La porta.

Lettres

Le parole vanno, vengono. Le parole rotolano, saltellano, affascinano, sorprendono. Le parole, talvolta, disubbidiscono a quelle poste accanto in maniera ignobile ed indecorosa. Vi fu un periodo in cui – le parole – le maneggiavo: avevo potere, controllo, fascino e influenza su di esse. Erano mie suddite. Io il loro re. Potente e irresponsabile le sfruttai secondo il mio volere. Ne sparsi in giro alcune, grandi, pesanti, tredici-quindici-diciotto lettere poste accanto che destavano timore. Arrivavano lontano, raggiungevano le profondità più impensabili e lì vi rimanevano. Erano le mie spade, le mie frecce, i miei scudi, le mie balestre e le mie faretre. Non esisteva angolo del regno in cui non si facessero strada. Poi, un giorno, tutto cambiò. Trovai una porta chiusa, ferma, serrata. Bussai svariate volte, sospettando una degenere sordità. Stetti lì per ore, impaziente. Scorsi una feritoia: fu un dramma. Capii al volo che l’unica via era quella piccola fessura da cui trapelava un respiro lento. Dovevo sfruttarla ma non potevo tentare di spedire una valanga di parole attraverso quell’occhiello misero. Mi accasciai. Spalle su quel legno ruvido pensai e ripensai. Massaggiavo tra le dita cinque lettere. Due e tre. Due due e tre. Cercavo la purezza. La mia bocca chiusa, preda di spasmi, emetteva gemiti che tacevo al volo. Chiusi gli occhi. Fu silenzio e la porta si aprì.

Emanuele

PS: la foto, come la precedente, l’ho scattata in Francia.

4 commenti » Scrivi un commento

  1. Che meraviglia questa pagina, Emanuele!
    In questa pagina sei di nuovo il re, e loro, piccole suddite lavoratrici, si sono lasciate guidare da te, permettendoti di ottenere un piccolo, meraviglioso, pezzo.
    Come non aver gratitudine per le parole, come non capire il loro smisurato valore…
    A volte, solo il silenzio insegna e tu, come me in questi anni, lo hai capito. Gia lo sapevi, ovviamente, ma solo quando loro sfuggono e non si lasciano più maneggiare si può comprendere, non solo il loro valore, ma anche il loro potere.
    Ciao Manu e grazie 🙂
    robi

    • Grazie per aver apprezzato robi. Ho timore delle parole in questo periodo. Le uso con rispetto e, come nel testo, alcune le massaggio tra me e me e contemporaneamente le celo agli occhi del mondo.
      Ciao,
      Emanuele

  2. più che sul potere delle parole,darei attenzione al silenzio.è in quel silenzio che le porte si aprono.nel profondo silenzio il sacro alberga.nel silenzio la scintilla divina arde.il silenzio da cercare e rispettare anche ironia con le parole…addentrati nelle pause e troverai il silenzio…

  3. Ehehe gigliola, questo post è molto criptico ma era proprio il silenzio a farmi “desiderare” di più… le parole nella “porta” furono brevi e intense. Poi di nuovo silenzio che dava inizio ad un nuovo mondo.
    Ciao,
    Emanuele

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