C’è una trottola di legno legata ai confetti della mia laurea. Una trottola proveniente da paesi poveri, una trottola prodotta dal commercio equo-solidale. Sono andato a sceglierle una ad una ed ho svuotato la scorta 2010 del negozio tanto che il numero è stato limitato proprio da quest’aspetto. “Pezzi unici”, in tutti i sensi.
Non sapevo cosa associare ai confetti finché non l’ho vista: doveva essere lei. Perché la trottola è il simbolo dell’equilibrio stabile, instabile o indifferente. Tutti e tre in base alle condizioni e posizioni in cui si trova. E’ un semplicissimo strumento ingegneristico. E se l’ingegneria, lo sviluppo di qualcosa grazie alle qualità della mente, è uno degli aspetti della vita che più mi affascina; ancor di più lo è il concetto di equilibrio. Qualcosa che tutti, come trottole immerse nel piano della nostra vita andiamo perdendo, acquisendo, cercando e consumando.
Domani mattina vado a laurearmi “leggero, nel vestito migliore” canta una canzone. Ho fatto una lunga corsa in questi anni, ho preso di mira qualcosa che era alla mia portata, perché forse – in altri campi della vita – non sono un campione e dovrò rivedere le strategie.
Sono orgoglioso di me, ma questo penso si evinca da tempo. Non lo sono però perché da domani sarò dottore in ingegneria, quanto perché – da tempo – sento dentro me un equilibrio incredibile. Una forza invisibile che mi permette di non sbilanciarmi mai da un lato e di continuare a girare, proprio come una trottolina, verso nuovi traguardi della vita. E’ questa la vittoria più bella. Imparare a vivere.
Perché la trottola sa che cadrà, ma non ha mai pensato di smetter di girare per questo motivo.
Emanuele


