Oggi pomeriggio sono tornato da Tony. Queste settimane sono volate ed ero rimasto in contatto con lui solo telefonicamente.
Sono andato a trovarlo da solo, come mi aveva chiesto per telefono e siamo stati a parlare un bel po’. E’ stato bello anche se abbiamo lavorato molto poco ma mi ha permesso di scoprire tante cose.
Ha iniziato a 13 anni.
Si, iniziò a quell’età con le canne. Un po’ per gioco, un po’ per curiosità, un po’ perché ai suoi tempi “queste schifezze sintetiche non c’erano“. C’era l’erba e lui voleva scoprirla. Era curioso… così curioso che adesso odia esserlo.
Il mondo della droga, alla fine degli anni ’80 era abbastanza diverso da quello odierno. Lui faceva arrivare l’LSD dall’Olanda, direttamente in pacchi postali, mentre l’erba la prendeva a Montelepre, Partinico, Corleone. Era quello il centro della regione della cannabis. C’erano persone che arrivavano da Reggio Calabria per prenderne delle buste.
La polizia postale non era attenta come adesso e le buste viaggiavano tranquillamente senza che nessun cane antidroga le fermasse. Bastava chiuderle bene per stare tranquilli.
Grazie alla cannabis e all’LSD vide anche un bel po’ di soldi. C’erano giornate in cui guadagnava 600-700 mila o anche un milione delle vecchie lire che, rapportati al costo della vita di 20 anni fa, dovevano valere un bel po’.
Lui i soldi li vide, ma non ebbe mai l’interesse di lucrarci realmente e forse fu questo a salvarlo dalla malavita organizzata. La gente lo cercava perché aveva un contatto a Partinico che gli faceva arrivare sacchi interi di erba ma il suo interesse era fumare.
E così, fumava anche con le persone a cui vendeva la roba, perché era un piacere. Stava in pieno giorno a piazza Campolo e la gente veniva a cercarlo.
Ci fu un periodo in cui, a Palermo, era l’unico ad avere l’erba.
Con le mie mani ho rovinato mezza Palermo.
Sorride, ma se ne rende conto.
Dice che la polizia non lo cercava perché non dava fastidio a nessuno, perché molto spesso regalava più erba di quanta avrebbe dovuto darne. Al contrario, lo cercarono un paio di volte, gli spacciatori “della concorrenza” che si lamentavano perché al prezzo di una loro canna, lui ne dava praticamente quattro.
Poi ci fu l’LSD. Come vi dicevo arrivava dall’Olanda e spesso vendeva anche quella. Però con l’LSD aveva un minimo di coscienza: quando venivano ragazzi minorenni, li mandava via a calci in culo.
Gli chiedevo perché la volessero. Gli dicevo di fumarsi una canna.
Di LSD (ma non solo) si fece anche lui. Dice che per alcuni mesi si drogò ogni giorno. Mi ha spiegato che una pillola di LSD basta a sballare una persona per 24-36 ore, senza contare i successivi 2 giorni in cui comunque stai male.
Ho provato a chiedergli cosa si provasse, ero incuriosito.
Ti sembra di poter reggere qualsiasi cosa. Le tue percezioni diventano amplificate. Se solitamente vedi a 10 metri, ti sembra di poter vedere a 100 metri.
Me l’ha descritto così, ma non solo. Continuando diceva che il corpo dopo un po’ non ti regge. Che adesso ha il rigetto di queste sostanze.
Io gli dicevo “certo, siamo fatti per respirare l’aria, non per assumere queste droghe o fumare”.
Su questo, a suo modo, mi dava ragione.
Molto meglio le cose naturali, molto meglio l’erba presa con coscienza. Un po’ come le antiche popolazioni che fumavano pregando i loro dei. Erano consapevoli degli effetti e sapevano controllarne la dipendenza. Ti ricordi il calumet della pace…
Purtroppo anche lui voleva raggiungere l’illuminazione e, come uno stupido, provò un bel po’ di roba.
Mi ha anche raccontato dei brutti tagli di cocaina o eroina.
E’ roba pericolosa, ma tanto… quando vuoi farti, non è che pensi di volerti far bene. Qualsiasi cosa dunque va bene. Un po’ come quando usano la stricnina. Uccidono delle persone, ma tanto…
Ecco, la stricnina è una sostanza usata come veleno per topi.
Io ero un po’ senza parole, un po’ incuriosito. Avrei voluto saperne ancora ma l’orologio scorreva. Quando sono arrivato mi ha chiesto una mano per tagliargli un po’ la ricrescita dei capelli sotto la nuca. Lui non ci arriva e qualsiasi persona a cui l’abbia chiesto ha sempre rifiutato di aiutarlo.
Mi prendo di coraggio. I capelli non li lavava da non so quando. Quella coda, legata dietro con un elastico nero intriso di sudore, puzzava e si reggeva sola. I capelli erano un grosso grumo di sudore.
Inizio col rasoio, poi con le forbicine, poi nuovamente col rasoio. Avevo una bacinella accanto perché il lavandino del bagno è rotto. Sciacquavo e continuavo.
Nel mentre pregavo di non prendermi nessuna infezione. Il gatto ha la scabbia e mi ha confessato di essersi infettato anche lui, visto che lo lascia dormire tra le sue coperte.
Finisco il mio lavoro, parliamo ancora un po’ e vado via.
Sono felice perché sebbene mi abbia parlato anche di questi guai con la giustizia, dice che sta iniziando un periodo positivo perché queste poche persone che sono spuntate lo fanno sentire meno solo.
Tornando a casa, pensavo a Gesù che da la mano al lebbroso. Quante volte mettiamo il nostro “io” davanti a quello altrui?
Emanuele