Ti fossi voltata, avrei smesso di leggere. Avrei deciso, per una volta, che eri più interessante di quelle pagine intrise di inchiostro che tenevo in mano.

Too late. Ho affogato quel rosso in miliardi di altre goccioline nere. Parole piene.
Emanuele
Ti fossi voltata, avrei smesso di leggere. Avrei deciso, per una volta, che eri più interessante di quelle pagine intrise di inchiostro che tenevo in mano.

Too late. Ho affogato quel rosso in miliardi di altre goccioline nere. Parole piene.
Emanuele
Oggi pomeriggio altri 43 chilometri in bicicletta. Passeggiata fino al parco di Monza e la casa della foto qui sotto, immersa nel parco, è qualcosa di spettacolare. Di lato si intravede una coppia che aveva fatto un pic-nic. Sarà che i ruderi abbandonati mi hanno sempre affascinato… 🙂

All’interno del parco abbiamo incontrato inoltre una gara di corsa, con tanto di banchetto con tè caldo, panettone e marmellata gratis… 🙄
Credo di aver trovato il mio obiettivo per il 2011: raggiungere, in sella, almeno 800 chilometri totali entro l’anno! Pedalare fa bene e poi sto vedendo posti favolosi! 🙂
Emanuele
PS: come un idiota (e per questo tornerò per forza) non sono andato a vedere il circuito di Monza (usato per la Formula 1) che ho scoperto essere immerso nel parco solo dopo esser tornato a casa… 😐
Domani parto, per l’ennesima volta. Ormai credo che il numero di biglietti d’aereo abbia superato, nello stesso arco di tempo, il numero di biglietti della metropolitana acquistati!
Rimango a Palermo fino a Giovedì, e sarà una settimana diversa. Finalmente è arrivato l’ultimo dei quattro esami d’abilitazione (questo sarà un compito scritto di 8 ore…) e sarà l’ennesimo pensiero tolto, l’ennesimo gradino della vita scalato.
Intanto qui fuori oggi c’è il sole, così prima di capire cosa farò nel pomeriggio, mi metto cuffie, musica, fasciacollo e vado a fare un giro col monociclo! 🙂
Buon sabato,
Emanuele
La grinta con cui mi son svegliato stamattina.

C’è un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
Qoèlet 3, 2
Emanuele
Mi chiedo spesso perché Dio ci ponga di fronte determinate realtà. Mi chiedo cosa voglia farci scoprire, mi chiedo, tra l’altro, se sia davvero sempre e solo Lui a mandare ciò che arriva.
Potrebbe non essere così. Potrebbe, esser tutto frutto di una mano che vuol sviarci, che vuol renderci schiavi del suo pensiero. Anni fa scrissi che le giornate nere sono tali perché non riconosciamo quando il male (l’entità!) ci attira a sé e, stupidamente, cadiamo nella trappola. Così cerco di vivere le mie giornate sempre con attenzione, sempre convinto che qualcosa di buono ha da venire. In questo periodo ho tutto, ho davvero – letteralmente – tutto. Ho talmente tanto che inizio a sentire il disgusto di tale fortuna.
Nel frattempo però intorno a me le persone care stanno male, stasera ho visto su Skype mio papà. Tre punti al sopracciglio, l’occhio nero. Eppure sorrideva. Come al suo solito mi ha detto che con la dottoressa al pronto soccorso scherzava: “questo serve per farmi più bello di quel che sono?”. Lui. Alla sua età. Dopo una stupida ed odiosissima caduta a casa. Una notizia che ho ricevuto solo ore dopo “perché ero al lavoro”.
E a me si stringe il cuore. Si stringe perché mi accorgo di aver preso una brutta strada. Sarò il ragazzo più buono, bravo, educato e gentile del mondo, ma ho preso anch’io una brutta strada. La strada che la società da anni mi inculca nella testa. Un lavoro, una casa, un’auto. Non mi manca nulla. Sono lo stereotipo di ciò che odio.
Io. Io che per anni avevo il rifiuto di queste vite così, fatte di lavoro-lavoro-lavoro, dove se sei in gamba fai strada e te lo senti ripetere per anni, anche dai tuoi ovviamente. Sono distante da casa stasera, distante dalla famiglia, distante da mio zio ancora sdraiato su quel letto che, probabilmente, lo culla con una pazienza migliore di qualsiasi medico.
E però son sveglio. Son sveglio perché non mi piaccio. Sono ciò che piace, ma non sono ciò che piace a me. Come scappare? Come cambiare le cose? Non voglio lasciarmi intrappolare dagli anni che volano, dagli impegni che si susseguono, da una vita fatta di soddisfazioni-a-fronte-di-compromessi.
Vi dicevo però che credo fermamente che i periodi così arrivano apposta per comunicar qualcosa, per questo tengo le orecchie tese, analizzo, suddivido, scompongo razionalmente e poi riassemblo il tutto. Cerco di dare valore a ciò che capita e mi sento fortunato anche per questo. Perché non vivo coi paraocchi. Perché ho già l’accortezza di non lasciarmi inghiottire.
Ascolto Keith Jarrett. Pista 4. Album Radiance. Quel pianoforte entra nell’anima. Chissà se da quel minuscolo buco, stasera, riuscirò a vedere chi sono davvero e quale sarà l’Emanuele del futuro.
Emanuele
Siccome son paranoico questo blog è un tavolo degli esperimenti, da qualche giorno queste pagine si aprono più velocemente che mai. Per la precisione la prima apertura ha guadagnato mezzo secondo mentre un qualsiasi reload sucessivo della pagina si è dimezzato: da poco più di tre secondi a circa un secondo e mezzo.
Come ho fatto? Vuoi velocizzare anche le tue pagine?
I passi necessari sono:
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Hai altri consigli?
Emanuele

Fotografato all’aeroporto di Orio al Serio. Era talmente immerso nel suo mondo che ero quasi tentato di girare un video.
Emanuele