Commūto, -as, -āvi, -ātum, -are.

Le persone col tempo cambiano inesorabilmente. Ogni tanto mi fermo a riflettere che persino fisicamente non sono mai le stesse. Le cellule della loro pelle vengono rinnovate in continuazione ma non solo quelle, persino quelle che compongono le ossa, il cervello, gli organi vitali sono in una imperterrita trasformazione.

Tutto è in continuo mutamento tanto che, il corpo che puoi aver abbracciato tempo fa sarà totalmente diverso da quello di oggi. La mano che hai stretto non sarà più la stessa.

E’ incredibile questa cosa, provate a osservare le persone che incontrate con questa visione e tutto sembrerà frutto di una “novità” che sarebbe da stupidi non aspettarsi. 🙂

Emanuele

Ed andiamo avanti, soli o in mezzo a tanti.

Innamorati, non si sente ragione; non si ha paura di nulla; si è disposti a tutto. Innamorati, ci si sente inebriati di libertà; si ha l’impressione di poter abbracciare il mondo intero e ci pare che l’intero mondo ci abbracci.

Tratto da: “La fine è il mio inizio” di Tiziano Terzani

Due righe per descrivere ciò che vivo. E’ strano ritrovarsi a pieno in queste parole nonostante il mio status di single: è qualcosa che non immaginavo potesse esistere…

Emanuele

Giallo.

Se solo un paio d’anni fa m’aveste detto certe cose, avrei avuto difficoltà a credervi. Il giallo descritto dai Coldplay in questa canzone vi avrei detto che è mera illusione, che vivere una vita in giallo è qualcosa di surreale. Che pensare, quasi narcisisticamente, che le stelle brillino per noi fosse pura follia.

Guarda le stelle
guarda come brillano per te
e per tutto ciò che fai,
sì, erano tutte gialle.

Sono arrivato
e ho scritto una canzone per te
e per tutto ciò che fai,
e si chiamava “giallo”…

Coldplay – Yellow

M’aveste detto che sarei tornato single, vi avrei anche potuto credere perché due anni fa nasceva una rivoluzione interiore che non so ancora spiegarmi del tutto.

M’aveste detto che avrei ripreso a studiare con l’entusiasmo di quando ero più piccolo, vi avrei potuto credere ugualmente. Quella rivoluzione stava investendo qualsiasi aspetto della mia vita e, l’università, ne era uno spicchio.

M’aveste detto che avrei festeggiato con gli amici, vi avrei detto “è certo!” perché per me festeggiare, indipendentemente da dove-come-quando e in-quanti, è stare in compagnia e per me è festa una uscita ben organizzata d’una qualsiasi sera d’inverno o d’estate, quando torni a casa soddisfatto semplicemente per il sol fatto d’esservi stato.

M’aveste detto che avrei avuto i miei fratelli distanti, avrei fatto fatica ad immaginarlo perché non sapevo cosa sarebbe successo mesi dopo.

M’aveste detto che avrei avuto l’intera famiglia distante, avrei fatto una smorfia chiedendovi, come foste dei veggenti capaci di rispondere a qualsiasi quesito, “che diavolo mi succederà?”.

M’aveste detto che non sarei stato io ad andar lontano ma che sarebbero stati loro ad andare via, beh… credo proprio che una sonora risata me la sarei fatta.

Tante cose sono cambiate in questi ultimi due anni, tante sono cambiate in una maniera che sembrerebbe quasi irrazionale e c’è persino qualcosa che è un continuo work in progess, ma di una cosa sono più che certo: settecentotrenta giorni fa una cosa io l’ho indovinata in pieno.

Vola solo chi osa farlo gente. E non c’è niente di più bello di una consapevolezza che sento ormai attraversare ogni singolo millimetro cubo di sangue, giungere nella più piccola cavità polmonare, traspirare dai pori della mia pelle e uscire fuori sotto forma di un’energia che mi sembra di aver visto nella mia vita solo quando avevo dieci anni, il sole era alto e io correvo felice sulla mia bicicletta.

E’ il mio compleanno. La bicicletta me la comprai con i miei risparmi e questo insegnamento adesso ha un senso che a quell’età stentavo a comprendere e forse dovrei realmente dire un grazie enorme ai miei genitori.

Non mi è mai mancato nulla nella vita, ma ogni volta che avevo un desiderio mio padre non me lo faceva trovare sotto il cuscino. Mi diceva “impegnati. E così mio fratello ricevette la mountain bike per la prima comunione e io invece misi i soldi da parte per un’intera estate. Mi piaceva ascoltare musica e raccolsi i soldi per lo stereo per tre anni (non lo dimenticherò mai, dalla quinta elementare alla terza media). Mi piacevano i computer tanto che smontavo e rimontavo quelli di casa ma il primo computer personale arrivò semplicemente alla fine del mio servizio civile nonostante studiassi già ingegneria informatica.

Tutto arrivava grazie al mio impegno… e adesso ho chiaro il perché di quegli atteggiamenti che – da bambino – sopportavo con difficoltà: è un po’ come il Maestro Miyagi che insegna il karate facendo pulire le auto.

Sempre più spesso mia mamma per telefono mi dice “mi manca la tua saggezza” e sono parole che, puntualmente, suonano dentro me come macigni. Io sorrido ma so che se posso essere un punto fermo anche per loro… è semplicemente perché hanno seminato qualcosa di bello in passato.

Oggi sono felice. Sono una persona felice che inizia a sentirsi completa. Sono una persona che da oltre un anno ha fissa una frase sul proprio client di IM:

Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.

Mahatma Gandhi

E’ per me e per chi vuol leggerla. Io, ogni mattina, rivedendola, mi ricordo che il cambiamento non parte da ciò che facciamo nella nostra vita ma… da ciò che cerchiamo di essere: l’esempio può scuotere più di mille parole. Un po’ come quando per convincere che quel drink non è avvelenato lo si beve, senza stare a spiegare più di tanto perché non possa esserlo.

Cerco di vivere ogni giorno così e, nonostante i miei limiti, riesco ad andare ogni sera, a letto, soddisfatto. Cerco anche di vedere questo cambiamento negli altri perché è li che, sono sicuro, un giorno, mi ritroverò.

Intanto chiudo gli occhi, ascolto Yellow e mi proietto in un nuovo anno… 🙄

Emanuele

PS: con gli amici ho già festeggiato, così stasera lo farò con mia zia e mi sento quasi in colpa perché leggo in lei un piacere persino più grande del mio…