The death of the newsfeed

You would not send 10 pictures of your child or dog to everyone in your address book very often, if ever, and most people (under 50) would not send every funny or enraging news article they see to everyone in their address book either, but the asymmetric feed makes posting at that kind of frequency normal instead of rude. Since you’re posting it to ‘your’ feed instead of sending it explicitly to someone, it’s OK to post lots and to post less important things.

Benedict Evans, in questo lungo ma interessantissimo post, ad un certo punto delinea una regola aurea con la quale si scontrano i social network:

“Tutte le social app crescono finché non hanno bisogno di un newsfeed.
Tutti i newsfeed crescono finché non hanno bisogno di un feed basato su algoritmi.
Tutti i feed basati su algoritmi crescono finché non sei stufo di non vedere quel che cerchi (o vedere roba sbagliata) e vai via verso nuove app con meno overload di informazioni.
Tutte le nuove app crescono finché…”.

Emanuele

Riprendiamoci i nostri dati.

Eliminando qualsiasi dubbio da complottismo paranoico lo scandalo #CambridgeAnalytica dimostra che Facebook (e i suoi servizi) sono utilizzati per il controllo delle masse.

Lo ripeto: sono utilizzati per il controllo delle masse.

Manipolare le elezioni americane, influenzare la Brexit, sono tutti eventi che non possiamo – ulteriormente – ignorare.

Il controllo delle masse si esplicita in fenomeni di controllo di questo tipo (e non nella banale idea che qualcuno controlli il piatto di pasta che avete fotografato). Siamo di fronte ad una tecnologia capace di alterare la storia a suo piacimento.

Sono un grande estimatore della tecnologia. Quando iniziai i miei studi, durante una delle prime lezioni, un professore ci fece notare che il nostro corso di laurea, in fin dei conti, era relativo alla gestione delle informazioni. Ingegneria informatica si occupa di organizzare e rendere fruibili le informazioni. Un bit o una notizia, sono informazioni da gestire. Amo questo mondo digitale che mi accompagna ormai da più di vent’anni.

Credo però, sia responsabile riconoscere che piega stiano prendendo queste tecnologie. Credo sia importante aprire gli occhi. Il prossimo scandalo potrebbe riguardare il nostro paese e io non ho voglia di essere manipolato. Non ho voglia di consegnare a mia figlia uno Stato il cui governo non è eletto democraticamente ma silenziosamente manovrato da pochi.

Il famoso “ma io non ho nulla da nascondere” si rivela in tutta la sua stupidità. Nessuno di noi ha ragionevoli motivi per nascondere l’insalata mangiata a pranzo. Il valore dell’informazione non sta nell’insalata, ma in tutto quel contorno che se ne può rilevare. La somma dei contorni moltiplicata per un popolo intero mostra un quadro preciso, definisce confini, evidenzia preferenze.

People power

Io non ho nulla da nascondere, ma non voglio essere cotone per questa maglia. Non ho nulla da nascondere ma non voglio che quel che mangio venga psico-analizzato digitalmente e sfruttato per rendere vana la mia preferenza durante le prossime elezioni. La mia è una consapevole scelta politica. Non voglio lamentarmi se i politici eletti non mi sembrano all’altezza e il giorno dopo tornare a girovagare su Facebook o postare foto su Instagram facendo finta di non sapere. Voglio preservare e custodire il mio voto.

Non sono un cyber-punk, non sono un cypher-punk. Banalmente non voglio consegnare a mia figlia un mondo in cui il suo voto non vale più nulla perché la macchina-influenza-massa è ormai rodata e ben funzionante.

La privacy è necessaria per una società aperta nell’era digitale. Dobbiamo difenderla se vogliamo avere libertà.

Emanuele

Ricorrenze

Giorgia oggi compie 4 mesi. Io 420. Condividere questo giorno con qualcuno non è mai stato così bello. I suoi sorrisi illuminano le giornate e sbiadiscono le mie paure.

Emanuele

“Activity records”.

Snowden propone di prendere l’abitudine di definire i metadatiactivity records” per rendere più evidente quel che sono.

Loro sanno che hai chiamato una linea erotica alle 2:24 del mattino e hai parlato per 18 minuti. Ma non sanno di cosa hai parlato.
Loro sanno che hai chiamato il numero per la prevenzione dei suicidi mentre eri su un ponte. Ma l’argomento della conversazione resta segreto.
Loro sanno che hai parlato con un servizio che fa test per l’HIV, poi con il tuo medico e poi con il gestore della tua assicurazione sanitaria. Ma non sanno di cosa avete discusso.
Loro sanno che hai chiamato un ginecologo, gli hai parlato per mezz’ora, e poi hai chiamato il consultorio locale. Ma nessuno sa di cosa avete parlato.

 

Le parole di Internet: metadati (e cosa se ne fa WhatsApp)

Io non so se con i più giovani – o con voi stessi – facciate mai educazione all’uso della tecnologia. Penso sia un tema dove esiste una disinformazione e un’ignoranza pazzesca. Purtroppo sebbene sia vero che l’ignoranza fa vivere sereni, per certi versi è un po’ come mettersi il prosciutto sugli occhi quando si decide di trascurare certi aspetti degli strumenti che usiamo quotidianamente.

Forse mi prenderete per radicale, talebano o noioso. In realtà mi viene da scrivere questi messaggi perché ho ben presente che giri facciano queste informazioni e come, in realtà, finiscono – attraverso altre strade – per influenzare la società.

Non ho mai amato Facebook (e non mi sono mai iscritto) per via dei suoi grandi paradossi. Non voglio consigliarvi di spegnere il cellulare quanto di conoscere e comprendere la quantità di informazioni che questi strumenti hardware o software, quali possono essere i social network, sanno di noi.

L’informazione è potere.

Emanuele

Le cryptovalute sono qui per restare.

Lo so che siete spaventati. Le cose nuove, per loro natura, affascinano e spaventano allo stesso tempo. So che è difficile trovare fonti di informazione che ne sappiano parlare bene e mi accorgo che l’informazione di massa in Italia fatica nel comprendere (e dunque nell’esporre) tanti passaggi di questa tecnologia che ormai va per i dieci anni.

Riconosco anche che, in questo periodo di confusione, tanti approfittatori stanno inondando di spam le vostre caselle email o le vostre pagine internet con promesse di guadagni stratosferici in poco tempo.

Le Iene qualche settimana fa ha proposto un servizio intrigante dal punto di vista speculativo, poco da quello tecnico, in cui si parla di Bitcoin. Sebbene non ne abbia apprezzato il taglio fino in fondo, devo riconoscere che l’informazione fatta è di buona qualità (probabilmente perché alcuni degli esperti intervistati sono di prim’ordine).

Durante gli ultimi due mesi avrete letto di tutto e di più. Io continuo a consigliare a tutti gli amici di investire quel che si è disposti a perdere. Non tanto perché mi piacciano le scommesse, quanto perché – semplicemente – non c’è alcun fanatismo da parte mia.

Le cryptovalute tra cinquant’anni saranno normalità e riconoscerle oggi è un’opportunità che ci è data. La volatilità di queste valute è l’effetto di uno strumento che l’umanità non ha mai avuto fin ora: come quotarne esattamente il valore?

Le cryptovalute, tra i tanti effetti positivi, consegnano nuovamente nelle mani dei cittadini la privacy durante gli scambi economici: in un mondo in cui i pagamenti digitali sono la norma è assurdo non accorgersi che – tecnicamente – stiamo regalando tutti i nostri usi e costumi [1] agli Stati e alcuni privati (VISA, Mastercard, istituti bancari, etc.). Fino a cinquanta anni fa nessuno era in grado di tracciare le spese quotidiane di ognuno di noi. Le cryptovalute eliminando quegli intermediari riportano – semplicemente – lo status quo a quegli anni lì. Io potrò comprare le mie caramelle preferite senza comunicarlo al mio istituto bancario oppure potrò fare una donazione ad un ente che la mia azienda non approva ma che io eticamente apprezzo, senza essere obbligato a consegnare del contante in una busta.

«Si ma le cryptovalute sono usate dagli uomini brutti e cattivi per comprare droga o compiere illeciti». Forse ho vissuto in un mondo parallelo ma ho l’impressione che tutto questo fosse già possibile anche prima delle cryptovalute. La droga si compra coi dollari o con gli euro e la gente è persino in grado di pagare sicari per commettere omicidi. Insomma, come qualsiasi strumento, neanche le cryptovalute elimineranno il male del mondo (oserei dire che nessuno strumento ci riuscirà mai). La droga, anche senza cryptovalute, verrà venduta ugualmente. Utilizzare queste teorie per screditare le cryptovalute è come mettersi il prosciutto sugli occhi e credere che fino ad oggi il commercio di droga, armi e malavita non sia mai esistito o che gli strumenti attuali ne abbiano reso impossibile il proliferare.

Perché parlo di cryptovalute e non di Bitcoin? Perché – rullo di tamburo mio caro giornalista – Bitcoin è semplicemente un software e come tale, nel tempo sono arrivati strumenti più evoluti. Già adesso Bitcoin non è il più avanzato tecnologicamente, semplicemente si parla di lui perché i giornali non sanno fare informazione in questo settore: per fare un paragone, parlano della CocaCola perché non hanno mai messo piede in un pub. Esistono soluzioni con maggiori prospettive di crescita, scalabilità, possibilità di diventare denaro programmabile. Sto pensando ad Ethereum ma non solo. La Rai, sorprendentemente, era riuscita a mandare in onda – la scorsa estate in orario notturno – un servizio di ottima qualità per utenti alle prime armi.

Insomma, il mio invito è quello di approfondire e se necessario domandare. Non al Corriere o a Repubblica però. Se volete, i commenti qui sotto sono aperti.

Emanuele

[1] mostrare dove, come, quando e per cosa si spende è un’informazione per nulla secondaria.

Le telecamere di sicurezza low-cost non funzionano.

Sebbene viva in un posto abbastanza tranquillo, ultimamente mi è venuta voglia di curiosare nel mondo dei sistema di sicurezza. Complici degli sconti particolari su Amazon, ho acquistato una Xiaomi Outdoor Camera e una Xiaomi 1080p Dome camera. Di entrambe però ho effettuato il reso.

Perché? Perché sebbene siano vendute corredate da proclami di vittoria contro ladri, intrusi o curiosi, in realtà si rivelano – in maniera diversa – dei giocattoli (economici). Non erano quel che cercavo anche se comprendo che possa esistere un target d’utenza interessato.

Andiamo per ordine.

Xiaomi - YI 1080p Dome Camera

La YI 1080p Dome Camera è una camera wireless dalle specifiche molto interessanti: motion detection (con auto-tracking), alert via app e infrarossi. In realtà, probabilmente, rimane utile esclusivamente per monitorare salutariamente animali in casa. La telecamera non fermerà i ladri per vari motivi:

  • Avrete alert quotidianamente. Scegliere dove installarla è fondamentale e – a meno che non abbiate “ale del castello in disuso” – è difficile che esistano zone della casa dove potrete attivare gli alert e dimenticarvene. Nella realtà infatti a meno di non attivare/disattivare quotidianamente gli alert e nonostante sia la sensibilità che la frequenza degli avvisi possa essere modificata, finirà che quasi ogni volta che qualcuno passerà davanti la telecamera voi riceverete una notifica. Come un po’ tutti, sono già dipendente dal cellulare per miliardi di altre ragioni (più o meno valide), l’idea di aggiungere questo quotidiano on/off non mi intrigava assolutamente.
  • Non supportano standard come RTSP o ONVIF. Queste cam, a meno di hack e firmware custom, tecnicamente inviano gli alert video (o la registrazione continua) ad un cloud. Nel caso di Xiaomi l’accesso al proprio account non è protetto neanche da 2FA e in ogni caso significa affidare alla bontà dei sistemi di sicurezza di queste aziende tutto quel che accade nelle nostre case. La cecità della società odierna nei confronti della perdita della privacy è spaventosa e questi strumenti minuscoli, psicologicamente, sembrano non invadere la nostra serenità (se queste telecamere fossero una persona che vi segue costantemente dentro casa scommetto avreste un’altra opinione). Inoltre, difficilmente, in futuro riuscirete ad integrarle in un sistema di NVR.
  • A che serve una telecamera dentro casa? Questa domanda, più di tutte, mi ha spinto verso il reso di questa “telecamera da salotto”. Se io voglio evitare che eventuali ladri rubino dentro casa, devo fermarli prima che riescano ad entrare. Se sono già dentro, certamente non andranno via a mani vuote, alert o non-alert.

Xiaomi - YI Outdoor Camera

L’ultimo punto è stata una delle ragioni per cui ho deciso di provare anche la YI Outdoor Camera: è possibile fermare i ladri prima che entrino? Probabilmente si, certamente non con queste telecamere economiche. Ho installato la YI Outdoor Camera in giardino per alcune settimane e dopo i primi giorni di tuning della sensibilità ho capito le seguenti cose:

  • La qualità degli infrarossi permette di vedere ad alcuni metri di distanza ma, durante la notte, il software non è in grado di rilevare il movimento a 3 metri dalla camera: la sera ero in grado di passeggiare nella zona del giardino inquadrata senza far scattare alcuna notifica.
  • Sempre a proposito di notifiche: non so voi, ma quando dormo io sento a malapena una telefonata. Certamente non mi sveglio per eventuali notifiche (e non ho intenzione di impostare suonerie assurde alle mie notifiche). In pratica, molte notifiche le vedevo la mattina una volta sveglio.
  • Alzare la sensibilità della telecamera porta a ricevere notifiche persino in caso di nebbia.
  • Il software delle YI non è in grado di escludere la pioggia. In realtà escludere i fenomeni atmosferici è complicato anche per camere più costose e per questo i modelli professionali spesso nelle loro logiche di trigger associano l’elaborazione dell’immagine ad altri sensori (infrarossi o microonde). Non essendoci differenze di temperatura notevoli, i sensori classici infatti riescono a filtrare questi falsi positivi.
  • E’ possibile definire nell’inquadratura l’area di motion detection ma non è possibile definire due zone o creare forme complesse (in pratica è possibile definire semplicemente un unico rettangolo delle dimensioni che si preferisce).
  • I falsi positivi, un po’ come la storia del lupo di Esopo, finiscono per far ignorare tutti gli alert.

In definitiva entrambe le telecamere vanno benissimo se avete voglia di curiosare dentro casa da remoto ma, a parte probabilmente un minimo effetto deterrente, non sono assolutamente in grado di sostituire un sistema di sicurezza professionale.

Emanuele

Moleskine.

I blog non sono morti, il mio respira ancora. E’ evidente però che negli anni la vita del “blogger” sia cambiata e così il numero dei post scritti ogni anno è variato in maniera inverosimile.
Numero dei post scritti sul blog Nel 2018 queste pagine andranno per i quindici anni ma per il giro di boa – quando il blog avrà accompagnato metà della mia vita – dovrò attenderne altri sei.

Un giorno forse studieranno gli effetti di queste vite digitali.

Emanuele

Spero che in questo nuovo anno voi facciate errori. Perché se state facendo errori, allora state facendo cose nuove, provando cose nuove, imparando, vivendo, spingendo voi stessi, cambiando voi stessi, cambiando il mondo. State facendo cose che non avete mai fatto prima e, ancora più importante, state Facendo Qualcosa.

 

Questo è il mio augurio per voi e per tutti noi ed il mio augurio per me stesso. Fate Nuovi Errori. Fate gloriosi, stupefacenti errori. Fate errori che nessuno ha fatto prima. Non congelatevi, non fermatevi, non preoccupatevi che non sia “abbastanza buono” o che non sia perfetto, qualunque cosa sia: arte o amore o lavoro o famiglia o vita.

 

Qualunque cosa abbiate paura di farla, fatela. Fate i vostri errori, il prossimo anno e per sempre.
(Neil Gaiman)

[via kOoLiNuS]

 
Non potevo non condividere. Tanti tanti auguri.

Emanuele