Addio.

Mi sto rendendo conto di avere una certa resistenza agli addii.

Sono una cosa che odio. L’idea di distaccarsi da qualcuno o qualcosa, soprattutto quando senti dentro un bel legame, è qualcosa che proprio non mi va giù.

E non mi riferisco solo alle persone, quello penso sia così per tutti (anche se c’è chi fatica meno nell’andare oltre…).

Leggendo le ultime pagine di “La fine è il mio inizio” di Tiziano Terzani, ogni parola che leggevo cresceva un senso d’angoscia in me.

Sia perché sapevo che quest’uomo, che racconta e si racconta, non c’è più, sia perché sentivo d’avere ancora sete di parole simili.

Vedevo le pagine finire, erano proprio le ultime dopo 450 passate insieme ed era dura separarsene.

Comunque… proprio “Addio” è un capitolo bellissimo. Penso che se anche non vogliate mai prendere in mano – interamente – questo capolavoro (che ha venduto oltre mezzo milione di copie), dovreste leggerlo ugualmente.

Ma se ti ci avvicini prima, se impari a rinunciare ai desideri, a distaccarti da tutto non perdi nulla, l’hai già perso, sei già morto strada facendo. Non morto, sei vissuto meglio. La sofferenza viene dall’essere attaccato alle cose. Budda lo dice così bene: Se hai una cosa, hai paura di perderla; se non ce l’hai, la vuoi avere.

Tratto da: “La fine è il mio inizio” di Tiziano Terzani

Si può arrivare a vedere la morte, la propria morte, in questo modo? Capire che è un passaggio dovuto, realizzare che – come dice Terzani stesso, “si muore dal momento che si nasce”, lasciando intendere che morte e vita siano un’unica cosa e non due momenti separati.

Siamo, culturalmente, così disabituati a vederla così. La morte, è sempre “degli altri”.

Vedi, tutto quello che dico ti porta a qualcosa che è il mio unico vero contributo, credo: guardare il mondo in un altro modo. Guardalo in un modo tuo, in un modo più sensibile. E’ li, meraviglioso.  […]

Saskia, tu sei una bella donna, madre e giovane. Fermati ogni tanto. Fermati e lasciati prendere dal sentimento di meraviglia davanti al mondo. […] Mettiti per un quarto d’ora lì a sentire il silenzio, a sentirlo. Ascolta il silenzio!

Ma chi lo fa?!

Sentire il silenzio. Ho riflettuto tanto su queste parole proprio mentre le leggevo. Sembra quasi una contraddizione. Il silenzio è qualcosa che, per definizione, non si sente. Se non c’è nulla da sentire, c’è silenzio.  E invece… ci vien detto di ascoltare il silenzio.

Che poi, se ci provate, tanto silenzio non c’è. Immediatamente, il vostro Io inizia a parlare in una maniera sorprendente e credo sia difficilissimo – se non impossibile – farlo calmare.

Il Vero Silenzio, sarei curioso di sentirlo. Chissà cosa avrebbe da dirmi.

Intanto, da oggi, dovrò trovare un nuovo libro...

Emanuele

6 commenti » Scrivi un commento

  1. Ma da quanto te lo porti dietro sto libro? è sempre lo stesso o cambi sempre tomo? Saranno tre mesi che lo leggi….. 😡

    • Roberto… è finito! E’ stato un bel viaggio e già mi manca. Comunque non posso leggere ogni sera purtroppo! Faccio 10 miliardi di altre cose: 3 sere a settimana ho la palestra, 2 sere a settimana ho riunioni organizzative scout… rimane il sabato e la domenica sera e solitamente si esce! Insomma… leggo sempre nei ritagli di tempo che riesco a trovarmi! 🙂
      Ciao,
      Emanuele

  2. ema ho provato le tue stesse sensazioni.tanto che sai la sua penultima foto con la mano che ci saluta?ho voglia di farmi una maglietta e di portarla sempre con me!io sto continuando a leggere tutti i suoi libri. La fine e’ il inizio e’ il libro a cui parlo in assoluto, io l’ho letto anche sul treno, lacrime che scendevano, ma kissenefrega, w le emozioni sempre!Grande TIZIANO!

    • Dovrebbero esistere più persone così o… se ci sono, andrebbero fatte conoscere con più forza. Altro che veline, tronisti e schifezze simili.
      Ciao,
      Emanuele

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