This will destroy you.

Devo ancora decidere se siano più un gruppo da ascoltare la sera a casa, quando serve un sottofondo o se vadano meglio in auto, mentre si viaggia e si ha voglia di riflettere alla stesso ritmo delle linee tratteggiate che, sull’asfalto, scompaiono una dietro l’altra investite dal nostro avanzare.

Intanto provate ad ascoltarli anche voi. “Quiet“, “I believe in your victory” e “The world is our__mi piacciono particolarmente ma anche le altre canzoni meritano.

Il rock strumentale è piacevolissimo. Non sentire altre voci ti permette di dar spazio al tuo Io che parla.

Emanuele

Leonardescamente.

Ok, ve lo svelo. Amo giocare coi numeri e con le lettere. In questo blog, in decine di post, sono nascoste parole cui solo io saprei dare un senso (o forse poche altre persone con un po’ di impegno…).

Intanto in quel brano, il mio primo tentativo di scrittura seria (ahaha!), il nome e il cognome di quella ragazza è un anagramma di un nome e cognome cui mancano tre lettere.

Chissà in quanti sapranno trovare la soluzione.  Io, volevo semplicemente che quel personaggio facesse parte di me. In fin dei conti apriva le danze a qualcosa che non so ancora dove mi porterà. 🙂

Emanuele

Bella vita (se durasse).

Oggi giornata piena di amici. Sembra che scrivere qualcosa contro-la-solitudine sia una via sorprendente per smuovere le acque.

A pranzo ho invitato un amico (e preparato un ottimo pranzo: spaghetti con le vongole, insalata e gelato finale…), subito dopo – in stile “esce Montolivo entra Pirlo” (ahem!) – è arrivata una amica per vedere la partita insieme e poi studiare.

Infine, dopo cena, prima film sul divanone (Io vi dichiaro marito e marito, vedetelo che fa ridere…) con due tre amici e poi gelato fuori con un amico.

Adesso sono appena tornato ed è anche il caso di andare a nanna. 🙂

Le giornate così ti mettono la carica, rigirano – decisamentela chiavetta sulla schiena! :joy:

Emanuele

Gravità.

Non voglio invecchiare solo. Da ciò che vivo cerco sempre di cogliere un insegnamento e il silenzio della casa di questi giorni mi sta facendo riflettere su quanto si possano sentire sole certe persone. Quelle persone che poi si buttano tra i binari della metro. Proprio quella metropolitana che li trasportava da un lato all’altro della loro città. Da casa al lavoro e viceversa. Mai una fermata in più, mai una in meno.

Chissà quale sia il loro ultimo pensiero. Chissà cosa passa per la mente di questi individui mentre scendono – silenziosamente – le scale mobili di quella fermata. L’ultima.

Eppure hanno un lavoro, una casa, uno stipendio. Apparentemente diresti sempre che sono “messi bene”.

Una sera di Maggio, a Milano, ho visto in un ristorante un uomo sulla quarantina, ben vestito, cenare da solo in un ristorante molto elegante. Chissà, magari era solo una fortuita coincidenza, magari era l’unica cena da solo della sua vita, eppure a me, quella scena, ha messo tristezza.

Non voglio arrivare a quarant’anni, entrare in un ristorante, ordinare un primo ed un secondo e non avere nessuno con cui parlare.

Io credo sempre che il futuro vada costruito. Credo che quella pazza decisione di uccidersi di certe persone sia anche frutto delle loro scelte poco oculate fatte gli anni prima, quando la carriera è stata messa su un piedistallo e tutto il resto era un contorno. A un bivio non si arriva mai senza aver percorso prima una strada.

Preferisco rimanere povero, vivere senza la bella camicia o il bel lavoro ma… no, non invecchierò solo.

(Anche perché sentire la lavatrice centrifugare mentre rifletti non è il massimo).

Emanuele

A breve sarò ricco e non scriverò più qui.

Ci son due notizie. Quella bella è che a breve sarò ricco da farvi schifo, quella brutta è che probabilmente non aggiornerò più questo blog.

Magari i più attenti se ne saranno già accorti, ma da un paio di giorni sulla destra trovate la categoria Penna e calamaio in cui ho raccolto tutti quei testi che – prima possibile – dovrete prendere, mandare ad un editore diquelliseri, stampare in un milione di copie e vendere ad altrettante persone ad un prezzo minimo che mi riservo di stabilire successivamente.

Certo del vostro impegno in tal senso da oggi inizierò a godermi la vita nella maniera più materialistica che si possa immaginare. 😎

E’ stato un piacere,

Emanuele

PS: il nostro premier riesce a farsi votare e tener saldo il posto di Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana (mica pizza e fichi) promettendo di sconfiggere il cancro e io non devo diventar – semplicemente ricco – scrivendo tre cavolate da queste parti?! 😕

Il miglior governatore.

Se mi fosse concesso come a Sancio Panza scegliermi un regno, non sarebbe un regno marittimo—o un regno di neri con i quali fare qualche penny——no, sarebbe un regno di sudditi che ridono di cuore: E poiché le passioni biliose e più saturnine, creando disordini nel sangue e negli umori, hanno una cattiva influenza, a quanto vedo, sul corpo politico quanto su quello naturale,—e poiché niente all’infuori dell’abitudine alla virtù può dominare completamente quelle passioni, e assoggettarle alla ragione—aggiungerei alla mia preghiera—che Dio conceda ai miei sudditi la grazia di essere SAGGI quanto sono ALLEGRI; e sarei allora il più felice dei monarchi, e loro il più felice dei popoli sotto il cielo.—

Tratto da: Vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo di Laurence Sterne

Il sogno dell’uomo non dovrebbe essere quello di viaggiare avanti e indietro nel tempo bensì quello di poter trasportare l’ambientazione descritta da un libro nel mondo che lo circonda. Non vi è alcun bisogno di curiosare qua e là nello spazio-tempo quando di condizioni auspicabili ne ha già create a dismisura da averne persino l’imbarazzo della scelta. Non trovate?

Emanuele

Dove costruirò la mia casa?

Sabato mattina mi son ritrovato, senza neanche averlo programmato, a giocare alcune ore con i bambini (prevalentemente sud-sahariani: Nigeria, Ghana, Costa d’Avorio…) di un asilo del centro storico di Palermo. Ero andato lì per accompagnare dei ragazzi del mio gruppo scout e pianificare un po’ cosa avrebbero fatto e andare via ma per una serie di circostanze sono rimasto con loro.

Dirvi che mi son tornati in mente i due anni e mezzo passati a giocare con i bambini di un centro salesiano dedito alla prima accoglienza degli immigrati a pochi passi da quell’asilo è superfluo.

Quei bambini in braccio, quei pianti da consolare e quei sorrisi da amplificare – ogni volta – giocano brutti scherzi alla mia stabilità perché c’è una parte di me che sogna un futuro in qualche missione in Africa. C’è una parte di me che tutta questa tecnologia, tutta la precisione matematica dei miei studi, tutta l’asettica freddezza dei monitor, delle spie e dei mouse li sostituirebbe al volo con una vita diversa. Una vita magari con la barba un po’ più incolta, dove non è la camicia che indossi ciò che conta ma quanto riesci a dare al prossimo nell’arco delle 24 ore che distinguono un giorno dall’altro. Una vita in cui a far la differenza non è il benessere che acquisisci ma quello che riesci a procurare.

Ogni tanto penso che dopo la laurea vorrei avere il coraggio di lasciare tutto e partire. E’ una scelta complicata però… sia perché ogni porta varcata ne esclude un’altra, sia perché proprio nel momento in cui la società preme affinché un giovane si crei il proprio futuro, io avrei voglia di dedicarmi al futuro degli altri. Forse non è il momento giusto…

Quei bambini, quei piattini colorati e quei bavaglini da legare prima del pasto sono peggio di una arpìa.

Chissà quale sarà il mio posto in questa vita. Chissà quale ruolo giocherò, chissà quanto riuscirò a dare.

Preoccuparmi semplicemente del mio futuro non mi sembra abbastanza e son certo che non mi soddisferà mai.

Emanuele