
C’è un leggero sadismo nel non raccontare la fiaba dei tre porcellini agli americani.
Emanuele
[…] Ma in realtà il trapassato remoto è un modo di pensare la storia, ed è un modo di capire il tempo. Non è la stessa cosa dire: ebbi cantato piuttosto che cantai. Perché tra i due tempi c’è una linea di separazione. Un qualcosa di avvenuto e di concluso, una sistemazione del disordine della vita. Usare il trapassato remoto è un modo per archiviare davvero, ma non è un modo per dimenticare.
Emanuele
Sapevate tutti che prima o poi sarebbe arrivato questo momento. Io, addirittura, potrei parlarvi di esigenza, di una necessità cresciuta nel tempo e divenuta sempre più prepotente negli ultimi anni. La stessa però, si è scontrata spesso con la mia cronica mancanza di tempo. Così, il restyling di questo blog si è prolungato per tanto-tanto-tanto tempo. Quando iniziai a pensare di dover dare una rinfrescata alle pareti, credevo di poter fare tutto da me, come feci con KISS-me, il tema precedente. Questa fase della mia vita però non permette sconti e pian piano ho dovuto cedere all’evidenza: se mai avessi voluto cambiar tema, avrei dovuto affidarmi a qualche professionista.
E così ecco qui il nuovo tema. L’abito è cucito da una web-designer tedesca che apprezzo particolarmente per i suoi template molto freschi. Il logo invece è frutto di mesi e mesi di elucubrazioni mentali con un’altra professionista, trasferitasi in Inghilterra da alcuni mesi: mia sorella.

Volevo che il risultato fosse semplice, pulito, senza troppi colori, forse un po’ minimal senza però dimenticare quelli che sono gli elementi chiave e ormai tradizionali di questo blog: un omino, l’informatica, la strada e la bicicletta…

Il nuovo tema, infine, è responsive, significa che si adatterà al device dal quale lo visualizzerete in modo da agevolare la navigazione. Questa piccola novità mi sembra dovuta dato che l’ubiquitous computing è sempre più presente nelle nostre vite.
E adesso chiedo a voi, cosa ve ne pare del risultato?
Emanuele
PS: se avete voglia di vedere l’evoluzione dei temi di questo blog nei suoi (quasi) 11 anni di vita, fate un salto qui.

La trama di fondo, come in “Il bambino dal pigiama a righe“ è quella cruenta, dura del nazismo. Ambientato in Germania, questo film unisce un po’ di storia del secolo scorso ad un romanzo piacevole e ben strutturato fatto d’infanzia, di semplicità, di amicizie profonde.
Un bel film che vi consiglio.
Emanuele
PS: adorable l’attenzione verso l’audio nello sviluppo del film (come quello – irresistibile – di una mano che scorre su un foglio…).
We shouldn’t think of “the web” as only what renders in web browsers. We should think of the web as anything transmitted using HTTP and HTTPS. Apps and websites are peers, not competitors. They’re all just clients to the same services.
Se volete approfondire, fate un salto su “Rethinking what we mean by mobile web” di John Gruber.
Emanuele
Qualche anno fa, in un giorno come questo, la blogosfera proponeva agli internauti scherzetti diabolici. Quest’anno niente. Neanche una sedia spostata di un passo indietro al blogger che vi sta affianco.
Yawn.
Emanuele
Ho passato il weekend in Svizzera. Poco più di due giorni a Losanna, compresa una fuga serale in due per una stupenda fondue cotta usando il meraviglioso vino frizzante Crémant de Dardagny [la più buona fondue mai mangiata fin ora, il locale è il Buvette des Bains, al centro del Lago di Ginevra].

La Svizzera si dimostra sempre un mondo fuori dal mondo. Tutto è rifinito e perfetto e se un tempo era Milano a stupirmi per il grado di civiltà, adesso – indiscutibilmente – ho ridimensionato il mio stupore. E’ una differenza che pesa e che mi porta a credere che, senza alcuna colpa, sia plausibile per chi vive in paesi fortunati come questo trovare difficoltà nel comprendere la dura realtà del sud del mondo.
Io, intanto, avevo bisogno di una pausa. Di parole lente che potessero smuovere dentro nuove vibrazioni ed ho goduto di ogni singolo istante.
Emanuele