Essere matite.

Ciao blog,

rieccomi dopo due giorni pesantissimi…

Sembra che quest’estate non voglia darmi tregua e così, dopo i lavori a casa, adesso mi son toccati quelli al villino a mare. Una casa rimessa praticamente a nuovo… due giorni intensissimi da mattina a sera senza sosta in previsione dell’arrivo dei genitori di Filippo per il matrimonio ormai prossimo…

E tutt’ora non è finita… mi aspetta almeno un’altra giornata.

Sono stanco, sfinito e… sono appena uscito dalla doccia.

Ho in testa dieci mila pensieri e non so da dove iniziare prima… non so neanche dove queste parole mi porteranno, tanto che penso che il titolo di questo post arriverà “strada facendo”… attualmente ho semplicemente messo “meglio mettere un titolo”, giusto per scongiurare qualche improvviso crash del browser senza aver attivato l’auto-save di WordPress.

In questi giorni sono stato per taaanto tempo in silenzio. E questo silenzio, sebbene nel mentre fossi impegnato a lavare, asciugare, spolverare, montare, smontare, riparare, buttare e chi più ne ha più ne metta… (si, considerate tutto in grande visto che abbiamo usato in 2 giorni oltre 20 sacchi di immondizia formato maxi – 110×70 ed abbiamo fatto svariati viaggi in auto in due verso i cassonetti…), mi ha permesso di parlare un po’ con me stesso.

Devo dire che sono stato bene. Magicamente, ho fame, ho sete, ho voglia di uscire e non ho problemi a star tranquillo senza riempirmi di musica… tutt’ora c’è silenzio nella mia stanza.

C’è della strana quiete in me. Forse perché sono nell’occhio del ciclone.

E’ strano questo post… sto davvero scrivendo di getto come non mai. Mi sembra quasi di scrivere una bella lettera… una di quelle che quand’ero più piccolo adoravo mandare e ricevere da amici e amiche…

L’avesse capito la professoressa del mio biennio quanto mi piaceva scrivere…

Sono confuso. Ho ancora i capelli un po’ bagnati e non riesco a mettere in ordine le idee. Avrei bisogno di un pettine per idee…

Ho riflettuto tanto in questi giorni ed ho ripensato un po’ a tutto quel che è successo.

Non voglio lasciarvi in confusione però… non lo meritate e poi, probabilmente, non è neanche un segreto di stato così importante da conservare meticolosamente.

E’ finita. E’ finita una storia di oltre 4 anni. E’ finita quella che io ora come ora non so chiamare altro che “la storia”.

E’ finita, però non piango. E’ finita da… wow, ho quasi perso il conto. Credo 4 o 5 giorni. E’ finita però non è caduta neanche una lacrima da parte mia.

E questo per me è un segno. Un segno inconfondibile di stanchezza. Stasera sotto la doccia, per la prima volta, ho sentito come se stessi piangendo… e invece neanche li. Era solo impressione. Era solo un po’ di malinconia legata alla stanchezza di questa giornata.

Non riesco a piangere… forse perché un po’ ero ormai pronto per questa cosa. Forse perché sono anche cresciuto abbastanza. Forse perché per questa storia ho già pianto nottate intere, fino a sentirmi male; fino ad aver bisogno di qualche calmante per dormire.

C’avevo creduto tanto, è questa la verità. E così adesso sono deluso. Sono freddo, spento. Rido ma… non ci sono. Ancora non capisco dove sono.

Per tutti coloro che mi conoscono, ripeto ancora che tutto ciò che sto scrivendo adesso è di getto… nulla di preparato, nulla di “ora glielo faccio vedere io come sto senza di lei…”. Non c’è orgoglio, non c’è vendetta, non c’è rancore. C’è solo tanta sincerità, che forse è una di quelle cose che più contraddistingue il mio modo di vivere.

E’ stata la sincerità, l’anno scorso, a farmi vivere certi momenti. Ed è stata la mancanza di sincerità a farmi penare come un dannato.

Sto riguardando indietro come si fa con la videocassetta delle vacanze di alcuni anni fa. C’è il bimbo che gioca a pallone… che ride… che inciampa e che poi scoppia in lacrime. C’è la mamma che corre ad aiutarlo. E c’è di nuovo un bel sorriso sotto quegli occhioni lucidi.

Penso che in questi giorni, oltre ai miei amici, devo ringraziare tanto il supporto di una persona alla quale difficilmente dico quanto tengo. Il mio papà. Si, è bello chiamarlo “papà” e non “padre”. E’ meno freddo… più vicino e forse… più amico.

Come l’anno scorso mi sto ritrovando nuovamente a parlar con lui… ed è lui che mi da spesso la forza di fare quel nuovo passo in avanti verso il traguardo successivo. E’ probabilmente una delle persone che più crede in quel che sono ed in quello che un giorno sarò.

(ecco che le lacrime che non sono cadute in questi giorni, arrivano parlando di mio padre… maledetto!!).

Comunque… “quello che un giorno sarò”. E’ una cosa importante per me. E’ una cosa sulla quale sto riflettendo da alcuni giorni… dopo aver sentito certe frasi. Certi fulmini poco delicati.

C’è chi vede nel proprio futuro la scalata sociale. Io sono stra-convinto che nella vita esistano vari tipi di successo e che non tutti lo identifichiamo nella stessa cosa.

Per me il successo, e l’ho sempre detto, è quello di avere, un giorno, una bella famiglia. Questo è quello per cui mi sto preparando… questo è quello per cui lavoro giornalmente. E’ strano… di solito sono le ragazzine a sperare di diventare mamme… ma io, ho una voglia matta di fare il papà. E credo che quando Dio quel giorno deciderà che io dovrò esserlo… io sarò all’altezza del mio compito. Ecco il mio successo. Ecco la mia intraprendenza verso dove mira. Non voglio primeggiare sugli altri. Non voglio essere il primo del gruppo.

Forse… ho assimilato fin troppo il modello familiare che ho vissuto. Due bravi genitori… laureati ma senza lavori da “wow… lui si che è figo…”. Mio padre insegnante in una scuola superiore, mia madre impiegata in una nota azienda italiana privatizzata (si può dire che è anche una schifezza e che tutt’ora ha un bel monopolio?). Non hanno cercato il successo nel lavoro… hanno piuttosto nobilitato il loro lavoro. Ed è questo quello che a me piace… ed è questo quello in cui io fortemente credo. Non vivo per il lavoro… lavorerò per vivere. Ed è così che sto studiando. Non mi interessa il risultato da primo della classe… preferisco imparare perché amo l’informatica. Poco importa se nessuno mi applaudirà mai dopo un discorso. O forse succederà… ma non è questo il successo che cerco… non è questo ciò che davvero mi gratifica.

Sto studiando perché credo che per poter offrire un bel futuro “alla mia famiglia”, sia necessario un titolo di studio e, senza dubbio delle competenze. Non mi importa la pagella. Io dimostrerò ciò che sono, nel lavoro. Già adesso ho colleghi laureati che di informatica ne sanno molto meno di me… perché in fin dei conti, la mia è una passione.

Per qualche tempo, in questi giorni, ho pensato che siccome per carattere non adoro finire al centro dell’attenzione, fossi uno senza carattere. Me lo avevano quasi fatto credere…

No, non è li il mio successo. Mi piace ridere, mi piace scherzare e stare in compagnia ma… mi accontento molto facilmente di ogni situazione che vivo.

Forse è anche il mio spirito scout (che sono convinto di avere dentro, ben radicato) che mi fa, molto facilmente, adattare a situazioni che altri sopportano difficilmente.

Non mollo facilmente. Lotto per quello in cui credo… e forse, sono anche un po’ ostinato, testardo, quando ci credo tanto.

E così c’è ancora un bagliore di speranza in me. C’è chi mi ha detto che è la crescita… che come è finita, potrebbe tra qualche tempo rinascere meglio di prima…

Chissà, forse è così, ho imparato a credere che la vita è imprevedibile e che è inutile farsi tanti calcoli prima… può arrivare un soffio di vento e far volare tutti i nostri piani.

Ieri forse, la differenza di maturità nell’affrontare certe cose si è sentita nuovamente. Voleva sentirmi… perché è ovvio, sta male anche lei… però mi chiamava al cellulare con l’anonimo e rimaneva zitta nonostante io rispondessi.

Ho capito che era lei… e così ho deciso di chiamarla a casa. Giusto per sapere come stesse. C’è rimasta probabilmente sorpresa… ed io, alla fine, ero un po’ stanco nuovamente. Stanco di sentire sempre questa “differenza d’età”. Devo ammettere di averla sentito spesso in questi anni… però mi dicevo sempre “deve crescere… diamo tempo…” e così andavo avanti. Che poi quattro anni… fossero dieci… boh, ognuno cresce con i suoi tempi.

Adesso forse, per certi versi, è cresciuta… ed ha imparato a camminare. E a me viene in mente “Sei volata via” di Ron.

Sono troppo sereno, è questa la verità. Riesco persino a pensare a lei in modo dolce senza sentirmi male.

Forse è stato questo il mio compito. Accompagnarla in questi anni verso quel che è adesso. Accompagnarla verso il momento in cui con le sue ali, ha potuto spiccare il volo.

C’è gioia e malinconia. C’è un salto nel vuoto. C’è un ciao, un addio e un “a presto”. Si… perché in fin dei conti, quando il nido è bello, nessun uccello si allontana poi così tanto da volerlo lasciare per sempre. E’ un posto sicuro. E io… credo di essere un po’ una certezza per lei. Forse, lei lo è un po’ meno per me.

Forse è questo il mio piccolo vanto. Il mio piccolo successo. Le sono stato accanto in tantissimi traguardi… fin quando un giorno mi son sentito dire “non mi piacciono alcuni aspetti del tuo carattere”. Ed è finita li. E’ volata via.

Ed è da li che io adesso devo riprendere a camminare. Ed ecco che mi viene in mente di nuovo Madre Teresa…

Io sono una piccola matita nelle mani del Signore. Penso con un pizzico di umiltà, di poterlo dire anch’io.

Non ho dimenticato le preghiere in questi giorni. Ho aggiunto un’Ave Maria ogni sera… per “questo strano periodo” e questa domenica le circostanze hanno voluto che partecipassi a due Messe.

Credo nel Signore. E forse questo è anche il mio modo di testimoniarlo. Non sarò un grande oratore… ma senza dubbio chi mi osserva vedrà qualche pizzico di cristianità in me.

Ci sono tante cose che mi mancano… ma ho imparato ad esser forte. Forse… tutte le prove precedenti, le hai organizzate per prepararmi a questo momento… vero Fabi?

Adesso sono sereno e penso al futuro. Penso che devo studiare, che tra tre settimane c’è il matrimonio di mia sorella. Che dovrò vestirmi elegante e che io odio farlo…

Penso anche che non vedo l’ora di riprendere le attività scout e penso che da Settembre voglio iniziare un po’ di palestra.

Penso penso e penso… ma sono sereno. Non ci sono state notti insonni… non ci sono state mani da stringere per farmi forza.

Aspettavo da tanto questo momento. Forse perché son pessimista… forse perché non credo mai tanto nelle qualità che ho… forse perché era un po’ un presentimento. Forse perché… quando si ama davvero qualcuno si ha paura di perderlo.

E forse è questo il mio più grande errore. Ultimamente ho avuto troppa paura tanto da risultare soffocante.

Sto rifacendo luce su tutto… sbagli compresi. Ero assillante e poco fiducioso… ma so anche da cosa derivi tutto ciò… e così, se con una mano mi bacchetto, con l’altra mi conforto.

Non voglio dire cosa è successo… perché gli errori nella crescita, sono normali. So solo che quell’errore è costato caro anche al mio buonsenso… alla mia capacità di auto-controllo “anti-soffocamento”. Non ho saputo più gestire bene certi atteggiamenti e questo mi servirà da lezione per il futuro.

Però dall’altro lato devo confortarmi. Ho messo letteralmente a dura prova le mie capacità in amore. Ho visto fino a che punto so spingermi quando credo nel futuro. Ho visto cosa so mettere alle spalle.

Sono felice di questo. Sono felice perché non credo di essermi comportato male in fin dei conti.

Sono felice perché, e forse mi sto dimenticando cosa significhi la modestia, mi considero una persona molto buona.

La prossima volta andrà meglio. E’ così che ho imparato a dire in questi anni.

D’altronde gli scout “sorridono e cantano anche nelle difficoltà”… e così, io adesso non voglio esser da meno.

C’è un giorno che rimarrà per sempre nel mio cuore però. Non è il giorno in cui ci siamo messi insieme… non è il giorno di quando è finita, né quello del mio compleanno. Non è Natale e non è una vacanza. E’ il 4 Dicembre ma… nessuno saprà mai dalla mia bocca il perché. E’ qualcosa di così profondo che ho sempre voluto tenere nel più remoto angolo del mio cuore.

Non è mai stato dimenticato… ed è tutt’ora li.

Ed è anche una promessa fatta a Dio e mai dimenticata. Ero piccolo… ma forse ero già maturo abbastanza per prendermi delle responsabilità.

I capelli nel frattempo si sono asciugati… ho anche perso il conto delle righe scritte, dei pensieri fatti e del tempo impiegato a scrivere…

So solo che mi sta piacendo, mi sta rilassando… e che andrò avanti finché non sarò stanco.

Ecco perché questo mio blog non cambierà mai. E’ il mio spazio dove ritrovarmi con me stesso. E non ho più problemi che qualcuno lo legga. Sia perché sono adulto e vaccinato ed i pedofili cercano tristemente ragazzini, sia perché… non c’è motivo che certi pensieri siano un segreto.

Scommetto che tante volte, tante situazioni simili sono state vissute da tanta altra gente. Eppure ci si nasconde, ci si chiude… come se fosse una vergogna, come se “è meglio che il mio amico non sappia come sto o ne approfitta in qualche modo…”.

No, io so che i miei amici non ne approfitterebbero… perché so selezionarli per bene. Ne ho pochi, non ne ho 1000 come qualche personaggio popolare ma so che sono sinceri e fidati.

E io lo sono con loro. Questo sono io… ed in questo momento della mia vita sono così.

Le amicizie… gran brutta bestia. Difficili da trovare, difficili da gestire… difficili da mantenere.

Ho provato a far vedere a Fabi come le vivevo io… non so, magari adesso sarà anche in grado di gestirle un po’ meglio. In questi anni l’ho vista spesso far confusione.

Le amicizie sono forse più difficili da mantenere di un amore. Perché in amore “sei una cosa sola”… mentre nell’amicizia, non sei né carne né pesce. Sei un bel minestrone.

Ci devono essere dei si e dei no. Dei paletti ben fissi fin dove si può arrivare. Sia quando si parla che quando si scherza. Non sempre si dice tutto… ma non è questo a farlo diventare un rapporto meno sincero. La sincerità c’è sempre… ma c’è anche il rispetto dell’intimità.

Un filo trasparente.

Non va spezzato… o l’armonia si perde. Bisogna avere cura di quel filo per il bene di quell’amicizia.

Una cosa che ultimamente mi mancava… erano le sue attenzioni. Forse era un presagio di ciò che stava arrivando… però le sentivo più scariche, più spente.

E non mi riferisco ad atti osceni in luoghi pubblici, mi riferisco semplicemente alle piccole attenzioni che le donne innamorate sanno regalare. Erano diminuite, ecco qua.

Io adesso non ho più fretta di ricostruire questo legame alquanto saturo. Non ho fretta neanche di pensare ad altro. Non ho fretta di buttarmi in altre braccia… ma allo stesso tempo non ho fretta di tornare nelle sue.

Chissà… magari ci vorranno altri 10 mesi prima che cambi qualcosa. O forse saranno queste le ultime parole che spenderò per questa storia. Questo non voglio completamente immaginarlo. Voglio lasciarlo alla storia… alla mia storia.

10 mesi… si, ci stetti tanto prima di dirle “si”. Perché… andò al contrario. Era lei ad essersi presa una cotta per me. Io… le dicevo di lasciarmi stare. Non la presi in giro: nonostante fosse carina come un raggio di sole (non solo fisicamente… era un raggio di sole anche perché in quel periodo stavo attraversando un altro brutto momento…), non ebbi fretta.

Volevo conoscerla… volevo capire come fosse.

E adesso non ho di nuovo fretta. Mi sembra come se il mio cuore fosse stato resettato… pronto a ripartire da zero.

Pronto a conoscere una nuova ragazza come se nulla fosse mai stato prima.

E… come prima, non ho neanche fretta.

Succederà? Non succederà? Arriverà? Non arriverà? Non lo so.

Io non so se tutto ciò che sto dicendo sia giusto dirlo. Non riesco a capire se forse qualcosa può risultare pesante da digerire… non riesco neanche a capire se qualche frase si ritorcerà in futuro contro di me.

Sto pensando e sto scrivendo. E’ qui il bello. State leggendo nel mio cervello… anzi, nel mio cuore, perché è di quello che parlo stasera.

Non è stata una storia programmata, è stata una storia amata.

Ci sono ancora tante cose nella mia stanza che mi ricollegano a lei. In linea di massima devo dire che non mi danno fastidio. Solo una cosa mi ha infastidito stasera… una foto di quando aveva pochissimi anni.

Non so perché… ma quella foto mi uccide. Non è lei. E’ lei da piccola. Io non l’ho neanche mai vista dal vivo “lei da piccola”. Eppure… ho dovuto girarla.

Mi sembra la kryptonite di Superman. La prendo… la guardo, ho una fitta. Devo girarla subito.

Chissà… sono questi i traumi “post-fine”? Devo dire comunque di averla presa bene… e spero che qualcuno di voi possa darmene conferma. In fin dei conti non è passata neanche una settimana… ho reagito davvero di gran classe.

Forse perché la classe dentro c’è. 😉

Stasera volevo vedermi un film… mi sa tanto però che finito di scrivere correrò a letto… la stanchezza si sente.

I muratori hanno lasciato il villino in uno stato pietoso. Oggi ho ripulito mobili infilandomi praticamente fin dentro i cassetti.

Ci fosse stata lei, mi avrebbe rimproverato perché usavo i detersivi senza i guanti. C’era mia sorella che lo faceva però… e io e Filippo ridevamo.

Come sono le donne. Tutte uguali.

Che poi forse… la loro voglia di scalata sociale è anche un modo di rifarsi dalle prepotenze degli uomini nella storia. La rabbia loro l’hanno dentro.

L’uomo la sfoga… loro la assimilano e ne fanno carattere.

L’ho sentita piangere a telefono ieri. Spero che adesso vada meglio anche per lei…

E’ strano, ha deciso che finisse e poi s’è ritrovata a piangere. In teoria doveva andare al contrario, no?

Eppure non mi illudo… so bene che quelle lacrime finiranno presto… e che io verrò dimenticato e sarò “storia”… però per piangere, sono sicuro che la sua sia stata una scelta un po’ a malincuore.

E questo mi conforta: in qualche cosa sono stato bravo.

Lei stessa mi ha confidato che se avrà bisogno mi cercherà. Non ci sono problemi… in fondo, essere matite è anche questo.

E’ svegliarsi la mattina e sapere di dover scrivere una nuova pagina…

Buona notte,

Emanuele

Una Vespa al Massimo…

La silenziosa storia d’amore con la mia Vespa continua splendidamente.

Tra un po’ sarà dalle parti dello stadio (c’è la prima uscita del Palermo e andrò a vederlo…), l’altra sera invece, Peppe s’è divertito un po’ con la sua nuova macchinina digitale (una Nikon Coolpix L11 consigliatagli da me…).

Ho ritoccato un po’ la foto scurendola intorno… non ho la mano di un grafico ma penso che faccia comunque la sua bella figura.

Nello sfondo si intravede uno dei due tabaccai storici di Piazza Massimo.

Una Vespa al Massimo

Adesso scappo… devo andare a comprare i biglietti prima che i botteghini chiudano… 😉

Buona domenica,

Emanuele

PS: giù le mani dal mio gioiellino! 😎

Riti secolari.

Mia madre, mia sorella e l’altra mia sorella stanno dividendo “la dote” insieme a Filippo (suo prossimo marito).

Io sono passato, ho dato uno sguardo e mi son sentito indietro di 500 anni. Chissà come erano vissuti questi momenti all’interno di un castello. Immagino la dama seduta accanto al padre… ed il futuro sposo con la famiglia seduti comodamente sopra dei grandi tappeti. Immagino la dote che scorre grazie a delle cortigiane. Immagino anche un pittore… messo di lato, impegnato ad immortalare per l’eternità la scena.

Personalmente, ho offerto a Filippo anche il mio Breil: togliermi mia sorella dalle scatole non ha prezzo. 😎

Chissà… magari un giorno anche questi piccoli riti saranno superati…

Vado a vedermi il moto Gp… sarà il caldo o la fame a farmi immaginare certe cose?! 😀

Cya,

Emanuele

PS: intanto io, di nascosto, una tovaglietta da bidè me la sono presa! 😛

Il fuoco che è in noi.

Dio vede e provvede. E’ proprio vero.

Stamattina avevo bisogno di un po’ di carica… e da bravo cristiano, il mio pocket coffee non poteva che essere la Parola di Dio.

Sono andato a Messa da solo… avevo bisogno di un po’ di calma. Alla fine li ho incontrato due vecchie amiche… ma fortunatamente sono riuscito a stare tra me e me.

Il vangelo di oggi (Luca 12, 49-57), ci presenta un passo molto particolare. Gesù annuncia che con la sua venuta nessuno deve aspettarsi l’arrivo della pace. Bensì, tutti d’ora in avanti avrebbero litigato. Mogli e mariti, padri e figli… madri e figlie.

Questa guerra però è dovuta alla nostra scarsa capacità di giudizio. Sappiamo giudicare infatti con certezza l’arrivo della pioggia o dello scirocco… e allora, Gesù, un po’ per sfida chiede “come mai questo tempo non sapete giudicarlo?”. Perché non sappiamo giudicare correttamente la nostra vita? Perché non sappiamo giudicare i giorni nostri? La nostra società? Ciò che di sbagliato ci propina, ci insegna, ci infila in testa?

Siamo convinti che seguirla sia la strada migliore.

Quello di oggi è un monito a vivere consapevoli delle nostre scelte cristiane. Che non possono essere quelle di un cristiano freddo che vive la sua fede come e quando gli capita.

La carità, l’altruismo, l’amore del prossimo devono essere punti fondamentali.

Al contrario la società ci offre il dio Denaro. Un modo di vivere in cui tutto viene calcolato matematicamente. Numeri, equazioni, relazioni e scambi avvengono secondo una logica della convenienza.

Gesù ha portato il fuoco. Noi l’abbiamo ricevuto nel battesimo. Sta a noi alimentarlo e farlo diventare grande.

Perché come diceva oggi il sacerdote, la vita eterna non è qualcosa che verrà dopo. La vita eterna è già in noi. Siamo noi a doverla sentire nella nostra vita.

Emanuele

Dai il meglio di te!

L’uomo è irragionevole, illogico, egocentrico
NON IMPORTA, AMALO!

Se fai il bene, ti attribuiranno secondi fini egoistici
NON IMPORTA, FA’ IL BENE!

Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici
NON IMPORTA, REALIZZALI!

Il bene che fai verrà domani dimenticato
NON IMPORTA, FA’ IL BENE!

L’onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile
NON IMPORTA, SII FRANCO E ONESTO!

Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo
NON IMPORTA, COSTRUISCI!

Se aiuti la gente, se ne risentirà
NON IMPORTA, AIUTALA!

Da’ al mondo il meglio di te, e ti prenderanno a calci
NON IMPORTA, DA’ IL MEGLIO DI TE!

(Madre Teresa di Calcutta – Dai il meglio di te)

E’ tempo di verifiche oggi. Ho studiato un po’, mi son riposato e stasera andrò a farmi un giro per i musei.

Sto sfruttando però questo tempo anche per verificarmi. Come al solito, tendo a trovare tanti errori in me… ma penso anche di aver dato tanto.

In passato ho dato… ho dato con forza e stringendo i denti. Ho dato in silenzio, nascondendo lacrime, pensieri, paure e sacrifici. Tutto però sembra dimenticato adesso.

E’ proprio vero quando Madre Teresa dice che tutto ciò che si è costruito può essere abbattuto in pochi secondi e che il bene che si fa, ben presto viene dimenticato. E io… sono un po’ stanco di questa insensibilità. Di questa superficialità che spesso vedo… che si limita alla buccia del panettone per decidere se dentro è buono o meno…

Sono stanco di dovermi ritrovare così, sotto esame. Come se amare fosse una condizione realizzabile solo a certe condizioni. Come se l’amore fosse, appunto, un dare se si riceve.

C’è qualcosa che non va in questa storia… e forse, questa volta, sono un pizzico più maturo per affrontarla in modo diverso.

Non mi do nessuna colpa… so di aver dato tanto… e pensavo che tutto ciò che avevo dato, sarebbe servito un giorno proprio a “pararmi il culo” quando necessario.

Invece non sembra essere così. Pazienza.

Ho sentito che la gente consiglia di pensare a se stessi senza pensare agli altri. E’ proprio questo che io, al contrario, odio più di tutto.

Sisi… “pensa a te stesso, dimentica il resto e scegli con la tua testa…”. Ecco che si riaccende l’animalesco istinto di sopravvivenza. L’egoismo fatto carne, sangue e… cervello.

Io certe persone non le capirò mai. E purtroppo forse, sono le prime che dovrebbero riflettere un po’ sul loro stile di vita che, per quanto possa vedere, non le sta portando a nulla di buono.

E’ come un corridore che chiede consigli ad uno zoppo…

Pazienza. Ce ne vuole tanta in questa vita. Oggi ho sentito una amica, mi ha detto che il tempo aiuta. Che il tempo… fa dimenticare certe delusioni.

Sarà proprio così… ed è per questo che questa volta, riesco a stare in silenzio senza soffrire più di tanto.

Vi auguro un buon sabato. Dio vede e provvede.

Emanuele

Amore, sofferenza e gioia.

Sappiamo che se vogliamo amare veramente,
dobbiamo imparare a perdonare.
Perdonate e chiedete di essere perdonati;
scusate invece di accusare.
La riconciliazione avviene
per prima cosa in noi stessi,
non con gli altri.
Inizia da un cuore puro.

(Madre Teresa di Calcutta)

Se c’è una donna che, senza averla conosciuta, lasciò un vuoto nel mio cuore, questa è Madre Teresa di Calcutta.

Ricordo che quando seppi della notizia rimasi, nonostante la giovane età, a pensare alla sua vita, al suo carisma, ma soprattutto, alla sua capacità d’amare.

E’ qualcosa che mi lasciò senza parole… e tutt’ora, da ciò che ci ha lasciato, riesco a sentire una forza immensa.

Doveva essere una persona meravigliosa… capace di un amore tanto puro quanto gioioso.

Ogni suo pensiero, è un dono immenso. Non so descriverlo altrimenti.

Amare, perdonare e… riflettere. Riesce a mettere tre cose insieme in poche semplici frasi.

Tutto però, ha una sua radice… e come le radici di un albero, anche nella poesia la radice sta in basso.

Tutto inizia da un cuore puro. Cosa è un cuore puro però? Nella sua mente Madre Teresa lo aveva sicuramente ben chiaro… a noi invece spetta l’arduo compito di tentare di capirlo. Un cuore puro… è sicuramente un cuore capace di amare incondizionatamente. Un cuore che sa accettare la sofferenza e che sa farla diventare forza esplosiva.

C’è un’altra bella poesia di Madre Teresa che, in questo momento, mi ha colpito molto.

Ama finché non ti fa male,
e se ti fa male,
proprio per questo sarà meglio.
Perché lamentarsi?
Se accetti la sofferenza
e la offri a Dio, ti darà gioia.
La sofferenza
e’ un grande dono di Dio:
chi l’accoglie,
chi ama con tutto il cuore,
chi offre se stesso
ne conosce il valore.

Non è facile accettare la sofferenza. Non è facile accettare le diversità che ci fanno soffrire.

Siamo persone abituate al nostro egoismo. Persone che, quasi come animali, cercano insistentemente di star bene più di quanto possano far star bene.

Al contrario, Dio, ci esorta a vivere una vita diversa. Una vita in cui amore, sofferenza e gioia diventino tre cose legate tra loro in modo imprescindibile.

Offrire se stessi.

Oggi è probabilmente un giorno nero per me. Però voglio viverlo in modo gioioso. Non voglio lasciarmi abbattere, non voglio che la sofferenza diventi qualcosa di pesante da sopportare.

Ho sempre tenuto le braccia aperte… ma non sempre c’è qualcuno che voglia farsi abbracciare.

Ogni tanto, c’è anche chi ha voglia di andar via. Ha voglia di sentire altre voci… per scoprire magari poi che, comunque, la vita è sempre la stessa. E che lasciare tutto e partire non è altro che una ansia interna, una continua insoddisfazione da curare con se stessi, piuttosto che cercare fuori.

C’è il sole oggi… e tra un po’ pranzerò per bene.

Qualcosa mi manca… ma… amore, sofferenza e gioia sono la stessa cosa…

Emanuele

In costante salita.

Non è passato neanche un anno dal precedente traguardo che sono già cinquecentomila gli accessi alle pagine di questo blog.

500.000 accessi al blogSono così interessante da leggere? Con una media di oltre 1.000 visitatori al giorno, sono volato fino a questo traguardo.

Cosa vi piace di più di queste pagine? In realtà mi sono accorto di aver ridotto sensibilmente il numero di post “d’amore” ma non credo di aver smesso di parlar di me a favore di post più tecnici. Sono cambiato un po’ in questo periodo… questo è indubbio.

Continuo fortunatamente a sentire questo posto “mio”… proprio come lo voglio. Non curante di ciò che i lettori potrebbero volere… e forse è proprio questo il segreto del mio piccolo successo.

L’attenzione dei visitatori è stata comunque sorprendente. Erano 846 i commenti per lo scorso traguardo. Adesso si sono più che triplicati.

Credo a questo punto che sia doveroso ringraziare un po’ tutti. Se lasciate sotto i numeri di telefono, faccio una chiamata l’uno… tanto, come sapete, la Wind mi riempie di promozioni… 😉

Emanuele aka P|xeL

Technorati Developers Wiki spammed.

Stavo cercando un paio di informazioni sulle API di Technorati per realizzare un antipixel come quello per BlogBabel da utilizzare al posto del javascript fornito da Technorati (che per forma e dimensioni non mi piace proprio), quando sono finito sul wiki di Technorati dedicato agli sviluppatori.

Immagino che il lancio di questo wiki non sia stato un gran successo visto che la homepage è stata sostituita da uno spam-bot con vari link di spam ed anche la versione precedente a questa era piena di link. Insomma… la pagina viene aggiornata e tenuta in vita dagli spam-bot che fanno un po’ a gara per mettere i propri link li.

Technorati Developers Wiki spammed

Certo che quella pagina dovrà far gola a molti spammer… in fin dei conti ha un pagerank pari a 6, ed il dominio di provenienza è un ottimo biglietto da visita, il che non è indifferente per eventuali tentativi di scalata di posizioni su Google per certi domini.

Quasi quasi un link glielo metto pure io… magari, proprio a questo post. 😐

Qualcuno sa come contattare in maniera efficace i tizi di Technorati per segnalare la cosa? Alcuni mesi fa (Aprile) ho scritto a support@technorati.com per altri motivi, ma non ho ricevuto tutt’ora risposta (anzi, prima o poi vi spiego anche il perché…).

Fortuna che nel frattempo ho trovato altrove le informazioni di cui avevo bisogno… 🙂

P|xeL