Il futuro della telefonia in Italia

In questi giorni si stanno affacciando, con partnership più o meno forti, dei nuovi operatori virtuali nella telefonia mobile.

Cosa si intende per operatore virtuale? Gli operatori virtuali (MVNO tecnicamente) sono degli operatori telefonici che si appoggiano alle reti fisiche già esistenti, affittandone l’utilizzo dai provider proprietari. In questo modo possono, a fronte di un canone d’utilizzo delle reti wholesale, fare offerte in piena concorrenza agli operatori tradizionali. Grazie a questa possibilità, inoltre, non devono pensare ad espandere la loro copertura sul territorio e/o alle spese di gestione dell’infrastruttura e possono crescere molto rapidamente.

Se da un lato dunque è una buona cosa, dall’altra c’è da sperare che Tim, Wind e Vodafone (i tre maggiori provider di telefonia mobile in Italia) non richiedano canoni esosi per l’affitto delle reti: solo questo può permettere agli operatori virtuali di lanciare offerte vantaggiose e concorrenziali.

Durante la scorsa settimana, sono stati 3 gli operatori virtuali che hanno fatto capolino. Poste Italiane, il Carrefour e la Coop. I primi due hanno preso in affitto la rete Vodafone, l’ultimo invece quella Tim.

Dalla loro hanno tutti e tre due grossi vantaggi: un’ottima penetrazione nel territorio (Poste Italiane con i suoi 14000 sportelli, Carrefour e Coop rispettivamente con 1500 e 1400 punti vendita su tutto il territorio italiano) e una grande fetta di utenti già “clienti” (servizi BancoPosta per il primo, clienti “tesserati” – e profilati – per le due catene di ipermercati).

Un patrimonio indiscutibile per un gestore che vede la luce in poche settimane.

Sul web si discute spesso sulle possibili offerte e anch’io immagino che non mancheranno offerte di fonia legate all’acquisto di prodotti alimentari… sarà questa l’arma in più?

Ormai i gestori telefonici attuali ci avevano abituati a vendere aria fritta a caro prezzo (vedi tutte quelle offerte che riceviamo via sms/mms di stupide suonerie…). E’ possibile che un’offerta “acquista i sofficini findus e ricevi 20 sms gratis con la tua SIM Coop” diventi dunque una bella ed interessante novità?

Non dobbiamo comunque dimenticare il VoIP, che va diventando sempre più accessibile anche quando si è fuori casa (i cellulari terminali con connessione wi-fi stanno aumentando a vista d’occhio… e anche i punti d’accesso sono sempre più presenti).

Penso che tutto ciò non possa che far bene alle nostre tasche… sempre che il Garante delle Telecomunicazioni sappia scovare bene i cartelli che molto spesso, in passato, sono stati fin troppo abusati.

Stay tuned.

Emanuele aka P|xeL

Self made… bloggers.

Prima autoreferenzialità… adesso autoesaltazione.

“Ebbene sì, oggi, 2 aprile, possiamo scoprire le carte e rivelare quello che è stato l’esperimento-scherzo più riuscito della rete italiana da quando esistono i blog.”

Citazione tratta dall’articolo di Punto informatico, scritto da Tommaso Tessarolo, blogger anch’esso.

Che poi, a volerla dire tutta… i blog coinvolti sono stati 34.

E’ tutta li la blogosfera per Punto Informatico?

Sarà che per me il primo d’Aprile è iniziato male… ma tutto sto “gran scherzo” non l’ho visto e non vedevo l’ora che finisse la giornata per far rientrare anche questa pagliacciata.

Ciao,

P|xeL

PS: ma perché i blogger si auto-commentano sempre?

PPS: Punto Informatico non è più quello di una volta.

Pesci primaverili…

E che palle… sarà che in questo momento sono stanco, assonnato e un po’ nervoso… ma non sopporto già in partenza i “pesci d’Aprile” che scommetto non mancheranno neanche in rete.

Pesce d’AprileAnzi… uno l’ho già beccato (e forse sono il primo della blogopalla considerato che il sabato sera saranno tutti fuori…).

Circus Formula 1 annuncia il ritorno di Michael Schumacher. Ma può esserci scherzo più sgamato di questo? Neanche un pollo ci cascherebbe.

Comunque… stasera seratina tranquilla, un po’ meno il finale.

Intanto ho mangiato un’ottima pizza… in un posto che oserei dire “speciale” ma che spero diventi presto “normale”.

Non aggiungo altro. O forse si. I blog stanno iniziando a diventare anche oggetto di discussione davanti ad una birra con i miei amici. Forse è proprio vero che i tempi stanno cambiando. Alcuni anni fa, quando ho iniziato a scrivere da queste parti, se avessi provato a parlarne… avrei prima dovuto spiegare cosa significasse quella strana parola.

Sogni d’oro,

Emanuele

PS: sono così bravo che, per i meno volenterosi, ho trovato un’immagine da stampare e ritagliare. Se proprio dovete… “metà del lavoro è pronto”.

La mia prigione.

Sai perfettamente quanto è stato difficile abbandonare tutto e scegliere di percorrere il Cammino di Santiago in cerca di una spada, ma questa difficoltà esisteva solo perché eri legato al passato. Sei già stato sconfitto e hai paura di esserlo ancora; hai ottenuto qualcosa, e temi di perderlo di nuovo. Eppure, qualcosa di più forte ha prevalso: il desiderio di ritrovare la tua spada. E tu hai deciso di correre il rischio.

Tratto da: Il cammino di Santiago di Paulo Coelho

Ho iniziato a leggerlo qualche tempo fa e sto continuando, sebbene molto a rilento a causa dei 1000 impegni che spuntano giornalmente.

Più vado avanti… e più ripenso al mio Cammino. A quei giorni per quelle strade. A quei momenti indimenticabili di stanchezza infinita e alla sensazione di vittoria quando finalmente vedevi un nuovo paese a pochi metri.

Nonostante sia sicuro di non averlo vissuto in modo superficiale, rimpiango, mentre leggo, il non poter essere li. Non poter assaporare certi particolari che sconoscevo… non poter vivere ancora più profondamente certe cose.

Questa sera, mi ha colpito questa frase: è sempre difficile abbandonare le proprie certezze per qualche incertezza. Eppure, forse, bisognerebbe avere il coraggio di farlo.

Non significa però rinnegare il passato. Significa intraprendere strade migliori se la vita lo richiede.

Non sono sempre soddisfatto… ma il mio spirito d’adattamento mi porta spesso a dire “Emanuele, non pretendere troppo”.

Mi sento troppo legato a ciò che ho. Ho paura che diventi la mia prigione.

Emanuele

Urlando contro il cielo…

Dovete andare a lavorare in azienda? Bene, avete due possibilità. Iniziamo però dal principio…

Oggi sono stato tra le montagne (per i siciliani, dalle parti di Ficuzza…) a montare un ponte tibetano. Serviva per qualcosa che… descriverò più avanti.

Ponte tibetanoIl ponte è stato realizzato ad opera d’arte… ma il tempo è stato poco clemente con noi: non è spuntata la nebbia… è arrivato direttamente Noè a darci uno strappo verso casa, immaginatevi il brutto tempo. Sono arrivato a casa che stavo congelando. Aspettare delle persone sotto pioggia e grandine, fermi come paletti, non è stupendo.

Detto questo, è arrivato il momento di parlare d’affari. Si… perché 6000 euro sono affari.

Se avete intenzione di lavorare nelle aziende e dovrete occuparvi del personale, senza dubbio avrete pensato più volte di iscrivervi ad uno di quei “master” sulla gestione del personale e/o delle risorse (quello a cui mi riferisco io era addirittura per post-laureati, organizzato dall’università).

Vi insegneranno tante belle cose… vi spiegheranno come fare “gruppo” e perché sia importante mettersi in cerchio, piuttosto che in altre forme, quando si parla. Vi spiegheranno anche perché “cantare” riesca ad unire magicamente le persone e perché sia meglio parlare di squadra invece che di gruppi durante le attività in azienda.

Tante belle cose senza dubbio valide. Sia chiaro: non voglio screditare questi corsi… le cose interessanti da apprendere ci sono (tra l’altro, a quanto pare, il corso per appena 30 persone al quale ho *assistito* io oggi sembra sia uno dei migliori in Sicilia), però… con Salvo (8-)) e la mia pulcina (:love: ), mentre eravamo sotto l’acqua ad aspettare che arrivassero, riflettevamo su una cosa.

Esiste una “seconda possibilità”. Esistono gli scout.

Questo master prevedeva un “outdoor” (si, i termini inglesi fanno fighi ed innalzano la quota…) di 3 giorni tra le montagne, alla ricerca dello spirito di gruppo e della capacità di adattamento.

Chi va a raccontarlo a quei 40 milioni di scout nel mondo (secondo le ultime stime) che ogni anno percorrono miliardi di chilometri tra le montagne sotto acqua, vento, pioggia e… quando “ci va bene” bel tempo?!

E nessuno agli scout fa discorsoni per mettersi in cerchio… per cantare e per imparare ad accendere un fuoco. Sono tutte cose che si tramandano con naturalezza. Si vivono… si assimilano. I ragazzi a tredici anni vivono già in “squadriglie” piuttosto che in gruppi…

Ecco perché secondo me gli scout hanno una marcia in più nella società.

Oggi ho visto cose allucinanti… ho visto gente camminare nel bosco con i mocassini. Ho visto ragazze (ehm, “dottoresse”) sotto la pioggia con i fusò aderenti (dove ti siedi con quei pantaloni inesistenti?).

E poi c’era il ponte tibetano. 20 metri di lunghezza, 1 metro e mezzo di altezza.

Su 30 persone, hanno voluto “rischiare la vita” solamente 3 persone: 2 ragazzi ed una ragazza. Portate qualche scout li e… ci balla sopra, vi fa uno spettacolo e poi decide pure di adattarlo a rifugio (non è un’idea totalmente pazza…).

Ci sono miliardi di cose che per uno scout sono scontate che… tanta gente non conosce minimamente. Ora magari qualcuno di loro avrà anche capito perché, nonostante la pioggia, siano meglio i pantaloncini corti (di buon velluto!) e perché un ombrello è bello per girare le vetrine ma… un poncho è una casa.

La cosa più buffa è una. Tutti i professori di questo master erano scout o ex-scout e non insegnavano nulla di diverso dal… metodo scout. Avevano organizzato questi 3 giorni in pieno stile scout: un grande gioco, un bel percorso affascinante tra le montagne, tante attività con pennarelli e cartelloni e… un fuoco sotto le stelle la sera. Non è un caso se, sempre più frequentemente, gli psicologi indirizzino verso “questo mondo” bambini con problemi di socializzazione (ma anche adulti eh!). Non chiedono aiuto alla scuola… non li mandano neanche in strutture particolari. Indirizzano tutti verso gli scout.

Per finire, gli scout passano la notte in tenda… loro, da bravi “ometti paganti” (ah, se sapessero che per i loro “professori” queste attività sono una stupidissima routine…) hanno concluso il loro cammino in un rifugio con camino e thé caldo. Senza dubbio per loro è stata la salvezza… ma non sanno quante altre avventure *formative* si son persi.

Adesso, ditemi voi. Preferite pagare 6000 euro per 6 mesi di corso, oppure (con 40 euro l’anno nel mio gruppo!) imparare le stesse cose, e costruirvi una “forma mentis” divertendovi in una associazione che, per prima cosa, cerca di costruire bravi ed onesti cittadini?! 🙂

Si si… lo so, non siete stupidi neanche voi…

Emanuele

PS: siete grandi? Non è mai troppo tardi. Io ho avuto la fortuna di crescerci dentro ma… giusto la settimana scorsa è arrivata una ragazza di 30 anni. E’ stata messa nello staff di reparto… vediamo se saprà darci dentro oppure i ragazzi mangeranno lei. 😉

PPS: sono stato pagato 50 euro per costruire il ponte tibetano. Dite che un giorno scopriranno che al campo estivo, ragazzi di 14-15 anni costruiscono delle tende sopraelevate?! :eeeh:

Yod’m 3D desktop manager per Windows

Yod’m 3D desktop Da qualche giorno sto provando Yod’m 3D, un “desktop manager” gratuito, in stile Xgl, realizzato da Christian Salmon.

Premessa: Per Windows XP, in realtà, la Microsoft aveva pubblicato alcuni anni fa un piccolissimo desktop manager (Virtual desktop Manager) che permette di gestire e scambiare velocemente fino a 4 desktop.

Cosa intendo con gestire e scambiare un desktop? Innanzitutto va precisato che con desktop si intende il “piano di lavoro” sul quale vengono aperte le applicazioni e i file che utilizziamo. E’ la nostra scrivania. Detto questo, non è difficile immaginare che sia possibile avere più “scrivanie” dove poggiare i nostri documenti, per mantenere un certo ordine quando lavoriamo, e decidere di cambiar scrivania per suddividere gli ambiti di lavoro.

Yod’m 3D fa la stessa cosa che è possibile fare con l’add-in della Microsoft con una particolarità in più: i desktop sono visibili come in una sorta di cubo che è possibile ruotare con un semplice click di mouse.

Questa “prodezza grafica” era, attualmente, appannaggio solamente dei sistemi Unix. Neanche il nuovo Windows Vista permette, al momento, una cosa simile.

Il programma non risulta invadente: pesa meno di 1MB, non va installato (basta decomprimerlo in una cartella e farlo partire) ed occupa 30MB in ram (meno di Firefox per intenderci ;-)).

E’ possibile passare velocemente ad un’applicazione di un altro desktop semplicemente utilizzando il menu a tendina che si apre cliccando sull’icona vicino all’orologio…

A differenza di XGL però, non è possibile trascinare un’applicazione da un desktop all’altro, il che rende l’esperienza, un pizzico più limitata.

In ogni caso, vi consiglio di provarlo. Personalmente, ritrovandomi spesso con tante e tante applicazioni aperte, avere più desktop è una gran comodità che mi aiuta a velocizzare il lavoro.

Ciao,

P|xeL

Elevarsi…

“Nel perdono, la forza di un re”.

Una bella frase quella presente nella canzone presentata da Al Bano a Sanremo 2007…

La vera forza non è quella nata dalla prepotenza, dalla prevaricazione, dalla vendetta, dalla mera rivincita fisica o spirituale.

Non sta neanche nell’affermazione del proprio essere nella vita. Ti faccio vedere io che so fare…

Il perdono, incondizionato.

La nostra società non ci abitua facilmente a questo genere di ragionamenti. Siamo abituati a cercare una rivincita morale, in assenza di quella fisica che, solo perché è più “visibile” sembra più brutta.

Ci viene difficile augurare una fortuna maggiore a chi ci ha offesi. Anzi, questa è l’ultima cosa che il nostro orgoglio vuole augurarsi.

In questi giorni ero nervoso… anche per questo.

Sarò tanto “un bravo ragazzo” ma mi sento tanto pieno di difetti che non riesco a controllare. E così, oltre a combattere con loro, combattevo anche con la depressione che il mettermi a confronto mi portava.

E’ difficile accettarsi… e accettare pure che il mondo esterno (e magari quella parte “di mondo” che meno sopporti) possa anche “passarsela meglio”.

Fa male.

Adesso tutto questo mi sembra un nuovo passo nel “cammino” che da tempo sto facendo.

Non lasciare che sia l’orgoglio a “perdonare”, ma far si che sia il perdono a dire all’orgoglio come comportarsi.

E’ solo in quel momento che mi troverò “un gradino più in sopra” e… la canzone di Al Bano avrà un po’ più senso anche dentro me.

Non sarò mai un Re, ma senza dubbio potrò dire di essermi impegnato a perdonare senza aspettare delle scuse.

Sogni d’oro,

Emanuele