Finalmente a casa… ho i capelli umidi – sono appena uscito dalla doccia – ed ho appena fatto partire il cd di Einaudi. Casualmente, la prima canzone a partire è stata “L’origine nascosta” e mi ha fatto sorridere… perché ho in mente questo post da una decina di minuti… e il titolo che vorrei dargli varia in continuazione.
“Una giornata piena di insegnamenti”? “Il lavoro del fotografo”? Queste erano due ipotesi… ma, alla fine, mi ha convinto ancor di più “i discorsi invisibili”, ed è per questo che adesso lo vedete troneggiare in alto.
Sono appena tornato dal San Giorgio, questa grande attività scout in memoria del patrono che annualmente, nella zona di Palermo, si traduce in una gara tra oltre 60 squadriglie (un totale di oltre 350 ragazzi…). Quest’anno, a differenza degli ultimi due anni, mi ero tenuto un po’ più distante dall’organizzazione dell’attività (per dedicarmi meglio a me stesso), anche se (e lo dico con orgoglio) le richieste di aiuto non sono mancate. Gli inviti a non tirarmi indietro ci sono stati… e alla fine la mano per alcune cose l’ho pure data. E’ strano ma lo scoutismo, è – insieme a poche altre cose – parte di me… e non riesco a tirarmene *realmente* fuori.
Questa gara oggi, è finita con un grande insegnamento: l’importante non è arrivare davanti a tutti.
Ok… facile dirlo così, quando due squadriglie del mio gruppo si son distinte tanto da arrivare fino ad una finale “a tre” e poi si son bloccate li, dovendosi accontentare del secondo e del terzo posto.
Era una ciliegina su una torta di sacrifici che all’inizio ha lasciato un po’ di amaro in bocca anche a me… sebbene ai ragazzi non l’abbia fatto passare.
Pian piano che passavano le ore (e si lavorava per il rientro) però… tutto si è tramutato.
Cosa c’è di più bello di vedere ragazzi che lavorano consapevoli delle proprie potenzialità? Che da mesi faticavano e si ripetevano che quello era il loro obiettivo?
Perché in fin dei conti, non c’è nulla che ti possa far incazzare di più del vedere una persona che spreca le sue potenzialità.
Le noti, forse per un pizzico di esperienza in più, e le senti sprecate. E così ci dai dentro… fino a quando arrivano giorni come questo, in cui la consapevolezza di ciò che possono essere glielo inizi a leggere in faccia.
E scompare la stanchezza di due giorni dedicati a loro. Scompare la stanchezza di quelle ore passate, in una base di questo grande gioco da solo perché il tuo staff era impegnato in altro, scompare anche la stanchezza di tutti i mesi passati con loro… a spiegargli come far questo e come far quello.
Anzi… tutto ciò inizia ad essere gratificato.
Magari non da loro… perché è ancora presto che si rendano conto di tutto il lavoro e i sacrifici fatti per insegnargli quel poco che si sa… ma dalle circostanze.
Si, loro sono ancora inconsapevoli di tutto ciò. Si lamentano per i limiti che – quando necessario – poniamo loro. Per “i cazziatoni” che ricevono.
Però son sicuro che un giorno arriverà il momento in cui si renderanno conto di quel che abbiamo fatto.
Non li avremo resi “belli e famosi”, non gli avremo offerto le ricchezze di questa società, ma senza dubbio avremo contribuito a renderli persone migliori. E cosa c’è di più bello dell’essere matite? 🙂
Ed è per questo che ripenso al titolo del post. La grandezza del capo non sta nel discorso che riesce a fare. Sta piuttosto nella distanza alla quale riesce a vedere.
Perché quando si parla con un ragazzo di cui si han chiare le potenzialità, non ci si limita a rispondere. Si cerca di guardar lontano. Di orientarlo. E una brutta risposta può anche essere un mezzo per spronarlo (paradossalmente, si può risultare più gentili con persone di cui non si han chiare le potenzialità).
E’ un lavoro lungo che richiede pazienza ma… se non si è visto male, arriva anche il giorno in cui iniziano a spuntare i primi frutti.
Sono appunto, discorsi invisibili.
E’ vero, esisterà anche chi non avrà mai riconoscenza per ciò che si è fatto… e questo va messo in conto quando si lavora, ma non sarà mai questo a rallentare l’opera…
E qui entra in gioco il fotografo che ho tirato fuori all’inizio del post. Si… perché la “non riconoscenza” mi ha ricordato lui… che è forse il più grande poeta che non avrà mai l’occasione di spuntare nelle sue poesie. Lui è li… dietro, nascosto – ma presente -, che da il “la”. Che fa scattare il meccanismo… che da il via all’opera.
Che, appunto, tira fuori il potenziale da quel che vede tramite il suo obbiettivo, pur sempre limitato.
E così, questa giornata mi ha lasciato questi insegnamenti… che continuano a farmi vedere il futuro con il sorriso. E’ strano, vai li per loro… e torni a casa con qualcosa di grande, per te.
La cosa più buffa di tutto ciò che ho scritto però, è solo una: ho parlato di tanto altro ma l’ho nascosto in ciò che vivo. E non fermatevi neanche alla prima impressione: vi sbagliereste.
Riuscirete mai a leggere dentro di me?
Faccio… discorsi invisibili...
Emanuele


