OneClick to… expert.

OneClick è il plugin vincitore del WordPress Plugin Competition.

C’è chi ne parla a destra e chi a sinistra.

Ok, ok… è un ottimo plugin.

Ma non era più furbo creare un “OneClick to Beggi“? 🙂

Altro che installazioni con il tasto destro del mouse… finalmente la vera interazione a comandi vocali! 😉

P|xeL

P.S.: Beggi non volermene!

P.P.S.: si, ok, andrebbe segnalata ma son pigro e non ho nessun “oneClick”! 😛

Qualche novità sul blog…

Oggi è stata una giornata di pulizie… dopo aver sistemato le faccine, ho rivisto la lista dei plugin che utilizzo.

Ho eliminato alcuni plugin e… svuotato per benino la tabella wp_options che erroneamente era rimasta piena di record creati da alcuni plugin che quando vengono disattivati non rimuovono tutto.

In totale ho eliminato oltre 60kb di dati da quella tabella, il che non è indifferente su circa 400kb di peso totale. Un po’ di manutenzione era dovuta… ovviamente non toccate nulla se non siete certi di cosa andate a modificare.

Ho anche aggiunto, un po’ come tanti nella blogosfera, il plugin DoFollow. Sono stanco e mi secca farvi il solito sermone sulla filosofia del nofollow e sul perché sia “poco elegante” utilizzarlo.

Crescita accessi al blogAdesso però, sarà interessante vedere l’effetto contrario: eliminare il tag nofollow aumenta realmente il numero di commenti? E… quanti di questi risultano interessanti ed attinenti?

Sinceramente l’unico motivo per cui non volevo rimuoverlo è proprio questo. Ho paura di incentivare gli utenti a scriver cazzate pur di beccarsi quella briciola di pagerank. Non voglio ritrovarmi a moderare commenti palesemente inutili… così, se vedo che il numero di furbacchioni è elevato, lo rimetto e buona notte alle belle filosofie.

Alcuni giorni fa, in occasione del traguardo dei 500 mila accessi, mi sono divertito a creare un piccolo grafico dell’andamento, in numero di visite dal 2005 ad oggi (di prima purtroppo non ho registrato alcun traguardo). Cosa succederà adesso a quella curva?

Staremo a vedere.

Intanto adesso vado a dormire… domani tornerò in facoltà… e non è così bello doverlo fare già ad Agosto! 🙁

Emanuele

WordPress e incompatibilità con More Smiles.

Ricordate il problema della formattazione dei commenti che segnalai qualche tempo fa?

Finalmente in questi giorni ho deciso di dargli uno sguardo più approfondito. Così, prima ho ipotizzato fosse un problema di template, poi di file di WordPress non aggiornati…

Ho iniziato dunque a provare dei template che vedevo funzionare correttamente su altri blog. Nulla, il difetto si ripresentava.

Sono passato perciò al passo due: controllare i file che gestiscono i commenti nel motore di WordPress. Purtroppo anche li era tutto ok.

Come per caso, ho letto un messaggio sul gruppo di BlogBabel Italia… l’aiuto che Mattia richiedeva cadeva a fagiuolo. Stavamo cercando la stessa cosa!

Per mancanza di tempo ho rinviato di alcuni giorni la mail che avevo deciso di scrivergli… ed oggi è arrivata la soluzione.

WordPress dalla versione 2.2 in su non è più compatibile con il plugin More Smiles. Il suo modo di lavorare sui commenti, mangia tutti i <br>.

Così… sotto suo stesso consiglio, sono tornato ad usare Custom Smileys. L’avevo provato tempo fa… ma non mi era piaciuto tanto per alcuni limiti. Ho effettuato un paio di modifiche al file .php in modo da renderlo XHTML valido ed adesso è tutto ok.

Se non sbaglio non erano pochi quelli che hanno sofferto il mio stesso problema. Se non usate More Smiles, provate a disattivare pian piano gli altri plugin, è molto probabile che il problema sia causato da qualche incompatibilità… 🙂

Ciao,

P|xeL

Alla faccia delle apparenze!

In questi giorni riflettevo sulle apparenze. Non mi sono fermato su quelle però… pensavo piuttosto alle apparenze correlate alla blogosfera.

Io stesso per anni ho preferito non mostrarmi tramite il blog e tutt’ora, tutto ciò che avete di me sono un paio di foto e niente di più.

Perché questo nascondersi? Quando si è fuori, si parla e si risponde alla gente senza bisogno di coprirsi il volto con un giornale.

Quando si va ad un convegno, ad una tavola rotonda, ad un incontro, ad una cena, si interviene senza pensare “ah, mi stanno vedendo in faccia, quindi tutto cambia”.

Perché su internet invece si cambia totalmente approccio? Perché il 99% dei blog non mostra mai nulla di se… ma si fa semplicemente leggere?

Cosa cambierebbe se oltre a leggere vedessimo “chi scrive”? Cambieremmo atteggiamento? Siamo più interessati a sentire le parole di uno sconosciuto che quelle di uno, magari bruttino, che si è mostrato?

Infantilmente si è spesso portati a giudicare le persone dal loro aspetto.

L’occhio vuole la sua parte. Siamo proprio sicuri però che l’occhio sia così intelligente quando decide cosa è meglio per noi?

Per certi versi… probabilmente, sarebbe migliore un mondo in cui le persone fossero selezionate da ciechi.

Ecco che, come un cerchio che si chiude sempre, capisco che forse è *quasi meglio* non mostrarsi.

Su un blog si è solo delle lettere e niente più. Gli occhi non vengono sfruttati per scegliere e questo forse, aiuta a selezionare un pizzico più intelligentemente chi e cosa leggere.

Azzardando, arrivo a dire “peccato che fuori, non sia lo stesso”.

Emanuele

Il fuoco che è in noi.

Dio vede e provvede. E’ proprio vero.

Stamattina avevo bisogno di un po’ di carica… e da bravo cristiano, il mio pocket coffee non poteva che essere la Parola di Dio.

Sono andato a Messa da solo… avevo bisogno di un po’ di calma. Alla fine li ho incontrato due vecchie amiche… ma fortunatamente sono riuscito a stare tra me e me.

Il vangelo di oggi (Luca 12, 49-57), ci presenta un passo molto particolare. Gesù annuncia che con la sua venuta nessuno deve aspettarsi l’arrivo della pace. Bensì, tutti d’ora in avanti avrebbero litigato. Mogli e mariti, padri e figli… madri e figlie.

Questa guerra però è dovuta alla nostra scarsa capacità di giudizio. Sappiamo giudicare infatti con certezza l’arrivo della pioggia o dello scirocco… e allora, Gesù, un po’ per sfida chiede “come mai questo tempo non sapete giudicarlo?”. Perché non sappiamo giudicare correttamente la nostra vita? Perché non sappiamo giudicare i giorni nostri? La nostra società? Ciò che di sbagliato ci propina, ci insegna, ci infila in testa?

Siamo convinti che seguirla sia la strada migliore.

Quello di oggi è un monito a vivere consapevoli delle nostre scelte cristiane. Che non possono essere quelle di un cristiano freddo che vive la sua fede come e quando gli capita.

La carità, l’altruismo, l’amore del prossimo devono essere punti fondamentali.

Al contrario la società ci offre il dio Denaro. Un modo di vivere in cui tutto viene calcolato matematicamente. Numeri, equazioni, relazioni e scambi avvengono secondo una logica della convenienza.

Gesù ha portato il fuoco. Noi l’abbiamo ricevuto nel battesimo. Sta a noi alimentarlo e farlo diventare grande.

Perché come diceva oggi il sacerdote, la vita eterna non è qualcosa che verrà dopo. La vita eterna è già in noi. Siamo noi a doverla sentire nella nostra vita.

Emanuele

Technorati Developers Wiki spammed.

Stavo cercando un paio di informazioni sulle API di Technorati per realizzare un antipixel come quello per BlogBabel da utilizzare al posto del javascript fornito da Technorati (che per forma e dimensioni non mi piace proprio), quando sono finito sul wiki di Technorati dedicato agli sviluppatori.

Immagino che il lancio di questo wiki non sia stato un gran successo visto che la homepage è stata sostituita da uno spam-bot con vari link di spam ed anche la versione precedente a questa era piena di link. Insomma… la pagina viene aggiornata e tenuta in vita dagli spam-bot che fanno un po’ a gara per mettere i propri link li.

Technorati Developers Wiki spammed

Certo che quella pagina dovrà far gola a molti spammer… in fin dei conti ha un pagerank pari a 6, ed il dominio di provenienza è un ottimo biglietto da visita, il che non è indifferente per eventuali tentativi di scalata di posizioni su Google per certi domini.

Quasi quasi un link glielo metto pure io… magari, proprio a questo post. 😐

Qualcuno sa come contattare in maniera efficace i tizi di Technorati per segnalare la cosa? Alcuni mesi fa (Aprile) ho scritto a support@technorati.com per altri motivi, ma non ho ricevuto tutt’ora risposta (anzi, prima o poi vi spiego anche il perché…).

Fortuna che nel frattempo ho trovato altrove le informazioni di cui avevo bisogno… 🙂

P|xeL

Tu sei responsabile della tua rosa…

In quel momento apparve la volpe.

“Buon giorno”, disse la volpe.

“Buon giorno”, rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.

“Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo…”.

“Chi sei?” domando il piccolo principe, “sei molto carino…”.

Il piccolo principle - La volpe e le rose“Sono una volpe”, disse la volpe.

“Vieni a giocare con me”, le propose il piccolo principe, “sono così triste…”.

“Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomesticata”.

“Ah! scusa”, fece il piccolo principe.

Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:

“Che cosa vuol dire “addomesticare”?”

“Non sei di queste parti, tu”, disse la volpe, “che cosa cerchi?”

“Cerco gli uomini”, disse il piccolo principe. “Che cosa vuol dire “addomesticare”?”

“Gli uomini”, disse la volpe, “hanno dei fucili e cacciano. E’ molto noioso! Allevano anche delle galline. E’ il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?”

“No”, disse il piccolo principe. “Cerco amici. Che cosa vuole dire “addomesticare”?”

“E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire “creare dei legami”…”

“Creare dei legami?”

“Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi.

Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo”.

“Comincio a capire”, disse il piccolo principe. “C’è un fiore… credo che mi abbia addomesticato…”

“E’ possibile”, disse la volpe. “Capita di tutto sulla Terra…”

“Oh! Non è sulla Terra”, disse il piccolo principe.

La volpe sembro perplessa:

“Su un altro pianeta?”

“Si”.

“Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?”

“No”.

“Questo mi interessa! E delle galline?”

“No”.

“Non c’è niente di perfetto”, sospiro la volpe.

Ma la volpe ritorno alla sua idea:

“La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…”

La volpe tacque e guardo a lungo il piccolo principe:

“Per favore… addomesticami”, disse.

Il piccolo principle - La volpe e il piccolo principe“Volentieri”, rispose il piccolo principe, “ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose”.

“Non si conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”

“Che bisogna fare?” domando il piccolo principe.

“Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…”

Il piccolo principe ritornò l’indomani.

“Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe. “Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicita! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”.

“Che cos’è un rito?” disse il piccolo principe .

“Anche questa è una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe. “E’ quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza”.

Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l’ora della partenza fu vicina:

“Ah!” disse la volpe, “… piangerò”.

“La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”.

“E’ vero”, disse la volpe.

“Ma piangerai!” disse il piccolo principe.

“E certo”, disse la volpe.

“Ma allora che ci guadagni?”

“Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”.

Poi aggiunse:

Va’ a rivedere le rose. Capirai che la tua rosa è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto”.

Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.

“Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente”, disse. “Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto un mio amico e ora è per me unica al mondo”.

Le rose erano a disagio.

“Voi siete belle, ma siete vuote”, disse ancora. “Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi assomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa.

E ritornò dalla volpe.

“Addio”, disse.

“Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.

“L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe , per ricordarselo.

“E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi importante”.

“E’ il tempo che ho perduto per la mia rosa…” sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.

“Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…

Io sono responsabile della mia rosa…” ripeté il piccolo principe per ricordarselo.

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Tratto da: Il piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry.

L’amore, oltre ad essere una cosa bellissima, comporta anche una grossa responsabilità. La responsabilità che il piccolo principe aveva nei confronti della sua rosa che ormai, dipendeva da lui.

E’ facile pretendere in amore, ma è altrettanto facile ricordarsi di quel che si può provocare nell’altro con le proprie azioni?

Emanuele