Lunedì traumatici.

Complice un matrimonio, ho passato il weekend in Puglia. Non vi ero mai stato in assetto vacanza e probabilmente è un errore immane.

Lido "Le Tamerici" - Capitolo (Puglia)

Da 12 ore sto cercando di capire perché stamattina mi sia risvegliato a Milano.

Atlante alla mano, sto forsennatamente cercando un luogo in cui associare lavoro e paesaggi come questi. E’ inammissibile esser condannati a dividere le due cose.

Emanuele

Formattare un Mac dopo sei anni (e mezzo).

Un paio di giorni fa ho formattato il mio Macbook. La prima volta dopo sei anni e mezzo. Il Mac era ancora stabilissimo, Snow Leopard è ormai un fidato cavallo da battaglia. Ultimamente avevo anche segnato un uptime di circa 3 mesi: niente male per un sistema utilizzato in ambiente domestico [Si, sono abituato a non spegnere mai il Mac, vive perennemente in sleep quando non mi serve].

Desktop OSX

In realtà avrei eseguito quest’operazione già un annetto fa, ma il mio tempo libero scarseggia inesorabilmente e così ho posticipato giusto di… a bit.

A questo punto, vi chiederete: perché? Semplice: curiosità. Volevo scoprire quanto ne avrebbe giovato l’ambiente e l’usabilità, considerato che la mia esperienza Windows mi porta a credere che una formattazione l’anno sia più che salutare per lavorare comodi.

L’approccio nei confronti di un “vecchio” Mac è un po’ diverso (e forse talebano). Ho deciso infatti di non installare più Silverlight, Growl e Rosetta. Ma, soprattutto, sto tentando di dire addio a Flash (la soluzione intrapresa al momento – ove necessario – è quella di impostare l’user agent del browser come iPad…). Sono ancora indeciso anche se configurare nuovamente Mail (seppur in IMAP) o affidarmi ormai direttamente all’ottima interfaccia web di Google.

Addio anche ai piccoli hack, tipo vedere l’anteprima dello stack delle Applicazioni nella dockbar o Perian, per caricare “il mondo” su Quicktime. Proverò a dar più spazio a VLC (che l’ha sempre meritato).

Safari (su Snow Leopard fermo alla versione 5.1), senza Flash ha riacquistato una reattività spaventosa. L’avvio è tornato sotto il secondo, tanto per dirne una. iTunes e iPhoto, con le loro immense librerie (oltre 200GB insieme) non hanno fatto grandi salti in avanti segno che il sistema operativo (che permette loro di girare) non era il vero collo di bottiglia.

Nonostante i suoi 2GB di RAM e un Core2Duo che ormai inizia ad esser storia dell’informatica questo si sta trasformando nel mio “computer principalepiù longevo.

Il prossimo passaggio sarà quello di aprirlo per spolverarlo un po’: la ventola (grande vanto dei Macbook non appena comprati) è obbligata da tempo a viaggiare a regimi spesso fastidiosi(ssimi).

Piccola postilla. Sicuramente avere un iPad aiuta, tanto che le operazioni che svolgo dal Mac son sempre più ridotte e definite. Mi sembra sempre più chiaro che l’obiquitus computing ci porterà ad usare sempre meno i computer “da scrivaniatipici dell’ultimo decennio per destinarli solo ai professionisti e/o a mansioni molto mirate.

Emanuele

Coldplay “Ghost stories”.

Vi ricordate quando i Radiohead diventarono dance? Il risultato fu Kid A, che all’inizio creò confusione ma presto venne riconosciuto come una tappa fondamentale nell’evoluzione del gruppo. Anche i Coldplay sono diventati dance con Ghost stories. Però Chris Martin non è Thom Yorke, e il massimo che è riusciuto a fare è affiancarsi al produttore svedese Avicii. Il risultato è rock da stadio in versione ballabile. Un altro momento elettronico è Midnight, che risulta un miscuglio tra la tecno raffinata di Jon Hopkins e M83. Se a questo punto avete un quadro chiaro, vi renderete conto che questo album non rispecchia molto l’identità del gruppo. Con momenti che ricordano da Bon Iver a Brian Eno, Martin e compagni non sono mai stati così invisibili. Alla fine qualcosa di carino c’è ma è una bellezza effimera. Da chi ha scritto Clocks, The scientist, o Viva la vida, queste nuove canzoni facili da dimenticare sono quasi un crimine.

Larry Fitzmaurice, Clash Magazine (Tratto da Internazionale n°1053)

Come dargli torto? Sapete quanto mi siano piaciuti i Coldplay in passato. Vederli sempre più deboli dispiace e fa perdere interesse.

Emanuele

La quiete.

La qualità della forza di cui traboccava Chien-chan era la stessa che percepisco quando fioriscono le ipomee, quando il profumo del gelsomino si mescola al vento, quando la brezza marina accarezza i capelli. Qualcosa d’invisibile, ma che io sapevo riconoscere. E che riusciva a darmi stabilità. Non sarà questo il vero senso di ciò che chiamiamo “rapporto umano”? C’è una magia che può nascere solo tra me e Chien-chan, e che nessuno può sostituire. Chien-chan è decisamente più loquace con me che con chiunque altro. Questo mi rende felice. Il tempo che trascorre con lei è bello, talmente tranquillo da sfiorare la malinconia. Forse la felicità è semplicemente questo. Da qualche parte dentro di me so che è destinata a passare, ma adesso questo momento si espande al massimo, cancella il passato e il futuro e avvolge tutto.

Tratto da: “Chie-chan e io” di Banana Yoshimoto

Letto nella prefazione al libro scritto da un amico per il suo dottorato di ricerca. Lo stile giapponese mi affascina. I testi sanno sempre di fiori di loto. Le frasi avanzano caute e fanno passare il messaggio in maniera unica.

Emanuele

Ma gli oggetti, dicevo. Gli oggetti, adesso, proiettato sull’istante in cui esisto, assumono un sapore che diventa imprescindibile. Mi ricordano ciò che ero. Ciò che pensavo potessi diventare, quando sarei stato grande. Mi portano a fare i conti con me stesso, a fare i conti con i sogni che a quell’età coltivavo.

(Via: Il blog di Mao)

Emanuele