L’equilibrio della trottola.

C’è una trottola di legno legata ai confetti della mia laurea. Una trottola proveniente da paesi poveri, una trottola prodotta dal commercio equo-solidale. Sono andato a sceglierle una ad una ed ho svuotato la scorta 2010 del negozio tanto che il numero è stato limitato proprio da quest’aspetto. “Pezzi unici”, in tutti i sensi.

Non sapevo cosa associare ai confetti finché non l’ho vista: doveva essere lei. Perché la trottola è il simbolo dell’equilibrio stabile, instabile o indifferente. Tutti e tre in base alle condizioni e posizioni in cui si trova. E’ un semplicissimo strumento ingegneristico. E se l’ingegneria, lo sviluppo di qualcosa grazie alle qualità della mente, è uno degli aspetti della vita che più mi affascina; ancor di più lo è il concetto di equilibrio. Qualcosa che tutti, come trottole immerse nel piano della nostra vita andiamo perdendo, acquisendo, cercando e consumando.

Domani mattina vado a laurearmi “leggero, nel vestito migliore” canta una canzone. Ho fatto una lunga corsa in questi anni, ho preso di mira qualcosa che era alla mia portata, perché forse – in altri campi della vita – non sono un campione e dovrò rivedere le strategie.

Sono orgoglioso di me, ma questo penso si evinca da tempo. Non lo sono però perché da domani sarò dottore in ingegneria, quanto perché – da tempo – sento dentro me un equilibrio incredibile. Una forza invisibile che mi permette di non sbilanciarmi mai da un lato e di continuare a girare, proprio come una trottolina, verso nuovi traguardi della vita. E’ questa la vittoria più bella. Imparare a vivere.

Perché la trottola sa che cadrà, ma non ha mai pensato di smetter di girare per questo motivo.

Emanuele

Non fatemi regali ma fatemi un regalo!

Io credo che la vita mi abbia regalato tanto: ho una bella famiglia alle spalle, ho dei grandi amici, ho tutto ciò – e forse anche oltre – di cui una persona normale possa necessitare per un sostentamento dignitoso. Per questo semplice motivo, da mesi mi ronzava in testa un’idea che finalmente posso condividere con voi: il giorno della mia laurea non voglio ricevere alcun regalo!

Professo-a, dal latino, significa promettere. Le professioni, secondo me, sono qualità messe al servizio: non hanno senso altrimenti. L’ho imparato da mio padre che ancora oggi, seppur in pensione, non perde occasione per fare qualche lezione gratuitamente. Così, voglio che il primo giorno della mia vita in cui mi verrà riconosciuta una professione, possa essere segno del mio servizio verso la comunità. Ho già detto ad amici e parenti di non acquistarmi regali ma di metter da parte qualcosa perché voglio donare il ricavato a qualcuno che ne abbia veramente bisogno. La busta è già pronta da giorni e un centone (al momento) è conservato li…

La cosa bella di questo singolare modo di festeggiare una laurea è che, così, non escludo nessuno dalla mia gioia. I miei amici hanno già accolto l’idea e siete invitati anche voi. 🙂

Come? Anche in maniera anonima potete effettuare una donazione sul mio conto Paypal e tutto ciò che arriverà da oggi fino a, diciamo, una decina di giorni dopo la mia laurea lo destinerò alla donazione. Se avete difficoltà con Paypal (serve una carta di credito) contattatemi in privato: posso darvi l’IBAN del mio conto bancario per un bonifico o il numero della mia PostePay per un accredito (lo fate in qualsiasi ufficio postale o direttamente dal vostro conto BancoPosta!). Altrimenti, cliccate sul pulsante qui sotto.

La raccolta è finita. Ho rimosso il pulsante. Grazie a chi ha partecipato! 🙂

Ho lasciato libera la scelta dell’importo in modo che ognuno di voi possa fare i conti con le proprie tasche. Io, per ogni donazione tramite questo sistema pagherò a Paypal una commissione superiore ad 1€, così cercate di non tirare troppo verso il basso o rischiamo di regalare semplicemente soldi.

Mi piacerebbe se questa scelta potesse prendere il largo un po’ più delle pareti di questo blog, per questo considerato che giornalmente siete tutti impegnati a condividere ovunque (Facebook, blog, twitter…) link più o meno utili, questa volta provate a segnalare questo post. Lascia il mondo un po’ migliore di come l’hai trovato dovrebbe essere una regola per tutti noi e i bei propositi maturati dentro in questi giorni dopo aver visto Benigni in tv (non trovo gente che non l’abbia visto) avranno l’occasione di concretizzarsi. Infine, sarà un modo per condividere con me la gioia della mia laurea.

Mi sembra decisamente il modo più bello per farmi sentire un professionista. 🙂

Emanuele

Una ruota, un cerchio.

Emanuele sul mononiclo

Yuko, tu sarai completo come poeta solo quando nella tua scrittura
fonderai nozioni di pittura, di calligrafia, di musica e di danza.
E, soprattutto, quando padroneggerai l’arte del funambolo.

Tratto da: “Neve” di Maxence Fermine

Non credo di aver già padronanza di tutto ciò che la vita ti chiede, mi piace però l’idea di fondere insieme ogni cosa.

Emanuele

PS: tra qualche giorno un piccolo video… stay tuned… 🙂

Le signore dei confetti.

La qualità dei confetti, nel negozio di dolciumi, non la individui dalla bellezza delle vetrine o dall’odore di mandorla che aleggia più o meno velatamente nell’aria. La certezza che ciò che compri sarà incredibilmente buono, l’avrai solo dopo aver parlato con le due signore di quella piccola bottega del centro storico. Le due donne, che – avendo confezionato matrimoni, battesimi, lauree e comunioni –  fanno un po’ parte della storia delle cerimonie palermitane, da dietro quel bancone in vetro, con tanti oggettini forse un po’ troppo kitsch per i miei gusti, hanno un biglietto da visita di cui nessuno potrà dubitare, una verità che neanche la migliore delle commesse armata di corsi e studi di marketing potrà mai pareggiare. Loro sono imbattibili nella vendita dei confetti, con quel sorriso a trentadue denti. In due.

Emanuele

La descrizione di un attimo.

In questi giorni chiunque mi finisca intorno mi chiede “Allora, come ti senti? Agitato? Pensieroso?”. Sono tutti convinti che – necessariamente – l’arrivo del giorno dell’esame di laurea debba esser vissuto con ansia. Io, lo ripeto agli amici e lo confermo – sornione – a me stesso: in questi giorni sono di una tranquillità spaventosa.

La descrizione di un attimo, le convinzioni che cambiano,
e crolla la fortezza del mio debole per te…

Tiromancino – La descrizione di un attimo

Ero più pensieroso, se proprio vogliamo fare un paragone, i giorni prima del penultimo esame. Non ora. Ho la presentazione pronta, ho la tesi stampata, ho da raccontare il lavoro svolto in questi mesi. Perché dovrei essere agitato?

Io sono così tranquillo che, in questi giorni, il pensiero più grosso è capire se portarmi o meno il monociclo così da poter uscire dal dipartimento e farmi un giro. Libero, solo, spensierato. A braccia aperte.

E’ quello l’attimo che voglio fissare. Tutto ciò che avverrà prima è ormai scritto, deve ancora accadere ma poco importa. Entrerò in quell’aula, sarò serio, silenzioso. Poi parlerò mentre tutti fisseranno le mie slide che, una dietro l’altra, avanzeranno. Molti non capiranno, tanti si fingeranno interessati. Pochi realmente lo saranno. Poi sarà tutto finito. A fine presentazione, nell’ultima slide ho messo una frase: “Lascia il mondo un po’ migliore di come l’hai trovato” (Baden Powell).

Secondo me esiste sempre un modo alternativo di vivere le cose.

Emanuele

Siamo legati ormai, tu ed io.

La bellezza del sorriso di un bambino è qualcosa di incredibile. La donna è bella per natura ma, mi rendo conto, nulla può contro quelle labbra delicatissime. Forse è l’innocenza di una risata inconsapevole, incapace di distinguere il bene dal male o di tenere atteggiamenti diversi in base a chi – quel sorriso angelico – glielo provoca. Non so.

Quando sento ridere mio nipote provo un brivido. Quando lo vedo sorridermi, mentre le mie dita si incontrano dietro la sua piccola schiena, tutto il mondo si ferma.

Emanuele

Gli americani non sono così bravi come sembrano.

Io proprio non lo capisco. Io l’ho con gli americani. L’ho con Obama. L’ho con la sua amministrazione e, sorprendentemente per voi, oggi ho voglia di scriverlo qui a chiare lettere.

L’America si è sempre premurata di correre in ogni angolo del pianeta in soccorso di popoli sotto assedio. In Iraq, con questa scusa è lì da anni e governa, gestisce le aree, aiuta la popolazione. Spende miliardi di dollari ogni anno per queste “missioni di pace”. E io, proprio per questo, l’ho con gli americani.

Ultimamente mi chiedo perché non si preoccupino di invadere l’Italia! Contiamo così poco noi?!

Io vedo già da troppo tempo lesa la mia libertà d’informazione, la mia dignità di italiano con diritto al voto. Vedo offesa e diffamata la mia moralità con un governo (rappresentante del popolo) che si fa conoscere all’estero per i suoi festini privati. Che di giorno professa l’amore per la famiglia, per certi valori, e la sera quelle stesse parole muoiono investite dalle auto che si recano ad Arcore.

Ditemi, ditemi voi perché. Americani, che dobbiamo fare per impietosirvi abbastanza? Devo trovare del petrolio? Lo vado a comprare! Quanto ne volete? Quanti barili? Ditemi ditemi.

Però cavolo, invadeteci. Arrestate quel dittatore. Processatelo e poi dateci anche un Obama tutto nostro. Anche “meno abbronzato” (cit.), fate voi, però non lasciateci così, oppure dovrò iniziare ad uscire per strada – io – col burqa tra qualche tempo.

Motivi religiosi? No. Vergogna. Grande e profonda vergogna.

Emanuele