Chissà voi.

Ombrellone

Troppo silenzio da queste parti quando mancano un paio di settimane ai 15 anni di questo blog. Abbiamo fatto un po’ di vacanze. Non tutte fortunatamente ma sufficienti per vedere Giorgia al mare, col suo primo dentino, al contatto e alla scoperta dell’acqua fredda e della sabbia calda. Un tuffo nelle origini e nel passato, in una casa che ci ha concesso meravigliose docce all’aperto, tra gli ulivi e le cicale.

Chissà voi. Mi accorgo che questo blog è quasi rimasto l’ultimo mio avamposto sociale. Da quando ho eliminato Instagram anche le foto degli amici che ne facevano uso si sono celate ai miei occhi. I racconti però aumentano: quando li incontro ho più da scoprire, assaporare e comunicare.

Questi 15 anni hanno visto l’ascesa e il declino della mia presenza digitale nelle vite altrui. Mi piace questa mia disconnessione e mi piace questo blog con la sua lentezza. Perdere informazioni in un mondo che ti bombarda e ti plasma.

L’importanza della selezione come valore da trasmettere.

Emanuele

3 commenti » Scrivi un commento

  1. Uhm … devo pensarci su questo approccio. Io, più semplicemente, quando vivo intensamente smetto di usare la tecnologia.
    Per dirti … il mio primo giorno di mare con il bimbo ha visto per 8 ore il telefono buttato nella borsa senza controllare nulla, e senza che gli facessi una singola foto o video. Figuriamoci poi condividerla.

    Un po’ come quegli studi che dichiarano che le coppie infelici sbandierano il loro amore sui social, mentre chi sta vivendo un rapporto sano lo vive e basta. Senza pubblicarlo.

    • Non ho postato una sola foto della mia vacanza. Quest’ombrellone è l’unica foto resa pubblica. Ovviamente ho scattato foto della mia vacanza: Giorgia sulla sabbia nella prima estate della sua vita era un’immagine troppo bella per poter esser tralasciata.
      Non è tanto quello però. Avverto di risparmiare alla mia mente tanto rumore. E’ difficile da spiegare a parole, va provato. Non si può pretendere di vivere su un monte da eremiti (anche se nella mia adolescenza era un’immagine che mi affascinava non poco), si può però trovare nuovamente un certo distacco. Dico nuovamente perché la nostra generazione sa com’era la vita pre-social e personalmente mi sembra una cag*ta l’idea che non se ne possa fare a meno.
      Ciao,
      Emanuele
      PS: mi fa riflettere quel tuo “quando vivo intensamente smetto di usare la tecnologia”. Rende evidente che, forse, certe tecnologie sono semplicemente rifugi e al contempo prigioni che ci separano da una vita intensa.

  2. Esatto … per me Instagram e Facebook (in maniera molto, molto marginale) sono social che guardo quando voglio riempire un buco, non cerco ne informazione ne approfondimento. Quelli sono deputati ai blog personali degli amici (o dei vari autori) e ai loro ‘progetti’ su Flickr, VSCO o altre piattaforme dove il contenuto e la sua preparazione sono frutto di uno studio consapevole.

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