A breve sarò ricco e non scriverò più qui.

Ci son due notizie. Quella bella è che a breve sarò ricco da farvi schifo, quella brutta è che probabilmente non aggiornerò più questo blog.

Magari i più attenti se ne saranno già accorti, ma da un paio di giorni sulla destra trovate la categoria Penna e calamaio in cui ho raccolto tutti quei testi che – prima possibile – dovrete prendere, mandare ad un editore diquelliseri, stampare in un milione di copie e vendere ad altrettante persone ad un prezzo minimo che mi riservo di stabilire successivamente.

Certo del vostro impegno in tal senso da oggi inizierò a godermi la vita nella maniera più materialistica che si possa immaginare. 😎

E’ stato un piacere,

Emanuele

PS: il nostro premier riesce a farsi votare e tener saldo il posto di Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana (mica pizza e fichi) promettendo di sconfiggere il cancro e io non devo diventar – semplicemente ricco – scrivendo tre cavolate da queste parti?! 😕

Il miglior governatore.

Se mi fosse concesso come a Sancio Panza scegliermi un regno, non sarebbe un regno marittimo—o un regno di neri con i quali fare qualche penny——no, sarebbe un regno di sudditi che ridono di cuore: E poiché le passioni biliose e più saturnine, creando disordini nel sangue e negli umori, hanno una cattiva influenza, a quanto vedo, sul corpo politico quanto su quello naturale,—e poiché niente all’infuori dell’abitudine alla virtù può dominare completamente quelle passioni, e assoggettarle alla ragione—aggiungerei alla mia preghiera—che Dio conceda ai miei sudditi la grazia di essere SAGGI quanto sono ALLEGRI; e sarei allora il più felice dei monarchi, e loro il più felice dei popoli sotto il cielo.—

Tratto da: Vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo di Laurence Sterne

Il sogno dell’uomo non dovrebbe essere quello di viaggiare avanti e indietro nel tempo bensì quello di poter trasportare l’ambientazione descritta da un libro nel mondo che lo circonda. Non vi è alcun bisogno di curiosare qua e là nello spazio-tempo quando di condizioni auspicabili ne ha già create a dismisura da averne persino l’imbarazzo della scelta. Non trovate?

Emanuele

Dove costruirò la mia casa?

Sabato mattina mi son ritrovato, senza neanche averlo programmato, a giocare alcune ore con i bambini (prevalentemente sud-sahariani: Nigeria, Ghana, Costa d’Avorio…) di un asilo del centro storico di Palermo. Ero andato lì per accompagnare dei ragazzi del mio gruppo scout e pianificare un po’ cosa avrebbero fatto e andare via ma per una serie di circostanze sono rimasto con loro.

Dirvi che mi son tornati in mente i due anni e mezzo passati a giocare con i bambini di un centro salesiano dedito alla prima accoglienza degli immigrati a pochi passi da quell’asilo è superfluo.

Quei bambini in braccio, quei pianti da consolare e quei sorrisi da amplificare – ogni volta – giocano brutti scherzi alla mia stabilità perché c’è una parte di me che sogna un futuro in qualche missione in Africa. C’è una parte di me che tutta questa tecnologia, tutta la precisione matematica dei miei studi, tutta l’asettica freddezza dei monitor, delle spie e dei mouse li sostituirebbe al volo con una vita diversa. Una vita magari con la barba un po’ più incolta, dove non è la camicia che indossi ciò che conta ma quanto riesci a dare al prossimo nell’arco delle 24 ore che distinguono un giorno dall’altro. Una vita in cui a far la differenza non è il benessere che acquisisci ma quello che riesci a procurare.

Ogni tanto penso che dopo la laurea vorrei avere il coraggio di lasciare tutto e partire. E’ una scelta complicata però… sia perché ogni porta varcata ne esclude un’altra, sia perché proprio nel momento in cui la società preme affinché un giovane si crei il proprio futuro, io avrei voglia di dedicarmi al futuro degli altri. Forse non è il momento giusto…

Quei bambini, quei piattini colorati e quei bavaglini da legare prima del pasto sono peggio di una arpìa.

Chissà quale sarà il mio posto in questa vita. Chissà quale ruolo giocherò, chissà quanto riuscirò a dare.

Preoccuparmi semplicemente del mio futuro non mi sembra abbastanza e son certo che non mi soddisferà mai.

Emanuele

Trepidante attesa.

Direi anche spasmodica. Terrò sicuramente il cellulare incollato alla mano.

Ero con gli scout in pernottamento, sono volato a casa insieme a decine di telefonate. Inutile descrivere il subbuglio interiore. Intanto per ora c’è da aspettare… ma qualcosa si sta muovendo. Qualcosa di sconvolgente.

Mi terranno informato, così tento di riprendere in mano “la solita vita”, indosso nuovamente gli scarponi, il fazzolettone e torno al pernottamento. Così, sudato e confuso.

Pronto a correre nuovamente verso casa.

Emanuele

Quella panchina col mare davanti.

Oggi ho avuto un esame e non è andato. A nulla è servito l’isolamento non solo dal computer, ma anche dagli amici (addirittura per due settimane) o dal mondo tanto che ho visto la partita dell’Italia a casa e poi ho studiato fino a mezza notte. Il punto è che quest’esame rappresenta – per chi ha la fortuna di risultarmi collega di corso di laurea -, semplicemente, l’Everest.

Tutto ciò che arriva dopo è più semplice, più facile, meno stressante o impegnativo. Il mio quaderno degli esercizi pesa quasi 1,7kg (non scherzo, l’ho pesato). Facile capire quanta matematica ci sia dentro, quanta matematica abbia scritto, quanti calcoli abbia fatto in questi mesi di lavoro. Eppure non è bastato.

Da questa giornata però non prendo in ricordo la brutta avventura, quanto la mia capacità di sminuire ciò che tende a farmi paura.

Se anni fa dopo un esame non superato sarei corso a chiudermi nella stanza a dormire, stamattina dopo l’esame ho preso l’iPod, ho rimesso il casco, son salito in Vespa e direttamente dall’università sono andato fino al mare. Mi sono seduto su una panchina e mi son gustato un bel gelato da solo. Avevo bisogno di qualcosa di dolce dopo quell’amaro. So – nuovamente – di aver fatto tutto il possibile, cosa mi sarei dovuto rimproverare? Per cosa avrei dovuto piangere?

La vita è strana. Sicuramente spesso accadono cose che non vogliamo, anche perché decidono inesorabilmente il nostro futuro (prossimo o remoto) ma quando si è in pace con sé stessi c’è poco da fare. Si ha voglia di un gelato.

Qualche giorno fa leggevo una bella riflessione sul bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Da una vita la gente si divide tra chi lo vede pieno e chi lo vede vuoto. Semplicemente, invece, bisognerebbe imparare a rendersi conto che quel bicchiere, come la nostra vita, è sempre pieno… ma di due sostanze diverse. L’amaro e… il gelato.

Emanuele