Che bambolotto…

Sono appena tornato da una riunione scout (non mi andava di soffermarmi troppo su altri pensieri) e finalmente ho trovato tra la posta un set di quaranta foto del mio nipotino! Non ho altre parole se non quelle del titolo…

Stellina nascita

Chissà quanta vita regalerà a tutti noi!

‘notte. 🙂

Emanuele

Struggle for pleasure.

Questo è quello che dovete fare
per trasmettere la felicità bisogna essere felici
e per trasmettere il dolore bisogna essere felici.
Siate felici, per essere felici dovete patire,
stare male, soffrire! Non abbiate paura di soffrire,
tutto il mondo soffre!

Tratto da “La tigre e la neve” di Roberto Benigni

Potrei scrivere fiumi di parole in questo momento. Ho provato a resistere alla tentazione di aprire nuovamente questa pagina che mi permette di stampare i miei pensieri ma, alla fine, la musica ha vinto. Tutto questo però, per qualcosa che non merita il mio malessere.

Da alcuni anni ho un obiettivo in testa. Quell’obiettivo, mi rendo conto che ha cambiato la mia vita. Ha cambiato ciò che sono. Ha cambiato il mio modo d’essere, di fare, di pensare.

Sapevo che avrei dovuto scontrarmi con qualcosa di grande e così ho iniziato a ragionare, a mantenere alta la concentrazione, ad amare senza innamorarmi (no, non fermatevi alla prima interpretazione che saprei spiegarvele bene), a non perdere mai di vista le mie scelte, a non scambiarle per la prima mano buona che mi veniva passata al tavolo di gioco.

Gioco. Questa parola mi ricorda come cerco di vivere la vita. Vivere giocando non è un essere infantili, immaturi o incapaci di crescere. Chi non lo capisce si perde tanto e mi sembra  un fungo, non una persona. Nei momenti di difficoltà penso d’essere una persona su cui fare affidamento. Mia madre mi ringrazia sempre per i buoni consigli e mio padre, che di complimenti per i figli è sempre restio (caratterialmente) a farne, prima di partire per Milano mi disse due piccole parole. Lui non lo sa, ma tornato in macchina le scrissi subito sul cellulare… perché certe cose acquisiscono importanza in base a chi te le dice. La partenza dei miei segnava l’ennesima svolta di una vita sempre pronta a sorprenderti e non so se quella definizione me l’affibbiò per come tentai d’essere una spalla sicura per tutta la famiglia durante i mesi post-infarto o per come mi vedeva in quel periodo, intanto dal mio cellulare quelle due paroline non si son più mosse. “Ciao eroe”, disse così abbracciandomi prima del check-in. “Ciao eroe”.

E a me, un po’ perché dentro lo scoutismo vi son cresciuto, un po’ perché ho tanti eroi nella testa, quell’ultima parola invece ricorda San Giorgio e il drago. Io ho il mio che sputa fuoco in maniera diversa.

Ho rinunciato a tutto il possibile. Ho rinunciato a scrivere durante l’ultima settimana, ma è poca cosa rispetto all’aver rinunciato ad esser presente il giorno della nascita di mio nipote, quando tutta la famiglia era dietro quelle porte scorrevoli con un mazzo di fiori in mano mentre io, la stessa sera, ero con un amico a casa a ripetere teoremi su teoremi e poi mi son dovuto accontentare di sentire per telefono “il bimbo è così, è colà…”. E’ una cosa che non mi verrà ridata. E’ un prezzo pagato – che volevo pagare – perché sto letteralmente prendendo, sempre, ogni giorno, la vita a morsi.

Struggle for pleasure. Lotta, scontro, battaglia per il piacere. Si intitola così una bellissima canzone di Win Mertens il cui pianoforte entra dalle orecchie ma scorre nelle vene.

E così oggi c’è dell’amarezza, ma più mi rileggo, più ripenso a tutto quanto, più mi dico che non dovrei permettere a questa sconfitta d’entrare.

Si, entrare. Perché – per la prima volta dopo tempo – sento che qualcosa sta tentando di intaccare la mia corazza di felicità. E’ una specie di braccio di ferro interiore che non posso ignorare. Un contrasto che, qualche sera fa – nel silenzio della casa – un po’ per stanchezza, un po’ per tensione, mi ha fatto finire in lacrime. Così, senza preavviso e distante da tutti. Un pianto liberatorio forse, un pianto che diceva “a quant’altro dovrai rinunciare?”.

Non voglio dargliela vinta… e anche se oggi mi riposo un po’, rifiuto qualche telefonata e mi abbandono mangiando gelato direttamente dalla vaschetta, da domani torno a dare il massimo.

Sono una persona paziente… molto paziente… ancora non sa con chi ha a che fare.

Emanuele

Ed una stellina scendeva vicina vicina…

Era l’inizio degli anni ’90. Forse ’91 o ’92, non saprei dirvi con certezza. Mia sorella recitava sul palco della scuola elementare cui eravamo iscritti. Era il giorno della recita – forse di Natale -. Aveva una calzamaglia color panna, la punta del nasino colorata di nero e due orecchiette finte. Io, ancor più piccolo di lei, ricordo solo della particolarità di quel giorno, del fatto che ero il fratellino di quella bimba che sgambettava qua e là sul palco e che il teatro della scuola non aveva nulla da invidiare – nella mia mente – al Teatro Massimo di Palermo. Probabilmente avevo al collo quel papillon azzurro che mia madre amava mettermi su una camicetta bianca per le occasioni importanti.

Sembra passata una vita… e probabilmente lo è. Mia sorella oggi è mamma, io divento zio e una stellina alle 20 e 58 di questa magica sera nata! :joy:

Chissà se quel giorno, quel papillon, quella calzamaglia e quelle note, sapevano fin dove avrebbero condotto quella bimba che ballava. Chissà se quella testolina immaginava già la famiglia che avrebbe creato, il futuro che avrebbe costruito, l’amore che avrebbe donato.

Benvenuto nipotino mio! Quando imparerai a leggere voglio che tu sappia che tua madre è stata una bimba come te e per questo ho scelto di raccontarti proprio questo nel giorno della tua nascita!

A lei – mi raccomando – ricordalo sempre perché è la parte di noi più bella che esista. 🙂

Emanuele

PS: dovevo interrompere la pausa… notizie così non capitano mille volte nella vita! :joy:

Here without you (non mi sta bene!).

Credo che passione e volontà, quando unite, formino un’alchimia incredibile.

La forza di volontà è capace di smuovere montagne, di rendere possibile l’impossibile, di far andare la montagna a Maometto.

La passione invece serve a trasformare l’impegno in ulteriore energia. Per passione si è capaci di far scomparire tutto: stanchezza, ansia… persino il tempo! Passione, d’altronde, deriva dal latino “sopportare” e per questo mi piace poter dire che vivo con passione ogni giorno.

E’ tempo di una lunga corsa e io non ho intenzione di arrendermi. L’ho detto mesi fa e non l’ho dimenticato assolutamente: vincerò io. 😎

Per i prossimi giorni mi prendo nuovamente una pausa da questo blog e non è tanto il tempo da centellinare questa volta, quanto la voglia di offrire a Dio qualcosa che mi piace tanto: scrivere.

Vedremo che succede… ma, come l’altra volta, tranquilli che torno presto.

Ah. Perché questo titolo? Perché mia madre moooooolto tempo fa – scherzando – mi disse che la mia fidanzata per ora ha un nome ben preciso… e io, segretamente, provai a crederle, così… so che arriverà quel giorno in cui potrò abbracciarla. 😉

Io penso a te, amore.
Sogno di te continuamente,
sono qui senza di te, amore…

3 Doors Down – Here without you

Il testo parla non solo della solitudine che si prova quando ti manca una persona da cui in quel momento si è lontani, ma anche dello stato di pace che arriva quando si sogna la persona che si ama.

Qualcuno tira ad indovinare il nome?

Ti avrò… ti avrò, ti avrò! :joy:

(a presto).

Emanuele

PS: no, non è pazza mia madre e tanto meno lo sono io che gioco a crederle ma… perché non provate a vedere la vostra vita con occhi diversi? Coloratela, pennellatela, scarabocchiatela… create nella vostra mente le caricature di chi avete intorno, date un nome al tavolo, alla sedia, alla porta che sbatte. Stupitevi, sorridete… immergetevi nella vita. Nella vita! Non vivete semplicemente… quello sanno farlo tutti! :joy: