PlayStation Vita: la PS agli steroidi che strizza l’occhio all’iPod touch.

Questo è un post sponsorizzato ma le considerazioni espresse sono formulate in totale libertà.

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Se c’è una cosa che piace ad un nerd come me, quella è vedere l’inarrestabile evoluzione tecnologica compiuta dall’uomo attraverso continue ricerche in ogni campo. La proposta di questo post mi ha riportato alla mente quando, vari anni fa, accompagnai un amico a comprare la sua PlayStation. L’hardware dell’epoca oggi si trova sui cellulari di fascia più bassa a dimostrazione di quanto si sia andati avanti negli anni.

La PlayStation Vita, l’ultimo sforzo/prodotto della Sony vuol essere un punto di riferimento per le console portatili. Tra le caratteristiche che esibisce vi è un display OLED touchscreen da 5 pollici, un sensore GPS, un sensore giroscopico, la doppia videocamera (anteriore e posteriore), connessione 3G/wi-fi e – presenza abbastanza particolare – un touchpad posteriore.

Sony Playstation Vita

Sembra che i tecnici Sony, nel classico form-factor ben rodato della PS siano riusciti ad integrare una miriade di sensori e strumenti per un’esperienza di gioco che possa coinvolgere il più possibile. Personalmente immagino già integrazioni in realtà aumentata delle due videocamere all’interno dei giochi ma, per vecchie esperienze (esercizi di stile più che veri giochi secondo me) non so ancora fino a che punto tali tecnologie possano regalare quel boost emozionale in più. Staremo a vedere cosa saprà proporre la creatività degli sviluppatori di giochi…

La PS Vita però non è solo questo. Il suo apparato di connettività strizza l’occhio alle funzioni tipiche di un iPod touch (che risulta essere una apprezzata piattaforma di gioco portabile ma non solo) e infatti tra microfono e fotocamera permette l’uso di Skype, Facebook, Twitter, FourSquare attraverso la sua interfaccia, in maniera nativa. Basterà questo a fermare la scalata – quasi inarrestabile – della piattaforma creata dalla Apple?

La marcatura stretta non finisce lì. La PS Vita integra infatti un network che permette di scoprire a quali titoli abbiano giocato i propri amici e – cosa originale – attraverso il modulo GPS permette di accedere a bonus nei giochi quando, ad esempio, ci si trova in un luogo fisico già visitato/sbloccato da un altro giocatore.

Basterà tutto questo ad inserirsi nel mercato rosicchiando le fette di mercato, cannibalizzate da Apple, in maniera decisa?

Emanuele

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L’idiota di Dostoevskij: il vivere inimitabile.

Copertina de: "L'idiota" di DostoevskijIeri sera ho finito di leggere L’idiota di Dostoevskij e dire che sia stata un’avventura impegnativa è dir poco. Le 480 pagine del libro definito “uno dei massimi capolavori della letteratura russanon sono sempre facili da seguire. Vuoi per la miriade di personaggi dagli impronunciabili nomi russi (alcuni esempi: Elizaveta Prokof’evna Myskin, Gavrila Ardalionovic, Ardalion Aleksandrovic Ivolgin) vuoi per i dialoghi ambientati in ricchi salotti della Russia dei primi dell’800, vuoi per gli intrecci familiari non sempre chiari fin da subito, vuoi per la prolissità che, in alcune pagine, diventa estenuante e per gli eventi che si susseguono freneticamente e quasi caoticamente tra storie d’amore, furti, viaggi, malattie, morti, duelli, litigi. Nel mio cammino sono stato molto fortunato perché quando stavo iniziando a leggerlo, un’amica mi ha proposto di farlo insieme e così, per rispettar l’impegno, ho cercato (nei limiti della disponibilità di tempo) di mantenere il passo fino alla fine.

L’idiota narra di un uomo estremamente buono. Dostoevskij lo descrisse in questo modo:

Da tempo mi tormentava un’idea, ma avevo paura di farne un romanzo, perché è un’idea troppo difficile e non ci sono preparato, anche se è estremamente seducente e la amo. Quest’idea è raffigurare un uomo assolutamente buono. Niente, secondo me, può essere più difficile di questo, al giorno d’oggi soprattutto.

Dostoevskij

E il principe Myskin, definito “idiota” perché affetto da crisi epilettiche era un uomo estremamente buono con un senso morale elevatissimo a tratti insostenibile, un uomo capace di mettere la soddisfazione altrui davanti alla sua, cosa che – ovviamente – destava scompiglio nell’animo di chiunque avesse a che fare con lui. A giro, tutti i personaggi entrati a contatto con quell’animo nobile, mostrano – impotenti ed incapaci di ribellarsi a questo destino – il lato più scuro e meschino del loro essere.

Personalmente, a tratti, ho letteralmente odiato il libro. Avevo voglia di arrivare alla fine prima possibile come fosse una tortura cui mi stavo sottoponendo per non so quale scelta. Alla fine però, ieri sera, quando leggevo le ultime pagine, sentivo una sorta di malinconia. Le parole diventavano importanti, si stava concludendo una lunga storia, un libro tenuto vicino al letto per alcuni mesi e il saluto ad ogni personaggio era diventato importante in me. Quando ho chiuso gli occhi ho provato una strana nostalgia.

Potete star certi che Colombo non era felice nel momento in cui scoperse l’America, bensì quando era in viaggio per scoprirla […] L’importante non era quel Nuovo Mondo, che magari poteva anche inabissarsi. […] L’importante sta nella vita, solo nella vita, nel processo della sua scoperta, in questo processo continuo ed ininterrotto, e non nella scoperta stessa! […] Del resto, voglio aggiungere che ogni idea nuova o geniale concepita da un uomo, o anche, semplicemente, ogni idea seria gemmata nella mente di qualcuno, resta sempre qualcosa che è impossibile trasmettere agli altri uomini, anche se si scrivessero interi volumi e si impiegassero anche trentacinque anni nell’intento di interpretarli; rimarrà sempre qualcosa che si rifiuterà in ogni modo di uscire dalla vostra testa e resterà sempre chiuso in voi… (Ippolìt; 3, III)

Tratto da: “L’idiota” – Dostoevskij

L’idiota non è un libro per tutti e bisogna nutrire una gran curiosità per concluderlo senza lasciarlo impolverare. Di morali che si possono trarre da questo romanzo ve ne sono parecchie, una fra tutte è che l’estrema bontà – sebbene regali un onore invidiabile ed indiscutibile – nella vita paga poco a livello umano in quanto non è certezza di soddisfazione personale…

Emanuele

So delicate, so pure.

Prima imbiancata invernale

But it’s you, so delicate, so pure, enough to seem unreal.
Yes it’s you, so delicate, so pure, it’s so hard to believe.
I love your laugh, the way you say my name.
I want to be hard, I wanna know your pain, I was so wrong, but now I see the truth.
I blame it on my youth and I’m coming back to you.

Elisa – So delicate, so pure

Emanuele

E’ il tempo.

E’ il tempo dei raccolti e dei sacchi vuoti. E’ il tempo del rumore, pungente, degli arbusti che si spezzano e bruciano sotto il fuoco imperioso e delle camelie che gridano congelate tra centimetri di neve. E’ il tempo delle scarpe, due o tre paia, che ti sembra di vedere, di avere tue, di sogni notturni avvolti nella confusione di chi – dovendo scegliere – non sa da che lato partire e di altre scarpe che, invece, al mattino dopo non ritrovi più lasciandoti sorpreso e confuso. E’ il tempo delle mille domande a Dio sussurrate nel buio, e della sua presenza che senti accanto ma che continui a non vedere come, da millenni, milioni di altri uomini. E’ il tempo della ricchezza e della povertà, delle illusioni e delle fondate certezze. Del freddo e del caldo che si alternano tra dentro e fuori, della vitalità che ti garantisce d’esser ancora sul pianeta e della noia maledetta che ti porta a dire che c’è del ghiaccio dentro. E’ tempo della voglia di fare e della voglia di fuggire. E’ tempo di silenzio e di chiacchiere infinite. E’ il tempo delle scoperte e il tempo della monotonia. E’ il tempo del peccato e della grazia. E’ il tempo che non passa, ma che passa troppo velocemente. E’ la fame, la paura, la felicità e la sazietà. E’ il tempo del pensiero come unica conferma della tua esistenza – della tua resistenza – e delle parole che ti sembrano inutili come uno scolapasta per ombrello. E’ il tempo dei bisogni e dell’opulenza. E’ il tempo dell’indipendenza e dell’assoluta incapacità. E’ il tempo di parole impossibili da sputar fuori e di altre che volano come fossero aquile piuttosto che parole. E’ il tempo del bianco, del nero e di tutti quei colori che hai assorbito. E’ il tempo di guardarsi allo specchio per capir ciò che si è e il tempo di non badar troppo a come si è sempre stati. E’ il tempo di ritmi lenti che non durino troppo. E’ tempo di notti insonni e di grandi letarghi. E’ il tempo di particelle eccitate e di stasi continue. E’ il tempo di un piatto con una fetta di carne ancora congelata che dovrai cucinare e il tempo di torte alla frutta. E’ il tempo di equilibri e cadute. E’ il tempo di ingenuità e scelte minuziosamente intraprese. E’ il tempo di diagrammi, schemi, effetti e previsioni. E’ il tempo dei tarocchi. E’ il tempo di libri, di pagine divorate e momenti di fuga da tutto ciò che è scrivere. E’ il tempo di torture e di battaglie vinte. E’ il tempo di nuove responsabilità e di spensieratezze. E’ l’assenza di emozioni e vortici in cui ti perdi. E’ l’inverno. E’ il mio inverno. E’ agitazione, in un bianco che altro non è che un nero esploso.

Guardatelo così, è così che l’ho amato.

Emanuele

Enel Blogger Award 2012.

Questo è un articolo sponsorizzato, nonostante ciò, sono libero di scrivere quel che penso.

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Il rapporto tra questo blog ed Enel è sempre stato altalenante. Anni fa presi in esame un documento che descriveva come aumentare la potenza del contatore, di recente invece mi lamentavo del servizio di chat inserito nel portale Enel e qualche settimana fa, infine, difendevo le scelte tecniche innovative che l’Enel ha portato avanti in questi ultimi anni e che, grazie ai suoi contatori elettronici (ma non solo), può vantare una smart grid presa attualmente come punto di riferimento anche all’estero.

Oggi vengo chiamato in causa per segnalare la realizzazione di un concorso che permette ai blogger di vincere un iPad2 3G. L’idea è carina e – secondo me – originale anche per un semplice motivo: quando tutte le forme di comunicazione si stanno spostando verso i social network (Facebook e Twitter in prima istanza), è piacevole veder promuovere nuovamente la qualità dei bei post scritti su piattaforme meno note ma che – spesso – sanno essere molto più utili di 100 stream di informazione su quei network famosissimi. Proprio qualche giorno fa, tra l’altro, si discuteva in rete sulla particolare forma di comunicazione dei blog (che non stanno morendo a discapito di quanto la blogosfera italiana da anni vada pronosticando ).

Concorso Enel Blogger Award 2012

Partecipare al concorso è semplice. Innanzitutto bisogna avere un blog che parli di ambiente, finanza, attualità o lifestyle. Se il tuo blog tratta questi argomenti puoi candidarlo sul sito dell’Enel Blogger Award 2012 indicando il post che reputi maggiormente utile e significativo per la categoria di appartenenza. E’ possibile iscriversi fino al 17 Gennaio, giorno in cui finisce la prima fase. Da quel giorno fino al 13 Marzo 2012 invece tutti i vostri estimatori potranno votare il post ed aiutarvi a vincere.

Avrei tanta gente cui consigliare il concorso, ma non potendo elencare mille blogger, invito Mao, Stefy, Farnocchia, neoargo, SuperDels, Gioxx, Piero, Ondiz, Stormy e Daniela a farsi sotto e tentar la fortuna.

Ovviamente anche se non siete stati menzonati siete liberi di candidarvi e farvi conoscere attraverso il vostro post preferito. Mi spiace solo che, scrivendo questo post, non potrò partecipare anch’io. Mi riprometto però di valutare e votare i post che mi segnalerete attraverso i commenti…

Emanuele

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Compostaggio.

L’ultimo giorno di lavoro dell’anno guardi i minuti con un fare diverso. Li conti. Ne mancano trenta, ne mancano venti, ne mancano cinque. Ad un tratto ti ritrovi fuori, con le spalle all’edificio, coi passi che bramano l’auto per il freddo e un brivido ti attraversa ogni parte del corpo senza distinzioni. Non per il freddo però, non questa volta. Il brivido lo avverti per tutto ciò che quell’edificio significa. L’ultimo giorno di lavoro dell’anno avresti tantissime cose da dire e invece ti ritrovi, abbracciato in un cappotto, con una strana voglia di silenzio. Come se tutto quel che senti, quelle parole, quel freddo, quei sorrisi, quelle strette di mano, quell’incredibile agglomerato di emozioni che vorticosamente trattieni debbano esser cullate ancora per un po’ dentro te, lasciandole invisibili a chi – andando di fretta – attraversa la tua strada coi fari accesi. Sensazioni che avran bisogno di un nuovo anno per esser smaltite.

Emanuele

Adizero f50 miCoach: la prima scarpa intelligente.

Questo è un articolo sponsorizzato, ma sono libero di esprimere la mia opinione.

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Adidas Adizero f50 - iPhone appNon mi era mai capitato di vedere una proposta pubblicitaria e pensare: “voglio partecipare“… ma qui l’argomento era pane per i miei denti ingegneristici e così mi sono auto-proposto. Il motivo è uno: sono – dannatamente – affascinato da tutto ciò che si può catalogare o analizzare matematicamente. Lo sapete, ho collezionato in maniera certosina i primi 10000km della Panda e ho un foglio di calcolo delle mie uscite in bicicletta.

L’argomento questa volta è una scarpa, qualcosa che – tipicamente – nessuno si aspetta che possa avere più di una buona suola e una buona resistenza durante l’uso. La adidas però propone le adizero f50 delle scarpe “futuristiche” che tracciano una marea di informazioni quando le indossiamo.

Sono proposte per i calciatori, o comunque per tutti gli aspiranti tali che vogliono avere maggiori informazioni sulle loro performance. Le adizer0 f50 sono capaci di memorizzare i valori di velocità media, velocità massima, distanza percorsa, numero di scatti… insomma, sono certo che la sola idea di poter “battere se stessi” in maniera tangibile e numerica sia un’ottimo sprone per migliorare il rendimento durante la partita successiva.

Il bello della soluzione adidas però non finisce qui. Altro tassello della proposta è la possibilità di accedere, tramite miCoach, ai propri dati direttamente da iPhone o iPad (oltre a PC o Mac) e di condividerne i risultati con gli amici su Facebook, così – se oltre ad amare il calcio siete anche nerd (a Balotelli faranno un corso immagino) – potrete inviare i vostri risultati direttamente da bordo campo.

adidas adizero f50

Sarei curioso di analizzare i dati e le differenze tra un giocatore professionista e uno amatoriale e, perché no, vedere annegati questi sensori in tanti altri accessori sportivi che possano dare il senso dei propri sforzi. Solo io immagino già un pugile che conosce la velocità del proprio destro?

Emanuele

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