Iniziativa 1&1 per le PMI.

Questo è un articolo sponsorizzato.

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Siete una piccola azienda che non ha ancora un sito internet? Non conoscete le potenzialità del web, vorreste saperne di più ma le ristrettezze economiche vi impongono di investire i vostri soldi in altri progetti? Se avete risposto si ad una di queste domande, continuate a leggere.

1&1 - Iniziativa PMI
1&1 propone un pacchetto gratuito per le piccole e medie imprese che vogliono realizzare il loro sito web che comprende un cospicuo numero di template, registrazione del dominio, supporto alla creazione del sito e fino a 200 indirizzi e-mail. Se alla fine del primo anno sarete soddisfatti, potrete decidere di convertire il pacchetto in uno dei piani di hosting che propongono, intanto però avrete scoperto cosa significa avere un sito internet, avrete fatto mente locale su cosa è utile pubblicare, avrete imparato a muovervi tra strumenti di analisi delle visite ed editor di file CSS.

Il sito di 1&1 inoltre permette anche alle mano meno esperte di pubblicare un sito responsive (capace di adattarsi ad esempio allo schermo degli smartphone) attraverso di tool “punta-e-clicca” che in pochi passaggi permettono di definire gli elementi che si vogliono presentare nelle varie pagine. Sono disponibili inoltre delle web-app come la live chat per effettuare supporto online verso i propri visitatori o “Target hero”, uno strumento utile per inviare newsletter e di ovvia importanza per la fidelizzazione del cliente.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=nf9bH2disbk]
Ovviamente la speranza di 1&1 è quella di riuscire a mantenervi come clienti ma, per tutte le aziende senza esperienza, un’offerta così può risultare un’utile occasione per imparare a gestire la propria presenza sul web.

Emanuele

Senza blog, è come scrivere sulla sabbia.

Mi son ripromesso più volte di usare questo blog come strumento privilegiato per la diffusione dei contenuti. Mi accorgo però di disattendere questo proposito con una frequenza imbarazzante ed ho provato a chiedermi i motivi di tale atteggiamento.

Sono uno di quelli profondamente d’accordo con chi parla di ridare centralità ai blog. Ritengo infatti che le informazioni diffuse sugli altri closed-network (altro che social) oltre ad esser prive di un vero controllo [1] siano destinate all’oblio in maniera catastrofica.

Quanti di voi scorrono mai la propria timeline su Twitter? Il flusso di notizie è talmente rapido che non solo i tweet di due giorni fa sono dimenticati [2] , ma non ha persino alcun senso mantenerli in memoria. La scarsa/discutibile utilità unita all’indicizzazione praticamente inesistente li porta inevitabilmente verso un grande buco nero fatto di parole con un unico valore: la nostra profilazione da parte della piattaforma ospitante. I dati – è bene prenderne coscienza – non rimangono per nessun altro.

I blog avrebbero la capacità di rendere tutto più vivo e duraturo. L’intrinseca personalità di un blog [3] permette di mettere in evidenza i contenuti con granularità senza appiattimenti. La struttura tecnica favorisce l’indicizzazione e gli strumenti di notifica verso l’esterno sono ben rodati (provate a cercare “RSS” e “Aaron Swartz” per capire cosa sta accadendo purtroppo).

Dove sta il problema allora? Il limite è evidentemente dovuto alla complessità di gestione nell’uso quotidiano. Quando ho voglia di pubblicare una foto, su Twitter dimentico se la voglio posizionare al centro o di lato, se devo ottimizzarla per il web o meno, se devo inserire una cornice o meno. Dimentico persino la necessità di inserire testo alternativo, titolo, tag, categorie. Seleziono la foto, aggiungo due parole a corredo e clicco “Tweet”. Boom, fatto.[4]

Credo che alle piattaforme di CMS (WordPress ma non solo) manchi proprio questa rapidità. Ho l’applicazione per WordPress sull’iPhone ma, a parte piccole modifiche, l’avrò usata raramente per inserire nuovi post, molto più frequentemente per moderare commenti.

I blog inseriscono un livello di complessità che la gente non vuole, non sa gestire e non immagina neanche perché dovrebbe averne bisogno[5]. Mi auguro che gli sviluppi futuri di WordPress (cito lei, perché è ormai la piattaforma CMS più utilizzata al mondo) sappiano riconoscere e gestire questo limite. Tanto è già stato fatto, ma finché non si riuscirà ad eguagliare la rapidità con cui un qualsiasi utente può pubblicare un messaggio sui grandi social, la strada sarà sempre più ardua e noi sempre più blindati dentro social-buchi-neri.

Emanuele

[1] Quante piattaforme vi assicurano il backup dei dati? Quante vi assicurano che i loro filtri anti-qualcosa (lo “spam”, spesso è l’ultimo dei problemi) non vi segheranno quel vecchio post senza alcuna possibilità di tornare indietro?
[2] Qualcuno calcolava persino che i tweet che inviamo, verranno visti nella migliore delle occasioni, dal 4% dei nostri lettori.
[3] Vi sarebbe da parlare per ore di come il web si stia appiattendo dal punto di vista grafico raggiungendo persino l’assurdo in cui molti portali tendono ad imitare la grafica del social network più in voga…
[4] Me ne rendevo conto proprio in questi giorni, quando ho preferito pubblicare su Twitter la foto dei festeggiamenti della Contrada della Civetta per la vincita del loro Palio di Siena, piuttosto che su queste pagine che mantengo da anni.
[5] Ho scritto quel “dovrebbe averne bisogno” con piena intenzionalità. Se volete ne parliamo, si parte da argomenti come libertà, censura, indipendenza dai grandi-player per finire ai recenti “NSA” e spionaggio. La gente dovrebbe desiderare un po’ più di indipendenza!

(Don’t) try this at home (alone).

Apple Macbook inside

Dopo oltre sei anni, era tempo di pulizie. Seguendo le meravigliose guide di iFixIt ho rimosso 12kg di polvere e cambiato la pasta termica. Vi assicuro che la ventola è tornata a riposare in pace e il processore ha smesso di friggere: bellissima sensazione quasi dimenticata negli ultimi anni.

Emanuele

PS: ovviamente – per l’occasione – andava rispolverato l’assetto da nerd: pizza e birra a casa di un amico fino a notte fonda mentre le rispettive girl sono via.

Sono innamorata di altre 641 voci ma questo non incide sul mio amore per te che è unico.

Credo che Lei vada visto.

Scena dal film: "Lei"

Credo vada fatto perché reputo, quella descritta, una realtà che un giorno potrebbe anche uscire dallo schermo e divenire concreta. Credo che, in tal caso, il dibattito sociale sarebbe immenso a meno di non ritrovarsi catapultati in quell’universo lì senza consapevolezza: casualità non troppo dissimile dalla nostra cieca assuefazione verso i “social-network” che rubano tempo alle relazioni.

Emanuele

Formattare un Mac dopo sei anni (e mezzo).

Un paio di giorni fa ho formattato il mio Macbook. La prima volta dopo sei anni e mezzo. Il Mac era ancora stabilissimo, Snow Leopard è ormai un fidato cavallo da battaglia. Ultimamente avevo anche segnato un uptime di circa 3 mesi: niente male per un sistema utilizzato in ambiente domestico [Si, sono abituato a non spegnere mai il Mac, vive perennemente in sleep quando non mi serve].

Desktop OSX

In realtà avrei eseguito quest’operazione già un annetto fa, ma il mio tempo libero scarseggia inesorabilmente e così ho posticipato giusto di… a bit.

A questo punto, vi chiederete: perché? Semplice: curiosità. Volevo scoprire quanto ne avrebbe giovato l’ambiente e l’usabilità, considerato che la mia esperienza Windows mi porta a credere che una formattazione l’anno sia più che salutare per lavorare comodi.

L’approccio nei confronti di un “vecchio” Mac è un po’ diverso (e forse talebano). Ho deciso infatti di non installare più Silverlight, Growl e Rosetta. Ma, soprattutto, sto tentando di dire addio a Flash (la soluzione intrapresa al momento – ove necessario – è quella di impostare l’user agent del browser come iPad…). Sono ancora indeciso anche se configurare nuovamente Mail (seppur in IMAP) o affidarmi ormai direttamente all’ottima interfaccia web di Google.

Addio anche ai piccoli hack, tipo vedere l’anteprima dello stack delle Applicazioni nella dockbar o Perian, per caricare “il mondo” su Quicktime. Proverò a dar più spazio a VLC (che l’ha sempre meritato).

Safari (su Snow Leopard fermo alla versione 5.1), senza Flash ha riacquistato una reattività spaventosa. L’avvio è tornato sotto il secondo, tanto per dirne una. iTunes e iPhoto, con le loro immense librerie (oltre 200GB insieme) non hanno fatto grandi salti in avanti segno che il sistema operativo (che permette loro di girare) non era il vero collo di bottiglia.

Nonostante i suoi 2GB di RAM e un Core2Duo che ormai inizia ad esser storia dell’informatica questo si sta trasformando nel mio “computer principalepiù longevo.

Il prossimo passaggio sarà quello di aprirlo per spolverarlo un po’: la ventola (grande vanto dei Macbook non appena comprati) è obbligata da tempo a viaggiare a regimi spesso fastidiosi(ssimi).

Piccola postilla. Sicuramente avere un iPad aiuta, tanto che le operazioni che svolgo dal Mac son sempre più ridotte e definite. Mi sembra sempre più chiaro che l’obiquitus computing ci porterà ad usare sempre meno i computer “da scrivaniatipici dell’ultimo decennio per destinarli solo ai professionisti e/o a mansioni molto mirate.

Emanuele