“Tempo” is what you make of it.

Questo è un articolo sponsorizzato ma non ho avuto nessuna restrizione circa le opinioni da esprimere e non ho dovuto vivere alcun tipo di raffreddore forzato.

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Questa volta è proprio il caso di dirlo: “Tempo” is what you make of it. Tempo sarà… cosa ne facciamo. Si, perché Tempo, la nota casa di fazzolettini salva narici arrossate ha deciso di indire un contest con gli studenti dello IED per stabilire come sarà il prossimo pacco di fazzoletti.

Li volete da taschino? O grandi come le prime lire? È l’occasione giusta per cercare di indirizzare “gli scienziati del naso asciutto” verso il vostro formato desiderato.

Il contest, molto social e in linea coi tempi, prevede due fasi. La prima – ristretta ai ragazzi dello IED e già avvenuta durante i mesi di Marzo e Aprile – prevedeva la creazione di un buon numero di proposte, la seconda invece, aperta a tutti, prevede la votazione del lavoro di brainstorming e selezione dei mesi precedenti. Durante il mese di Maggio (c’è tempo fino al 18), sulla pagina Facebook della casa dei fazzolettini, sarà possibile votare la creazione preferita.

Pimp my Tempo

Il vincitore avrà il naso asciutto per l’eternità. No, non propriamente, però vincerà un biglietto per due persone per New York e due ticket per il MoMa. Inoltre, da Settembre 2014 potrà vedere la sua idea in vendita nei supermercati. La cosa sicuramente è degna di nota, ma lo è altrettanto l’occasione, per questi studenti, di confrontarsi con una grossa azienda, imparare a proporre delle idee che siano in linea con esigenze industriali e formare un bagaglio utile quando dovranno presentarsi, per davvero, nel difficile mondo del lavoro.

Ovviamente i premi non si limitano solo agli artisti, ma tra i votanti su Facebook, ne saranno estratti cinque che vinceranno un cofanetto “Total Wellness Terme & Relax”.

Visto che la partecipazione costa un click, che aspettate a partecipare? E che vinca il migliore… etciù!

Emanuele

Lecco in primavera.

Il fatto è che, per un terrone, i colori del nord richiamano salute e prosperità. Il verde sontuoso delle Alpi che circonda il blu intenso di questi laghi rigogliosi e vivi, è totalmente diverso dal giallo-oro che contorna ogni centimetro quadrato dell’isola da cui provengo. Il contrasto mi permette di comprendere lo stupore dei nordici che – tra le mille contrade delle terre più a sud – rimangono folgorati da tonalità agli antipodi del loro essere. Era qualcosa che da piccolo non capivo: mi erano sempre sembrati esagerati.

Lago di Lecco

Chissà quando e se si calmerà questo stupore. Puntualmente ovunque mi volti, rimango impressionato, affascinato e sorpreso in una misura che non fatico a credere superiore rispetto a chi – da queste parti – è sempre vissuto. E’ la primavera che si esprime in maniera diversa…

Emanuele

Primo maggio.

Bosco Alpi Ossolane
La vita al nord ti cambia inevitabilmente. Si dimezzano le grigliate. Si fanno posto le montagne, le passeggiate, l’aria fresca e frizzantina degli ultimi scampoli di neve. La quiete di quei paesini dimenticati dal mondo.

Craveggia Rifugio Blitz

Non male devo dire. Specie il pranzo in un rifugio dopo una bella camminata con degli amici (e un cagnolino) che san presentarti quelle zone…

Emanuele

[…] Ma in realtà il trapassato remoto è un modo di pensare la storia, ed è un modo di capire il tempo. Non è la stessa cosa dire: ebbi cantato piuttosto che cantai. Perché tra i due tempi c’è una linea di separazione. Un qualcosa di avvenuto e di concluso, una sistemazione del disordine della vita. Usare il trapassato remoto è un modo per archiviare davvero, ma non è un modo per dimenticare.

(Via: Il trapassato remoto che non usa più nessuno)

Emanuele

Colori nuovi.

Sapevate tutti che prima o poi sarebbe arrivato questo momento. Io, addirittura, potrei parlarvi di esigenza, di una necessità cresciuta nel tempo e divenuta sempre più prepotente negli ultimi anni. La stessa però, si è scontrata spesso con la mia cronica mancanza di tempo. Così, il restyling di questo blog si è prolungato per tanto-tanto-tanto tempo. Quando iniziai a pensare di dover dare una rinfrescata alle pareti, credevo di poter fare tutto da me, come feci con KISS-me, il tema precedente. Questa fase della mia vita però non permette sconti e pian piano ho dovuto cedere all’evidenza: se mai avessi voluto cambiar tema, avrei dovuto affidarmi a qualche professionista.

E così ecco qui il nuovo tema. L’abito è cucito da una web-designer tedesca che apprezzo particolarmente per i suoi template molto freschi. Il logo invece è frutto di mesi e mesi di elucubrazioni mentali con un’altra professionista, trasferitasi in Inghilterra da alcuni mesi: mia sorella.

Vecchio logo Time is what you make of it

Volevo che il risultato fosse semplice, pulito, senza troppi colori, forse un po’ minimal senza però dimenticare quelli che sono gli elementi chiave e ormai tradizionali di questo blog: un omino, l’informatica, la strada e la bicicletta…

Nuovo logo Time is what you make of it

Il nuovo tema, infine, è responsive, significa che si adatterà al device dal quale lo visualizzerete in modo da agevolare la navigazione. Questa piccola novità mi sembra dovuta dato che l’ubiquitous computing è sempre più presente nelle nostre vite.

E adesso chiedo a voi, cosa ve ne pare del risultato?

Emanuele

PS: se avete voglia di vedere l’evoluzione dei temi di questo blog nei suoi (quasi) 11 anni di vita, fate un salto qui.

Storia di una ladra di libri.

Scena del film: "Storia di una ladra di libri"

La trama di fondo, come in Il bambino dal pigiama a righe è quella cruenta, dura del nazismo. Ambientato in Germania, questo film unisce un po’ di storia del secolo scorso ad un romanzo piacevole e ben strutturato fatto d’infanzia, di semplicità, di amicizie profonde.

Un bel film che vi consiglio.

Emanuele

PS: adorable l’attenzione verso l’audio nello sviluppo del film (come quello – irresistibile – di una mano che scorre su un foglio…).

We shouldn’t think of “the web” as only what renders in web browsers. We should think of the web as anything transmitted using HTTP and HTTPS. Apps and websites are peers, not competitors. They’re all just clients to the same services.

Se volete approfondire, fate un salto su “Rethinking what we mean by mobile web” di John Gruber.

Emanuele