Onde, boe e nuovi lidi.

Il mare, così come la vita, non sempre è calmo. La vela ci sta insegnando che riconoscere le condizioni in cui si naviga è fondamentale per regolarsi ed eventualmente cambiare rotta, ridurre le vele, rivedere i piani.

Ieri, per festeggiare i nostri primi dieci anni, abbiamo armato e issato insieme il nostro primo spinnaker, con l’augurio di un vento in poppa verso nuovi orizzonti.

Emanuele

Poteva essere un trauma (e invece è un upgrade).

Il ritorno dalle vacanze è spesso un evento traumatico. Questa volta a pagarne le spese è stato il mio Macbook Pro che – dopo quasi due mesi di assenza – non ha retto l’emozione.

Tornati a casa infatti ho acceso il Mac per salvare le foto dell’estate ma pochi istanti dopo aver effettuato il login – booom! – schermo nero e silenzio assoluto. Immediatamente ho pensato fosse dipeso da un crash di macOS ma dopo qualche ora di studio e test (reset di NVRAM, SMC e dopo aver tentato di scollegare e ricollegare un po’ di device all’interno) ho accettato l’idea che a friggersi sia stato qualche componente sulla scheda madre.

Così, dopo poco più di 8 anni, il mio MacBook Pro è stato sostituito da uno scintillante MacBook Air M4 configurato con 24GB di RAM e un disco da 512GB (Apple, che tu sia maledetta un-tera di volte). [1]

Apple MacBook Air

Time Machine mi ha permesso di non perdere una virgola ma durante l’attesa del corriere ho riflettuto tanto su quanto queste nuove macchine – in questi momenti – dipendano dalla bontà del backup. Se un tempo bastava recuperare gli hard disk, oggi i le memorie saldate non permettono questa operazione (e qualora non fossero saldate, in ogni caso, i dati son cifrati con una chiave presente nel “Secure enclave” integrato).

Backup backup backup.

La regola aurea dei backup recita «3, 2, 1». Tre copie differenti dei dati, due media diversi, un supporto remoto.

I dati su Nextcloud – il mio sistema di archiviazione principale – seguono questa regola ma chiaramente al suo interno conservo solo i miei documenti, non tutte le eventuali impostazioni che in un sistema operativo sono sparse tra esso e le applicazioni.

Nei prossimi giorni dovrò rivalutare il mio setup (e verificare se non riesco, in qualche modo, a mettere in piedi un Time Machine remoto) ma se hai suggerimenti in tal senso sfrutta pure l’area commenti, dubito di esser rimasto l’ultimo nerd a non farsi sedurre dalle promesse del cloud.

Emanuele

[1] L’esperienza con il Pro è stata controversa: bella macchina sulla carta ma la tastiera a farfalla non mi ha mai convinto completamente e il modello è stato oggetto di due programmi di richiamo (uno per la tastiera, l’altro per la batteria). Sono tornato ad un modello non Pro perché ho già un computer al lavoro e le mie esigenze hobbistiche, il più delle volte, si esauriscono davanti un terminale.

Vento greco, cuor leggero.

Nella loro lunga storia, ci fu una volta in cui i Greci superarono se stessi. Tra le loro imprese più straordinarie spicca infatti la costruzione del teatro di Epidauro nella periferia del Peloponneso.

Teatro di Epidauro

La nostra estate greca ha avuto inizio da quelle parti. In un mondo odierno in cui va di moda la Silent Disco, quel teatro si posiziona ai suoi antipodi. Resistente ai millenni, è analogico ed è acusticamente perfetto.

I greci superarono se stessi in quanto, pur riprovandoci altre volte, non scoprirono mai come riprodurre il suono di quel teatro da oltre 13 mila posti, un luogo in cui una monetina che rimbalza sul proscenio può esser avvertita dagli spettatori tra le fila più in alto.

Il segreto, ci svela la tecnologia odierna, oltre alla sapiente disposizione dei livelli è la pietra calcarea a disposizione. Le frequenze basse vengono filtrate e così, mettersi al centro di quel palco ed esclamare qualsiasi cosa si trasforma in un’esperienza sorprendente. Il suono rimbalza verso di noi con un effetto stereo pazzesco e contemporaneamente viaggia tra gli spalti fino all’ultimo orecchio. Un’esperienza da provare almeno una volta nella vita.

Dopo questa parentesi, il nostro viaggio in Grecia – che ha sancito l’inizio delle vacanze 2025 – è continuato per alcuni giorni verso Atene e poi per una settimana a Kea, una splendida isola nelle Cicladi.

Su quel lembo di terra circondato dal mare tutti i miei sensi hanno goduto di un relax soprannaturale: ottimo cibo, ritmi meno incalzanti, mare pazzesco, temperatura da paradiso. Mentre le cicale mi facevano compagnia, al pomeriggio, ho potuto (ri)conoscere il meltemi, sognando – chissà quando – di poter issare qualche vela da quelle parti.

Emanuele

I più grandi cambiamenti del mondo passano dalle parole.

Non so se fosse evidente ma negli ultimi anni l’età mi ha portato ad evitare di parlare di ciò che non conosco pienamente. La mia è una forma di protesta silenziosa verso questa società che fuori e dentro i social è capace di giudicare ogni cosa, analizzare ogni disastro, trarre conclusioni da ogni evento polarizzando sempre più le opinioni verso schieramenti compatti e definiti.

Crescendo ho capito che il mondo è fatto di colori, sfumature, differenze che arricchiscono. Non esiste un buono e un cattivo. Il mondo non è limitato a Batman che deve sconfiggere Joker e non c’è nulla di più pericoloso di chi vuol ridurlo a quello.

Così, nel mio piccolo, provo a focalizzarmi sul bello perché come scriveva un famosissimo russo «la bellezza salverà il mondo». E il bello è intorno a me, intorno a noi, intorno a chi lo vuol vedere. La bellezza non ha bisogno di grandi esperti. Chissà quanti Fëdor Dostoevskij esistano in questo momento in Russia, Ucraina, Palestina, Israele, Iran, Cina, America o Europa.

Eppure molto spesso cadiamo tutti nella trappola del qualunquismo e di quella semplificazione facciamo il capostipite di un’opinione ferma e pericolosa.

Non ho una risposta a quel che sta accadendo in queste settimane, lascio ai più eruditi la possibilità di trarre conclusioni ma mi trovo molto vicino a quanto scritto da Marjane Satrapi, una scrittrice iraniana del nostro secolo.

Il mondo non è diviso tra Est e Ovest.
Tu sei americano, io sono iraniana, non ci conosciamo, ma parliamo insieme e ci capiamo perfettamente.
La differenza tra te e il tuo governo è molto più grande della differenza tra te e me.
E la differenza tra me e il mio governo è molto più grande della differenza tra me e te.
E i nostri governi sono molto simili.

Marjane Satrapi

Sono giorni tristi per l’umanità incapace di ricordarsi che dall’altro lato del cannone c’è un uomo o una donna esattamente come chi ha premuto il grilletto, esattamente come me, esattamente come te.

Emanuele

La Mille Miglia è un promemoria per noi.

Questa settimana, a Brescia, partiva la Mille Miglia. La città si è riempita di auto scomode come non possiamo neanche immaginare ma dal fascino incredibile.

Sono un appassionato di auto cresciuto a pane e Schumacher che tutt’ora mette la sveglia all’alba per non perdersi la diretta di qualifiche o gare. Ogni tanto tristemente penso che esiste una intera generazione che non ha mai visto in vita sua una Ferrari vincere un campionato di F1 – l’ultima volta nel 2007 ben 18 anni fa – ma questa è un’altra storia.

Abbiamo passato tre giorni ad ammirare delle auto meravigliose che le dinamiche di mercato non permettono più di esistere. Normative di sicurezza, anti-inquinamento, logiche di scala con unificazione massiva delle piattaforme fanno sì che le differenze tra le auto non siano più grandi come quelle possibili a metà del secolo scorso.

In quel periodo ogni decennio viveva una rivoluzione importante nelle forme e nelle tecnologie, oggi siamo sempre più diretti verso un mondo in cui l’auto è un mezzo di trasporto e non più un mezzo di emozioni.

Non sono contro la tecnologia, da ingegnere amo il progresso tecnologico ma non posso che constatare un appiattimento dello stile quando diversità e creatività sono elementi che – in qualsiasi campo vengano applicati – creano ricchezza e… fanno bene all’anima.

La Mille Miglia oggi è una gara-show ma anche un monito alla nostra società: per resistere al tempo bisogna osare e per osare è necessario un contesto che permetta di sognare e guardare oltre.

Emanuele

Migrare istanze Incus su una nuova pool

Da quasi dieci anni sono un grande estimatore di TrueNAS e per anni ho mantenuto un NAS casalingo sul ramo Core (su FreeBSD). Il sistema offre stabilità, prestazioni e un ecosistema di jail che mi ha permesso di ospitare decine di servizi in modo isolato e ordinato.

Purtroppo, come molti già sapranno, iXsystems ha abbandonato ufficialmente lo sviluppo di TrueNAS Core, puntando tutto su TrueNAS SCALE, ora ribattezzato Community Edition, basato su Linux (Debian). Una decisione che, per quanto comprensibile dal punto di vista strategico, ha costretto molti utenti – me compreso – a fare i conti con una migrazione importante.

Da jail a LXC: Incus e TrueNAS 25.04

Per circa un paio d’anni ho mantenuto la mia installazione su Core in quanto non ero un fan della virtualizzazione con kubernets e successivamente con docker (non mi addentro nei dettagli ma ha a che fare con la gestione del network). Con la versione 25.04 di TrueNAS SCALE è finalmente arrivato il supporto nativo a Incus, un fork di LXD pensato per andare a colmare la differenza tra le jail e i sistemi di virtualizzazione offerti fin ora. Questo ha rappresentato per me il momento di cambiare “ramo”: ho migrato sistema e tutte le mie jail FreeBSD in container LXC gestiti da Incus.

Non è stato un passaggio indolore, ma una volta capito il meccanismo, tutto ha preso forma.

SSD is better: migrazione dei container da pool NAS (meccanico) a SSD

All’inizio avevo creato tutti i container sulla mia pool NAS (istanziata su dischi meccanici), ma dopo aver visto i benefici in termini di reattività ho deciso di spostare i container su una nuova pool ZFS su dischi SSD.

In questa guida vedremo come migrare correttamente i container LXC da una pool all’altra, prendendo come esempio Nextcloud, ma gli stessi passaggi sono validi per tutte le altre istanze eventualmente installate.

1. Creare snapshot del container esistente

sudo zfs snapshot NAS/.ix-virt/containers/Nextcloud@migrazione

2. Creare una nuova istanza vuota sulla pool SSD

sudo incus init Nextcloud-new --empty --storage SSD

3. Esportare la configurazione corrente e modificarla

sudo incus config show Nextcloud > nextcloud-config.yaml
sudo nano nextcloud-config.yaml

Modificare la voce:

devices:
root:
pool: SSD # ← cambiare da "default" (NAS) a "SSD"

4. Importare la configurazione modificata nella nuova istanza

sudo incus config edit Nextcloud-new < nextcloud-config.yaml

5. Copiare il dataset tramite ZFS send/receive

sudo zfs send NAS/.ix-virt/containers/Nextcloud@migrazione | sudo zfs receive -F SSD/.ix-virt/containers/Nextcloud-new

Ripetere i passaggi precedenti per ciascuna istanza LXC.

6. Verifica e pulizia

In questo momento tutte le nuove istanze saranno nominate con -new finale. Verifica che tutte le istanze *-new si avviino correttamente:

sudo incus start Nextcloud-new
sudo incus list

Successivamente posso eliminare i vecchi container (da web UI o CLI):

sudo incus delete --force Nextcloud
sudo incus delete --force <nome-istanza>

7. Archiviazione del vecchio dataset

Una volta che sei sicuro che tutto funzioni, puoi mettere in sola lettura il vecchio dataset e rinominarlo (in futuro potrai decidere di eliminarlo definitivamente):

sudo zfs set readonly=on NAS/.ix-virt
sudo zfs rename NAS/.ix-virt NAS/.backup-ix-virt

8. Rinomina delle istanze *-new con i nomi originali

sudo incus rename Nextcloud-new Nextcloud
sudo incus rename
<nome-istanza>-new <nome-istanza>

9. Riavvio dei servizi

Per sicurezza, riavvia incus e middlewared:

sudo systemctl restart incus.service
sudo systemctl restart middlewared.service

10. Il DHCP!

Ultimo promemoria: Hai configurato il DHCP per assegnare alle macchine un IP statico? Attenzione ai MAC address!

Poiché le nuove istanze avranno MAC address diversi, se utilizzi delle assegnazioni statiche di IP via DHCP, assicurati di aggiornare le reservation per evitare problemi di rete.

Con questa procedura sono riuscito a spostare tutto su SSD e ora il mio ambiente è ancora più scattante e reattivo.

Hai anche tu un’infrastruttura simile?

Emanuele

Alegría

Il Cirque du Soleil, una delle compagnie circensi più famose al mondo, è a Milano fino a Giugno con «Alegría» uno spettacolo iconico di arte circense, musica e teatro. Prima di ripartire per l’estero faranno tappa, a Luglio, a Trieste.

Credits  
Photos : Anne-Marie Forker et Matt Beard 
Costumes : Dominique Lemieux
Cirque du Soleil 2024

(Credits: Anne-Marie Forker et Matt Beard – Cirque du Soleil 2024)

Ancorato nel cuore, nella mente e nell’anima di tutti coloro che hanno lavorato alla sua creazione, ora come allora, Alegría è un omaggio a creatori e sognatori che vedono oltre le barriere, coloro che camminano controcorrente e affrontano le sfide, coloro che inciampano e si rialzano, coloro che credono in ciò che può o potrebbe essere, che pensano che il cambiamento non è un’opzione, ma una necessità.

– Jean-Guy Legault, regista

Le bambine son tornate a casa entusiaste e incantate e noi con loro.

Emanuele

La terra di lu soli.

Abbiamo trascorso questo infinito ponte primaverile in Sicilia, tra amici, nespoli, mare, templi, sole e risate. Ci aspettano altri due mesi prima dell’arrivo dell’estate ma l’energia ricevuta ci ha permesso di caricare le batterie per benino. Siamo tornati con la sensazione di esser mancati da casa per tantissimo tempo.

La Sicilia in primavera è maestosamente crudele: tutto al confronto sembra piatto, appannato, scolorito.

Emanuele