Apprezzare il diverso.

Questo post è stato scritto qualche giorno fa… mentre scrivo mi trovo in una base scout fuori città, immerso nel bosco con il mio macbook tra le gambe, perché ho accompagnato alcuni ragazzi alla loro “uscita di squadriglia”. Cucina alla trappeur, una notte in un rifugio costruito da loro e tutto ciò che l’avventura e la vita nel bosco riesce a regalare se unita alla fantasia dei più piccoli.

Una cosa però è iniziata male. Un capo-squadriglia inseme al vice-c.-s. han pensato bene di lasciare a casa un ragazzino down. Sarebbe stato, secondo loro, un peso per la squadriglia ed un ostacolo per la riuscita dell’attività che avevano organizzato.

Fortunatamente per G. e sfortunatamente per il capo-squadriglia, le cose sono andate diversamente. G., l’ho portato io fino al campo… e il viaggio da soli in macchina è stato molto piacevole.

E’ un ragazzo con un mondo tutto suo in testa. E’ questa forse la cosa più sorprendente e meno comprensibile scientificamente dei ragazzi down.

I discorsi sono volati come se potesse parlare di qualsiasi cosa senza problemi. Ogni argomento era alla sua portata… nulla lo preoccupava.

E’ stato divertente chiedergli i titoli delle canzoni che passavano in radio… puntualmente arrivavano dei nomi. E insieme ai nomi iniziava a ballare, legato al sedile con la cintura di sicurezza come un salamino. Le mani mimavano prima la batteria, poi la chitarra elettrica, poi il violino…

Abbiamo parlato dei tatuaggi che si è fatto. Li però… gli ho detto che a chi dice le bugie cresce il naso… e così si è iniziato a preoccupare.

Dopo 20 minuti di strada e mille altri discorsi, mi ha confessato, preoccupato e con le mani sul naso, che la storia del tatuaggio sul braccio era una bugia. 🙂

G. cantava canzoni tutte sue nate dalle parole che sentiva nella musica che passava la radio. “Che canzone è?”. Arrivava un nome.
“Chi canta questa canzone?”“Quello col microfono!”. E’ down ma non è stupido, quella risposta mi ha spiazzato e mi ha fatto sorridere.

Ha difficoltà a parlare G. e così bisogna fare attenzione per capire il senso dei suoi discorsi.

E’ una vita diversa, una vita che però è sempre “frutto della volontà di Dio” e vale tanto quanto le altre.

G. vede il mondo con gli occhi di un bambino, e forse questo mondo tutto giochi e colori non lo abbandonerà mai nella sua vita.

G. ha parecchi idoli, e fa morir dal ridere perché lui dice di essere un playboy “troppo forte”. E per lui “troppo forte” è anche il suo capo-squadriglia.

Lo vede più grande… capace di far tutto. E’ il suo eroe nelle avventure vissute insieme.

E’ questo che fa rabbia. Fa rabbia vedere che il capo-squadriglia non si renda conto di quanto importante sia agli occhi di un ragazzo più piccolo.

Fa rabbia sapere che ha preferito inventare una scusa ai genitori per lasciarlo a casa.

Fa rabbia che non sappia valorizzare questa persona, un pizzico “diversa”.

Dispiace perché ha pensato che lo scoutismo fosse una vita in cui ciò che conta è l’abilità manuale nel costruirsi un rifugio, nel fare tanta strada e cose di questo tipo. Si vede che ancora ha davvero tanta e tanta strada da fare prima di comprendere certe cose…

Io non credo di essere stato un santo da piccolo. Quando mi girava facevo a pugni… anche fuori dalla scuola media – o anche agli scout (poi magari vi racconto anche queste esperienze… :-)).

Però ricordo benissimo di un campo in cui – per evitare di dormire con una ragazza che ci provava (sempre per quel discorso…), andai a dormire con una squadriglia in cui c’era un ragazzo down. Ero più grande di loro, ero andato a quel campo per “prestare servizio”… così mi presi, spontaneamente, cura di quel ragazzino down.

Era molto ma molto meno indipendente… così dovevo aiutarlo persino per mettersi le mutandine o le calze. Però boh, lo facevo con amore e non mi pesava affatto: mi era venuto naturale.

Sono stato anch’io capo-squadriglia alla sua età. Ho avuto anch’io un ragazzo “con problemi” in squadriglia… e ricordo che per tenermelo buono lo tenevo sempre dietro di me mentre si camminava. E c’era sempre un trucco per farsi ascoltare: prenderlo per il lato giusto. Funzionava alla grande tanto che adesso, dopo anni, mi saluta sempre con affetto e si è ricordato di me quando è partito con i suoi genitori, tanto da portarmi un pensierino.

Non so come certi valori mi siano entrati dentro… e adesso non so come possa farli passare in maniera incisiva nella testa di questo capo-squadriglia.

Non è ancora venuto a riprendersi G... così da alcuni minuti sto cercando le parole migliori per “mollargli un ceffone pieno di insegnamenti”.

Mi rimetto a studiare…

Emanuele

PS: questo post è un flashback del precedente.

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Ingegnere. Si divide tra lavoro, bicicletta, monociclo e volontariato. Vive in una casa con un ciliegio insieme ad una moglie, una bimba e otto pesciolini che non lo aiutano a tenere in ordine.

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