L’idiota di Dostoevskij: il vivere inimitabile.

Copertina de: "L'idiota" di DostoevskijIeri sera ho finito di leggere L’idiota di Dostoevskij e dire che sia stata un’avventura impegnativa è dir poco. Le 480 pagine del libro definito “uno dei massimi capolavori della letteratura russanon sono sempre facili da seguire. Vuoi per la miriade di personaggi dagli impronunciabili nomi russi (alcuni esempi: Elizaveta Prokof’evna Myskin, Gavrila Ardalionovic, Ardalion Aleksandrovic Ivolgin) vuoi per i dialoghi ambientati in ricchi salotti della Russia dei primi dell’800, vuoi per gli intrecci familiari non sempre chiari fin da subito, vuoi per la prolissità che, in alcune pagine, diventa estenuante e per gli eventi che si susseguono freneticamente e quasi caoticamente tra storie d’amore, furti, viaggi, malattie, morti, duelli, litigi. Nel mio cammino sono stato molto fortunato perché quando stavo iniziando a leggerlo, un’amica mi ha proposto di farlo insieme e così, per rispettar l’impegno, ho cercato (nei limiti della disponibilità di tempo) di mantenere il passo fino alla fine.

L’idiota narra di un uomo estremamente buono. Dostoevskij lo descrisse in questo modo:

Da tempo mi tormentava un’idea, ma avevo paura di farne un romanzo, perché è un’idea troppo difficile e non ci sono preparato, anche se è estremamente seducente e la amo. Quest’idea è raffigurare un uomo assolutamente buono. Niente, secondo me, può essere più difficile di questo, al giorno d’oggi soprattutto.

Dostoevskij

E il principe Myskin, definito “idiota” perché affetto da crisi epilettiche era un uomo estremamente buono con un senso morale elevatissimo a tratti insostenibile, un uomo capace di mettere la soddisfazione altrui davanti alla sua, cosa che – ovviamente – destava scompiglio nell’animo di chiunque avesse a che fare con lui. A giro, tutti i personaggi entrati a contatto con quell’animo nobile, mostrano – impotenti ed incapaci di ribellarsi a questo destino – il lato più scuro e meschino del loro essere.

Personalmente, a tratti, ho letteralmente odiato il libro. Avevo voglia di arrivare alla fine prima possibile come fosse una tortura cui mi stavo sottoponendo per non so quale scelta. Alla fine però, ieri sera, quando leggevo le ultime pagine, sentivo una sorta di malinconia. Le parole diventavano importanti, si stava concludendo una lunga storia, un libro tenuto vicino al letto per alcuni mesi e il saluto ad ogni personaggio era diventato importante in me. Quando ho chiuso gli occhi ho provato una strana nostalgia.

Potete star certi che Colombo non era felice nel momento in cui scoperse l’America, bensì quando era in viaggio per scoprirla […] L’importante non era quel Nuovo Mondo, che magari poteva anche inabissarsi. […] L’importante sta nella vita, solo nella vita, nel processo della sua scoperta, in questo processo continuo ed ininterrotto, e non nella scoperta stessa! […] Del resto, voglio aggiungere che ogni idea nuova o geniale concepita da un uomo, o anche, semplicemente, ogni idea seria gemmata nella mente di qualcuno, resta sempre qualcosa che è impossibile trasmettere agli altri uomini, anche se si scrivessero interi volumi e si impiegassero anche trentacinque anni nell’intento di interpretarli; rimarrà sempre qualcosa che si rifiuterà in ogni modo di uscire dalla vostra testa e resterà sempre chiuso in voi… (Ippolìt; 3, III)

Tratto da: “L’idiota” – Dostoevskij

L’idiota non è un libro per tutti e bisogna nutrire una gran curiosità per concluderlo senza lasciarlo impolverare. Di morali che si possono trarre da questo romanzo ve ne sono parecchie, una fra tutte è che l’estrema bontà – sebbene regali un onore invidiabile ed indiscutibile – nella vita paga poco a livello umano in quanto non è certezza di soddisfazione personale…

Emanuele

10 commenti » Scrivi un commento

  1. Credimi, ho provato le stesse tue emozioni, verso delitto e castigo. Odio e amore viscerale. Però quando sei alla fine, ti rendi conto di aver letto qualcosa di immenso.
    Un romanzo scritto 143 anni, fa. Il che mi fa andare sempre in brodo di giuggiole 😛

    • Si, sicuramente i personaggi di grossi libri rimangono impressi in noi anche quando finiscono per annoiarti o, a tratti, stancarti. Le avventure, i capitoli avvincenti si trovano sempre e alla fine salutarli è un po’ perdere chi ti ha fatto compagnia inconsapevolmente. E’ questa la magia dei libri.
      Non so se leggerò, a breve, altri mattoni simili. Il tempo è poco e in questi mesi avevo fretta di finirlo perché avevo in lista altri libri su cui non vedevo l’ora di metter sopra le mani…
      Ciao,
      Emanuele
      PS: questo è il commento 21.000, ne abbiam fatta di strada dai 7000… 🙂

    • Ahaha, con l’IVA al 21% mi conveniva pensarci anni fa Roberto…
      Barbara, quando a me capita di abbandonare un libro prima della fine vivo un senso di insoddisfazione e nervosismo verso me stesso incredibile (e che ritorna ogni volta che mi viene in mente!). Odio dover pensare di averlo lasciato a metà… anche se ovviamente, con alcuni libri, è praticamente uno strazio arrivare alla fine.
      Ciao,
      Emanuele

    • Si è vero Barbara che leggere dev’essere un piacere… ma non sopporto l’idea di aver fatto una scelta sbagliata e così cerco di resistere fino alla fine. 😛
      Ciao,
      Emanuele

  2. Io due libri non sono riuscito a finire in questi ultimi 4 anni
    1) cristo si è fermato a eboli
    2) Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta

  3. Pingback: L’apicoltore di Maxence Fermine, un capolavoro senza tempo. - …time is what you make of it…

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