Le cicale.

Siamo appena tornati da dieci giorni in Grecia. Siamo stati ad Atene, siamo andati a Capo Sunio a fare un bagno guardando il tempo di Poseidone e ad Hydra, una meravigliosa isola del mar Egeo in cui l’unico mezzo di trasporto sono asini e cavalli.

Giorgia ed Elena sono state due splendide viaggiatrici e speriamo che la terza sorella in arrivo impari presto da loro.

Ho ancora gli occhi pieni della bellezza di quei luoghi. Crescendo mi sono accorto di come la macchia mediterranea tocchi i tasti più profondi del mio essere. Lasciare Atene per tornare a Milano è stata dura e più volte, nuovamente, mi son chiesto come sarebbe una vita a latitudini meno fredde.

La semplicità di quei posti unita al calore della gente fa sognare ritmi diversi dove desideri, sentimenti e natura possano avere il loro spazio.

Le cicale che a Settembre cantavano ancora mi riportavano alle mie estati da bambino quando l’ozio pomeridiano regalava momenti che oggi non esistono più.

Ho provato a badare meno al telefono e più al profumo dell’aria, al suono che arrivava nella nostra camera, agli zoccoli degli asini che, instancabili, percorrevano quotidianamente quei gradini smussati dal tempo.

Non so quanto durerà la memoria di tutto questo ma so di volerla rinnovare presto.

In modo maldestro, con ago grosso, con filo grosso,
s’attacca i bottoni della giacca. Parla da solo:
Hai mangiato il tuo pane? hai dormito tranquillo?
hai potuto parlare? tendere la mano?
ti sei ricordato di guardare dalla finestra?
hai sorriso al bussare della porta?
Se la morte c’è sempre, è la seconda.
La libertà sempre è la prima.

Ghiannis Ritsos – Le cose elementari

Emanuele

5 commenti » Scrivi un commento

  1. Io in Grecia ci ho lasciato il cuore 18 anni fa. Con Sunshine decidemmo di passare qualche giorno a Santorini e dintorni. Ancora oggi ricordo le bellissime passeggiate in spiaggia, la natura selvaggia, i profumi del pesce appena pescato e già cotto tra le bancarelle ed i ristoranti sul lungomare, il vento tra i capelli mentre giravamo l’isola in scooter, la colazione a base di yogurt greco e frutta sulla terrazza che guarda sul Mediterraneo, ed ovviamente la baldoria delle isole più festaiole vicino a Santorini. Luoghi incantati, dove vorrei riportare le nostre due bimbe prima o poi.

    • Non ricordo di avertelo mai chiesto ma… riesci a tornare spesso in Italia? Com’è finita con tutti i contatti/parenti/amici che avevi qui? Come vive la tua famiglia d’origine la tua distanza? In che modo si è organizzata anche lei? Tutto questo può sembrare fuori tema ma una delle ragioni per cui emigrare adesso mi sembra difficile è proprio legato a tutta la rete sociale che credo distruggerei (nuovamente).
      Ciao,
      Emanuele

      • Mi sono espresso male probabilmente. Qui sopra intendevo “riportare in vacanza”, non per trasferirci. Non potrei mai sradicarle dal loro ambiente naturale in cui sono cresciute. Che poi loro decidano di emigrare in Europa è una scelta che devono fare indipendentemente. Riguardo ai miei contatti, ovviamente dopo 15 anni molti si sono persi o ridotti a messaggi solo per compleanni e feste comandate. I miei non hanno preso, all’epoca, la mia partenza con troppa gioia (beh, mi pare normale), ma ora abbiamo trovato il nostro equilibrio anche grazie alla tecnologia che ci consente di sentirci, almeno virtualmente, più vicini. Qui abbiamo ricostruito una rete di amicizie e conoscenze, attraverso le frequentazioni con i genitori delle compagne di classe delle bimbe, e se dovessimo un giorno tornare in Italia, sarebbe difficile ricominciare da zero. Sebbene Sunshine abbia questo dono naturale di legare con chiunque quasi all’istante, quindi non mi preoccuperei molto. Al momento, a dirla tutta, mi piacerebbe andare in pensione nel nord Europa: buona sanità, stile di vita calmo, servizi che funzionano, costo della vita paragonabile a quello americano… Vedremo come si mettono le cose.

        • Ciao Dino, si, avevo chiaro che stessi sognando di portarle in vacanza prima o poi. La domanda infatti era: “riesci a tornare spesso in Italia?”. Cioè: quanto tempo passa (forse passava, pre-covid) tra una visita e l’altra? Ihihi, dal fatto che stia iniziando a fare lo spelling delle frasi in italiano sia qui che sul tuo blog ho la sensazione che non torni da un po’! 😛
          Per il resto mi confermi quel che credo già: la vita è dove ti trovi. La tecnologia chiaramente aiuta ma è inutile sperare che la distanza non influisca sulle relazioni.
          Ciao,
          Emanuele

  2. Assolutamente, la distanza influisce eccome. La fisicità che fa parte del nostro essere non si può appiattire e virtualizzare senza che vi siano conseguenze per le relazioni ad essa collegate. L’ultima volta siamo stati in Italia nel 2016: abbiamo voluto aspettare che la piccola fosse grande abbastanza (cinque anni all’epoca) da poter ricordare quell’esperienza. Poi avevamo in progetto di tornare nel 2020, ma sappiamo tutti come è andata a finire. Vediamo se l’anno prossimo riusciamo a farcela. Entrambe le bimbe non vedono l’ora di passare un po’ di tempo in Italia… ed assaporare la bella vita 🙂

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