Mini Cooper S.

L’ho guidata per qualche giorno. Stratosferica. I 170cv si sentono tutti e l’assetto kart regala sensazioni uniche: i cambi di direzione sono pressoché immediati. Un giocattolino che lascia a bocca aperta.

Mini Cooper S

C’è un però per cui non la comprerei: i sedili hanno la seduta dannatamente corta. Io non sono un watusso ma è comunque fastidioso e l’idea di far tanti km d’autostrada su quel sediolino lì non è assolutamente affascinante. E poi è piccola, troppo piccola: far salire i colleghi in auto è stata una scena divertentissima.

Per il resto va detto: tante auto del segmento B e C hanno solo da imparare da questa creatura.

Emanuele

AMREF e le occasioni del cuore.

Questo è un post sponsorizzato ma sono libero di esprimere le mie opinioni.

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Non vi ho ancora raccontato i progetti che ho in pentola per il mio futuro (ma prima o poi scriverò qualcosa), però scrivere questo articolo mi fa piacere, sia perché mi riporta con la mente al mio viaggio in Africa della scorsa estate, sia perché lo vedo parte integrante di un progetto di vita.

Anche quest'anno AMREF avvia per il periodo natalizio una campagna di raccolta fondi in favore di tante comunità africane che rimangono, di anno in anno, in uno stato di necessità ben superiore alla media di qualsiasi paese del nostro continente.

Per facilitare la scelta, su Occasioni del cuore è possibile selezionare dei pacchetti predefiniti (kit per il parto, kit per la purificazione dell'acqua, visita pediatrica e vaccini, etc.) o sfruttare un evento della propria vita per ricordarsi di quel continente: potrete creare una lista nozze direttamente in AMREF o una raccolta fondi per il vostro compleanno. Un bel modo di coinvolgere e sensibilizzare le persone verso temi probabilmente ignorati perché distanti dagli occhi.

Se non avete già completato la lista dei regali di Natale, perché non gli date un'occhiata?

Emanuele

Articolo sponsorizzato

Il WorldSecond di Montblanc.

Fotografi e aspiranti tali: occhi e orecchie a me. Quello che sto per presentarvi è un concorso, organizzato da Montblanc che potrebbe interessarvi. Il gioco, in realtà, può coinvolgere e affascinare chiunque: quanto può essere diverso un determinato secondo per ogni uomo sul pianeta?

Filosofie a parte, la sfida prevede la pubblicazione, attraverso un’app per smartphone (disponibile sia per iOS che per Android) di una foto che può essere scattata solo quando Montblanc abilita la funzione (i partecipanti verranno informati attraverso una notifica sul cellulare). Da Novembre fino a fine anno sono previsti sessanta alert e quindi sessanta attimi da immortalare: dall’intero pianeta, in quell’istante, arriveranno scene di vita quotidiana e panorami mozzafiato.

Montblanc - WorldSecond

Le fotografie scattate andranno a collezionarsi nella WorldSecond gallery e all’inizio del 2013 una giuria selezionerà la WorldSecond Photo e la WorldSecond Gallery più belle e premierà i relativi autori con una selezione della collezione di orologeria Montblanc TimeWalker UTC.

Montblanc ha preparato un video di presentazione del concorso fotografico. Dove sarai tu durante il prossimo world second?

Emanuele

Dicelamamma e Playstation presentano Wonderbook.

Fin da quando ero piccolo ho sempre sentito di genitori insofferenti per le ore trascorse dai figli davanti i videogiochi.

Bistrattati, sottovalutati (o iper-valutati dai più giovani, secondo i punti di vista) i videogiochi hanno sempre avuto, fin dal loro avvento, un ruolo non indifferente nelle discussioni familiari. Mamme che strappano i joystick dalle mani dei bambini, figli che urlano per cavi tagliati o cd dei giochi nascosti… Situazioni simili sono esistite anche a casa mia, con mio fratello che faceva le ore piccole con la sua prima PlayStation e mio padre che avrebbe voluto lanciare tutto dalla finestra dozzine di volte.

Dopo decenni di incomprensioni, finalmente sembra che Sony, attraverso il brand PlayStation, si stia facendo promotrice di un progetto che tenta di riconciliare le due parti coinvolte nel mondo dei videogiochi.

Il tentativo si dirama in due realtà che si completano l'un l'altra. Da un lato infatti c'è WonderBook, il libro che – se rispetterà le promesse – potrà essere eletto facilmente come il libro che ogni bambino ha sempre sognato. WonderBook ha, infatti, le fattezze di un libro ma ci si accorge molto presto che in realtà è un controller di gioco collegato alla PlayStation. L'esperienza di lettura si trasforma per raccontare sempre nuove storie.

Dall'altro lato c'è Dicelamamma, un blog curato da tre mamme nato come luogo d'incontro per genitori che tentano di far bene il loro “mestiere”.  

Il blog è un esperimento social in quanto raccoglie domande e perplessità provenienti da altri genitori della rete attraverso l'account su twitter e la pagina su Facebook. In occasione della presentazione di Wonderbook il 25 ottobre, le tre blogger mamme hanno raccolto e dato voce alle numero domande emerse tra i genitori online. I quesiti sono stati poi sottoposti alle “menti” che progetteranno le nuove console Playstation.

Se volete approfondire un po' l'argomento potete visitare la pagina di presentazione del progetto o il live twitting dell'evento.

 

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La soddisfazione del cliente al 104%.

E’ bello quando apri un ticket su Google Apps per aziende (versione a pagamento dell’ecosistema di BigG), il problema però lo risolvi da solo perché i tempi di risposta sono lunghissimi (6 giorni) ma appena compili il feedback marcando qualche spuntina in negativo in nemmeno 20 minuti ti richiama l’operatore dispiaciuto per il feedback. Celere te ne invia un altro per “rivalutare l’esperienza“. Sei oberato di lavoro, non lo fai, e la mattina dopo ricevi l’ennesima telefonata per rivedere la valutazione sull’assistenza ricevuta.

Da quest’esperienza scopri che:

A. Ci vogliono sei giorni per ricevere una risposta riguardo un problema tecnico ma appena 20 minuti per ricevere una telefonata sul report di valutazione.

B. E’ una gran cazzata quando leggi in giro “97% di soddisfazione dei clienti” se ti impegni così tanto nel farti rimandare un feedback rivisto in positivo.

Corollario di A. Se il tecnico perdesse meno tempo nel telefonare ai clienti circa i report di valutazione, probabilmente risponderebbe prima ai ticket tecnici e tutti ne guadagnerebbero.

Emanuele

Il futuro dell’editoria.

Lo scorso weekend sono stato a Ferrara per il Festival di Internazionale. Interessante il dibattito tra Alan Rusbridger, direttore del quotidiano The Guardian e David Carr, giornalista del New York Times, sul futuro dell’editoria in seguito dell’avvento del web. Tema caldo degli ultimi anni su cui tutti stanno sperimentando metodi di sostentamento: abbonamenti web, prodotti “free“, chiusura più o meno intensiva verso la condivisione virtuale delle informazioni o diminuzione del numero di stampe.

Festival di Internazionale - Rusbridger e Carr

Indubbiamente un periodo difficile, come qualsiasi fase di transizione, per gli editori che devono combattere la gratuità pervasiva dell’informazione che nasce dal basso cambiando, possibilmente tipo d’informazione: se un tempo bastava riportare la notizia, adesso il giornalismo deve diventare “riflessivo e pensante” cercando di far arrivare uno spunto di riflessione che possa risultare utile all’utente. Twitter, i social media, le piattaforme di video-sharing realtime hanno cambiato e trasformato il panorama. La digitalizzazione dell’informazione sta portando i giornali a diventare sempre più cross-media: è frequente (se non la prassi ormai) trovare all’interno di ogni sito d’informazione una sezione audio o video. A lungo termine questo porterà ad uno strano connubio – tutto da scoprire – tra giornale cartaceo, web, radio e tv. Le smart tv del futuro proporranno canali video di giornali online sottraendo spettatori alle tv tradizionali.

Jeremyville - Stay OptimisticTutto questo si traduce in continue manovre correttive dell’offerta che fa sembrare gli editori degli schizofrenici che giornalmente decidono di cambiare strada in quanto, se le piccole testate d’informazione possono decidere di basare il ritorno economico sugli spazi pubblicitari inseriti nelle varie pagine, lo stesso non può fare una grande testata che per ogni inserzione guadagna un decimo di quanto guadagnava un tempo.

A questo problema si aggiunge quello delle visibilità delle informazioni: da tempo gli editori si scagliano contro i motori di ricerca che indicizzano i loro testi (uno fra tutti Google News) in quanto perdono ancora più controllo sul visitatore e sull’eventuale ritorno economico. Dall’altra guadagnano in visibilità ma non sempre questa risulta sufficiente a giustificare l’investimento. Tanti giornali lavorano in perdita sul web.

Anche il ruolo del giornalista è mutato. Non basta più che sia “una penna” del giornale ma, sempre più di frequente, vive con uno spazio suo ben definito (quanti giornalisti sono anche blogger?) che li identifica e li obbliga ad un confronto vivo e serrato con “l’utenza”.

Personalmente ritengo che l’argomento rimarrà caldo negli anni a venire: siamo nel pieno della rivoluzione digitale e continuamente schemi ed equilibri tenderanno a mutare. I media dell’informazione si sono ritrovati ad abbandonare i paradigmi con cui hanno lavorato per un centinaio d’anni e non conoscono la direzione verso cui dirigersi. Nuove scommesse rendono la vita dei dirigenti interessante e stimolante ma, ovviamente, ciò comporta anche un rischio d’impresa molto più elevato.

Emanuele

PS: l’immagine “Stay optimistic” è tratta da una collezione d’immagini di Jeremyville, presente a Ferrara, che ho apprezzato tanto.