Un paio di giorni fa ho formattato il mio Macbook. La prima volta dopo sei anni e mezzo. Il Mac era ancora stabilissimo, Snow Leopard è ormai un fidato cavallo da battaglia. Ultimamente avevo anche segnato un uptime di circa 3 mesi: niente male per un sistema utilizzato in ambiente domestico [Si, sono abituato a non spegnere mai il Mac, vive perennemente in sleep quando non mi serve].

In realtà avrei eseguito quest’operazione già un annetto fa, ma il mio tempo libero scarseggia inesorabilmente e così ho posticipato giusto di… a bit.
A questo punto, vi chiederete: perché? Semplice: curiosità. Volevo scoprire quanto ne avrebbe giovato l’ambiente e l’usabilità, considerato che la mia esperienza Windows mi porta a credere che una formattazione l’anno sia più che salutare per lavorare comodi.
L’approccio nei confronti di un “vecchio” Mac è un po’ diverso (e forse talebano). Ho deciso infatti di non installare più Silverlight, Growl e Rosetta. Ma, soprattutto, sto tentando di dire addio a Flash (la soluzione intrapresa al momento – ove necessario – è quella di impostare l’user agent del browser come iPad…). Sono ancora indeciso anche se configurare nuovamente Mail (seppur in IMAP) o affidarmi ormai direttamente all’ottima interfaccia web di Google.
Addio anche ai piccoli hack, tipo vedere l’anteprima dello stack delle Applicazioni nella dockbar o Perian, per caricare “il mondo” su Quicktime. Proverò a dar più spazio a VLC (che l’ha sempre meritato).
Safari (su Snow Leopard fermo alla versione 5.1), senza Flash ha riacquistato una reattività spaventosa. L’avvio è tornato sotto il secondo, tanto per dirne una. iTunes e iPhoto, con le loro immense librerie (oltre 200GB insieme) non hanno fatto grandi salti in avanti segno che il sistema operativo (che permette loro di girare) non era il vero collo di bottiglia.
Nonostante i suoi 2GB di RAM e un Core2Duo che ormai inizia ad esser storia dell’informatica questo si sta trasformando nel mio “computer principale” più longevo.
Il prossimo passaggio sarà quello di aprirlo per spolverarlo un po’: la ventola (grande vanto dei Macbook non appena comprati) è obbligata da tempo a viaggiare a regimi spesso fastidiosi(ssimi).
Piccola postilla. Sicuramente avere un iPad aiuta, tanto che le operazioni che svolgo dal Mac son sempre più ridotte e definite. Mi sembra sempre più chiaro che l’obiquitus computing ci porterà ad usare sempre meno i computer “da scrivania” tipici dell’ultimo decennio per destinarli solo ai professionisti e/o a mansioni molto mirate.
Emanuele