E’ un periodo di tentazioni.

Mi chiedo spesso perché Dio ci ponga di fronte determinate realtà. Mi chiedo cosa voglia farci scoprire, mi chiedo, tra l’altro, se sia davvero sempre e solo Lui a mandare ciò che arriva.

Potrebbe non essere così. Potrebbe, esser tutto frutto di una mano che vuol sviarci, che vuol renderci schiavi del suo pensiero. Anni fa scrissi che le giornate nere sono tali perché non riconosciamo quando il male (l’entità!) ci attira a sé e, stupidamente, cadiamo nella trappola. Così cerco di vivere le mie giornate sempre con attenzione, sempre convinto che qualcosa di buono ha da venire. In questo periodo ho tutto, ho davvero – letteralmente – tutto. Ho talmente tanto che inizio a sentire il disgusto di tale fortuna.

Nel frattempo però intorno a me le persone care stanno male, stasera ho visto su Skype mio papà. Tre punti al sopracciglio, l’occhio nero. Eppure sorrideva. Come al suo solito mi ha detto che con la dottoressa al pronto soccorso scherzava: “questo serve per farmi più bello di quel che sono?”. Lui. Alla sua età. Dopo una stupida ed odiosissima caduta a casa. Una notizia che ho ricevuto solo ore dopo “perché ero al lavoro”.

E a me si stringe il cuore. Si stringe perché mi accorgo di aver preso una brutta strada. Sarò il ragazzo più buono, bravo, educato e gentile del mondo, ma ho preso anch’io una brutta strada. La strada che la società da anni mi inculca nella testa. Un lavoro, una casa, un’auto. Non mi manca nulla. Sono lo stereotipo di ciò che odio.

Io. Io che per anni avevo il rifiuto di queste vite così, fatte di lavoro-lavoro-lavoro, dove se sei in gamba fai strada e te lo senti ripetere per anni, anche dai tuoi ovviamente. Sono distante da casa stasera, distante dalla famiglia, distante da mio zio ancora sdraiato su quel letto che, probabilmente, lo culla con una pazienza migliore di qualsiasi medico.

E però son sveglio. Son sveglio perché non mi piaccio. Sono ciò che piace, ma non sono ciò che piace a me. Come scappare? Come cambiare le cose? Non voglio lasciarmi intrappolare dagli anni che volano, dagli impegni che si susseguono, da una vita fatta di soddisfazioni-a-fronte-di-compromessi.

Vi dicevo però che credo fermamente che i periodi così arrivano apposta per comunicar qualcosa, per questo tengo le orecchie tese, analizzo, suddivido, scompongo razionalmente e poi riassemblo il tutto. Cerco di dare valore a ciò che capita e mi sento fortunato anche per questo. Perché non vivo coi paraocchi. Perché ho già l’accortezza di non lasciarmi inghiottire.

Ascolto Keith Jarrett. Pista 4. Album Radiance. Quel pianoforte entra nell’anima. Chissà se da quel minuscolo buco, stasera, riuscirò a vedere chi sono davvero e quale sarà l’Emanuele del futuro.

Emanuele

Come velocizzare il tuo blog in 5 mosse!

Siccome son paranoico questo blog è un tavolo degli esperimenti, da qualche giorno queste pagine si aprono più velocemente che mai. Per la precisione la prima apertura ha guadagnato mezzo secondo mentre un qualsiasi reload sucessivo della pagina si è dimezzato: da poco più di tre secondi a circa un secondo e mezzo.

Come ho fatto? Vuoi velocizzare anche le tue pagine?

I passi necessari sono:

  1. Riunisci in un unico file i css e javascript presenti nelle pagine: se controlli sotto la gonna di questo blog vedrai che non vi sono più differenti css o javascript sparsi, oltre quelli caricati da domini esterni (ad esempio Google Analytics). Il motivo è semplice: il tuo browser scarica queste pagine “due pezzi per volta”, così se diminuisci il numero di file da recuperare, diminuisci il tempo di caricamento totale della pagina.
  2. Minimizza qualsiasi cosa possibile: javascript e css sicuramente possono esser sostituiti dalla loro versione compressa, cui son stati rimossi spazi e commenti ed han ricevuto un paio di ottimizzazioni. Per comprimerli ho usato JSCompress per i javascript e MinifyCSS per i fogli di stile. Il risparmio si quantifica in quasi 100kb in meno (moltiplicali per il numero di visitatori e conta il risparmio giornaliero). Ovviamente se hai immagini non ottimizzate puoi intervenire anche lì: non mettere online una foto a 2500×2500 se poi la visualizzi in un’area della pagina limitata a 300×400!
  3. Richiama dall’esterno i javascript comuni: framework come jQuery o prototype (se li usi), puoi richiamarli attraverso la loro versione (minificata) fornita da Google, questo alleggerisce il carico sul tuo server, parallelizza il download della pagina e molto probabilmente un visitatore avrà già scaricato il file navigando altrove.
  4. Imposta correttamente l’expire dei file. E’ inutile ricaricare le immagini che, su un blog, molto probabilmente non cambieranno mai: quando pubblico qualcosa è perché voglio rimanga lì. E allora ecco i codici da inserire nel file .htaccess del tuo blog:
  5. # Abilita l'expire dei contenuti
    <ifmodule mod_expires.c>
    ExpiresActive On
    # 1 anno per gli mp3, i video e i contenuti multimediali
    <filesmatch "\.(flv|ico|pdf|avi|mov|ppt|doc|mp3|wmv|wav)$">
    ExpiresDefault A9030400
    </filesmatch>
    # 1 mese per le immagini e i fogli di stile
    <filesmatch "\.(jpg|jpeg|png|gif|swf|css)$">
    ExpiresDefault A2592000
    </filesmatch>
    # 7 giorni per i javascript
    ExpiresByType application/x-javascript "access plus 7 days"
    </ifmodule>
    
  6. Rimuovi l’header ETag per ogni file. Questa te la spiego così: il browser ad ogni connessione interroga il server e controlla che ciò che già conosce (per via di una visita precedente) non sia cambiato. L’ETag è un codice univoco usato per il confronto. Perché rimuoverlo? Perché senza esso il browser fa totale affidamento su quanto gli hai detto sopra con l’expire dei file: una volta al mese aggiorna le immagini, per il resto non fa alcun controllo e si fida che sia rimasto tutto uguale. Ecco cos’altro inserire.
  7. # Rimuove il tag ETag dall'header per tutti i file
    <ifmodule mod_headers.c>
    Header unset ETag
    FileETag None
    </ifmodule>
    
  8. Si può fare di più (si può sempre fare di più!). Il prossimo passo sarà utilizzare i CSS Sprites per riunire le immagini statiche (non quelle dei post). Il motivo è  lo stesso del punto uno… ma lascio a te il compito di approfondire l’argomento! 🙂

Hai altri consigli?

Emanuele

Puts “Hello Silvio”

Che poi Berlusconi è il più grande nerd della storia. Io c’ho provato ai tempi dell’università ma poi crollavo puntualmente a letto.

Lui, per quel che ho capito io, ha preso un linguaggio di programmazione e s’è trastullato tutta la notte nonostante non fosse uno straordinario (magari non pagato) per lavoro. Io non ci vedo nulla di male, oltre magari al fatto che è sconsigliabile, soprattutto ad una certa età, stare fino a tardi davanti al pc.

Ah, e guardate che la data di nascita di Ruby è scritta da anni su Wikipedia: 1993.

(uhm, c’è qualcosa che mi sfugge mi sa…). 😮

Emanuele

Spiegatela ai leghisti questa solitudine.

Da qualche giorno, in azienda da me, è arrivata una ragazza indiana che rimarrà un mese in quanto disegnatrice specializzata di alcune interfacce industriali. E’ la prima volta che viene in Italia, parla inglese e, più verosimilmente, parla poco.

Durante la pausa pranzo, a differenza di tutti gli altri che vanno in qualche bar o ristorante, rimane nella saletta della pausa e pranza, guardando i distributori automatici, col riso che si è preparata in albergo. Conosce solo una strada: albergo – azienda e viceversa. A volerla dir tutta, conosce a stento persino quella, tanto che un collega la sera la scorta per assicurarsi che non si perda. Ovviamente non paga lei il soggiorno, ma dev’esser strano ritrovarsi qui, trapiantata a migliaia di chilometri da casa, per svolgere un lavoro di cui riesci a discutere a stento coi colleghi.

Io un po’ la ammiro, così come ammiro tutti quelli che partono per lavoro e si ritrovano catapultati in un mondo totalmente diverso. Nel suo paese la guida è a sinistra e qui ha persino difficoltà per entrare nelle tre rotonde che incontra ogni mattina. Non ha un cellulare italiano e – immagino – neanche un amico italiano.

Fortuna che c’è internet, mi dico. Sarà la sua finestra giornaliera verso ciò che ha lasciato.

Emanuele

Devo essere brutto (ma brutto brutto brutto).

No, non mi sono svegliato con una prepotente crisi adolescenziale semplicemente però è giusto dare a Cesare quel che è di Cesare: ricordate quando vi dissi che una recente ricerca aveva stabilito che gli utenti iPhone cuccavano di più?

Ecco. Adesso ne è uscita un’altra che dice niente popò di meno che non solo l’iPhone è l’oggetto che fa cuccare di più (o almeno rende attraenti) ma al secondo posto c’è avere un “cool laptop” (e il mio Macbook bianco lo è eccome) e al terzo posto leggere un libro (e non mi sembra d’essere uno che non legge). In pratica possiedo (senza volerlo) le caratteristiche principali di un ragazzo interessante.

Per questo da stamattina – ed è inutile che adesso vi sforziate per convincermi del contrario – ho accettato questa ineffabile verità: sono, al più, l’eccezione che conferma la regola. 😐

Emanuele