Ma la Wind da i numeri?

Ok… adesso sta impazzendo.

Finché mi regala cose, va sempre bene… ma, quando arrivano sms come questi, che fare?

Gentile Cliente, Special Card è stata disattivata. Per informazioni sull’offerta Wind si rechi presso un nostro rivenditore autorizzato oppure visiti 155.it

Il messaggio l’ho ricevuto giorno 20 alle 6 del mattino. Non ho avuto tempo di approfondire la cosa ma pensavo si riferisse al PienoSMS ricevuto in regalo o a Wind 6 SMS ricevuto allo stesso modo.

Dopo 4 giorni, invece, mi sono accorto che entrambe le cose continuano a funzionare a dovere. Gli sms mi continuano a costare 6 centesimi (entro il primo settembre disattivo comunque l’offerta in modo da usufruire solo dei 3 mesi di piano gratuito…) ed ogni volta che ricevo un sms continua ad arrivare l’autoricarica di 3 centesimi. Cosa mi hanno disattivato dunque?! Sono impazziti?

La seconda domanda penso possa ricever risposta da ciò che segue…

Il controllo dei minuti residui del “Noi 2” di Wind mi dice:

Opzione Noi 2: ha ancora a disposizione 437 minuti e 18 secondi gratuiti da utilizzare entro il 06-09-2007 escluso.

Ora… innanzitutto è strano che io abbia 37 minuti oltre i 400 previsti (per i vecchi piani eran 400… adesso sono scesi addirittura a 300…), ma, ancora più assurdo è che il controllo precedente segnava 422 minuti! In pratica dopo aver chiamato i minuti sono addirittura aumentati!

Che stanno combinando? Hanno deciso di farmi parlare gratis a vita in qualche modo?

Ogni tanto controllo persino il credito… non si sa mai che decidano di aumentare i numerini anche li! 😆

Emanuele aka P|xeL

PS: ovviamente, quanto prima, proverò a chieder lumi al 155… 😐

Dietro le sbarre per lui…

La discrezione non è il vostro forte.

Ho detto di essermi fatto il pizzetto… ed avete iniziato a chiedermi una foto come fossi Vanessa Incontrada nuda…

Non potevo non accontentarvi… ed ho dovuto organizzare la mia giornata per voi.

Mi avete anche distrutto il programma, pensavo infatti di scoprirmi pian piano… (ogni 1000 post probabilmente) ma… avete fatto saltare tutto!

Peggio per voi.

Siccome il mio agente tiene alla cura della mia immagine, per le foto non poteva che riesumare e far tornare in vita il mitico Andy Warhol.

Sono finito dietro le sbarre per aver scoperchiato la tomba ma l’importante è che, alla fine, sia riuscito ad avere il negativo della sua stupenda foto. 😉

Emanuele posa per Andy Warhol

Lo so lo so… i capelli fan cagare. Ma vorrei vedere i vostri dopo una giornata a sudare sotto il sole. In ogni caso li taglierò presto… il matrimonio è alle porte.

Spero di non aver causato collassi o svenimenti. Per le ragazze, visto che da qualche giorno son single… chiedete il numero al mio agente (si accettano solo perditempo…  8-)).

Cya,

Emanuele

PS: dove guardavo? Me lo sto chiedendo da ore anch’io… 😐

Evviva il pizzo!

No tranquilli… non sono diventato un giovane mafioso siciliano. Sostengo ancora la campagna di AddioPizzo… però oggi ho inaugurato sul mio volto il pizzetto!

Avevo la barba incolta da 28 giorni… andava fatta qualcosa o sarei diventato un santone indiano dalla barba lunghissima.

Era un peccato tagliarla tutta e così ho deciso di provare: baffo e pizzetto.

Non l’avevo mai fatto prima e per questo merita di esser ricordato anche qui.

A me sembra che mi faccia di più il viso da pagliaccio… ma in fin dei conti, se faccio ridere non è un male! 🙂

A casa mia invece han detto che sembro più serio e più grande ancora…

Chissà!

Adesso corro a sbrigarmi che, nonostante il ritardo, oggi ci aspetta una nuova giornata di pulizie al villino!

Buona giornata a tutti,

Emanuele

Blu… le mille bolle blu!

C’è la Sicilia nella morsa del caldo… e del fuoco.

Oggi pomeriggio, per salvarmi dal caldo e dalle fiamme, sono andato a buttarmi a Torre Pozzillo.

Purtroppo ci son potuto andare solo per un’oretta al tramonto… ma è stato stupendo ugualmente.

Sia perché erano almeno un paio d’anni che non tornavo li… sia perché ci sono andato a piedi (ed erano più di un paio d’anni che non lo facevo…), sia perché l’acqua era stupenda.

Con 43 gradi alle 7 di sera fuori dall’acqua, dentro si stava da dio.

Mi son fatto una bella nuotata e poi… ho scoperto quanti pesci ci fossero li sotto.

Ho deciso che la prossima volta porterò una fotocamera (anche usa e getta) subacquea. Farmi un giro in profondità con la maschera m’ha lasciato letteralmente senza parole.

E io che quando sono in acqua penso sempre d’esser solo… 😉

Adesso corro a cena e poi si esce.

Vado a cercare un po’ di fresco… a casa di Peppe! 😉

Emanuele

Essere matite.

Ciao blog,

rieccomi dopo due giorni pesantissimi…

Sembra che quest’estate non voglia darmi tregua e così, dopo i lavori a casa, adesso mi son toccati quelli al villino a mare. Una casa rimessa praticamente a nuovo… due giorni intensissimi da mattina a sera senza sosta in previsione dell’arrivo dei genitori di Filippo per il matrimonio ormai prossimo…

E tutt’ora non è finita… mi aspetta almeno un’altra giornata.

Sono stanco, sfinito e… sono appena uscito dalla doccia.

Ho in testa dieci mila pensieri e non so da dove iniziare prima… non so neanche dove queste parole mi porteranno, tanto che penso che il titolo di questo post arriverà “strada facendo”… attualmente ho semplicemente messo “meglio mettere un titolo”, giusto per scongiurare qualche improvviso crash del browser senza aver attivato l’auto-save di WordPress.

In questi giorni sono stato per taaanto tempo in silenzio. E questo silenzio, sebbene nel mentre fossi impegnato a lavare, asciugare, spolverare, montare, smontare, riparare, buttare e chi più ne ha più ne metta… (si, considerate tutto in grande visto che abbiamo usato in 2 giorni oltre 20 sacchi di immondizia formato maxi – 110×70 ed abbiamo fatto svariati viaggi in auto in due verso i cassonetti…), mi ha permesso di parlare un po’ con me stesso.

Devo dire che sono stato bene. Magicamente, ho fame, ho sete, ho voglia di uscire e non ho problemi a star tranquillo senza riempirmi di musica… tutt’ora c’è silenzio nella mia stanza.

C’è della strana quiete in me. Forse perché sono nell’occhio del ciclone.

E’ strano questo post… sto davvero scrivendo di getto come non mai. Mi sembra quasi di scrivere una bella lettera… una di quelle che quand’ero più piccolo adoravo mandare e ricevere da amici e amiche…

L’avesse capito la professoressa del mio biennio quanto mi piaceva scrivere…

Sono confuso. Ho ancora i capelli un po’ bagnati e non riesco a mettere in ordine le idee. Avrei bisogno di un pettine per idee…

Ho riflettuto tanto in questi giorni ed ho ripensato un po’ a tutto quel che è successo.

Non voglio lasciarvi in confusione però… non lo meritate e poi, probabilmente, non è neanche un segreto di stato così importante da conservare meticolosamente.

E’ finita. E’ finita una storia di oltre 4 anni. E’ finita quella che io ora come ora non so chiamare altro che “la storia”.

E’ finita, però non piango. E’ finita da… wow, ho quasi perso il conto. Credo 4 o 5 giorni. E’ finita però non è caduta neanche una lacrima da parte mia.

E questo per me è un segno. Un segno inconfondibile di stanchezza. Stasera sotto la doccia, per la prima volta, ho sentito come se stessi piangendo… e invece neanche li. Era solo impressione. Era solo un po’ di malinconia legata alla stanchezza di questa giornata.

Non riesco a piangere… forse perché un po’ ero ormai pronto per questa cosa. Forse perché sono anche cresciuto abbastanza. Forse perché per questa storia ho già pianto nottate intere, fino a sentirmi male; fino ad aver bisogno di qualche calmante per dormire.

C’avevo creduto tanto, è questa la verità. E così adesso sono deluso. Sono freddo, spento. Rido ma… non ci sono. Ancora non capisco dove sono.

Per tutti coloro che mi conoscono, ripeto ancora che tutto ciò che sto scrivendo adesso è di getto… nulla di preparato, nulla di “ora glielo faccio vedere io come sto senza di lei…”. Non c’è orgoglio, non c’è vendetta, non c’è rancore. C’è solo tanta sincerità, che forse è una di quelle cose che più contraddistingue il mio modo di vivere.

E’ stata la sincerità, l’anno scorso, a farmi vivere certi momenti. Ed è stata la mancanza di sincerità a farmi penare come un dannato.

Sto riguardando indietro come si fa con la videocassetta delle vacanze di alcuni anni fa. C’è il bimbo che gioca a pallone… che ride… che inciampa e che poi scoppia in lacrime. C’è la mamma che corre ad aiutarlo. E c’è di nuovo un bel sorriso sotto quegli occhioni lucidi.

Penso che in questi giorni, oltre ai miei amici, devo ringraziare tanto il supporto di una persona alla quale difficilmente dico quanto tengo. Il mio papà. Si, è bello chiamarlo “papà” e non “padre”. E’ meno freddo… più vicino e forse… più amico.

Come l’anno scorso mi sto ritrovando nuovamente a parlar con lui… ed è lui che mi da spesso la forza di fare quel nuovo passo in avanti verso il traguardo successivo. E’ probabilmente una delle persone che più crede in quel che sono ed in quello che un giorno sarò.

(ecco che le lacrime che non sono cadute in questi giorni, arrivano parlando di mio padre… maledetto!!).

Comunque… “quello che un giorno sarò”. E’ una cosa importante per me. E’ una cosa sulla quale sto riflettendo da alcuni giorni… dopo aver sentito certe frasi. Certi fulmini poco delicati.

C’è chi vede nel proprio futuro la scalata sociale. Io sono stra-convinto che nella vita esistano vari tipi di successo e che non tutti lo identifichiamo nella stessa cosa.

Per me il successo, e l’ho sempre detto, è quello di avere, un giorno, una bella famiglia. Questo è quello per cui mi sto preparando… questo è quello per cui lavoro giornalmente. E’ strano… di solito sono le ragazzine a sperare di diventare mamme… ma io, ho una voglia matta di fare il papà. E credo che quando Dio quel giorno deciderà che io dovrò esserlo… io sarò all’altezza del mio compito. Ecco il mio successo. Ecco la mia intraprendenza verso dove mira. Non voglio primeggiare sugli altri. Non voglio essere il primo del gruppo.

Forse… ho assimilato fin troppo il modello familiare che ho vissuto. Due bravi genitori… laureati ma senza lavori da “wow… lui si che è figo…”. Mio padre insegnante in una scuola superiore, mia madre impiegata in una nota azienda italiana privatizzata (si può dire che è anche una schifezza e che tutt’ora ha un bel monopolio?). Non hanno cercato il successo nel lavoro… hanno piuttosto nobilitato il loro lavoro. Ed è questo quello che a me piace… ed è questo quello in cui io fortemente credo. Non vivo per il lavoro… lavorerò per vivere. Ed è così che sto studiando. Non mi interessa il risultato da primo della classe… preferisco imparare perché amo l’informatica. Poco importa se nessuno mi applaudirà mai dopo un discorso. O forse succederà… ma non è questo il successo che cerco… non è questo ciò che davvero mi gratifica.

Sto studiando perché credo che per poter offrire un bel futuro “alla mia famiglia”, sia necessario un titolo di studio e, senza dubbio delle competenze. Non mi importa la pagella. Io dimostrerò ciò che sono, nel lavoro. Già adesso ho colleghi laureati che di informatica ne sanno molto meno di me… perché in fin dei conti, la mia è una passione.

Per qualche tempo, in questi giorni, ho pensato che siccome per carattere non adoro finire al centro dell’attenzione, fossi uno senza carattere. Me lo avevano quasi fatto credere…

No, non è li il mio successo. Mi piace ridere, mi piace scherzare e stare in compagnia ma… mi accontento molto facilmente di ogni situazione che vivo.

Forse è anche il mio spirito scout (che sono convinto di avere dentro, ben radicato) che mi fa, molto facilmente, adattare a situazioni che altri sopportano difficilmente.

Non mollo facilmente. Lotto per quello in cui credo… e forse, sono anche un po’ ostinato, testardo, quando ci credo tanto.

E così c’è ancora un bagliore di speranza in me. C’è chi mi ha detto che è la crescita… che come è finita, potrebbe tra qualche tempo rinascere meglio di prima…

Chissà, forse è così, ho imparato a credere che la vita è imprevedibile e che è inutile farsi tanti calcoli prima… può arrivare un soffio di vento e far volare tutti i nostri piani.

Ieri forse, la differenza di maturità nell’affrontare certe cose si è sentita nuovamente. Voleva sentirmi… perché è ovvio, sta male anche lei… però mi chiamava al cellulare con l’anonimo e rimaneva zitta nonostante io rispondessi.

Ho capito che era lei… e così ho deciso di chiamarla a casa. Giusto per sapere come stesse. C’è rimasta probabilmente sorpresa… ed io, alla fine, ero un po’ stanco nuovamente. Stanco di sentire sempre questa “differenza d’età”. Devo ammettere di averla sentito spesso in questi anni… però mi dicevo sempre “deve crescere… diamo tempo…” e così andavo avanti. Che poi quattro anni… fossero dieci… boh, ognuno cresce con i suoi tempi.

Adesso forse, per certi versi, è cresciuta… ed ha imparato a camminare. E a me viene in mente “Sei volata via” di Ron.

Sono troppo sereno, è questa la verità. Riesco persino a pensare a lei in modo dolce senza sentirmi male.

Forse è stato questo il mio compito. Accompagnarla in questi anni verso quel che è adesso. Accompagnarla verso il momento in cui con le sue ali, ha potuto spiccare il volo.

C’è gioia e malinconia. C’è un salto nel vuoto. C’è un ciao, un addio e un “a presto”. Si… perché in fin dei conti, quando il nido è bello, nessun uccello si allontana poi così tanto da volerlo lasciare per sempre. E’ un posto sicuro. E io… credo di essere un po’ una certezza per lei. Forse, lei lo è un po’ meno per me.

Forse è questo il mio piccolo vanto. Il mio piccolo successo. Le sono stato accanto in tantissimi traguardi… fin quando un giorno mi son sentito dire “non mi piacciono alcuni aspetti del tuo carattere”. Ed è finita li. E’ volata via.

Ed è da li che io adesso devo riprendere a camminare. Ed ecco che mi viene in mente di nuovo Madre Teresa…

Io sono una piccola matita nelle mani del Signore. Penso con un pizzico di umiltà, di poterlo dire anch’io.

Non ho dimenticato le preghiere in questi giorni. Ho aggiunto un’Ave Maria ogni sera… per “questo strano periodo” e questa domenica le circostanze hanno voluto che partecipassi a due Messe.

Credo nel Signore. E forse questo è anche il mio modo di testimoniarlo. Non sarò un grande oratore… ma senza dubbio chi mi osserva vedrà qualche pizzico di cristianità in me.

Ci sono tante cose che mi mancano… ma ho imparato ad esser forte. Forse… tutte le prove precedenti, le hai organizzate per prepararmi a questo momento… vero Fabi?

Adesso sono sereno e penso al futuro. Penso che devo studiare, che tra tre settimane c’è il matrimonio di mia sorella. Che dovrò vestirmi elegante e che io odio farlo…

Penso anche che non vedo l’ora di riprendere le attività scout e penso che da Settembre voglio iniziare un po’ di palestra.

Penso penso e penso… ma sono sereno. Non ci sono state notti insonni… non ci sono state mani da stringere per farmi forza.

Aspettavo da tanto questo momento. Forse perché son pessimista… forse perché non credo mai tanto nelle qualità che ho… forse perché era un po’ un presentimento. Forse perché… quando si ama davvero qualcuno si ha paura di perderlo.

E forse è questo il mio più grande errore. Ultimamente ho avuto troppa paura tanto da risultare soffocante.

Sto rifacendo luce su tutto… sbagli compresi. Ero assillante e poco fiducioso… ma so anche da cosa derivi tutto ciò… e così, se con una mano mi bacchetto, con l’altra mi conforto.

Non voglio dire cosa è successo… perché gli errori nella crescita, sono normali. So solo che quell’errore è costato caro anche al mio buonsenso… alla mia capacità di auto-controllo “anti-soffocamento”. Non ho saputo più gestire bene certi atteggiamenti e questo mi servirà da lezione per il futuro.

Però dall’altro lato devo confortarmi. Ho messo letteralmente a dura prova le mie capacità in amore. Ho visto fino a che punto so spingermi quando credo nel futuro. Ho visto cosa so mettere alle spalle.

Sono felice di questo. Sono felice perché non credo di essermi comportato male in fin dei conti.

Sono felice perché, e forse mi sto dimenticando cosa significhi la modestia, mi considero una persona molto buona.

La prossima volta andrà meglio. E’ così che ho imparato a dire in questi anni.

D’altronde gli scout “sorridono e cantano anche nelle difficoltà”… e così, io adesso non voglio esser da meno.

C’è un giorno che rimarrà per sempre nel mio cuore però. Non è il giorno in cui ci siamo messi insieme… non è il giorno di quando è finita, né quello del mio compleanno. Non è Natale e non è una vacanza. E’ il 4 Dicembre ma… nessuno saprà mai dalla mia bocca il perché. E’ qualcosa di così profondo che ho sempre voluto tenere nel più remoto angolo del mio cuore.

Non è mai stato dimenticato… ed è tutt’ora li.

Ed è anche una promessa fatta a Dio e mai dimenticata. Ero piccolo… ma forse ero già maturo abbastanza per prendermi delle responsabilità.

I capelli nel frattempo si sono asciugati… ho anche perso il conto delle righe scritte, dei pensieri fatti e del tempo impiegato a scrivere…

So solo che mi sta piacendo, mi sta rilassando… e che andrò avanti finché non sarò stanco.

Ecco perché questo mio blog non cambierà mai. E’ il mio spazio dove ritrovarmi con me stesso. E non ho più problemi che qualcuno lo legga. Sia perché sono adulto e vaccinato ed i pedofili cercano tristemente ragazzini, sia perché… non c’è motivo che certi pensieri siano un segreto.

Scommetto che tante volte, tante situazioni simili sono state vissute da tanta altra gente. Eppure ci si nasconde, ci si chiude… come se fosse una vergogna, come se “è meglio che il mio amico non sappia come sto o ne approfitta in qualche modo…”.

No, io so che i miei amici non ne approfitterebbero… perché so selezionarli per bene. Ne ho pochi, non ne ho 1000 come qualche personaggio popolare ma so che sono sinceri e fidati.

E io lo sono con loro. Questo sono io… ed in questo momento della mia vita sono così.

Le amicizie… gran brutta bestia. Difficili da trovare, difficili da gestire… difficili da mantenere.

Ho provato a far vedere a Fabi come le vivevo io… non so, magari adesso sarà anche in grado di gestirle un po’ meglio. In questi anni l’ho vista spesso far confusione.

Le amicizie sono forse più difficili da mantenere di un amore. Perché in amore “sei una cosa sola”… mentre nell’amicizia, non sei né carne né pesce. Sei un bel minestrone.

Ci devono essere dei si e dei no. Dei paletti ben fissi fin dove si può arrivare. Sia quando si parla che quando si scherza. Non sempre si dice tutto… ma non è questo a farlo diventare un rapporto meno sincero. La sincerità c’è sempre… ma c’è anche il rispetto dell’intimità.

Un filo trasparente.

Non va spezzato… o l’armonia si perde. Bisogna avere cura di quel filo per il bene di quell’amicizia.

Una cosa che ultimamente mi mancava… erano le sue attenzioni. Forse era un presagio di ciò che stava arrivando… però le sentivo più scariche, più spente.

E non mi riferisco ad atti osceni in luoghi pubblici, mi riferisco semplicemente alle piccole attenzioni che le donne innamorate sanno regalare. Erano diminuite, ecco qua.

Io adesso non ho più fretta di ricostruire questo legame alquanto saturo. Non ho fretta neanche di pensare ad altro. Non ho fretta di buttarmi in altre braccia… ma allo stesso tempo non ho fretta di tornare nelle sue.

Chissà… magari ci vorranno altri 10 mesi prima che cambi qualcosa. O forse saranno queste le ultime parole che spenderò per questa storia. Questo non voglio completamente immaginarlo. Voglio lasciarlo alla storia… alla mia storia.

10 mesi… si, ci stetti tanto prima di dirle “si”. Perché… andò al contrario. Era lei ad essersi presa una cotta per me. Io… le dicevo di lasciarmi stare. Non la presi in giro: nonostante fosse carina come un raggio di sole (non solo fisicamente… era un raggio di sole anche perché in quel periodo stavo attraversando un altro brutto momento…), non ebbi fretta.

Volevo conoscerla… volevo capire come fosse.

E adesso non ho di nuovo fretta. Mi sembra come se il mio cuore fosse stato resettato… pronto a ripartire da zero.

Pronto a conoscere una nuova ragazza come se nulla fosse mai stato prima.

E… come prima, non ho neanche fretta.

Succederà? Non succederà? Arriverà? Non arriverà? Non lo so.

Io non so se tutto ciò che sto dicendo sia giusto dirlo. Non riesco a capire se forse qualcosa può risultare pesante da digerire… non riesco neanche a capire se qualche frase si ritorcerà in futuro contro di me.

Sto pensando e sto scrivendo. E’ qui il bello. State leggendo nel mio cervello… anzi, nel mio cuore, perché è di quello che parlo stasera.

Non è stata una storia programmata, è stata una storia amata.

Ci sono ancora tante cose nella mia stanza che mi ricollegano a lei. In linea di massima devo dire che non mi danno fastidio. Solo una cosa mi ha infastidito stasera… una foto di quando aveva pochissimi anni.

Non so perché… ma quella foto mi uccide. Non è lei. E’ lei da piccola. Io non l’ho neanche mai vista dal vivo “lei da piccola”. Eppure… ho dovuto girarla.

Mi sembra la kryptonite di Superman. La prendo… la guardo, ho una fitta. Devo girarla subito.

Chissà… sono questi i traumi “post-fine”? Devo dire comunque di averla presa bene… e spero che qualcuno di voi possa darmene conferma. In fin dei conti non è passata neanche una settimana… ho reagito davvero di gran classe.

Forse perché la classe dentro c’è. 😉

Stasera volevo vedermi un film… mi sa tanto però che finito di scrivere correrò a letto… la stanchezza si sente.

I muratori hanno lasciato il villino in uno stato pietoso. Oggi ho ripulito mobili infilandomi praticamente fin dentro i cassetti.

Ci fosse stata lei, mi avrebbe rimproverato perché usavo i detersivi senza i guanti. C’era mia sorella che lo faceva però… e io e Filippo ridevamo.

Come sono le donne. Tutte uguali.

Che poi forse… la loro voglia di scalata sociale è anche un modo di rifarsi dalle prepotenze degli uomini nella storia. La rabbia loro l’hanno dentro.

L’uomo la sfoga… loro la assimilano e ne fanno carattere.

L’ho sentita piangere a telefono ieri. Spero che adesso vada meglio anche per lei…

E’ strano, ha deciso che finisse e poi s’è ritrovata a piangere. In teoria doveva andare al contrario, no?

Eppure non mi illudo… so bene che quelle lacrime finiranno presto… e che io verrò dimenticato e sarò “storia”… però per piangere, sono sicuro che la sua sia stata una scelta un po’ a malincuore.

E questo mi conforta: in qualche cosa sono stato bravo.

Lei stessa mi ha confidato che se avrà bisogno mi cercherà. Non ci sono problemi… in fondo, essere matite è anche questo.

E’ svegliarsi la mattina e sapere di dover scrivere una nuova pagina…

Buona notte,

Emanuele

Una Vespa al Massimo…

La silenziosa storia d’amore con la mia Vespa continua splendidamente.

Tra un po’ sarà dalle parti dello stadio (c’è la prima uscita del Palermo e andrò a vederlo…), l’altra sera invece, Peppe s’è divertito un po’ con la sua nuova macchinina digitale (una Nikon Coolpix L11 consigliatagli da me…).

Ho ritoccato un po’ la foto scurendola intorno… non ho la mano di un grafico ma penso che faccia comunque la sua bella figura.

Nello sfondo si intravede uno dei due tabaccai storici di Piazza Massimo.

Una Vespa al Massimo

Adesso scappo… devo andare a comprare i biglietti prima che i botteghini chiudano… 😉

Buona domenica,

Emanuele

PS: giù le mani dal mio gioiellino! 😎

Riti secolari.

Mia madre, mia sorella e l’altra mia sorella stanno dividendo “la dote” insieme a Filippo (suo prossimo marito).

Io sono passato, ho dato uno sguardo e mi son sentito indietro di 500 anni. Chissà come erano vissuti questi momenti all’interno di un castello. Immagino la dama seduta accanto al padre… ed il futuro sposo con la famiglia seduti comodamente sopra dei grandi tappeti. Immagino la dote che scorre grazie a delle cortigiane. Immagino anche un pittore… messo di lato, impegnato ad immortalare per l’eternità la scena.

Personalmente, ho offerto a Filippo anche il mio Breil: togliermi mia sorella dalle scatole non ha prezzo. 😎

Chissà… magari un giorno anche questi piccoli riti saranno superati…

Vado a vedermi il moto Gp… sarà il caldo o la fame a farmi immaginare certe cose?! 😀

Cya,

Emanuele

PS: intanto io, di nascosto, una tovaglietta da bidè me la sono presa! 😛

Il fuoco che è in noi.

Dio vede e provvede. E’ proprio vero.

Stamattina avevo bisogno di un po’ di carica… e da bravo cristiano, il mio pocket coffee non poteva che essere la Parola di Dio.

Sono andato a Messa da solo… avevo bisogno di un po’ di calma. Alla fine li ho incontrato due vecchie amiche… ma fortunatamente sono riuscito a stare tra me e me.

Il vangelo di oggi (Luca 12, 49-57), ci presenta un passo molto particolare. Gesù annuncia che con la sua venuta nessuno deve aspettarsi l’arrivo della pace. Bensì, tutti d’ora in avanti avrebbero litigato. Mogli e mariti, padri e figli… madri e figlie.

Questa guerra però è dovuta alla nostra scarsa capacità di giudizio. Sappiamo giudicare infatti con certezza l’arrivo della pioggia o dello scirocco… e allora, Gesù, un po’ per sfida chiede “come mai questo tempo non sapete giudicarlo?”. Perché non sappiamo giudicare correttamente la nostra vita? Perché non sappiamo giudicare i giorni nostri? La nostra società? Ciò che di sbagliato ci propina, ci insegna, ci infila in testa?

Siamo convinti che seguirla sia la strada migliore.

Quello di oggi è un monito a vivere consapevoli delle nostre scelte cristiane. Che non possono essere quelle di un cristiano freddo che vive la sua fede come e quando gli capita.

La carità, l’altruismo, l’amore del prossimo devono essere punti fondamentali.

Al contrario la società ci offre il dio Denaro. Un modo di vivere in cui tutto viene calcolato matematicamente. Numeri, equazioni, relazioni e scambi avvengono secondo una logica della convenienza.

Gesù ha portato il fuoco. Noi l’abbiamo ricevuto nel battesimo. Sta a noi alimentarlo e farlo diventare grande.

Perché come diceva oggi il sacerdote, la vita eterna non è qualcosa che verrà dopo. La vita eterna è già in noi. Siamo noi a doverla sentire nella nostra vita.

Emanuele