I blogger sono soli, i blog sono luoghi silenziosi. In questi giorni, un post di Luca circa la solitudine dei blogger (a sua volta spinto da una segnalazione di Nicola) mi ha fatto riflettere parecchio. Le piattaforme social hanno “vinto” nella corsa alla popolarità perché offrono a chiunque la speranza di vivere in vetrina. L’algoritmo, questo oscuro elemento che caratterizza i principali social odierni, concede a tutti la stessa illusione e speranza. Lui, deus-ex-machina del sistema, bugiardamente super-partes promette di garantire a tutti la stessa possibilità. Tutti postano qualcosa alla ricerca di una piccolissima gratificazione: la conferma di esistere e il riconoscimento di valere. Viviamo in una società in cui la visibilità è una delle maggiori aspirazioni, in cui non conta quel che viene detto ma il rumore che quelle parole generano. Lo hanno capito benissimo tutti i gruppi apicali dei vari settori della società moderna che sfruttano proprio questa dinamica per rafforzare la loro popolarità e rilevanza.
I blog non garantiscono questa possibilità, i blog non promettono lettori. I blog non finiscono algoritmicamente catapultati sullo schermo del popolo: non esiste un sistema automatico e questa promessa non è presente proprio by design. I blog al contrario lasciano spazio a forme (e format) di comunicazione più lente. Alla rapidità dei messaggi da 30 secondi con tanto di testo sovrascritto per colpire con maggior rapidità di TikTok, i blog rispondono con un formato assolutamente non uniforme, e quindi riconoscibile, all’interno di quella che (un tempo) veniva chiamata blogosfera.
La diversità è ricchezza, la profondità è valore, la lentezza è vita. I blog incarnano nel loro codice elementi che nel periodo della «costruzione di internet» furono fondamentali. L’assenza di contenuti e l’esplorazione dei possibili formati comunicativi garantiva una varietà enorme. Ogni sito era diverso, ogni pagina aveva il suo metro ed il suo stile. I blog ricordano un po’ l’industria degli anni ’60 e ’70, periodo del boom dell’esplorazione di forme e concetti. I prodotti industriali odierni rispettano standard e regolamenti talmente definiti che spesso imprigionano la diversità e la fantasia.
La società tornerà ai blog? Un cambio radicale non credo sia immaginabile. L’ansia con cui la massa cerca di guadagnare rilevanza non è ancora al culmine anche se sempre più persone diventano consapevoli e infastidite dalla tossicità di quei luoghi e del mondo capitalistico che le governa.
Sono convinto che l’uomo continuerà sempre ad aver bisogno di condividere e di essere riconosciuto nella società. Questi due elementi non sono in contrasto l’uno con l’altro ed entrambi sono necessari all’evoluzione della specie, semplicemente però mi auguro si possa pian piano convergere verso forme meno estreme, polarizzate e imprigionanti.
Emanuele
