Adesso posso dirvelo…

Una volta, da piccolo, ho fatto la cacca e un pezzo è rimasto a galleggiare.

Solo che non ero a casa. Ero a un raduno degli araldini (si, da piccolo ho fatto anche quello! :-)): una settimana distante da casa, insieme ad altri bambini, in un convento di frati cappuccini nonostante la tenerissima età (avevo non più di 9 anni…).

Mi ricordo che si cantava, ci portavano fuori a giocare e una volta sono persino salito in macchina con un frate che prendeva le curve contromano.

Ecco, insieme a questa cosa delle curve, ricordo benissimo che quella cacca galleggiante divenne per giorni oggetto di indagini.

Non voleva andarsene perché stranamente resisteva a tutto! Le migliori secchiate d’acqua le attraversava come se fossero le sue montagne russe. I più grandi – per farci ridere – ci spiegavano che probabilmente aveva una bella bolla d’aria al suo interno che l’aiutava nello stare a galla.

Ricordo che Bernardo, uno dei responsabili, chiese un po’ a tutti chi fosse stato e ci ridemmo sopra per quasi tutto il campo.

Io, ovviamente, dissi una bella bugia: sapevo di chi era la colpa e ogni volta che passavo dal bagno, mi scappava un sorriso che solo i bambini conoscono. :joy:

Emanuele

HostingZoom, grazie.

Di HostingZoom ne ho parlato spesso in questi anni. Oggi però ho voglia di ringraziarli per la correttezza con cui si pongono nei confronti dei clienti.

Il mese scorso questo blog era andato down per alcune ore e il loro SLA (Service Level Agreement) prevede un rimborso totale della spesa del mese in cui avviene il downtime per malfunzionamenti oltre le 7 ore.

Ieri ho mandato l’email per richiedere il rimborso e oggi ho ricevuto la seguente risposta:

Hello Emanuele,
Thanks for your patience with the issues last month as our techs worked to resolve the problems. I am happy to issue a free months hosting credit to the account and will to do at once.

Regards,
Les

Non è la prima volta che chiedo un rimborso (anche parziale) e mi è sempre stato accordato senza alcuna discussione.

E’ bello vedere una azienda lavorare in maniera così pulita e corretta, differentemente da alcuni competitor italiani che promettono “uptime garantito”, ma se provi a chiedere cosa comporta il non rispettare l’uptime promesso, ricevi in risposta un laconico:

Non esiste alcun rimborso, il valore indicato (su base annua) rappresenta il nostro valore di uptime.

Dove sta la “garanzia”? Scrivete “uptimee basta, facendovi belli di quel valore (se potete rispettarlo).

Non chiedetemi di che servizio di hosting si tratta… o per lo meno, se volete, fatelo in privato.

Detto ciò, complimenti e grazie HostingZoom, che – tra l’altro – non classifica i clienti stranieri (è un servizio di hosting americano) come utenti di serie B. Un utente è un utente e in quanto tale va rispettato.

Emanuele

Schermo nero col kernel 2.6.31-14 (Karmic Koala release) e scheda grafica Intel.

Avevo appena finito l’upgrade di Ubuntu nel portatile di mio padre (sisi, mio padre da alcuni mesi usa Ubuntu, prima o poi trovo il tempo di parlarne meglio…), quando, al primo riavvio, subito dopo l’avvio di GRUB, il sistema mi ha lasciato senza schermo: il nuovissimo GDM di Karmic Koala non veniva visualizzato facendomi fare brutta figura! 😐

Il display rimaneva nero (non spento, la retroilluminazione era attiva) e sicuramente il sistema riusciva a caricarsi (tanto che sentivo il suono di avvio). Il problema dunque, doveva dipendere da qualche incompatibilità con la scheda video (integrata, Intel GMA X4500).

Per farla breve, la soluzione sta nel modificare il file di boot aggiungendo il parametro i915.modeset=0:

title Ubuntu 9.10, kernel 2.6.31-14-generic
uuid c9f6e5c3-90db-4869-a00f
kernel /boot/vmlinuz-2.6.31-14-generic root=UUID=c9f6e5c3-90db-4869-a00f ro i915.modeset=0 quiet splash
initrd /boot/initrd.img-2.6.31-14-generic
quiet

Ovviamente, visto che il sistema è inagibile, bisogna riavviare con la penultima versione del kernel disponibile (il GDM non partiva neanche in recovery mode) e per aprire il file di boot, basta digitare sul terminale:

sudo gedit /boot/grub/menu.lst

Fatto ciò, riavviate e godetevi il vostro Koala Karmico (uno dei nomi più brutti tra le versioni di Ubuntu ma… sfido voi a trovare animale e aggettivo carini con la K!). 🙂

Emanuele

Mattoni per l’anima.

Ho scelto il prossimo libro da leggere: se avete consigli, fate presto e siate convincenti: se riesco domani pomeriggio passo dalla libreria!

E’ un titolone da oltre 500 pagine… ma ho scoperto di saperle reggere: dipende solo da chi scrive! 🙂

L’ho deciso mentre aiutavo mia madre a far la spesa e trainavo il carrello tra gli infiniti scaffali della Coop. Non so perché, ma quei flaconi, barattoli, buste, bottiglie e pacchi mi hanno fatto tornare a casa convintissimo della scelta! 😕

Emanuele

PS: il titolo non vuol sottolineare il peso dei libri ma la loro capacità di costruire ciò che siamo.

Addio.

Mi sto rendendo conto di avere una certa resistenza agli addii.

Sono una cosa che odio. L’idea di distaccarsi da qualcuno o qualcosa, soprattutto quando senti dentro un bel legame, è qualcosa che proprio non mi va giù.

E non mi riferisco solo alle persone, quello penso sia così per tutti (anche se c’è chi fatica meno nell’andare oltre…).

Leggendo le ultime pagine di “La fine è il mio inizio” di Tiziano Terzani, ogni parola che leggevo cresceva un senso d’angoscia in me.

Sia perché sapevo che quest’uomo, che racconta e si racconta, non c’è più, sia perché sentivo d’avere ancora sete di parole simili.

Vedevo le pagine finire, erano proprio le ultime dopo 450 passate insieme ed era dura separarsene.

Comunque… proprio “Addio” è un capitolo bellissimo. Penso che se anche non vogliate mai prendere in mano – interamente – questo capolavoro (che ha venduto oltre mezzo milione di copie), dovreste leggerlo ugualmente.

Ma se ti ci avvicini prima, se impari a rinunciare ai desideri, a distaccarti da tutto non perdi nulla, l’hai già perso, sei già morto strada facendo. Non morto, sei vissuto meglio. La sofferenza viene dall’essere attaccato alle cose. Budda lo dice così bene: Se hai una cosa, hai paura di perderla; se non ce l’hai, la vuoi avere.

Tratto da: “La fine è il mio inizio” di Tiziano Terzani

Si può arrivare a vedere la morte, la propria morte, in questo modo? Capire che è un passaggio dovuto, realizzare che – come dice Terzani stesso, “si muore dal momento che si nasce”, lasciando intendere che morte e vita siano un’unica cosa e non due momenti separati.

Siamo, culturalmente, così disabituati a vederla così. La morte, è sempre “degli altri”.

Vedi, tutto quello che dico ti porta a qualcosa che è il mio unico vero contributo, credo: guardare il mondo in un altro modo. Guardalo in un modo tuo, in un modo più sensibile. E’ li, meraviglioso.  […]

Saskia, tu sei una bella donna, madre e giovane. Fermati ogni tanto. Fermati e lasciati prendere dal sentimento di meraviglia davanti al mondo. […] Mettiti per un quarto d’ora lì a sentire il silenzio, a sentirlo. Ascolta il silenzio!

Ma chi lo fa?!

Sentire il silenzio. Ho riflettuto tanto su queste parole proprio mentre le leggevo. Sembra quasi una contraddizione. Il silenzio è qualcosa che, per definizione, non si sente. Se non c’è nulla da sentire, c’è silenzio.  E invece… ci vien detto di ascoltare il silenzio.

Che poi, se ci provate, tanto silenzio non c’è. Immediatamente, il vostro Io inizia a parlare in una maniera sorprendente e credo sia difficilissimo – se non impossibile – farlo calmare.

Il Vero Silenzio, sarei curioso di sentirlo. Chissà cosa avrebbe da dirmi.

Intanto, da oggi, dovrò trovare un nuovo libro...

Emanuele

L’irragionevole insofferenza umana.

Yoga-ista in equilibrio

Da un essere umano, che cosa ci si può attendere? Lo si colmi di tutti i beni del mondo, lo si sprofondi fino alla radice dei capelli nella felicità, e anche oltre, fin sopra la testa, sì che alla superficie della felicità non salga che qualche bollicina, come sul pelo dell’acqua – gli si diano la tranquillità e di che vivere, al segno che non gli rimanga proprio nient’altro da fare se non dormire, divorare pasticcini e pensare alla sopravvivenza dell’umanità; ebbene, in questo stesso istante, proprio lo stesso essere umano che avete reso felice, da quel bel tipo che è, e unicamente per ingratitudine, e per insultare, vi giocherà un brutto tiro. Egli metterà in gioco persino i pasticcini, e si augurerà la più nociva assurdità, la più dispendiosa sciocchezza, soltanto per aggiungere a questa positiva razionalità un proprio funesto e capriccioso elemento. Egli vorrà conservare le sue stravaganti idee, la sua banale stupidità…

Fëdor Michajlovič DostoevskijMemorie dal sottosuolo

Emanuele

(photo credits)

Continuamente.

Stasera, durante la celebrazione della Messa, ho letto una frase che mi ha colpito:

I santi sono coloro che nella vita hanno avuto continuamente fiducia nella bontà di Dio, che sempre ascolta chi a lui si rivolge.

Immediatamente ho pensato quanto, quel semplice avverbio, pesasse in questa frase.

Subito dopo mi son reso conto che non è così difficile in fondo: è un cavolo di avverbio da tenere in mente durante le nostre giornate! 🙂

Emanuele