C’ho preso l’abitudine mi sa!

No, è che sembra sia proprio vero che gli esami non finiscono mai.

I miei sono ripartiti il 18 e io, il pomeriggio del giorno dopo, ero già con un amico a studiare. Oggi giornata full-time, sono appena tornato da casa sua. Mancano dieci giorni ai primi due esami di abilitazione e io non ho assolutamente voglia di perdere questo treno. Sono un viaggiatore che instancabilmente scende da un treno e sale sull’altro in questo periodo. Questa cosa mi da forza e, considerati i successi, mi spinge ad agguantare quanti più treni possibile. Ho una voglia interiore immensa di viaggiare, di avanzare, di percorrere la mia vita, di scoprire quante più cose possibili.

Ieri sera non riuscivo a prender sonno. Pensavo – nuovamenteal vortice che mi aspetta. A tutto ciò che tra pochissimo prenderà vita, tanto è già in cantiere…

Comunque stasera pausa, alle 22 si esce con gli amici, si va a bere qualcosa da qualche parte. Si va a ridere, scherzare, raccontare e raccontarsi…

Si viene e si va tenendo la vita per la coda, dice una bella canzone! 🙂

(vado a prepararmi qualcosa per cena…).

Emanuele

Le ho mai raccontato del vento del Nord.

Copertina libro "Le ho mai raccontato del vento del Nord" di Daniel GlattauerBello! Letto tutto d’un fiato… e nonostante si tratti di un romanzo, mi ha lasciato dentro tanti spunti di riflessione.

Le ho mai raccontato del vento del Nord racconta la storia di due perfetti sconosciuti che si conoscono, si scoprono, si raccontano per un paio d’anni in seguito ad una e-mail mandata all’indirizzo sbagliato. Una storia nata per caso, fatta di serate virtuali passate sorseggiando un bicchiere di buon vino seduti ognuno di fronte al proprio monitor. Una favola epistolare che però fa riflettere e, così, stavolta, più che parlarvi del libro (che consiglierei a chiunque coltivi relazioni via web) mi sorge – spontanea – una domanda.

Secondo voi è possibile innamorarsi di qualcuno/a semplicemente attraverso lo scambio di posta (e-mail o cartacea importa poco)? I due protagonisti della storia, finiscono per legarsi in una maniera incredibile, semplicemente nutrendosi delle parole dell’altro.

Emmi, mi scriva. Scrivere è come baciare, solo senza labbra. Scrivere è baciare con la mente.

E io son d’accordo che scrivere è come baciare, almeno nel senso filosofico e artistico del concetto. Un bacio o delle parole sono vettori di emozioni, emozioni anche forti e, spesso, totalizzanti e inebrianti.

Mentre leggevo il libro rivisitavo i miei atteggiamenti sul web e con tutte le persone con cui mantengo rapporti “virtuali“. Non è raro che scambi e-mail con sconosciuti e sconosciute. Questo blog, in questi anni, mi ha regalato tantissime conoscenze e ancor prima, le chat su IRC hanno fatto altrettanto.

Però, mi sono accorto, non ho mai sentito l’esigenza di stringere rapporti sentimentali attraverso il web, non mi son mai ritrovato coinvolto in legami virtuali che di reale e carnale hanno ben poco. Non voglio sminuire i rapporti instaurati, però mi riesce realmente difficile abbandonarmi in qualcosa che non scuote, smuove, strattona la mia realtà, la mia quotidianità. Rimangono sempre piacevoli conoscenze che, chissà, magari un giorno riusciranno fortuitamente a trasformarsi in conoscenze reali ma non perché ne senta una necessità pressante.

Comunque, provate a leggere il libro, è pur sempre una bella storia, fatta di continui scambi di e-mail, di parole scelte con attenzione, di conoscenza reciproca basata più su ciò che si dice tra le righe che ciò che viene scritto. Forse, alla fine, la cosa bella è proprio questa. Quando si scrive, si presta molto più attenzione a ciò che si comunica, soprattutto quando non si ha l’opportunità di guardarsi negli occhi…

Emanuele

Turbini e turbìne.

Sapevo già che questi giorni sarebbero volati come il vento di certi paesi del nord Europa, che quando soffia sposta persone e cose con la sua forza. Lo stesso vento, ha riportato al nord, da alcune ore, la mia famiglia. La laurea mi ha travolto: è arrivata impetuosa, ha fatto confusione dentro e fuori e poi è volata via, tanto da trasformarsi al volo in “passato“.

Da domani devo inventarmi un nuovo ritmo perché una nuova sfida – a breve – mi aspetta.

Intanto, nonostante i festeggiamenti, ho divorato (letteralmente) il libro “Le ho mai raccontato del vento del nord”. Adesso mi raggomitolo sul divano circondato da un silenzio che, in questi giorni, a tratti desideravo e a tratti ero felice di non poter sentire. Mi distraggo un po’ con l’ultima puntata di Chuck, poi finisco il libro prima di addormentarmi.

E’ bello quello che è successo, è bella questa sera, è bello ciò che mi aspetta.

Emanuele