EdgeRouter X

Recentemente ho mandato in pensione il router che usavo [1] in quanto faticava coi 30Mbit sulla porta WAN della mia connessione Eolo e, avendo ricablato casa con cavi eth6 e connettori schermati, stavo cercando esclusivamente prodotti Gigabit-class. Avevo iniziato a valutare il glorioso Fritz! quando, stuzzicato da un amico, son finito con l’acquistare un “EdgeRouter X” della Ubiquiti.

Ubiquiti - EdgeRouter X

Si tratta di un prodotto per soli nerd basato su Debian che funge esclusivamente da router (no modem, no access point [2]) dalle prestazioni micidiali, con firewall configurabile a zone o ad ACL, PoE in-out su due porte e che permette tutto quello che siete già abituati a fare in una shell. Non si tratta di un  prodotto accendi-inserisci-le-password-et-voilà ma di un dispositivo altamente configurabile con prestazioni superiori a qualsiasi router casalingo.

Lo uso da un mesetto e ne sono soddisfattissimo. Certamente è progettato per altri carichi ma sulla mia trenta megabit non fanno più paura il numero di connessioni e posso attivare il DPI sul router senza paura di rallentare il traffico. Consigliatissimo a casa di ogni nerd, si compra (anche) su Amazon a 65€.

Emanuele

[1] Trattasi di un Linksys WRT54GL preso un decennio fa con il progetto FON e convertito poi con DD-WRT che con Eolo 30/3 iniziava a dare segni di affaticamento.

[2] Al momento a fare da Access Point è rimasto un Netgear DGN2200v3 ma spero in Babbo Natale per poterlo sostituire con un Unifi

Apple is trolling us.

Ho atteso fine Ottobre praticamente tutto l’anno. Aspettavo un refresh dei MacBook Pro per sostituire il mio – ormai obsoleto – Macbook (bianco, policarbonato, annata 2007, amato tantissimo ma ovviamente a fine vita). Quasi un decennio di vita comporterà, certamente, uno speed bump notevole. Ciò non toglie, però, che mi sento preso in giro dalle ultime dichiarazioni Apple.

Apple Macbook Pro

Non voglio concentrarmi troppo sulla Touch Bar, che non avendo provato non posso giudicare [1] ma, devo certamente, sulla favoletta delle scelte coraggiose che ci hanno raccontato ad inizio mese: «abbiamo tolto il connettore degli auricolari dall’iPhone perché è una porta nata il secolo scorso, è obsoleta, ed è arrivato il momento di avere di meglio». Giusto. Verissimo. I periodi di transizione portano inevitabilmente fastidi: io prima vivevo in un monolocale, poi mi son sposato, abbiamo comprato una bella casa e adesso è stupendo. I mesi di ristrutturazione sono stati impegnativi. Quindi è comprensibile che cambiare possa richiedere fatica.

Però Apple questa volta ci sta trollando. Perché il MacBook Pro appena presentato non si adegua al “coraggio” di cui parlavano? Perché non han colto l’occasione per allineare le porte dei dispositivi? Perché sul nuovissimo Macbook l’obsoleta porta audio da 3.5mm è rimasta? Mi sembra di capire che nel futuro vedono la USB-C come unica interfaccia fisica e tutto il resto dovrà esser wireless. Perché allora non allineare iPhone e Macbook? Siamo arrivati all’assurdo per cui, se sono in treno e sto telefonando con gli auricolari, non posso ricollegarli al Macbook per continuare il film che avevo interrotto. iPhone con porta Lightning e Macbook Pro con USB-C. Doppio auricolare o ennesimo adattatore? Inoltre in dotazione all’iPhone vi è un cavo Lightining -> USB-A che obbligherà all’uso di un adattatore per il sync cablato con iTunes. Devo assolutamente credere che l’anno prossimo l’iPhone abbandonerà la porta Lightning in favore della USB-C o – davvero – certe dichiarazioni risultano offensive.

In tanti in questi giorni inneggiano al Surface Studio rilasciato da Microsoft. E’ vero che si tratta di un prodotto coraggioso – specie perché a rilasciarlo è proprio Microsoft – ma prima di parlar di successo aspetterei di vederlo in azione. Oltre ad essere un prodotto di nicchia (sia per prezzo che per l’utenza che effettivamente beneficierà di un dispositivo simile) per Microsoft, l’attenzione al dettaglio non è mai stato un cavallo di battaglia. Certamente ci si aspettava che Apple provasse a sorprendere il mondo, ancora, come quando presentò il primo iPod o il primo iPhone: prodotti che letteralmente distrussero il mercato attuale creandone uno nuovo. Non è avvenuto nel 2016.

Comprerò il nuovo MacBook? Quasi certamente si. Ho bisogno di un computer nuovo e cercando di salvaguardare un minimo del portafoglio, attenderò paziente il Black Friday con la speranza di qualche sconticino. [2] Perché lo comprerò? Perché macOS è superiore a Windows 10 per tanti e piccoli aspetti che solo chi usa un Mac può comprendere. Purtroppo per me quest’aspetto è predominante. Tutto questo però non giustifica Apple: comprerò il Macbook Pro solo perché l’idea di usare Windows 10 non mi esalta, non più perché reputo Apple un’azienda capace di innovare coraggiosamente.

Certamente Apple non può continuare su questa strada se vuol ricevere applausi. Il decennio passato è stato un periodo magico per lei, ma la gente, e proprio Microsoft lo sa bene, sa muoversi prestissimo verso chi – piuttosto che omologarsi – prova a pensare differente…

Emanuele

[1] ma ad occhio non mi sembra così rivoluzionaria da poter evocare il significato dell'”hello, again” utilizzato per anticipare l’evento a meno di non, voler, banalmente, sottolineare che erano un po’ di anni che non si facevano vivi…

[2] Non ho memoria degli ultimi anni e se Apple oltre a sconti sugli App Store proponga ancora sconti sull’hardware, ma nove anni fa, comprai il Macbook proprio in occasione di un “Apple Friday“.

I giapponesi si liberano degli oggetti inutili per ritrovare il senso delle cose.

Minimalismo giapponese

“Sono diventato un minimalista per consentire alle cose che mi piacciono davvero di emergere fino alla superficie della mia vita. […] In occidente completare uno spazio significa metterci qualcosa dentro”, commenta Naoki Numahata, 41 anni, scrittore freelance. “Tuttavia, con le cerimonie del tè o con lo zen, le cose sono lasciate incomplete di proposito, così sarà l’immaginazione delle persone a rendere quello spazio completo”.

Sembra – non lo sapevo ma mi sembra credibile – che tra i discepoli di questa filosofia si annoveri anche Steve Jobs. Liberarsi dal superfluo è un bel modo per riuscire ad accogliere quel che reputiamo importante e per rivalutare il significato del possesso.

Emanuele

Felicità.

Sei partito all’alba di una vita. Hai deciso, in maniera inspiegabile per qualsiasi umano, che era sufficiente quel che avevi visto, quel che avevi fatto e quel che avevi detto. A distanza di alcune settimane continuo a pensare alle ragioni che possano spingere un destino a cambiare forma. Me lo domando per dare una risposta alla mia vita più che per cercare risposte sulla tua: sono, ignobilmente, un umano fragile ed egoista. Non capisco, non comprendo, non riesco a formulare un sol pensiero che sappia stare veramente in piedi, che dia senso a tutto questo. Ho vissuto giorni in cui pensavo per istanti inverosimilmente lunghi “è tutto uno strano incubo, in realtà non è successo nulla”. Stupidamente le evoluzioni della mia mente si annodano in elucubrazioni che nulla avranno a che fare con la serenità nella quale sarai avvolto. “Che ci ridi” gridava tua madre tutte le volte che non prendevi le cose sul serio. “Che ci ridi” ti urlava disperata e inconsolabile osservando la foto che accompagnava il tuo arrivederci.

E io da giorni penso e ripenso. La mia mente è come un quattordicenne che vaga un pomeriggio d’estate. Non ha meta ma continuamente cerca l’occasione per dare un senso al suo esplorare. Nessuna guida riesce davvero a rapirmi. «Perché te ne sei andato? Perché?». Sarà difficile, probabilmente impossibile, trovare una risposta. Secondo un poeta greco la nostra permanenza terrena non rappresenta altro che “una ferita nell’inesistenza”. Vero (vero?). Razionale. Poetico. Crudo e crudele allo stesso tempo. Dovrò concedergli la vittoria?

Mi hai insegnato che la vita va vissuta felicemente. L’hai insegnato a me e non solo a me. Ci hai insegnato, in maniera irresponsabilimente scansonata che non c’è un giorno da perdere affinché questo accada. Se non si è felici, non ha senso perseverare. Il tempo è breve per concedersi troppa tristezza. L’unico diritto inalienabile è la felicità e siamo tragicamente chiamati ad essa. Dobbiamo onorarla per non sprecare questa incredibile opportunità che ci è concessa. Nonostante la giovane età mi hai insegnato tanto e di questo te ne sarò sempre grato.

Non tornerai più ad aggiunger confusione al delirio stupido di certi momenti insieme, ma sarai nascosto, in maniera invisibile, silenziosa, pungente nella missione più ardua da portare avanti. Felicità.

Emanuele

Estate a Basilea.

Ho trascorso l’ultima settimana a Basilea. Non vi annoierò con gli aneddoti sui prezzi da folli di alberghi e ristoranti e non vi svelerò neanche che, al pari dei frontalieri italiani, anche da Francia e Germania tanta gente fa avanti-indietro quotidianamente.

L’unica cosa che di questi giorni val la pena raccontare è il metodo assurdo, inaspettato, a tratti esilarante, col quale i cittadini sfruttano il Reno (il fiume che attraversa Basilea) per trovare refrigerio nell’unica settimana calda che solitamente li attende.

Sacca impermeabile [1], vestiti, chiavi e cellulare all’interno e poi – splash! – giù per il fiume, trascinati dalla corrente per un chilometro o due (in base a quanto hai voglia di camminare al ritorno).

Mai vista una cosa simile. Era un mix tra la visione di un’ondata di migranti, le scene di quotidiana povertà degli indiani nel Gange e la disperazione di chi non ha modo di godere del relax che una giornata al mare può regalare.

Ad essere sinceri, avessi avuto più tempo, un giro sulla giostra l’avrei fatto anch’io.

Emanuele

[1] Le Wickelfish, in vendita solo a Basilea, si acquistano alla modica cifra di 28CHF.

Raccogliendo susine.

Pulcini di tortora
C’è che mi trasformerò in un vecchio noioso, ma il ritorno alla natura che sto vivendo da quando ho casa fuori città mi rigenera, mi da aria e speranza.

Da qualche settimana una mamma-tortora custodiva gelosamente i suoi piccoli allontanandosi sporadicamente. Nonostante tutta la delicatezza mostrata, ieri – mentre ero in piedi su una scala intento a raccoglier susine – si è spaventata e per dieci minuti ha lasciato incustodito il nido. Così, senza invader troppo il loro spazio, ho colto l’occasione per scattare qualche foto.

Io in città non ho – decisamente – voglia di tornare.

Emanuele