
La felicità si insinua dentro la tua vita attraverso una porta
che non sapevi di aver lasciata aperta.Ethel Barrymore (attrice statunitense)
Emanuele

La felicità si insinua dentro la tua vita attraverso una porta
che non sapevi di aver lasciata aperta.Ethel Barrymore (attrice statunitense)
Emanuele
Nella vita, secondo me, esistono sempre occasioni che favoriscono un cambio di ritmo. Sono attimi diversi dal solito ma fondamentali per la costruzione di nuove vie. Prendere la nave, è uno di quei momenti perché l’aereo in poche ore ti fa calpestare il suolo che vuoi raggiungere, mentre, quel mezzo così grande e pasciuto se la prende comoda e ti obbliga a saper aspettare. Saper aspettare. Appena ho scritto queste due parole ho fatto una pausa.

La nave, l’altro ieri, è andata via molto lentamente da Palermo e mi ha regalato anche la possibilità di vedere la mia città luce per luce, da una prospettiva diversa. Ecco, vivere in una città di mare è una fortuna incredibile anche per questo. Quando vedi il golfo e tutta la città che lo abbraccia da destra a sinistra; quando dalle luci, dalle forme, riconosci posti e luoghi del tuo passato ti sembra che – anche lei – voglia salutarti. Palermo la immaginavo illuminata per me. Sono stato a guardarla finché il vento sulla testa non faceva intendere che ormai quelle luci erano irraggiungibili anche per un nuotatore esperto. Non mi sentivo strappato dalla mia terra, no questo no, la velocità cui andavamo indicava tutt’altro che un atto di violenza. Però ero felicemente consapevole dei motivi per cui, per l’ennesima volta, la stavo salutando. Avrei voluto avere le braccia più larghe del golfo stesso per poterla abbracciare tutta.
La vita sulla nave è molto rilassata e grazie anche al periodo anomalo per i viaggi in mare c’era pochissima gente a popolarla, così spesso e volentieri potevo trovare angoli in cui rilassarmi o mettermi a pensare anche semplicemente fissando le luci annegate nei soffitti.
Sono stato parecchio a guardare le onde, a vederle andare e venire, infrangersi sui fianchi di questi palazzi galleggianti e poi morire pochi metri più in là. Che poi, le navi di una volta non esistono più. Ormai c’è il cinema, c’è il piano bar la sera, c’è la piscina, c’è la sala discoteca, c’è il bar in cui pochi pazzi (visti i prezzi) decidevano di intrattenersi.
Stranamente durante il viaggio ho avuto poca voglia di leggere: ero troppo distratto dai miei pensieri, dalle storie future e passate che si avvicendavano nella mia mente per poterne leggere di altre. Ho richiuso il libro poco dopo e l’ho rimandato a giorni un po’ più tranquilli interiormente.
Domani inizierò una nuova avventura – e questa cosa – il poter parlare in prima persona, il poter dire a me stesso “Manu, tocca a te, ci sei riuscito!” dopo anni passati a sognare questo momento è qualcosa che mi rende difficile prender sonno la sera. Non l’altro ieri sera sulla nave però. Forse il dondolare della nave conciliava…
E’ stato davvero un bel viaggio. Sei isolato dal mondo, la wi-fi costava 5€ l’ora e non ti viene neanche nei peggiori pensieri la voglia di chiedere informazioni. Per cosa poi? Vivo in un mondo perennemente connesso. Anni fa riuscivo a lasciare il cellulare a casa, era una necessità, un rifiuto dall’essere sempre “raggiungibile”. Col passare del tempo quella bella abitudine l’ho un po’ persa. M’è capitato qualche pomeriggio, ma per distrazione e gli unici momenti in cui avevo la possibilità di “staccare” erano i campi scout in cui – e i miei ormai da anni c’avevan fatto l’abitudine – evitavo di sentire anche loro, per potermi godere quei giorni immerso in altro. Ecco cos’è stata la nave. Il cellulare era in modalità “aereo” e se solo avesse saputo che andavamo a 40km l’ora…
Sulla nave c’era chi leggeva, chi ha dormito (e russato) per quasi tutto il viaggio, chi invece sottolineava appunti di chissà che materia o progetto o chi aveva voglia di chiacchierare ed ogni scusa era buona per attaccar bottone coi vicini di poltrona. Io – che osservavo silenziosamente – sorridevo, buttavo un’occhio alle onde dal vetro accanto alla mia poltrona e mi rendevo conto di quanto quel mezzo enorme ma così lento, stesse segnando un confine marcato tra passato e futuro.
Emanuele

Penso che le cose più grandi della vita succedono nei tuoi sogni.
Insegnerei ai nostri bambini ad imparare a sognare piuttosto che imparare a ricordare.
Perché ciò che è importante non è quello che è successo, ma quello che potrebbe succedere. E per questo motivo devi essere pronto a sviluppare la tua immaginazione e permetterti di avere un sogno di giorno e di notte.Shimon Peres (politico israeliano)
Emanuele
PS: la foto è scattata da Peppe, un amico che sta scoprendo (con successo) una via d’espressione foto-filosofica. La trottolina che gira è parte della mia bomboniera di laurea (vedo, con piacere, che non è passata inosservata…).

La meraviglia è in noi, non nelle cose.
Alessandro Morandotti (storico dell’arte italiano)
Emanuele

Ci sono due modi di vivere la tua vita.
Una è pensare che niente è un miracolo.
L’altra è pensare che ogni cosa è un miracolo.
Emanuele
Bello! Letto tutto d’un fiato… e nonostante si tratti di un romanzo, mi ha lasciato dentro tanti spunti di riflessione.
Le ho mai raccontato del vento del Nord racconta la storia di due perfetti sconosciuti che si conoscono, si scoprono, si raccontano per un paio d’anni in seguito ad una e-mail mandata all’indirizzo sbagliato. Una storia nata per caso, fatta di serate virtuali passate sorseggiando un bicchiere di buon vino seduti ognuno di fronte al proprio monitor. Una favola epistolare che però fa riflettere e, così, stavolta, più che parlarvi del libro (che consiglierei a chiunque coltivi relazioni via web) mi sorge – spontanea – una domanda.
Secondo voi è possibile innamorarsi di qualcuno/a semplicemente attraverso lo scambio di posta (e-mail o cartacea importa poco)? I due protagonisti della storia, finiscono per legarsi in una maniera incredibile, semplicemente nutrendosi delle parole dell’altro.
Emmi, mi scriva. Scrivere è come baciare, solo senza labbra. Scrivere è baciare con la mente.
E io son d’accordo che scrivere è come baciare, almeno nel senso filosofico e artistico del concetto. Un bacio o delle parole sono vettori di emozioni, emozioni anche forti e, spesso, totalizzanti e inebrianti.
Mentre leggevo il libro rivisitavo i miei atteggiamenti sul web e con tutte le persone con cui mantengo rapporti “virtuali“. Non è raro che scambi e-mail con sconosciuti e sconosciute. Questo blog, in questi anni, mi ha regalato tantissime conoscenze e ancor prima, le chat su IRC hanno fatto altrettanto.
Però, mi sono accorto, non ho mai sentito l’esigenza di stringere rapporti sentimentali attraverso il web, non mi son mai ritrovato coinvolto in legami virtuali che di reale e carnale hanno ben poco. Non voglio sminuire i rapporti instaurati, però mi riesce realmente difficile abbandonarmi in qualcosa che non scuote, smuove, strattona la mia realtà, la mia quotidianità. Rimangono sempre piacevoli conoscenze che, chissà, magari un giorno riusciranno fortuitamente a trasformarsi in conoscenze reali ma non perché ne senta una necessità pressante.
Comunque, provate a leggere il libro, è pur sempre una bella storia, fatta di continui scambi di e-mail, di parole scelte con attenzione, di conoscenza reciproca basata più su ciò che si dice tra le righe che ciò che viene scritto. Forse, alla fine, la cosa bella è proprio questa. Quando si scrive, si presta molto più attenzione a ciò che si comunica, soprattutto quando non si ha l’opportunità di guardarsi negli occhi…
Emanuele
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.
Luca 21,18-19
Questa frase era nel vangelo domenica scorsa. Mi è rimasta in testa.
Emanuele

Signore, fa’ che io possa sempre desiderare più di quanto riesca a realizzare.
Michelangelo Buonarroti (scultore italiano)
Emanuele