Frutta d’estate.

Susine

Ho desiderato per trent’anni la possibilità di vivere a contatto con del verde. La città – coi suoi ritmi, le sue nevrosi, la sua aria – mi stava stretta, non la sentivo totalmente nelle mie corde. Un po’ per caso e un po’ per volere tutto questo si è avverato. Dopo le ciliegie (quest’anno raccolte con una ventina di amici che facevano su e giù per una scala a pioli con dei cestini molto bucolici), è arrivato il tempo delle susine.

L’estate avanza ed ha un sapore talmente limpido che non so spiegarvi.

Emanuele

In attesa.

Il mare in Sicilia
Quest’anno il mare l’abbiamo raggiunto prima. All’orizzonte, un cambiamento destinato a rivoluzionare idee, pensieri, emozioni ed equilibri.

Ci stiamo preparando con la consapevolezza di essere come quando, da piccoli, non si sapeva ancora galleggiare ma si fantasticava di saperlo fare. «Faremo così, faremo colà…» ma alla fine – sono certo – faremo tutto e il contrario di tutto.

Sono mesi belli, ricchi di grazia e pieni di dubbi.

La prossima estate sarà totalmente diversa, ma anche questa non è come tutte le altre: è già tutto in funzione di te.

Emanuele

Francoforte, una città che disorienta.

Ho passato l’ultima settimana a Francoforte e non ho ancora capito dove sia stato. Francoforte è business, è un centro a misura d’uomo e un posto legato alle tradizioni contemporaneamente, al punto che non è chiaro dove finisca l’uno e inizi l’altro.

E’ ricca [1]. E’ certamente dipendente dalla finanza, un po’ tedesca un po’ europea (qualcuno ha detto BCE?) e senza ombra di dubbio tutto ciò traspare anche dall’intensità dei lavori con cui stan trasformando la città per donarle uno skyline da cartolina.

Non è però una metropoli fuori controllo dove le infrastrutture non hanno retto (traffico milanese? Metropolitana di Londra? Trasporti romani?) e per questo sembra quasi a misura d’uomo. Si vedono tante biciclette in giro, tantissime piste ciclabili che piuttosto che interrompersi agli incroci come fanno in Italia, sono evidenziate con maggior enfasi.

A proposito di confronti, mi vien naturale ripensare ad una tecnologia assurda che hanno attivato nelle metropolitane. Praticamente dopo che fai il biglietto alla macchinetta (o lo acquisti in edicola) puoi raggiungere i binari e prendere la metro senza attraversare controlli, tornelli, barcode, verifica abbonamenti. Questa rivoluzionaria tecnologia la chiamano “civilità” ma sarà una trovata tedesca che certamente in Italia non può essere importata perché illegale.

Tirando le somme, mi è piaciuta ma non mi ha fatto impazzire. Un po’ per via della guerra (fu rasa al suolo al 70%), un po’ per la smania di renderla moderna, hanno riempito il centro “storico” di grattacieli tanto belli quanto asettici al punto che quando incontri due casette tedesche sorridi e pensi «ah, doveva essere così un tempo…».

Emanuele

[1] Fuor di metafora: in 5 giorni ho visto solo una Fiat Punto ma ho perso il conto delle Bentley incontrate.

The terminal.

Alcuni anni fa, durante i viaggi in Cina provai l’ebbrezza della doccia in aeroporto. Facevo scalo a Monaco o Francoforte e dopo 11 ore di volo l’accesso alla lounge Lufthansa mi permetteva di prenotare anche una camera benessere in cui fare una doccia e cambiarmi in attesa della coincidenza.

Questo mese, nell’almanacco dei miei record aeroportuali ho aggiunto una nuova medaglia: 10 voli in un mese. Una media di un volo ogni 3 giorni passando per Milano, Roma, Venezia e Palermo.

Alla faccia di Tom Hanks che in “The Terminal” non riusciva più a prenderne neanche uno.

Emanuele

In volo.

La Sicilia è diventata stupenda da quando la osservo con occhi affamati.

All’alba di una nuova primavera il mare era prepotentemente intento a lasciarmi a bocca aperta. Al contempo, il vento caldo che arrivava dall’Africa non faceva altro che incatenare ogni mio desiderio su quelle spiagge deserte.

Ho preso sei aerei negli ultimi dieci giorni ma il mio regalo di compleanno è stato un respiro profondo dritto nell’anima.

Emanuele

L’ora legale, un film da rifare.

Mi è sempre piaciuta la comicità e il carattere di Ficarra e Picone. Questa opinione però non ha trovato conferma dopo aver visto “L’ora legale” che mi ha lasciato inorridito, deluso e amareggiato. Deluso dal progetto che hanno deciso di portare avanti, aggrappato probabilmente a un paio di idee continuamente ostentate. Amareggiato perché la Sicilia descritta nel film è disgustosa per tantissime persone. Ho visto il film in una sala del nord Italia e non ho potuto fare a meno di sentire alcuni vicini di posto esclamare con spocchiosità che “al Sud vivono così”. [1]

Ficarra e Picone - Film "L'ora legale"
Certamente tanti aspetti della Sicilia non sono condivisibili e sono causa di un dolore che tanti, tanti siciliani portano dentro con un trasporto paragonabile a quello che si vive quando un familiare, un figlio, prende una via sbagliata. Non vi è nulla su cui ironizzare. Non diverte.

Come sapete, per lavoro son finito al nord. So bene quanto la terra in cui son cresciuto sia piena di compromessi, contraddizioni, culture che hanno radici antiche, robuste e difficili da estirpare. Sono andato via con un senso di colpa che in pochi potranno comprendere. L’idea di non star facendo più nulla – attivamente – dopo anni passati nel volontariato è un cambiamento che richiede tempo per essere elaborato completamente. Tutt’ora quel processo non si è concluso dentro me.

Mi sento offeso e amareggiato dalla leggerezza con cui hanno deciso di ironizzare come se stessero cercando consensi facili e un altrettanto facile successo (economico). In tante sale la cultura ignorante descritta nel film avrà garantito applausi semplicissimi da raccogliere.

Mi ha deluso tantissimo quando nel film anche l’onesto viene dipinto come una persona che appena messa alla prova decide di boicottare il sindaco delle riforme per proteggere il proprio tornaconto.

Quella portata avanti è un’ironia stupida: se si sceglie di parlare di un tema difficile, non è sufficiente inserire due battute sagaci qua e là per rendere l’argomento divertente. Non mi aspettavo un film alla Pif che – bravissimo ultimamente – mi fece concludere “La mafia uccide solo d’estate” con le lacrime agli occhi. Penso che Ficarra e Picone possano prendere spunto da un altro loro concittadino per approfondire modi per ironizzare sulle storture di una terra difficile da sanare. Il messaggio finale non è educativo. Certamente non era loro intento fare un film educativo ma il pressappochismo e la leggerezza con cui si cavalca tutto il male che c’è in Sicilia rischia di lasciare lo spettatore medio con la convinzione che nulla possa cambiare e quindi… meglio farci su una risata.

Fotografando in questo modo la loro terra, Ficarra e Picone, non mi sembrano per nulla differenti da quella Sicilia che pensano di criticare. La chiusa nella quale il mafioso con naturalezza disarmante escalama «non siamo cattivi, siamo necessari» è stato un pugno nello stomaco per chi, come me, per anni ha marciato per le vie della sua città esclamando ad alta voce che la mafia è una montagna di merda.

Risolvere certi problemi, raddrizzare determinate abitudini, è un lavoro lungo, impegnativo, a tratti doloroso. In Sicilia tanti giovani e anziani lottano quotidianamente contro certi retaggi. In tanti si battono contro la superficialità. In tanti vanno in giro mostrando che… non è per nulla divertente. Esiste gente che per smontare certe abitudini ha sacrificato la propria vita.

L’ora legale” è un film che va visto con consapevolezza. Non può e non deve diventare l’ultimo film comico in locandina cui portare i bambini il sabato pomeriggio. Di comico, in quel che si vede, non vi è proprio nulla.

Emanuele

[1] Data la loro perspicacia, dovevano rendersi conto che è il modo in cui si vive al Sud è tema delicato da affrontare. Rinnova pregiudizi molto radicati al nord che con fatica si cerca di scardinare. Inoltre, in determinate realtà del Sud, il film rafforza il concetto per cui lo Stato è una palla colossale e che per stare bene, raccomandazioni, pressappochismo, egoismo, furbizia siano tutti strumenti più che validi.