La cosa sorprendente del vero Zuckerberg, nel video e nella stampa, è la relativa banalità delle sue idee riguardo al “Perché” all’origine di Facebook.

Mark usa la parola “connettere” come i credenti usano la parola “Gesù”, come se fosse sacro di per sé: “Quindi l’idea è davvero che, uhm, il sito aiuta tutti a connettersi con le persone e condividere informazioni con le persone con cui vogliono rimanere in contatto.”

La connessione è l’obiettivo.

La qualità di quella connessione, la qualità delle informazioni che la attraversano, la qualità della relazione che la connessione consente – nessuna di queste è importante. Che molti software di social networking incoraggino esplicitamente le persone a creare connessioni deboli e superficiali l’una con l’altra (come ha recentemente sostenuto Malcolm Gladwell), e che questa potrebbe non essere una cosa del tutto positiva, sembra che non gli sia mai venuto in mente.

Zadie Smith – Generation Why?


Emanuele

Chissà voi.

Ombrellone

Troppo silenzio da queste parti quando mancano un paio di settimane ai 15 anni di questo blog. Abbiamo fatto un po’ di vacanze. Non tutte fortunatamente ma sufficienti per vedere Giorgia al mare, col suo primo dentino, al contatto e alla scoperta dell’acqua fredda e della sabbia calda. Un tuffo nelle origini e nel passato, in una casa che ci ha concesso meravigliose docce all’aperto, tra gli ulivi e le cicale.

Chissà voi. Mi accorgo che questo blog è quasi rimasto l’ultimo mio avamposto sociale. Da quando ho eliminato Instagram anche le foto degli amici che ne facevano uso si sono celate ai miei occhi. I racconti però aumentano: quando li incontro ho più da scoprire, assaporare e comunicare.

Questi 15 anni hanno visto l’ascesa e il declino della mia presenza digitale nelle vite altrui. Mi piace questa mia disconnessione e mi piace questo blog con la sua lentezza. Perdere informazioni in un mondo che ti bombarda e ti plasma.

L’importanza della selezione come valore da trasmettere.

Emanuele

Imperfect fruits?

Quest’anno il ciliegio ci ha lasciati a bocca asciutta. Colpa dei temporali che a Maggio han deciso di far cadere gran parte delle ciliegie, ancora verdi, piccole e delicate. Finora non avevo mai capito a pieno la disperazione dei produttori di frutta di fronte a certi eventi meterologici. Io le ciliegie le mangio e basta. Chi fa l’agricoltore però può letteralmente perdere una stagione di ricavi per via di temporali che non necessariamente devono assomigliare ad uragani.

Il mercato poi, impone frutta perfetta. Avete visto che nei supermercati non c’è più una mela col buco? Un’arancia ammaccata? Leggo che in America si stima che il 40% della frutta prodotta non verrà mai mangiata. La selezione, durante i vari passaggi dal produttore al consumatore ne butta via quasi la metà. Quando va bene viene recuperata per diventare frutta industriale. In America sono nate varie realtà che vendono “imperfect fruits” (cercate su Google!): cesti di frutta ancora buonissima dalla buccia rovinata. Mi sembra una cosa molto intelligente e mi sorprende che non sia ancora stata importata dalle nostre parti.

Susine

Settimana scorsa ho raccolto le susine. Quest’anno son riuscito a prenderne circa 43kg e ovviamente adesso è partito il classico giro di “consegne” omaggio ad amici e parenti. La mia frutta si nutre esclusivamente di sole e acqua piovana. Due anni fa ho lasciato che il susino fosse anche casa per delle tortore e non ho la minima intenzione di utilizzare alcun prodotto protettivo. Probabilmente la frutta non è vendibile, non è perfetta ma è buonissima.

Emanuele

Replacing invalid UTF-8 characters

Recentemente ho configurato rclone sul mio FreeNAS nuovo di zecca per effettuare il backup (sync schedulato con cron) dei miei spazi FTP.

Alcuni file però presentavano al loro interno dei caratteri non UTF-8 e così rclone alzava dei warning “Replacing invalid UTF-8 characters in <filename>“.

Ho voluto eliminare il problema e, grazie a Python, la soluzione è di una semplicità micidiale. Basta entrare via SSH nella directory in cui sono presenti i file con charset differente e dare:

python -c 'import os, re; [os.rename(i, unicode(i, "utf-8", "ignore")) for i in os.listdir(".")]'

Un ulteriore ls -A mostrerà la differenza. I punti interrogativi mostrati in precedenza al posto dei char fuori dal set dei caratteri saranno stati segati via.

Emanuele

Rebranding.

Le aziende che facevano soldi collezionando e vendendo informazioni dettagliate sulle vite private una volta erano definite “aziende di sorveglianza”. La loro ridenominazione in “social media” è l’inganno di maggior successo da quando il Dipartimento della Guerra divenne il Dipartimento della Difesa.

Edward Snowden

Sono più che certo che asserzioni come queste – macigni contro determinate aziende – un giorno finiranno sui libri di storia.

Emanuele

NAS enterprise a casa con HP e FreeNAS.

Da bravo nerd non potevo comprare un NAS punto e basta. Troppo semplice. Molti di voi si domanderanno persino cosa sia un NAS (cosa che ha fatto anche mia moglie). Io ho iniziato la ricerca del NAS giusto mesi e mesi fa.

Dopo settimane passate tra specifiche tecniche, forum di commenti, ricerca di bug o limiti, ho preso un HP Microserver Gen10 con RAM ECC e doppio NIC gigabit. [1] Risultato? Mi sto divertendo molto, probabilmente come non facevo da anni ormai.
HP Proliant Microserver Gen 10
Ho installato FreeNAS, una piattaforma basata su FreeBSD perché mi sono innamorato di ZFS, un file system di “ultima generazione“, di tipo copy-on-write, con protezione degli errori bit rot. Volevo un archivio potenzialmente capace di non distruggersi mai.

ZFS protegge dal data-degradation, quel fenomeno per cui ad un certo punto i dati sono corrotti nonostante non abbiano subito operazioni particolari. Un esempio classico? Quella foto di quell’album delle vacanze che, un bel giorno, si vede a metà. Metà dell’immagine è visibile, l’altra metà è grigia o degradata. Un semplice bit che doveva esser 1 è diventato 0 sul disco e il computer non se n’è accorto.

Oltre questa, ZFS ha tante caratteristiche divertentissime (snapshot a livello di file system tanto per dirne un’altra), così le ultime sere sono state tutte concentrate nello scrivere script che potessero fornirmi le funzioni che volevo attivare.

In questa configurazione l’HP non è un device per novizi. Potreste installare un Windows Server qualunque ma a quel punto consiglio di cercare la soluzione che fa per voi tra i prodotti home Synology o QNAP. FreeNAS è un sistema di derivazione enterprise che fa della stabilità e del data integrity i suoi punti di forza.

Se poco poco avete confidenza con una shell SSH – e qualche notte da dedicare – divertimento e soddisfazioni sono assicurate.

Emanuele

[1] La mia configurazione è composta dal Microserver Gen 10 con CPU AMD X3216 e 8GB di RAM ECC, cui ho aggiunto due HD WD Red da 4TB e un disco SSD Kingston A400 da 120GB destinato ad ospitare il sistema operativo.

Benvenuti nella civilità delle migliaia di cose.

Per migliaia di anni, le cose che avevamo avevano una storia – più o meno – conoscibile. Il proprietario di un martello sapeva che lo aveva fatto Lope, quello della bottega dell’isolato a fianco, il figlio di Trini, la cugina dello zio Pedro. Ora no: e poi abbiamo così tante cose che se ne conoscessimo la storia non avremmo tempo di fare altro.

Abbiamo vissuto così per millenni: con poche cose davvero necessarie, ottenute a fatica, che conoscevamo e apprezzavamo. Adesso le cose non significano nulla: si possono buttare, sostituire, non vale la pena aggiustarle o ripararle perché è più facile e più economico comprarne altre. E niente ci piace più di comprare altre cose.
Il sistema economico mondiale ha bisogno che noi abbiamo bisogno di sempre più cose, perché vive della loro produzione.

Fonte: Internazionale

Quando vivevo nel monolocale riuscivo a conservare tutto quello che di cui avevo bisogno. Adesso, ho spesso la sensazione che i centottanta metri quadri nei quali vivo siano strettamente necessari per vivere bene. Siamo collezionisti dell’inutile e del superfluo.

Emanuele

Amazon hai vinto tu.

Sono sempre stato filosoficamente contrario alle multinazionali che monopolizzano i mercati e uccidono la concorrenza. Ricordo che vari anni fa – e per tanto tempo – tentai di boicottare Amazon cercando di acquistare esclusivamente dai vari negozi online che si affacciavano all’ecommerce italiano [1]. Un bel giorno però creai un account su Amazon in quanto era comodissimo per cercare e comprare libri. Era il 14 Maggio 2009.

Per un po’ di anni lo usai esclusivamente come libreria rapidissima da consultare per trovare nuovi libri da leggere, col tempo però si è trasformato in un supermercato dal quale passo continuamente per verificare prezzi ed offerte. Per pura curiosità ho realizzato un riassunto, resi compresi, degli acquisti fatti in questi anni per comprendere meglio come sia cambiato il mio utilizzo di Amazon negli anni.

Acquisti Amazon
Ho scoperto che la prima esplosione nell’utilizzo del mio account è targata 2015. Era l’anno del matrimonio e l’anno dell’acquisto della casa. Un anno in cui il tempo scarseggiava in maniera importante e Amazon si presentò scintillante in tutta la sua comodità. Gli anni successivi è stato un proseguio dell’abitudine: casa ancora da arredare, miliardi di cose che decidi ti mancano in maniera imprescindibile e così via. Una spesa media di poco inferiore i 100€ al mese è una cifra che oggi non spendo in nessun altro negozio online.

Ultimamente ho iniziato a mettere a fuoco le ragioni per cui utilizzo Amazon e, sorpresa, non è la tanto acclamata velocità nelle spedizioni ad ammaliarmi. Non entro in ansia se aspetto 2 o 3 giorni per un pacco, non ho mai fatto l’abbonamento ad Amazon Prime e ho l’abitudine di fare ordini cumulativi quando ho bisogno di qualcosa al di sotto dei 29€. La vera ragione per cui acquisto su Amazon è la qualità del servizio post-vendita. Mi accorgo che sempre più spesso, se un oggetto costa fino ad un 10% in più su Amazon, preferisco comunque prenderlo lì perché son sicuro di ricevere supporto in caso di necessità.

Nel 2017 è “esplosa” anche la quantità di resi effettuati e ogni volta è stata un’esperienza indolore. Amazon sa che in quelle situazioni una persona vuol raggiungere una soluzione il più rapidamente possibile. Non ha voglia di iniziare a combattere con garanzie, contratti, condizioni e clausole. Personalmente quel tempo perso lo considero un costo. In qualche occasione Amazon mi ha sostituito – senza alcun costo – un prodotto malfunzionante anche fuori garanzia: sono convintissimo che da nessun’altra parte potrei contrare su un’esperienza simile.

Sono consapevole dei costi “etici” di un sistema simile e così il dilemma interiore fatica a dileguarsi ma credo anche che i negozianti online dovrebbero partire proprio da quest’aspetto per poter provare a far concorrenza ad Amazon: chi compra qualcosa vuole la serenità di non essere abbandonato qualora dovesse incontrare problemi. Tanti negozi online si concentrano esclusivamente sulla guerra dei prezzi (non possono competere sulla rapidità delle spedizioni) dimenticando il supporto post-vendita. Amazon non ti abbandona. Amazon mi telefona dopo pochi secondi quando non ho voglia di chattare con loro. [2]

Emanuele

[1] Il mio primo acquisto su internet lo feci nel 1998, un masterizzatore CD della Waitec che ricordo con affetto: era il periodo in cui si scaricava una canzone per volta. Da lì iniziarono gli ordini di campane di CD sullo storico Nierle.de che spediva direttamente dalla Germania…

[2] Anche per questo, ad esempio, ultimamente evito eBay. Pur essendo un altro colosso del settore non può vantare un servizio assistenza così rapido, comodo ed efficace.