Unstoppable Snow Leopard.

Ogni tanto è giusto dire le cose come stanno.

Da quando, nel 2007, son passato a Mac, la mia esperienza al computer è totalmente diversa. La differenza fondamentale, nelle operazioni più comuni, non la fa l’hardware più potente quanto un software più utilizzabile, stabile e rifinito.

Non mi dilungo – se volete possiamo farlo nei commenti – ma il mio MacBook l’ho comprato nel Dicembre 2007 e da allora non ha mai avuto bisogno di una formattazione. Va avanti come una roccia. Non ho nessun antivirus o firewall esterno installato (che sotto Windows appesantiscono abbastanza il sistema) e nonostante ciò,  non ho preso alcun virus o worm in tutto questo tempo (sebbene mi sia divertito a rimuovere manualmente quelli trovati nelle penne usb degli amici…).

Credo d’essere un utilizzatore avanzato e “pesante” dello strumento. Lo uso per fare di tutto, in alcuni periodi ha avuto in dual boot Windows, in altri Linux. Un bel giorno ho persino cambiato hard disk ma OS X non si è mai scomposto e va avanti imperterrito.

Apple Macbook - Snow Leopard - UptimeOggi esce un aggiornamento e guardando l’uptime mi accorgo anche di aver superato il precedente record: non riavviavo o spegnevo il Macbook da 48 giorni. In pratica l’ultimo riavvio è stato a Novembre 2010, presumibilmente per qualche altro aggiornamento.

Riuscite a fare una cosa simile sotto Windows? Per quel che ricordo io, dopo qualche giorno d’utilizzo, un riavvio oltre ad esser necessario era consigliabile. Raggiungete un uptime così lungo, dopo anni senza una formattazione?

Da tempo sono curioso di formattarlo. E’ assurdo. Vorrei vedere se realmente possa guadagnare qualcos’altro in prestazioni perché per ora lavora come il primo giorno e la batteria mi dura oltre tre ore. Credo proprio che a meno di uno strabiliante lavoro dei concorrenti, sarà dura per me abbandonare il mondo Apple.

Emanuele

Tentativi di veracità.

Ogni tanto vorrei scrivere uno di quei post lì. Uno di quelli sporchi, rozzi, coi verbi tutti a casaccio e scoordinati tra loro. Vorrei provare l’ebbrezza dell’amatriciana di parole, il gusto genuino di un testo fatto in casa.

E allora mi metto seduto comodo e tranquillo, come se non avessi più nulla da fare fino alla fine dei miei giorni e tento l’impresa. Butto giù due o tre righe. Bellissime. Il correttore ortografico sviene. Gli errori zampillano e i tempi dei congiuntivi cozzano come i cavoli a merenda.

Penso – gongolando tra me e me – “questa volta ci sei riuscito Emanuele. Stai scrivendo proprio con la stessa naturalezza con cui uno scaricatore di porto erutta dopo un sorso di birra fredda”. Sorrido sornione e continuo per altri cinque minuti così, convinto che sia possibile pubblicare qualcosa di veramente illeggibile.

Ma quando son quasi arrivato alla fine, puntuale, un incredibile senso di colpa mi assale. Mi vien paura di mettere online certe corbellerie che magari, mi dico, chi passa veloce da qui pensa che questo è il blog di un contadino. E allora, in tutta fretta, inizio a scorrere dal basso verso l’alto il testo e correggo forsennatamente ciò che non va. Riguardo i tempi, sposto le virgole, seleziono meglio le parole.

A quel punto, lo so, l’amatriciana è morta e vi beccate queste pastine da ospedale.

Emanuele

Gravatar hovercard su questo blog.

Da alcune settimane ho attivato su questo blog le gravatar hovercard. In pratica, come vedete in figura, fermando il mouse sull’icona di ogni commentatore apparirà una piccola finestrella con la descrizione dello stesso.

Gravatar Hovercard - Emanuele

Per personalizzare la vostra, potete iscrivervi a Gravatar (con l’e-mail che utilizzate per commentare) e inserire le informazioni che desiderate condividere. 🙂

Emanuele

Ma davvero volete sapere tutto tutto tutto?

Io sono un ingegnere informatico ma tutta questa tecnologia mi mette tristezza.

In questi giorni Google ha lanciato Latitude, un nuovo servizio sociale per localizzare i tuoi amici. Nulla di nuovo sotto il sole, esiste già da tempo Foursquare e anche Facebook ha il suo Places. Nulla di complicato da implementare inoltre. Sfrutti i GPS dei dispositivi, popoli una base di dati e poi estrai le informazioni con un’interfaccia più o meno complessa. Il problema di questi servizi pero è uno: mancano di magia.

Mi spiego. Immaginate che io prenda il mio iPhone dalla tasca, apra questa fantomatica applicazione e possa vedere al volo, su una mappa, dove si trova un mio amico. Io sono per strada, lui pure. Lo incontro.

Ecco. È morta la magia. Non è più possibile incontrarlo per caso, sorprenderlo dietro l’angolo, chiedersi come mai sia lì improvvisamente. Arriverò all’incontro già preparato o – al contrario – uccidendo il fato, potrò decidere di non vederlo. Se lui gira a destra io vado a sinistra ancora prima che esista il rischio di scambiarci lo sguardo.

Vedete, io non l’ho con Facebook. Io non sopporto tutto questo surplus di informazioni che rende la vita sempre più meccanica, sempre più gestita, organizzata, pianificata. Perché devo sapere sempre tutto di tutti! Io voglio incontrarti per caso!

Non mi iscriverò mai a FaceBook, non finirò mai su Latitude. Non dirò dove sono né voglio togliermi il piacere, genuino, di scoprire che Pippo e Clarabella escono insieme incontrandoli per strada piuttosto che vedendo i loro avatar passeggiare insieme sul freddo display del mio cellulare.

Sono il solo a conservare ancora questo antico ed invisibile piacere?

Emanuele

Vegliate, dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.

A me chi non vuole aspettare non piace. Mi spiego. In giro trovo sempre gente che dice “ho smesso di aspettarmi qualcosa dalla vita perché si rimane sempre fregati”. Ecco, a me questa cosa qui non piace. Che senso ha la vita se non si desidera più niente? È una bugia che si racconta a se stessi per non illudersi? Ma tanto, mi chiedo spesso, si può mai mentire a se stessi? Nel profondo di ognuno di noi la verità risiede sempre in maniera lampante. Solo che quando quella verità non ha riscontro nella realtà iniziamo a dire che non aspettiamo nulla.

Io aspetto. Io aspetto tante cose dalla mia vita!

E quest’attesa, devo persino confessarvi, è stata spesso motivo della mia grinta. Si, ciò che non c’è, siccome sono straconvinto che arriverà, mi rendeva felice e mi dava la voglia per avanzare nei miei obbiettivi.

È un pò come quando ci son due persone che aspettano l’autobus. Il primo, pessimista, decide di non attendere e va a piedi, il secondo, che ha un briciolo di pazienza e ottimismo in più, sa che l’autobus è semplicemente “in arrivo” (perché ricordate – lo stato di un autobus che non è alla fermata – è sempre e solamente quello!) e decide di attendere (attendere, in entrambe le accezioni!) qualche istante in più. Dopo un pò la storia vuole che il pessimista vede l’ottimista passare e pensa pure che il mondo l’abbia sempre con lui!

Ecco dunque, la differenza, nell’esempio così come nella vita, è data semplicemente dall’atteggiamento che abbiamo noi verso ciò che “è in arrivo”.

Io ho fede e so che tante cose che sogno arriveranno (un esempio?!), perciò non mi scoraggio e non ho alcun problema nel dire che mi aspetto tanto da questa vita! Avrei paura nel pensare che non potrà arrivare più nulla di buono… Che senso avrebbe alzarsi la mattina?

E riguardo i tempi d’attesa? Ecco, so già che il secondo pensiero è quello, perché in realtà anche il pessimista potrebbe decidere di aspettare l’autobus, ma in pratica entrambi, per un tempo indefinito, saranno seduti su quella panchina…

Beh, ecco, in questo più che ragione entra in gioco la fede. Io gioco la mia parte aspettando tanto dalla vita ma riguardo i tempi mi piace pensare che Dio conosca il tempo giusto per ogni cosa che vogliamo vedere realizzata e per questo mi affido. Tutto qui.

E da oggi non dite più che non vi aspettate nulla dalla vita perché vi prendo per bugiardi e, forse, anche un po’ stupidi. La vita va vissuta e Dio prospetta il meglio per ognuno di noi. Cercate di non vivere come chi ha fretta e finisce sempre per farsela a piedi…

Emanuele