Sono appena tornato da una brevissima uscita dopo una riunione scout.
A dir la verità… sono un po’ scappato. Non per via delle persone che conoscevo… ma per via di quelle che non conoscevo.
Mi sono sentito osservato, pressato. Mi ha dato fastidio… e mi son reso conto di una cosa.
C’è tanta gente che, forse per colpa della solitudine (non mi va di scaricar loro solo delle colpe) cerca disperatamente di non star sola. Esce… ma non esce sola: esce con alcune aspettative.
Non le lascia a casa, non le lascia fuori dalla propria mente mentre parla o ascolta della musica.
Le gira tra i pollici, le trattiene sulle labbra tremolanti ed il fare ansioso.
E’ stata quell’ansia a farmi scappare. Ero uscito solo per incontrare due amiche, non per conoscere persone nuove o per altri scopi.
Mi bastava già solo l’idea di tornare a casa all’una di notte in bici per sentirmi felice, soddisfatto, appagato. Sarò un bambino cresciutello… chissà, però le cuffie ed i pedali mi fanno ancora impazzire come quando avevo 10 anni.
E come un bambino di quell’età, ecco cosa sto lasciando a distanza da me in questo periodo: le aspettative.
Non le cerco, non le voglio. Forse per troppo tempo ne ho fatto un motivo per non mollare, adesso invece, sempre per quella leggerezza che voglio ritrovare, non voglio più crearmene.
Tutto ciò che viene… bene, ciò che non c’è… beh, Dio sa perché non c’è. Mi af-fido a Lui.
Sono mie piccole riflessioni… spero tanto che facciano riflettere anche tutti voi che magari in questi giorni vi crucciate per qualche pensiero persistente.
Provate a pensarla diversamente… vedrete che magicamente, tutto si trasforma.
Buona notte,
Emanuele