
The sea is trying to disappear from my life.
Quest’anno ho fatto due bagni: uno a Cannes e uno a Portofino. Sono decisamente fortunato ma non mi riterrò soddisfatto finché non immergerò il piede nella sabbia sicula. Speriamo a Settembre…
Emanuele

The sea is trying to disappear from my life.
Quest’anno ho fatto due bagni: uno a Cannes e uno a Portofino. Sono decisamente fortunato ma non mi riterrò soddisfatto finché non immergerò il piede nella sabbia sicula. Speriamo a Settembre…
Emanuele
Le industrie, la notte, hanno il rumore di una grande nave che viaggia tranquilla. In queste due notti di lavoro mi ronza in testa, inesorabile, questa sensazione. Tra le carte della sala di controllo, mentre mi assicuro che tutto il processo produttivo non abbia interruzioni, lavoro all’ampliamento di un’area. Straordinario nello straordinario: cerco di andare avanti col lavoro visto che il carico, negli ultimi giorni, è impressionante.
Venti minuti fa, durante la pausa “di rito” da consumare nella casetta dove gli operai possono fumare, chiacchieravo con un operatore sorseggiando un caffè notturno. Lui, ex capo-reparto promosso ad operatore della sala controllo, mi raccontava che anni fa, era necessaria molta più gente durante la notte. L’automazione ha semplificato tutto: da diciotto metri di altezza dal suolo – in una sala piena di monitor – si ha la possibilità di giocare a fare i capitani. Bello si penserà. Il tempo degli operai-schiavi impegnati in lavori usuranti in orari proibitivi volge sempre più al termine.
C’era una bella aria estiva e una strana quiete stasera. Quattro sedie fuori la casetta ci accoglievano. Le luci dell’impianto e il vibrare nell’aria dei rumori provenienti da quell’infinità di condutture ci circondava.
Nella mia testa però pulsava anche una perplessità che ho confessato: l’automazione toglie posti di lavoro. Tutta la gente che serviva anni fa non è stata rimpiazzata quando è andata via: visibilmente si fanno (tanti) soldi con molta meno gente. Istintivamente, cercando una soluzione, penso che il mercato cui bussare si sposterà verso altro. Mi convinco di ciò ma nel dubbio e nell’angoscia di questo pensiero, eccomi qui a perder tempo per due minuti. Così, giusto per illudermi che possa servire a qualcosa, proprio come una minuscola onda che muore infrangendosi sul fianco di una enorme nave ma che – per tutta la sua vita – ha creduto incessantemente di poterla spostare dove voleva lei.
Emanuele

Ho trascorso la mia vita ad Istanbul, sulla riva europea, nelle case che si affacciavano sull’altra riva, l’Asia. Stare vicino all’acqua, guardando la riva di fronte, l’altro continente, mi ricordava sempre il mio posto nel mondo, ed era un bene. E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere.
Tratto da “Istanbul” di Orhan Pamuk
Il mio soggiorno in Turchia è stato sorprendente ma è stata tale la velocità con cui mi son catapultato nel mondo del lavoro al rientro, che ancora non ho assimilato a dovere le emozioni vissute. Stasera però, mi va di ricordarlo così, mettendo insieme un po’ di cose e notando – scorrendo le foto – che quell’angolo di mondo, tra storia, natura e società avrebbe tantissimo da raccontarci.
Emanuele
Quarantaquattro giorni fa:
Pdl: Alfano, da giugno farò talent scout per squadra nuova.
Fonte: AGI in data 26 Maggio 2012
E poi:
Tanti chiedono al Presidente Berlusconi di candidarsi. Io sono in testa a questi. Se deciderà di farlo sarò e saremo al suo fianco.
Fonte: Account twitter di Angelino Alfano in data 11 Luglio 2012
Persino la ola, allo stadio, è più ferma e decisa.
Emanuele
Dopodomani parto per la Turchia. Vado con due amici a fare un giro talmente ben organizzato che ancora non so neanche dove dormiremo. Zaino in spalla e scarponi, ci addentreremo fino in Cappadocia.
Intanto c’è da star sereni, tra terremoto e tensioni con la Siria sto seriamente pensando di caricare nello zaino qualche cruciverba (metti che finiamo ostaggi, se gioco con l’iPhone dopo alcune ore si scarica…) e ho fatto i salti mortali, tra dialettica e retorica, per mantenere i genitori sereni.
Vi racconto qualcosa, se mi gira, al ritorno. Ah, il blog in caso di decesso va in eredità al primo che mi fa un in bocca al lupo (strana richiesta per una vacanza ma stavolta ne sento il bisogno).
Emanuele

Le parole vanno, vengono. Le parole rotolano, saltellano, affascinano, sorprendono. Le parole, talvolta, disubbidiscono a quelle poste accanto in maniera ignobile ed indecorosa. Vi fu un periodo in cui – le parole – le maneggiavo: avevo potere, controllo, fascino e influenza su di esse. Erano mie suddite. Io il loro re. Potente e irresponsabile le sfruttai secondo il mio volere. Ne sparsi in giro alcune, grandi, pesanti, tredici-quindici-diciotto lettere poste accanto che destavano timore. Arrivavano lontano, raggiungevano le profondità più impensabili e lì vi rimanevano. Erano le mie spade, le mie frecce, i miei scudi, le mie balestre e le mie faretre. Non esisteva angolo del regno in cui non si facessero strada. Poi, un giorno, tutto cambiò. Trovai una porta chiusa, ferma, serrata. Bussai svariate volte, sospettando una degenere sordità. Stetti lì per ore, impaziente. Scorsi una feritoia: fu un dramma. Capii al volo che l’unica via era quella piccola fessura da cui trapelava un respiro lento. Dovevo sfruttarla ma non potevo tentare di spedire una valanga di parole attraverso quell’occhiello misero. Mi accasciai. Spalle su quel legno ruvido pensai e ripensai. Massaggiavo tra le dita cinque lettere. Due e tre. Due due e tre. Cercavo la purezza. La mia bocca chiusa, preda di spasmi, emetteva gemiti che tacevo al volo. Chiusi gli occhi. Fu silenzio e la porta si aprì.
Emanuele
PS: la foto, come la precedente, l’ho scattata in Francia.

Una stella
mi ha incendiato la casa.Ghiannis Ritsos
Emanuele
Io so che prima o poi cadrò. Lo do per certo, statisticamente confermato, ineluttabilmente previsto. Eppure la vita continua a mantenermi su una nube scintillante, con i piedi che faticano a toccare il pavimento persino quando provo a spingermi verso il basso.
In quest’Italia in cui la disoccupazione è sempre più prepotente, ingombrante, ignobile e degradante della dignità di tantissimi giovani a me viene proposta una via totalmente diversa e, per questo, cadrò.
Non ho mai scritto un curriculum in vita mia, ve lo raccontai: dopo la laurea non ne ebbi neanche il tempo. In questi mesi di silenzio su queste pagine tante cose sono successe e – il silenzio – non è stato sinonimo di piattezza ma, al contrario, i giorni son diventati sempre più pieni.
Durante l’inverno ho cambiato reparto: nuove sfide accolte al volo, forse lasciando persino di stucco chi me le comunicava. Sarà che mi piace esplorare, sarà che ho dentro ancora le mie giornate in Africa, coi pantaloncini e gli scarponi, ma l’idea di poter affrontare nuove sfide mi galvanizzava. Dopo pochissimo arrivò un’altra mansione, un ruolo di responsabilità all’interno dell’azienda. Il mio cognome scritto, insieme a pochi altri, nell’organigramma mi fa ancora sorridere, specie se dopo appena un anno dall’assunzione.
Ero contento, ma – vi dicevo – penso di avere diciotto santi in Paradiso. In queste ultime settimane è arrivata un’altra proposta: la possibilità di salire di livello, la possibilità di ricevere uno stipendio ancora migliore. Giorni belli ma stressanti per chi, come me, non è lo squalo che gode nel contrattare. Coccolato sino al punto da ritrovarmi invitato a cena fuori per discutere l’offerta e con la mia azienda che – ricevuta la notizia – sforna una controproposta ancora più interessante pur di tenermi. In un’Italia che arranca nell’offrire lavoro ai giovani io ho la fortuna di scegliere tra due belle proposte, tra due aziende che han voglia di investire su di me e che mi considerano una risorsa e non un numero. “C’è gente che pagherebbe venti cene pur di beccarsi un posto” mi ripeto sommessamente, con rispetto e umiltà.
Cadrò. Lo so, lo sento, me lo ricordo ogni giorno, mi sto preparando. I diciotto santi in Paradiso stanno facendo un lavoro magnifico ma non potranno sempre occuparsi di me così. Sono giorni, questi, in cui la gratitudine che puoi provare sembra sempre inadeguata e ti chiedi cosa hai fatto in passato per meritare tanto ma non trovi mai una ragione sufficientemente valida.
Io intanto continuo a divertirmi. Qualche giorno fa ero in un’industria per l’avviamento di una parte di impianto e dopo aver completato i test di rito, al momento di avviare la prima lavorazione – davanti due monitor – esclamavo “bene, adesso divertiamoci!” come un bambino che inizia una sfida a pallone nel cortile di casa. Che sia l’entusiasmo il motore di tutto questo?
Emanuele