare quello che già c’è (e in questo ultimo periodo mi sto accorgendo, nelle piccole cose e situazioni, di quanto buono c’è e sta nel silenzio, la storia che fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce è sempre vera). Che dire di più, a noi tentare di non cadere in questo gioco, per lo meno, io voglio cercare di impegnarmi in questo senso 😉

  10. Comunque sia, se in Italia la rete elettrica è davvero così intelligente come affermi, com’è che la corrente continua a costare il doppio rispetto a tanti altri Paesi d’Europa? Forse perché più che la griglia, è intelligente chi ci mangia sopra? Mi piacerebbe capire questa cosa, in maniera semplice e concreta.

    • Dani, io penso che la risposta l’abbia data camu stesso (forse senza rendersene conto) qualche commento più su:

      Il caso Enel è da modello, e non è solo lo spreco di energia che mi perplime, ma il fatto che nessuno fa nulla per promuovere questo modello anche in altri contesti, e lo dice il Censis, non il sottoscritto

      Siamo portati a notare ciò che non va e mai a spingere ciò che va. Anche camu in questo momento lo sta facendo: invece di promuoverla (qui, sul suo blog, dove capita) cerca di trovarne – necessariamente – il cavillo che possa smontare tutto e purtroppo lo troverà… ma perché se si cerca, in ogni cosa si riesce a trovare un aspetto negativo. Non esiste Stato, politica, persona al mondo che non contempli entrambi gli aspetti. Camu scrive che “nessuno fa nulla per promuovere questo modello” e lui stesso si conforma alla maggioranza percentuale indicata dal Censis. Sta a noi uscire da quella fetta di torta, non sarà mica il Censis a spostarci da un lato all’altro. Questo discorso ovviamente non toglie il fatto che ci siano tante realtà da sistemare in Italia (anche in Enel stesso, per carità!).
      camu: riguardo i prezzi nuovamente, trascuri un aspetto: l’Italia riesce a mantenere un livello di prezzi X proprio grazie all’uso delle smart grid. Gli altri per raggiungere cifre inferiori han dovuto optare per tecnologie controverse e non amate da tutti (vedi il nucleare). Lo studio americano sulle smart grid italiane dimostrava quanti milioni di euro si risparmiano annualmente: se tu vuoi confrontare i prezzi, devi anche confrontare le tecnologie utilizzate, altrimenti il confronto non ha senso, non trovi? E’ ovvio che se nella tua soluzione contempli tecnologie che hanno a favore un’alta efficienza energetica e come contro tanti altri aspetti (rimango generico perché non è mica uno) puoi fare prezzi più bassi. La domanda, se vuoi porla bene, dovrebbe essere: “quanto farebbe pagare l’Italia se avesse le stesse centrali/infrastrutture americane e applicasse la sua tecnologia smart?”. Ciò non toglie, nuovamente, che possibili speculazioni siano presenti, così come saranno presenti in Francia o in America con le varie lobby che spingono un settore piuttosto che un altro e mantengono certi equilibri non solo invariati ma anche inamovibili.
      Ciao,
      Emanuele

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    • E forse neanche quella ultimamente. Berlusconi 4 anni se li è presi, anni fa riusciva a uscire sempre indenne in qualche modo… 😉
      Ciao,
      Emanuele

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