Ma “basta” ha altri significati?

Avevo deciso di non tornare più a parlare di certe cose… un po’ perché sono stanco, un po’ perché volevo mettere una pietra sopra.

Sembra invece che sia necessario farlo. E lo faccio qui perché come al solito, questa è la mia casetta, me ne infischio di chi legge, di chi si annoia e di chi pensa sia meglio non scriver nulla. Lo faccio qui perché scrivendo rifletto meglio e perché scrivere mi piace.

Oggi ho pranzato tardi perché sono stato tutta la mattina fuori a sbrigar cose e casualmente sono rimasto a guardare L’Italia sul due. Solitamente non guardo mai questi programmi, sia perché non credo che aggiungano nulla di interessante, sia perché non credo in questa pseudo-psicologia spicciola trasmessa via cavo. Parlavano però della “fine di un amore” e così volevo sentire più che altro le interviste della gente comune. Volevo sentire come va agli altri.

Non ho ascoltato il programma fino alla fine (pazzo si, ma non del tutto!) e così posso raccontare solo ciò che ho visto.

Ho scoperto che solitamente sono le ragazze a lasciare… e che è tipico di noi uomini tentare di non far finire una storia.

Io non so come vada a voi, ma mi ci rivedo tanto.

Per tanto tempo ho stretto i denti e tentato di sperare in un futuro migliore. Futuro che, puntualmente, non è arrivato.

Ed è così che torno a me… da questa assenza.

Stamattina ho sentito parlare mia madre di una mia sofferenza.

Io non sto soffrendo. Probabilmente ho sofferto l’anno scorso quando tra lacrime e pugni al muro ho fatto di tutto per ricostruire ciò che si era distrutto. E credo che l’abbiate visto pure voi. Iniziai a leggere, a cercare soluzioni (si, perché non credo di sapere tutto…) ed a riflettere. Questa volta è tutto fermo, i libri chiusi e vivo sereno.

Questa volta, io sono deluso. Profondamente deluso. Ne ho parlato pure con una persona che, nonostante non senta spesso, sa sempre darmi ottime risposte… ed è così. Sono deluso perché per anni ho creduto in una persona che, nonostante mi dimostrasse sempre di non saper ricucire le grosse crisi, stava crescendo. E in questa sua crescita io affidavo le mie speranze. Mi dicevo sempre “crescerà, arriverà il momento in cui sarà in grado lei di ricucire…”. E invece non è andata così.

Mi sono stancato io prima di vederla davvero matura. Si, perché l’arte di ricucire è un’arte necessaria se nella vita si crede realmente in ciò che si fa. Non sempre è tutto rose e fiori. Niente è già servito a tavola. Niente è perfetto… tantomeno il proprio partner. E’ così nel lavoro, in famiglia, nelle amicizie ed in amore.

Così, per non scappare sempre, e ritrovarsi sempre a ricominciare da zero, bisogna imparare l’antica arte del “cucito”. E cucire non significa rimescolare la minestra bruciata. Ricucire significa saper trovare gli spunti, anche dentro di se, per guardare al futuro. Sono sicuro che anche lei lo capirà.

Tante cose di lei non mi andavano a genio in questi anni. Fino alla fine ce ne erano. Però credevo nel futuro. Non mi metterò adesso a dire cosa non va di lei… non è il caso e non sarebbe carino. Diciamo che io non sono perfetto e nemmeno lei lo è.

Però, ogni volta che c’erano delle crisi, gli atteggiamenti si dividevano. Lei credeva che l’unica soluzione fosse quella di farla finita. Io, credevo nel dialogo e nel fatto che, in amore se si hanno obbiettivi comuni, tutto il resto si può risolvere.

Questa volta ero stanco. Stanco di rimettermi li a risolvere il puzzle. E così ho detto “addio”. Lei non ha saputo far altro che dire “addio”. Un po’ perché è nella sua natura, un po’ perché… forse ancora non ha scoperto cosa significhi ricucire.

Pazienza. E’ la vita no? In questi giorni mi si sono aperte persino nuove porte… tanto che non mi lamento più di tanto.

Aquilone sulla spiaggiaNon sono altezzoso. Ammetto che il pensiero torna ancora. Però guardo avanti e forse è questo quello che di buono mi ha lasciato lei. Prima mi guardavo di più indietro.

La delusione appare la mattina, quando mi sveglio… poi, una volta alzato sembra che dentro mi dica “Basta Emanuele!”. E così di giorno sto bene.

Però c’è una cosa che ho capito. Ho capito che BASTA significa basta. Che le mezze misure fanno male… fanno male ad entrambi.

Mi dispiace che lei ora come ora non l’abbia così chiaro e continui a credere che possa esserci amicizia. Mi sono accorto che litigavamo… che era inutile “fare finta”.

E’ una pagina che va svoltata. E quando si gira pagina, il testo precedente non si legge più.

E’ per questo che ho deciso di non sentirla più. Di conservare tutto ciò che ho di lei e di guardare avanti.

Credo che se debba esserci una amicizia, questa possa arrivare solo tra tanto tempo. Non per rancore. Non per odio. Ma perché è impossibile costruirla adesso. E’ troppo presto.

Come al solito anche a questo devo pensarci io. E non sono un bambino se non ho voglia di tirarla per le lunghe.

Sono duro, forse con lei e forse con me stesso. Penso però che sia la soluzione migliore.

D’altronde, come canta quel pazzo poeta di Tricarico che tanto mi piace, “solo una cosa non va bene. Quando qualcuno cerca di portarti via il tuo sogno”.

E’ sfumato. Come un aquilone a cui si spezza il filo.

Emanuele

Stella cometa.

Alcuni anni fa, Jovanotti cantava così…

Amore amore amore amore…
questa parola vista da lontano mi fa sentire
un pellegrino,
un penitente,
un cavaliere errante,
un mezzo deficiente…

E oggi, non so proprio quale di questi aggettivi sentirmi di più.

E’ strano, ho da chiarire tante cose quando invece pensavo di essermi liberato di tutto per tanto tempo.

Sono un cavaliere errante? O… un mezzo deficiente?! 😕

Emanuele

Quanto siamo umili?

Sono tre settimane che vado a Messa solo. Solitamente capita raramente, sia perché d’inverno ogni domenica ci sono attività con gli scout, sia perché altrimenti ci si organizza con qualcuno.

In questo periodo sento invece il bisogno di trovare del tempo per me.

“Quando sei invitato a nozze, non metterti al primo posto… va’ a metterti all’ultimo posto. […] perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.”

E così sono tornato pieno di domande. Quanto sono umile io?

Mi sono sentito un po’ una schifezza perché non credo di esserlo come voglio far credere.

Sentirsi nel giusto è già il primo errore. Il primo passo verso l’orgoglio.

Chi dice che sia giusto ciò che penso io? E poi… tutti i commenti che tramite questo blog nascono, sono veramente d’aiuto per la mia umiltà? O non fanno altro che accrescere il mio orgoglio?

E tutti i complimenti ricevuti fuori, che effetto hanno su di me?

So controllarli? So valutarli per quello che sono, senza lasciarmi influenzare?

Probabilmente è “fortunato” l’uomo che vive tranquillo senza riceverne mai.

Ok… la finisco qui. Il resto della riflessione la lascio a voi…

Emanuele

Wind 6 SMS: ecco a chi conviene.

In questi giorni, preso da tante cose, ho sempre rinviato la chiamata al 155 per disattivare l’ultima promozione gratuita ricevuta alcuni mesi fa, così, un paio di giorni fa, mi son visto recapitare l’sms di avvenuto rinnovo dell’offerta.

A quel punto era troppo tardi pensare di disattivarla… e mi son messo a capire quando conviene spendere 3€ al mese per avere gli sms a 6 centesimi l’uno.

Considerato che un sms con il piano BeWind (che conservo gelosamente da anni per la sua ottima autoricarica) costa 15 centesimi, ci si rende conto che si “pareggiano” le spese dell’offerta più quelle degli sms dopo ben 34 sms.

Infatti, 34 sms a prezzo pieno costano 5,10€ che equivalgono a: 3 euro di canone + 2,04€ per 34 sms a 6 centesimi l’uno.

Se pensate di mandare almeno un sms al giorno dunque, l’offerta è conveniente.

Per chi non supera i 34 sms al mese invece, è più conveniente non attivare nulla e pagare gli sms a prezzo pieno.

Se il vostro piano Wind prevede invece una spesa (iva inclusa) di 12 centesimi per ogni sms inviato, l’offerta diventa ancora meno conveniente: dovrete mandare infatti almeno 61 sms al mese per iniziare a risparmiare.

In definitiva… l’opzione Wind 6 SMS fa risparmiare qualcosa solamente ai più giovani che, statisticamente, inviano decine di sms al giorno. Per tutti gli altri… è meglio cercare altre strade per risparmiare sugli sms! 😉

P|xeL

P.S. nostalgico: p1x, quando fai tornare in vita SMSSplitter?! 😉

Ma a che gioco gioca Dio?

Capirlo? Dio tira i dadi, conta i numeri e poi li divide. Rimescola le carte, fa entrare le dame e mangia qualche alfiere. Toglie pedine, sposta pedoni. Chiede di star fermi un giro e poi fa avere un bonus. Ti rimescola come un mazzo nelle mani di un mazziere. Ti fa tornare al Via e poi ti fa ripassare per Vicolo Corto lasciandoti sognare Parco della Vittoria. Compra 2 vocali, te le fa leggere e poi le indovina come un vero mago. Ti fa scegliere una carta, te la fa conservare e poi, senza aver apparentemente giocato, decide che devi ridargliela. Ti fa girare la ruota… ma non la fa fermare mai. E poi ancora, ti fa costruire con secchiello e paletta dei castelli di sabbia e poi, quando sei ad un passo dal record, ci fa piover sopra. Ti regala matite e pastelli, ti da un foglio di carta bianco… e poi non ti presta il temperino. Ti fa correre come un pallone… ma ti fa fare una vita da mediano. Ti lancia, ti fa finire col culo a terra… per farti capire poi che è solo uno dei tanti rimbalzi.

Dio ti regala gioia e dolore, conforto e antipatie, litigi e comprensione. Ti regala un amico, un nemico ed un fratello. Ti fa sentire odiato ed amato, desiderato e dimenticato. Tutto insieme, tutto mischiato come un bel frappè dal gusto incomprensibile.

Capire Dio è qualcosa di sovraumano. Stasera, sono sicuro però, che l’importante è non dimenticare mai di aver fede e di non smetter mai di pregare.

“Dio vede e provvede tramite un gioco incomprensibile“.

Emanuele

PS: tratto da un libro che non ho mai scritto: “Come parlar di Dio parlando d’altro”.

La porta stretta.

Oggi ho fatto una telefonata… e *come al solito*, non sono mancate le brutte risposte.

Senza neanche rendersene conto, però, questa persona ha fatto nascere in me tante domande sul passato.

Inizialmente tutto era tramutato in rabbia, poi però, ho ripensato al Vangelo di Domenica scorsa.

“Sforzatevi di entrare per la porta stretta perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno”.

E così adesso sono nuovamente calmo… perché la porta stretta è la porta costruita con impegno, con abnegazione e mortificazione del proprio egoismo.

Inconsciamente mi aspettavo altre risposte. Come se la telefonata dovesse avere solo certi toni per rendermi felice.

Era il mio egoismo a parlare e ad ascoltare.

Ed ecco cosa si intende per mortificazione. Non scherno, non derisione. La mortificazione è la capacità, che deve partire da noi, di annullare la nostra voglia istintiva di soddisfare il nostro “IO”.

Ecco che, nel mio piccolo, oggi sto passando per una piccola porta stretta… e tutto ciò che ho sentito è diventato una piccola offerta a Dio.

Sforzarsi significa proprio questo. Accettare anche le brutte risposte. Accettare che non venga soddisfatto un nostro bisogno.

E’ bello alla fine rendersi conto che, come un gigante, per ogni torrente che incontro, esiste il “passo giusto” per finire sull’altra riva e non annegare.

Emanuele

Aggiornamento del 29 Agosto 2007 ore 20:40: questo post non racchiude tutta la verità. Come al solito la colpa in ogni cosa sta nel mezzo… e così, anche queste parole sono ovviamente il frutto di errori di entrambi gli interlocutori.

Sognando…

“Per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?
E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita?”

(Matteo 6,25-27)

Sognando da una finestra…

Ma non è troppo brava la mia sorellina?! 🙂

Emanuele