Mattoni per l’anima.

Ho scelto il prossimo libro da leggere: se avete consigli, fate presto e siate convincenti: se riesco domani pomeriggio passo dalla libreria!

E’ un titolone da oltre 500 pagine… ma ho scoperto di saperle reggere: dipende solo da chi scrive! 🙂

L’ho deciso mentre aiutavo mia madre a far la spesa e trainavo il carrello tra gli infiniti scaffali della Coop. Non so perché, ma quei flaconi, barattoli, buste, bottiglie e pacchi mi hanno fatto tornare a casa convintissimo della scelta! 😕

Emanuele

PS: il titolo non vuol sottolineare il peso dei libri ma la loro capacità di costruire ciò che siamo.

Addio.

Mi sto rendendo conto di avere una certa resistenza agli addii.

Sono una cosa che odio. L’idea di distaccarsi da qualcuno o qualcosa, soprattutto quando senti dentro un bel legame, è qualcosa che proprio non mi va giù.

E non mi riferisco solo alle persone, quello penso sia così per tutti (anche se c’è chi fatica meno nell’andare oltre…).

Leggendo le ultime pagine di “La fine è il mio inizio” di Tiziano Terzani, ogni parola che leggevo cresceva un senso d’angoscia in me.

Sia perché sapevo che quest’uomo, che racconta e si racconta, non c’è più, sia perché sentivo d’avere ancora sete di parole simili.

Vedevo le pagine finire, erano proprio le ultime dopo 450 passate insieme ed era dura separarsene.

Comunque… proprio “Addio” è un capitolo bellissimo. Penso che se anche non vogliate mai prendere in mano – interamente – questo capolavoro (che ha venduto oltre mezzo milione di copie), dovreste leggerlo ugualmente.

Ma se ti ci avvicini prima, se impari a rinunciare ai desideri, a distaccarti da tutto non perdi nulla, l’hai già perso, sei già morto strada facendo. Non morto, sei vissuto meglio. La sofferenza viene dall’essere attaccato alle cose. Budda lo dice così bene: Se hai una cosa, hai paura di perderla; se non ce l’hai, la vuoi avere.

Tratto da: “La fine è il mio inizio” di Tiziano Terzani

Si può arrivare a vedere la morte, la propria morte, in questo modo? Capire che è un passaggio dovuto, realizzare che – come dice Terzani stesso, “si muore dal momento che si nasce”, lasciando intendere che morte e vita siano un’unica cosa e non due momenti separati.

Siamo, culturalmente, così disabituati a vederla così. La morte, è sempre “degli altri”.

Vedi, tutto quello che dico ti porta a qualcosa che è il mio unico vero contributo, credo: guardare il mondo in un altro modo. Guardalo in un modo tuo, in un modo più sensibile. E’ li, meraviglioso.  […]

Saskia, tu sei una bella donna, madre e giovane. Fermati ogni tanto. Fermati e lasciati prendere dal sentimento di meraviglia davanti al mondo. […] Mettiti per un quarto d’ora lì a sentire il silenzio, a sentirlo. Ascolta il silenzio!

Ma chi lo fa?!

Sentire il silenzio. Ho riflettuto tanto su queste parole proprio mentre le leggevo. Sembra quasi una contraddizione. Il silenzio è qualcosa che, per definizione, non si sente. Se non c’è nulla da sentire, c’è silenzio.  E invece… ci vien detto di ascoltare il silenzio.

Che poi, se ci provate, tanto silenzio non c’è. Immediatamente, il vostro Io inizia a parlare in una maniera sorprendente e credo sia difficilissimo – se non impossibile – farlo calmare.

Il Vero Silenzio, sarei curioso di sentirlo. Chissà cosa avrebbe da dirmi.

Intanto, da oggi, dovrò trovare un nuovo libro...

Emanuele

L’irragionevole insofferenza umana.

Yoga-ista in equilibrio

Da un essere umano, che cosa ci si può attendere? Lo si colmi di tutti i beni del mondo, lo si sprofondi fino alla radice dei capelli nella felicità, e anche oltre, fin sopra la testa, sì che alla superficie della felicità non salga che qualche bollicina, come sul pelo dell’acqua – gli si diano la tranquillità e di che vivere, al segno che non gli rimanga proprio nient’altro da fare se non dormire, divorare pasticcini e pensare alla sopravvivenza dell’umanità; ebbene, in questo stesso istante, proprio lo stesso essere umano che avete reso felice, da quel bel tipo che è, e unicamente per ingratitudine, e per insultare, vi giocherà un brutto tiro. Egli metterà in gioco persino i pasticcini, e si augurerà la più nociva assurdità, la più dispendiosa sciocchezza, soltanto per aggiungere a questa positiva razionalità un proprio funesto e capriccioso elemento. Egli vorrà conservare le sue stravaganti idee, la sua banale stupidità…

Fëdor Michajlovič DostoevskijMemorie dal sottosuolo

Emanuele

(photo credits)

Continuamente.

Stasera, durante la celebrazione della Messa, ho letto una frase che mi ha colpito:

I santi sono coloro che nella vita hanno avuto continuamente fiducia nella bontà di Dio, che sempre ascolta chi a lui si rivolge.

Immediatamente ho pensato quanto, quel semplice avverbio, pesasse in questa frase.

Subito dopo mi son reso conto che non è così difficile in fondo: è un cavolo di avverbio da tenere in mente durante le nostre giornate! 🙂

Emanuele

Mille per cinque.

La Panda Panda oggi (dopo 6 mesi e 7 giorni) ha raggiunto i 5000 chilometri!

5000km - Fiat Panda Panda (Natural Power) - contachilometri

Tra pochi giorni (attendo il prossimo rifornimento) pubblicherò una analisi dettagliata dei consumi di questo mostriciattolo ecologico! 🙂

Intanto cammina che è una bellezza, non ha ancora un graffio, l’ho lavata (a manina) fino a questa domenica, le ho pulito i vetri ad ogni rifornimento e controllato la pressione delle gomme ogni 2 mesi circa. Alcune volte evito di impugnare il cambio dal pomello per evitare che col tempo diventi lucido per il sudore… sono deviato, vero?! 😛

E’ p-e-r-f-e-t-t-a ma, come qualche tempo fa mi chiedo, può un post portar sfiga?! 😀

Emanuele

PS: la foto è fatta col cellulare mentre guidavo… non è il massimo ma sfido voi a scattare una foto sistemata in circonvallazione… 😐