Quando l’ho vista, non sapevo se fidarmi o meno.

Alla fine ho ignorato l’indicazione… 😐
Voi che avreste fatto?! 😮
Emanuele
Quando l’ho vista, non sapevo se fidarmi o meno.

Alla fine ho ignorato l’indicazione… 😐
Voi che avreste fatto?! 😮
Emanuele
Qualche settimana fa, un amico su msn mi ha scritto una frase che mi è piaciuta tanto.
Me la sono copiata… e adesso la lancio a voi perché in fin dei conti aveva ragione.
La cosa più brutta della vita è che si vive solo una volta e non saprai mai come sarebbe “se non fossi come sei”.
Non esistono due possibilità. La nostra vita è un continuo sliding-doors.
Prendere… o lasciare.
Niente e nessuno potranno mai dirti se avresti “vissuto una vita migliore”.
Che ne pensate?
Emanuele
No perché sembra che a turno, un po’ loro, un po’ gli avversari, un po’ gli arbitri, vogliano farli tornare dalle loro famiglie…
Già mi immagino Gattuso e Cassano in lacrime perché la mamma è distante…
Sigh. Resistere, oltre che un dovere, è anche una necessità…
Emanuele
Come vi dicevo… ieri ho giocato circa 4 ore con un materiale stupendo.
Tecnicamente è argilla polimerica, la marca più nota però ha dato il nome a questo pongo per artisti. 🙂

Questi due pulcini che vedete sopra… sono una delle mie prime creazioni.
Ci si diverte a giocare col pongo… e poi 20 minuti di forno a 130° li fan diventare di plastica.
Stupendi. Penso di proporli ai ragazzi nel mio gruppo scout… per fare autofinanziamento è un ottimo materiale a basso costo (un panetto costa meno di 2€) che permette di fare al volo miliardi di cose: cornici, portachiavi, orecchini, bracciali e collane…
Ieri sera ad esempio sono stati venduti tantissimi orecchini (a forma di caramella, di fettina di torta…) durante una serata di musica dentro l’università.
Io non sono bravissimo, se volete vedere qualche altra foto, fate un salto qui. 🙂
Emanuele
Sono appena tornato da un pomeriggio lunghissimo.
Ho imparato a lavorare un materiale favoloso a casa di una amica… domani vi faccio vedere le foto. 🙂
Intanto ho una bellissima notizia. Ho passato l’esame.
Bene, si va avanti.
Sono strafelice perché sembra che ogni tanto qualcosa giri anche “da quel punto di vista” che – parlandone sinceramente – è la cosa che più vorrei “andasse diversamente” nella mia vita.
Per il resto… davvero: va bene così.
Comunque… domani vado a registrare la materia e mi fiondo verso il prossimo esame.
E’ proprio vero che nella vita, se si ha pazienza, si sistema tutto.
Buona notte…
Emanuele

Belle, molto belle le canzoni. Hanno il potere di farti rialzare. Di darti coraggio. Di darti una carezza e di farti sorridere.
Hanno anche il potere di ucciderti. Non oggi però. Casualmente è iniziata Fango di Jovanotti e mi è tornata in mente questa foto, scattata tra la confusione del momento finale della Marcia per i 16 anni dalla strage di Falcone.
Ero li con gli scout e, purtroppo, quei giorni il tempo è volato e non ho potuto parlarne sul blog come avrei voluto.
Oggi, come quel giorno, Fango mi ha fatto cantare.
Un uomo guarda la sua mano, sembra quella di suo padre quando da bambino lo prendeva come niente e lo sollevava su. Era bello il panorama visto dall’alto, si gettava sulle cose prima del pensiero. La sua mano era piccina ma afferrava il mondo intero…
Che c’è di più bello di questa scena? C’è il ricordo dei giorni felici “che furono”, c’è anche la dolcezza di un bambino e l’amore di un padre affettuoso. E poi… ci sono i sogni. Quei sogni, quei castelli di sabbia che solo i bambini hanno il potere di fare.
Più cresciamo, più il nostro spirito perde quella capacità. Tutto diventa razionalità e decisioni studiate per benino, come se la vita, invece che il pennello di un pittore in mano ad un bambino, fosse una partita a scacchi dove si cerca semplicemente di vincere gli avversari.
Ma l’unico pericolo che sento veramente, è quello di non riuscire più a sentire niente.
Si diventa apatici nei confronti della vita. Incapaci di gioire per quelle stupidaggini che fanno parte delle giornate. Chiediamo sempre di più… chiediamo sempre “un di più” che non avremo mai.
Oggi ho fatto un esame. Non so come sia andato, però sono sereno perché so di aver fatto il possibile nei limiti delle mie capacità. In questi giorni “ho fatto il mio dovere”, mi sono concentrato esclusivamente sullo studio senza pensare ad altro.
E anche se oggi non dovesse essere il giorno “buono”, non demordo, perché questa laurea è una cosa in cui credo.
Costi quel che costi, vincerò io.
Emanuele
Ho passato questi giorni chiuso in una cantina, a studiare dalla mattina fino ad ora di cena.
Ogni tanto, per far pausa, alzavo gli occhi per scrutare un po’ il mondo intorno a quella grande scrivania.
C’è una bella libreria in questa cantina. Forse un po’ disordinata… ma penso che quel disordine ne aumenti solamente il fascino. La voglia di scoprire cosa nascondono tutte quelle copertine…
Così ogni tanto, anche per alzarmi 2 secondi e muovermi un po’, curiosavo tra quegli scaffali alla ricerca di un titolo che catturasse la mia attenzione.
Stasera l’occhio è caduto su “L’uomo che parlava solo”, scritto nel 1961 da Lalla Romano, una scrittrice piemontese nata nel 1906.
L’ho sfogliato un po’, ne ho letto alcune pagine e mi ha subito rapito. Mi sono visto per certi versi parte di quel libro perché esprimeva, nelle poche pagine che ho casualmente letto, alcune sensazioni ed emozioni che anch’io ho provato spesso e che forse non ho mai avuto la sincerità di raccontare per bene.
Non ho avuto il coraggio di chiederlo in prestito… un po’ perché dovevamo studiare e non era il caso, un po’ perché “era bello vederlo li”, con le pagine ingiallite su quello scaffale pieno di miliardi di parole.
L’ho aggiunto alla wishlist, chissà, magari tra qualche giorno lo chiedo in prestito o vado a comprarlo.
Adesso vado a farmi una bella doccia… ho appena finito di sistemare il materiale necessario per l’esame di domani.
Buona notte,
Emanuele
Ci sono frasi che a distanza di tempo, mentre stai guidando, ti tornano in mente come lampi… e ci ripensi e gli dai pure un senso finalmente.
Essere apprezzati, dipende da chi abbiamo di fronte… o dipende da noi?
Credo che il requisito fondamentale per essere apprezzati è …essere – almeno – al livello del nostro gruppo di pari.
Quando si è ragazzi, per essere apprezzati dagli amici, automaticamente si cerca di essere “fighi” agli occhi del gruppo. Si fa quel che fanno loro e forse lo si esaspera anche un tantino per aggiungere quella briciola di pseudo-personalità. Capelli particolari, occhiali alla moda, “fancazzismo generale”… insomma, chi più ne ha più ne metta.
Quando ci si ritrova tra adulti, l’unica maniera per essere apprezzati è dunque quello di esser adulti anche noi.
Se ci capita spesso di non essere apprezzati, probabilmente dovremmo rivedere un po’ ciò che siamo e non pensare esclusivamente di aver incontrato “gruppi di snob” (snob nel senso lato del termine).
Se c’è capitato in passato e adesso non ci capita, probabilmente in precedenza ci siam fatti conoscere diversamente.
Emanuele