
Ci sono due modi di vivere la tua vita.
Una è pensare che niente è un miracolo.
L’altra è pensare che ogni cosa è un miracolo.
Emanuele

Ci sono due modi di vivere la tua vita.
Una è pensare che niente è un miracolo.
L’altra è pensare che ogni cosa è un miracolo.
Emanuele
No, è che sembra sia proprio vero che gli esami non finiscono mai.
I miei sono ripartiti il 18 e io, il pomeriggio del giorno dopo, ero già con un amico a studiare. Oggi giornata full-time, sono appena tornato da casa sua. Mancano dieci giorni ai primi due esami di abilitazione e io non ho assolutamente voglia di perdere questo treno. Sono un viaggiatore che instancabilmente scende da un treno e sale sull’altro in questo periodo. Questa cosa mi da forza e, considerati i successi, mi spinge ad agguantare quanti più treni possibile. Ho una voglia interiore immensa di viaggiare, di avanzare, di percorrere la mia vita, di scoprire quante più cose possibili.
Ieri sera non riuscivo a prender sonno. Pensavo – nuovamente – al vortice che mi aspetta. A tutto ciò che tra pochissimo prenderà vita, tanto è già in cantiere…
Comunque stasera pausa, alle 22 si esce con gli amici, si va a bere qualcosa da qualche parte. Si va a ridere, scherzare, raccontare e raccontarsi…
Si viene e si va tenendo la vita per la coda, dice una bella canzone! 🙂
(vado a prepararmi qualcosa per cena…).
Emanuele

C’è un principio d’ironia nel tenere coccolati
i pensieri più segreti e trovarli già svelati…
E a parlare ero io…
La trottolina delle mie bomboniere. Più la guardo girare, più mi torna in mente quel momento… 🙂
Emanuele
Bello! Letto tutto d’un fiato… e nonostante si tratti di un romanzo, mi ha lasciato dentro tanti spunti di riflessione.
Le ho mai raccontato del vento del Nord racconta la storia di due perfetti sconosciuti che si conoscono, si scoprono, si raccontano per un paio d’anni in seguito ad una e-mail mandata all’indirizzo sbagliato. Una storia nata per caso, fatta di serate virtuali passate sorseggiando un bicchiere di buon vino seduti ognuno di fronte al proprio monitor. Una favola epistolare che però fa riflettere e, così, stavolta, più che parlarvi del libro (che consiglierei a chiunque coltivi relazioni via web) mi sorge – spontanea – una domanda.
Secondo voi è possibile innamorarsi di qualcuno/a semplicemente attraverso lo scambio di posta (e-mail o cartacea importa poco)? I due protagonisti della storia, finiscono per legarsi in una maniera incredibile, semplicemente nutrendosi delle parole dell’altro.
Emmi, mi scriva. Scrivere è come baciare, solo senza labbra. Scrivere è baciare con la mente.
E io son d’accordo che scrivere è come baciare, almeno nel senso filosofico e artistico del concetto. Un bacio o delle parole sono vettori di emozioni, emozioni anche forti e, spesso, totalizzanti e inebrianti.
Mentre leggevo il libro rivisitavo i miei atteggiamenti sul web e con tutte le persone con cui mantengo rapporti “virtuali“. Non è raro che scambi e-mail con sconosciuti e sconosciute. Questo blog, in questi anni, mi ha regalato tantissime conoscenze e ancor prima, le chat su IRC hanno fatto altrettanto.
Però, mi sono accorto, non ho mai sentito l’esigenza di stringere rapporti sentimentali attraverso il web, non mi son mai ritrovato coinvolto in legami virtuali che di reale e carnale hanno ben poco. Non voglio sminuire i rapporti instaurati, però mi riesce realmente difficile abbandonarmi in qualcosa che non scuote, smuove, strattona la mia realtà, la mia quotidianità. Rimangono sempre piacevoli conoscenze che, chissà, magari un giorno riusciranno fortuitamente a trasformarsi in conoscenze reali ma non perché ne senta una necessità pressante.
Comunque, provate a leggere il libro, è pur sempre una bella storia, fatta di continui scambi di e-mail, di parole scelte con attenzione, di conoscenza reciproca basata più su ciò che si dice tra le righe che ciò che viene scritto. Forse, alla fine, la cosa bella è proprio questa. Quando si scrive, si presta molto più attenzione a ciò che si comunica, soprattutto quando non si ha l’opportunità di guardarsi negli occhi…
Emanuele
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.
Luca 21,18-19
Questa frase era nel vangelo domenica scorsa. Mi è rimasta in testa.
Emanuele
Sapevo già che questi giorni sarebbero volati come il vento di certi paesi del nord Europa, che quando soffia sposta persone e cose con la sua forza. Lo stesso vento, ha riportato al nord, da alcune ore, la mia famiglia. La laurea mi ha travolto: è arrivata impetuosa, ha fatto confusione dentro e fuori e poi è volata via, tanto da trasformarsi al volo in “passato“.
Da domani devo inventarmi un nuovo ritmo perché una nuova sfida – a breve – mi aspetta.
Intanto, nonostante i festeggiamenti, ho divorato (letteralmente) il libro “Le ho mai raccontato del vento del nord”. Adesso mi raggomitolo sul divano circondato da un silenzio che, in questi giorni, a tratti desideravo e a tratti ero felice di non poter sentire. Mi distraggo un po’ con l’ultima puntata di Chuck, poi finisco il libro prima di addormentarmi.
E’ bello quello che è successo, è bella questa sera, è bello ciò che mi aspetta.
Emanuele
Non mi fermo da ieri mattina! Sto passando delle ore travolgenti, tra auguri ricevuti per telefono, via e-mail, tramite i commenti, via sms e persino via posta (grazie Robi&Andre!). Adesso vedrò di iniziare a rispondere a tutti…
Ieri sera alla fine ho vinto io, non ve l’ho più raccontato ma coi parenti si è festeggiato a casa! Niente spese inutili (essì, in questo caso non faccio girar l’economia…) ma è stato bellissimo per tanti motivi. Sia perché in un ristorante saremmo stati tutti rigidi e composti, sia perché quando organizzi casa come quando – da piccolo – festeggiavi i tuoi compleanni, la festa di laurea ti sembra un ritorno al passato. Brioscine con prosciutto e maionese comprese!
Comunque, nonostante io abbia sparso la voce il più possibile per non ricevere regali, alcune persone con un grosso slancio di generosità han pensato di fare sia l’uno che l’altro. Così da oggi avrò tante nuove cose da… imparare! 😎
Si… eravamo rimasti che sto imparando ad andare sul monociclo ma il futuro mi vedrà impegnato anche in altro! Mi è stata regalata una bellissima chitarra classica (una Ibanez amplificata!), così ciò che ho interrotto da molto piccolo (troppo piccolo forse) finalmente riprenderà vita! :joy:
A me la chitarra ha sempre affascinato per un semplice motivo: ha un suono dolce e puoi portarla ovunque. Quando me l’han regalata mi han detto “perché ti vediamo benissimo con uno zaino, una tenda e una chitarra sulla spalla…”. Bellissimo! :joy:
Comunque è tutto merito della wishlist che – lo sapevo che prima o poi finiva così – ha funzionato a dovere! Oltre alla chitarra posso cancellare anche il libro “Un giorno” di David Nicholls e “Le ho raccontato del vento del nord” di Daniel Glattauer che – ieri sera, prima di addormentarmi in pieno momento di iperattività – ho già divorato per le prime 60 pagine! :joy:
Infine si aggiungono anche 2 CD di Elisa e l’ultimo CD degli Akkura! Come se non bastasse (mi sembra una valanga di cose) è arrivata anche una bella fotocamera (una Fujifilm S8000fd) e una borsa da lavoro che fin ora non ha ricevuto le dovute attenzioni (sarà che la chitarra ha catalizzato la mia immaginazione…). Infine, dovrebbe arrivare – anche – un iPhone… 🙄
Beh, that’s all folks per il momento. Stasera festazza con gli amici in un locale! C’è già un cartellone preparato da due amiche con le foto dei 5 mitici laureati in questa sessione! :joy:
Da domani non saprò cosa fare prima: continuare col monociclo? Iniziare con le lezioni di chitarra? Dedicarmi alla fotografia?!
Ah, giusto per tenervi aggiornati, al momento siamo a 265€ raccolti per la donazione e gli amici stasera sicuramente aggiungeranno altro (è stato più semplice convincere loro a partecipare piuttosto che i parenti…). E’ festa grande per me… ma non voglio assolutamente che lo sia solo per me! 🙂
Emanuele
Stamattina volevo essere solo. Per un rito ormai ben conosciuto e quasi obbligato dalla tensione pre-esame non volevo nessuno intorno. Sono una persona che vive molto serenamente e che il giorno prima di un evento non è incavolato col mondo, ma la mattina del fatidico giorno chiedo solo silenzio. Devo trovare la concentrazione giusta, devo ascoltare ciò che dentro vuole emergere, devo poter immaginare la scena che vivrò perché è il solo modo che conosco per viverla bene.
Stamattina sono uscito in Vespa. Sì, vestito elegante, cravatta, Vespa e iPod alle orecchie. Ho lasciato la famiglia a casa che mi ha seguito, indipendente, con l’auto. Forse sarò uno dei pochissimi ad essere andati alla propria laurea in Vespa, ma sarà bella da ricordare anche per questo. Che poi, la Vespa si presta, è elegante e retrò al punto giusto…

Intanto tutto è volato in pochi istanti, magici. L’attesa d’esser chiamati, il momento in cui inizi la presentazione e tutto intorno scompare. Ci sei tu, le tue parole, la tua discussione su cui hai lavorato per mesi, non vedi nient’altro.
Poi gli amici, gli abbracci, lo spumante, le risate, i complimenti. Non so cosa sia più bello da ricordare perché in giorni come questi tutto è bello ancor di più del solito.
E, mi rendo già conto, è solo l’inizio di una nuova corsa tutta da scoprire. Io però sono pronto.
Emanuele