Ubuntu 8.10 e flash player a 64 bit.

Alcune settimane fa, la Adobe ha rilasciato (in beta) la versione di Flash Player per sistemi a 64 bit.

Da alcuni giorni lo utilizzo sul mio computer con Ubuntu Intrepid Ibex senza problemi.

Installarlo è semplicissimo e si traduce in tre rapide operazioni:

  1. Rimuovere i plugin flash installati in precedenza.
  2. Scaricare il nuovo plugin ed estrarlo.
  3. Installare il plugin flash in modalità system-wide.

Per iniziare dunque, da terminale, inviamo il seguente comando:

apt-get --purge remove nonfree-flashplugin nspluginwrapper

Scarichiamo il pacchetto flash dai server di Adobe. Al momento in cui scrivo la versione più recente è la 10,0,21,1. Potete trovare l’ultima versione in questa pagina.

wget http://download.macromedia.com/pub/labs/flashplayer10/libflashplayer-10.0.d21.1.linux-x86_64.so.tar.gz

Estraiamo il pacchetto:

tar xvf libflashplayer-10.0.d21.1.linux-x86_64.so.tar.gz

Spostiamo il pacchetto nella cartella /usr/lib/mozilla/plugins.

sudo mv libflashplayer.so /usr/lib/mozilla/plugins

Chi non volesse installare flash per tutti gli utenti (o non avesse accesso come amministratore al sistema), può semplicemente spostare il pacchetto nella cartella di configurazione del proprio utente:

mv libflashplayer.so .mozilla/plugins/

La prima scelta però, permette l’utilizzo del plugin anche ad altri software (ad esempio Opera).

Fatto questo, riavviamo Firefox ed eliminiamo ciò che avevamo scaricato ed estratto tramite il comando:

rm libflashplayer-10.0.d21.1.linux-x86_64.so.tar.gz libflashplayer.so

That’s all folks! 🙂

Emanuele

Il Natale di chi è solo.

Oggi pomeriggio sono andato con mia zia e mia sorella a trovare una persona sola.

Un ragazzo, ormai forse non più tale, che vive solo con sua madre.

La casa era in uno stato di degrado totale. La descrizione si avvicina benissimo a quella che facevano gli scrittori inglesi del 1600.

I gatti che gironzolavano casa casa, uno che dormiva, sul lavello, in una scodella da cucina. Uno che, dopo esser salito sul fornello assaggiava della pasta cotta e mai mangiata.

La sporcizia regnava sovrana, le ragnatele sul tetto e sul lampadario erano più fitte di una coperta invernale.

E poi c’era lui, quest’uomo sulla quarantina, in totale stato di… abbandono.

Colpa della droga. Colpa del vino. Colpa delle sigarette (ma non solo) che gli han bruciato il cervello.

Gliel’hanno bruciato così tanto che, alla stazione Termini lui c’ha dormito. Lui li c’è anche finito in coma. Non il coma che diagnosticherebbero in un ospedale però. Il coma che solo chi si droga conosce.

E così adesso vive li, solo. Esce da casa solo quando va a cercare soldi per mangiare. “Ma non per me, per i gatti!”.

Una vecchia televisione faceva da sottofondo a quello stato di desolazione. Era fissa su Rai Tre che trasmetteva un documentario sulla natura.

E poi c’eravamo noi tre. Andati li a portargli un po’ di conforto, un po’ di Speranza, un po’ di voglia di cambiare.

Toni avrebbe bisogno di entrare in comunità. Avrebbe bisogno delle attenzioni degli assistenti sociali. Avrebbe anche bisogno di qualcuno con cui parlare. Non ha il coraggio di cambiare, è consapevole della sua situazione ma l’alcool e il fumo ininterrotto gli annebbiavano le idee, lo confondevano.

Mi si è stretto il cuore. Salutandolo pensavo alla mia serata.

Andrò a Messa, andrò a gioire per la nascita di Cristo, andrò a brindare, ad abbracciare gli amici e a dispensare sorrisi e auguri.

Sarà tutto scintillante, come il mondo visto attraverso un bicchiere colmo del miglior champagne.

E in mezzo a tutto questo fragore, ci saranno milioni di persone sole.

Persone che quando ti salutano, pur avendoti visto solo una volta ti dicono “ma perché non passi ogni tanto? Ci facciamo un giro, così… “a perdita di tempo”…”.

Persone che hanno bisogno di parole. Ma non di queste parole scritte qui, che forse fan riflettere, ma che sicuramente non riscaldano.

Han bisogno di parole vive, parole che arrivano da una bocca e sono li solo per loro, anche se per qualche ora durante la settimana.

E stasera io andrò a Messa anche per lui. Ma non lascerò che rimangano parole queste.

Ho intenzione di trovare il tempo per andare a trovarlo. Non è neanche così distante da casa mia.

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.

Prima lettera ai Corinzi, cap 13,1-3

Ecco il mio Natale. Finalmente riesco a dirvi AUGURI di vero cuore.

Che Cristo possa nascere nei cuori di ognuno di voi… e che possa diffondersi attraverso voi in ogni persona che incontrate.

Foss’anche per un’ora alla settimana.

Emanuele

Mac OS X: conteggio directory volume non valido.

Qualche giorno fa, il mio MacBook, durante il rituale (mensile?!) controllo dei permessi, mi ha risposto col seguente errore:

OSX - Errore conteggio directory - Utility disco

Eseguo verifica dal vivo.
Controllo volume HFS Plus non Journaled.
Controllo documento Extents Overflow.
Controllo catalogo.
Controllo documento multi-linked.
Controllo gerarchia catalogo.
Controllo attributi estesi documento.
Controllo volume bitmap.
Controllo informazioni volume.
Conteggio documento volume non valido
(Dovrebbe essere 607293 invece di 607294)
Conteggio directory volume non valido
(Dovrebbe essere 152381 invece di 152380)
Il volume Macintosh HD necessita di riparazioni.

Sfortunatamente Utility Disco non è in grado di risolvere il problema quando Leopard è già avviato, così, la soluzione, molto semplicemente, consiste nell’avviare Utility Disco direttamente dal DVD di installazione di Leopard.

Chissà piuttosto a cosa sia dovuto quest’errore… 😮

Emanuele

Time machine: Backup fallito, il volume di backup è di sola lettura.

Qualche giorno fa, dopo aver usato Time Machine con soddisfazione per mesi e mesi (arrivando ad occupare circa 100GB di backup sul disco di rete), il software di backup ha iniziato a fare le bizze. A nulla è servito, qualche giorno fa, l’aggiornamento di Leopard alla versione 10.5.6.

L’errore che ricevevo quando Time Machine tentava di effettuare un backup era: “Impossibile creare l’immagine disco di backup” e successivamente “Il volume di backup è di sola lettura”.

Eppure continuavo ad utilizzare il disco tranquillamente per leggere o scrivere nuovi file. Il problema doveva dipendere da qualcos’altro.

Inizialmente ho tentato di eliminare il file com.apple.TimeMachine.plist sito in /Libreria/Preferences sperando fosse colpa di una configurazione andata a male… purtroppo però non ho risolto il problema.

Così ho spostato l’intero backup altrove, ho eliminato la partizione di backup dal disco di rete e ne ho creata una ex-novo. Fatto ciò ho inserito nuovamente il backup, sperando fosse colpa di qualche permesso unix saltato e non gestito correttamente dal software di gestione del mio hard disk di rete ma neanche questo ha risolto la situazione.

Alla fine, ho deciso drasticamente di eliminare tutto, indicare a Time Machine una partizione vuota e far creare un backup da zero. Anche in questo caso però Time Machine non era in grado di iniziare il backup. L’errore indicato sopra continuava a comparire.

Stranamente, dopo mesi di funzionamento senza problemi, qualcosa stava andando storto.

E’ bastato googlare trenta secondi (seriamente!) per trovare la soluzione: creare un immagine disco in locale, trasferirla sul device da usare come disco di backup e riattivare Time Machine.

Innanzitutto, ricaviamo l’indirizzo MAC della nostra scheda di rete, ripulito dai due punti tramite questo comando (per migliore leggibilità è scritto su due righe ma va inserito come unico comando):

ifconfig en0 | awk '/ether/ {print $2}' |
awk -F: ' {for (i=1;i< =NF;i++) VAR=VAR$i; print VAR}'

Su Google l’avevo trovato con grep, col comando sopra invece avete già l’indirizzo ripulito… 😎

L’output sarà dunque, qualcosa simile a questo:

002r45rtj7l0

A questo punto, creiamo l’immagine, inviando il seguente comando sul terminale:

hdiutil create -size 140g -fs HFS+J -volname "Backup di Emanuele"
Emanuele_002r45rtj7l0.sparsebundle

Dopo qualche secondo riceverete in risposta:

created: /Users/emanuele/Hendon_002r45rtj7l0.sparsebundle

L’indirizzo MAC nel mio caso era 002r45rtj7l0.

140g è la dimensione che vogliamo dare alla nostra immagine. Non sarà la dimensione reale dell’immagine appena creata ma quella limite (utile se vogliamo evitare che Time Machine mangi tutto lo spazio disponibile).
L’estensione .sparsebundle nel volume che creiamo, serve infatti ad indicare che l’immagine crescerà contestualmente con l’aumentare dei dati inseriti. La mia immagine, inizialmente, aveva una dimensione di circa 98MB.

Adesso in ~/ troveremo la nostra immagine. Spostiamola nell’hard disk di rete e riattiviamo dal pannello di gestione di Time Machine i backup automatici su quella condivisione.

Magicamente tutto tornerà a funzionare. 🙂

Purtroppo in questo modo ho perso i backup dei dati da Febbraio 2008 (era la data più vecchia) ad oggi, ma… a rigor di logica, i backup di dati cancellati servono a poco.

Un nuovo backup totale è più che sufficiente per farmi dormir tranquillo, in ogni caso è possibile tentare un recupero dell’intero backup inserendo, ciò che avevamo salvato, nell’immagine creata (prima di trasferirla sull’hard disk di rete) e ricostruendo i permessi localmente (tramite Utility Disco ad esempio).

Emanuele

Genius è un vero genio.

Quando voglio ascoltare un po’ di musica e sono sul fisso, con Ubuntu, apro Rhythmbox che si sincronizza al volo con la musica condivisa dal mio hard disk di rete.

Quando voglio ascoltare musica a tema, nulla può paragonarsi a Genius di iTunes.

Mi sono accorto che se la mattina mi va bene qualsiasi mp3 (qualcuno ha detto “Viva la vida”?! :joy:), la sera non posso fare a meno di alzare il monitor del mio Macbook (che con un cavetto da 80 centesimi attacco alle casse 5.1) e far galleggiare la mia stanza in un’atmosfera che scelgo io.

E mi accorgo, ad esempio, che Guccini è un’ottima scelta.

Fa compagnia senza far baccano. E’ sereno ma non è solo strumentale. Ha una bella voce.

E così, quasi sempre, le playlist genius, partono proprio da una sua canzone. 🙂

Sono queste le piccolezze che ti fanno amare i prodotti della mela morsicata

Emanuele

La storia che si rinnova.

Albero e rocce

Ai margini del Cammino di Santiago, le pietre impilate l’una sull’altra formavano muretti interminabili, che si incrociavano e si confondevano nei disegni della campagna. Pensai ai molti secoli che gli uomini avevano passato chini su quei terreni, eppure c’era sempre un sasso da togliere, una pietra che spezzava la lama dell’aratro, che azzoppava il cavallo, che incalliva la mano del contadino. Era una lotta che ricominciava ogni anno, e che non sarebbe mai finita.

Paulo CoelhoIl Cammino di Santiago

Emanuele

(photo credits)

Promozione TopHost: trasferimento a 99 cents.

TopHost - Trasferimento a 99 centesimi

Ne voglio parlare perché uso TopHost da vari anni per alcuni domini e penso che il servizio offerto sia più che dignitoso.

Il piano di hosting, senza promozioni costa meno di 10€ l’anno: una cifra ridicola se si considera il costo delle infrastrutture e del personale di gestione dei servizi per un anno intero.

In questi giorni e fino al 15 Gennaio 2009, TopHost regala un anno di hosting (99 centesimi non li chiamo soldi ma cifra simbolica).

Se il contratto col vostro attuale servizio di hosting sta scadendo, fategli un pensierino. Vi sfido a trovare una sistemazione con un rapporto qualità/prezzo migliore per l’anno prossimo! 🙂

Emanuele