Mens sana in corpore sano.

Oggi giornata infernale. Mattina all’università, pranzo fuori per discutere di alcune cose scout, alle 15 al supermercato (e spesa in tempo record: una macchina piena in 40 minuti), poi di corsa fuori… un amico stasera s’è iscritto in palestra e voleva comprarsi scarpe, tuta e tutto il resto…

Comunque, adesso la giornata è finita (mi rimane la cena che è in forno…) e ho ancora un minimo di energie per passare da qui.

Head and Shoulders - Set shampooStamattina mi è arrivato il pacco mandato da quelli di BuzzParadise con un mega-set di shampoo della H&S, unito ad una mini palla da rugby e una micro penna USB (sia per dimensioni che per capienza).

Dopo la palestra ho colto l’occasione per provare uno di questi shampoo. Ho scelto quello “Classic 2 in 1” che contiene un po’ di balsamo in modo da combattere la tendenza naturale dei miei capelli ad esser crespi. 🙂

Non potevo fare dieci lavaggi e provarli tutti, però so già che il prossimo che aprirò è quello “Mentol” che dovrebbe avere un’azione rinfrescante (ottimo quando ci sarà caldo!).

Vi farò sapere come mi trovo… al momento è inutile dirvi di più, è ovvio che i capelli li sento lavati e freschi, ma penso sia il compito di qualsiasi shampoo!

Vi lascio allo spot che ho trovato nella penna usb e mi dispiace constatare che, oltre ad un sito web miserabilmente offline (un “404 not found” per la homepage non è bellissimo…), non abbiano inviato una versione tradotta dello spot.

Aggiornamento del 09-04-2009: Come mi fa notare Luca Conti nei commenti, ecco la pagina relativa ai prodotti H&S.

Aehm, stavo dimenticando un particolare: non sono pagato per questa recensione, mi è stato proposto di provare i prodotti e pubblicare le mie impressioni. 🙂

Emanuele

Costruire un tema: scelta dei colori.

Rieccoci con l’ennesimo appuntamento. Ho già parlato di layout e dimensioni, il prossimo passo è capire che tono dare alle nostre pagine.

Inutile farvi la mielosa manfrina sul verde-speranza, rosso-passione, nero-inquieto, arancione-piccante e così via. Lo sappiamo tutti.

Io ad esempio volevo dare al blog un tono fresco, leggero e allegro, così, come psicologia insegna, i colori da usare erano pastelli chiari: azzurro, verde (volevo persino mettere un po’ di giallo ma poi vi spiego un po’ perché non l’ho messo…). Anche il colore del testo non è un semplice nero.

Innanzitutto dobbiamo rispondere ad una semplice domanda: di cosa parleremo nel blog? Stiamo costruendo il nostro tema e abbiamo la possibilità di ottimizzarne ogni suo aspetto. Quali saranno gli argomenti?

Nel mio caso la risposta la conoscevo già, il mio blog va avanti da anni e difficilmente cambierà target. E’ un blog personale e dunque pieno di racconti di giornate più o meno allegre, più o meno pesanti, più o meno storte.

Ecco, l’ultima parola potrà sembrare stupida ma non lo è.

La vita (qualche manfrina mielosa devo pur scriverla da qualche parte) è fatta di alti e bassi, così, come vi sentireste a scrivere dentro un cuoricino frasi inneggianti l’odio?

E’ un esempio drastico di come il contenitore possa risultare in contrasto con il contenuto. Potrà sembrar banale ma non lo è.

Questo periodo della mia vita è particolarmente allegro e questo – è giusto dirlo – volevo farlo risaltare. Sia perché mi rispecchia molto, sia perché i contenuti presumibilmente continueranno ad avere questa linea.

Però, so che non sempre sarà così. Si dice che uno degli errori più grandi degli uomini sia quello di non cercare le nuvole in cielo quando c’è bel tempo. Io voglio esser preparato, così mi son chiesto se non corressi il rischio di odiare (parola grossa) questo posto ogni volta che, arrivando da queste parti di pessimo umore, mi sarei ritrovato un bel sole (ecco il giallo!) stampato in faccia.

Va bene che psicologicamente può persino aiutare, però volevo sentirmi libero di adattare il tema ai contenuti e non il contrario.

Volevo dargli un argomento ma non chiuderlo a doppia mandata su uno specifico. Così, l’header è sì allegro, ma non carico. C’è un bel sorriso, ma… provate a mettergli una mano davanti. Cosa vedete? Un panorama sereno, che tra l’altro incuriosisce per il suo inconsapevole aspetto indeciso.

Bene, dopo questa manfrina sono sicuro che anche voi avrete scelto i vostri colori. Ma… come far combaciare tutto in modo da non essere un pugno nell’occhio, come un verde acceso accanto ad un giallo?

Palette coloriIo non sono un bravo grafico (non sono neanche un mago nell’accoppiare scarpe, jeans e maglietta) ma c’è chi ha fatto mezzo lavoro per noi. Quelli di COLOURlovers. Sul sito trovate schemi di colori proposti da utenti (con un pizzico di buon gusto in più di noi) che sono continuamente, scelti, rivisti e votati dalla community. Insomma, scegliete un umore (provate con “happy” ad esempio) e trovate sicuramente un accoppiamento carino. Ah, se ve ne innamorate, hanno persino un feed costantemente aggiornato con gli ultimi inserimenti.

Ovviamente ricordatevi di cosa state facendo: un sito web non è una locandina pubblicitaria, così i colori troppo accesi visti su un monitor (che li illumina) potrebbero dare più fastidio rispetto alla stessa versione stampata. In linea di massima i colori pacati vanno bene per il tema, quelli accesi per dei particolari (piccoli) che volete far risaltare.

Infine, non dimentichiamo la cosa più importante: la leggibilità.

Stiamo costruendo (e lo dico per l’ennesima volta) un blog! La caratteristica che lo contraddistingue è proprio la presenza continua di nuovi contenuti. Un conto è dover leggere una sola volta un testo giallo canarino su sfondo bianco, un conto è doverlo fare ogni giorno per ogni nuovo contenuto. Ricordatevi dei vostri lettori (oppure pagategli la visita dall’oculista).

La scelta del colore del testo (e del suo contrasto con lo sfondo), assume dunque un aspetto fondamentale.

Alcune ricerche sperimentali condotte una decina d’anni fa e volte a valutare la leggibilità di un testo in base ad alcune coppie di colori, hanno mostrato come la migliore leggibilità si ottenga col verde su sfondo giallo (ebbene si, sorpresa per tutti). L’elevato contrasto favorisce la lettura. A seguire immediatamente questo risultato c’era il classico “nero su bianco” (eccolo, ve lo aspettavate…). Il bianco su nero e altre combinazioni mostrarono livelli di leggibilità inferiori.

Spettro colori RGBPersonalmente non avevo voglia di inserire uno sfondo verde, però volevo tenere conto di questo aspetto e per questo entra in gioco lo spettro dei colori. E’ infatti consigliabile evitare l’accoppiamento di colori agli estremi dello spettro (ad esempio giallo e viola o rosso e blu) in quanto affaticano la vista. Per questo il testo sul mio blog non è nero (codice RGB #000000 ma un più pacato #444444).

Tale conferma arriva da WordPress stesso: durante lo sviluppo della versione 2.7 una grande attenzione fu posta alla qualità del backend. Fu chiesto il supporto di designer professionisti e… avete notato come il testo, a differenza delle versioni precedenti, non sia in un semplice nero su bianco ma un grigio (codice #333333) su bianco? Tutto torna. 🙂

Ah, un ultimo consiglio: evitate il rosso e il verde per il testo. I daltonici hanno difficoltà a distinguerli e l’accessibilità passa anche da li.

Si continua giovedì…

Emanuele

Nato per gioco.

Viaggiare. Ecco cosa amava fare Elena. Aveva scoperto questa passione da piccola, quando suo padre durante le vacanze estive non perdeva mai occasione per farle conoscere nuovi paesi. Non si allontanava mai tanto dal suo in realtà, però quelle ore passate in auto furono sufficienti per farle capire che il mondo si estendeva ben oltre i 5 chilometri quadrati scarsi che, dalla Chiesa del paese arrivavano fino al cimitero, attraversando un lungo viale con un’unica curva verso sinistra.

Le era entrato nel sangue e l’aria che filtrava in quella vecchia Fiat un po’ arrugginita attraverso un finestrino tenuto sollevato per i tre quarti grazie ad una molletta da bucato, le sembrava qualcosa di incredibile. Come se, fino a quel momento, l’unica aria esistente dovesse essere stata, per una strana congettura della sua mente, quella che le case del suo paese potevano trattenere.

A diciott’anni, un paio di giorni dopo la fine della scuola, l’occasione della sua vita, quella che cambia per sempre la storia di una persona, bussò insistentemente alla sua porta.

Erano le 15, il sole picchiava forte sul paesino sperduto tra le colline e tutto quel che le andava di fare era rimaner sdraiata sul divano guardando fuori dal balcone, con le gambe che pendevano oltre il bracciolo alla ricerca di aria fresca. Il cielo oggi è di un azzurro spettacolare, pensò. Qualche insetto ogni tanto veniva a disturbarla, mentre giocava con una pallina di gomma sul suo ventre, ma sembrava non curarsene più di tanto.

A rompere il silenzio di quel pomeriggio d’inizio estate fu il rumore di una vecchia lambretta, probabilmente poco curata, che si andava avvicinando speditamente verso la palazzina in cui abitava. Via Palmiro, era una delle vie più antiche del paese. Distava circa duecento metri dalla Chiesa e aveva ancora il tipico pavè a pietra larga costruito alla fine del secolo scorso. Il vecchio macinatoio, sito all’inizio della via, era ormai chiuso da tempo. L’industrializzazione aveva portato via ogni speranza di sviluppo nel paese che, di anno in anno, vedeva i giovani partire verso le grandi città. Era strano che un’auto passasse da quelle parti. Le uniche che, dirette da una città all’altra, attraversavano il paese, percorrevano sempre il viale principale che tagliava in due quella macchia di tetti rossi.

La curiosità ebbe la meglio sulla pallina di gomma che cadde sul suo fianco andandosi a nascondere nell’insenatura del divano. Rimase ferma, cercando di risalire al possibile proprietario. In pochissimi secondi, una dozzina di volti attraversarono la sua mente. Nessuno però riuscì ad accenderle qualcosa dentro, così, l’unica soluzione era quella di scollarsi da quel tessuto ormai accaldato e correre verso il balcone. Non ebbe il tempo di razionalizzare la sequenza di azioni che avrebbe dovuto compiere che il motore si spense. Qualcuno era fermo sotto casa sua.

A casa Mitadi vivevano in cinque. La casa, una vecchia palazzina costruita alla fine dell’800, era di loro proprietà da due generazioni ed Elena aveva ereditato la stanza della nonna morta quando aveva appena sei anni. In famiglia non si viveva male. Il nonno, proprietario della farmacia del paese, era un uomo distinto, un po’ stordito dalla senilità. Aveva difficoltà a ricordare le cose ormai, tanto che aveva preso l’abitudine di scrivere, su un foglietto di carta, tutti gli impegni che avrebbe dovuto portare a termine. Le note rigorosamente impilate secondo ordine cronologico, venivano consegnate ad Elena, in un rito che sembrava esser diventato qualcosa di solenne per l’uomo.

Subito dopo pranzo, proprio quando Elena amava andarsi a sdraiare sul divano nel suo dolce far niente, il nonno la chiamava in cucina, le consegnava i foglietti e le ricordava di prestare attenzione affinché non dimenticasse di segnalargli nessuno degli impegni scritti li. Lei rispondeva sempre con un si-signore, un po’ ironico, che al nonno non bastava ma subito dopo uno sguardo negli occhi ed un bel sorriso riuscivano ad infondere quella serenità di cui aveva bisogno. Era sempre così, ogni giorno, da circa tre anni.

Quel giorno era tornato in farmacia subito dopo pranzo. L’attività ormai era gestita dalla figlia ma Ettore amava passare le giornate dietro quel bancone che per anni rappresentò la sua scrivania giornaliera, così Elena era rimasta a casa, da sola, insieme a suo fratello.

Elena era una ragazza responsabile e per questo non avrebbe mai permesso al fratellino di andare ad aprire alla porta, aspettò dunque qualche altro secondo, e senza infilare le ciabatte ai piedi per sconfiggere il caldo, corse giù per le scale.

L’uomo alla porta, dopo aver bussato con dei colpi decisi un paio di volte e rotto il silenzio a casa Mitadi, infilò una piccola busta nella fessura che il marmo creava con il vecchio portoncino, aprì lo sportello della lambretta, mise in moto e partì.

Elena si sorprese nel sentire quel motore ripartire e quando arrivò sulla soglia di casa la lambretta era già scomparsa dietro la curva che riportava al viale principale. Poteva sentirne ancora il rumore ma non era più visibile.

Tutto ciò che le rimaneva era quella piccola busta, che con grande curiosità, prese in mano.

To be continued…

Emanuele

La “classe” politica.

La cosa più assurda non è il sistema di rilevamento impronte. Non è neanche la difficoltà di garantire l’autenticità del voto.

La cosa più assurda ve la dico io qual è.

La cosa più assurda è che l’Italia abbia dovuto spendere n-milioni di euro pubblici perché i politici che ci governano sono dei disonesti.

Quegli stessi politici che poi si riempiono la bocca di “piano sicurezza”, che condannano i furti di quella povera gente che 1000 euro li vede in 12 mesi, e che dicono arrestiamo questi o espelliamo quelli.

Che disgusto che provo per queste persone (destra o sinistra importa poco).

Emanuele

Nemo vi saluta! :-)

Eccolo qui! Dopo varie foto sfocate, bruciate o troppo scure… eccovi Nemo! Il nuovo arrivato del mio acquario! :joy:

Acquario Emanuele - Avanotto Lebistes

E’ quel piccolo sgorbietto all’interno del cerchio nero.

Sinceramente non ho voglia di comprar “nursery” o cose simili… la natura l’ha voluto far nascere e la natura dovrà accudirlo. Chissà, magari come nel film ha già trovato la sua pianta-casa. 🙂

Ho notato che preferisce stare nascosto nella zona sotto al filtro, molto buia e poco frequentata dal resto dei pesci (ci passa ogni tanto il Corydoras, pesce da fondo). Non è ancora uscito neanche una volta “nel mare aperto” ed è bellissima questa cosa… appena fa qualche centimetro oltre il tetto del filtro rallenta e poi torna giù: è quello il suo posto per ora! :joy:

Adesso credo che mi toccherà allestire una pianta-scuola-nido come quella del film… 🙄

Emanuele

Arisa… pensa così!

Ecco il testo di questa stupenda canzone…

La farfalla andò dal bruco e disse:
“Un giorno avrai anche tu,
delle ali verdi, rosse, gialle e blu”
.
E il bruco le rispose:
“Mi accontento delle mie zampe rugose”.
Il pavone ostentava le sue piume di cristallo, disse al corvo:
“Guarda quanto sono bello”.
E il corvo a bassa voce:
“Sarai bello ma io sono più veloce”.

[Rit:]
Ognuno ha qualcosa dentro di sé
e basta cercarla
veder di trovarla
capire dov’è!
Ognuno ha qualcosa dentro di sè
e basta cercarla
veder di trovarla
capire dov’è!

Il leone ostacolava il passaggio all’elefante e disse:
“Beh, non ti inchini? Sono il re…”
Il gigante disse al re:
“Io mi inchino però vivo più di te”.
La formica alla cicala:
“Canti sempre e poi che fai? Son sicura, questo inverno morirai”.
La cicala a replicare:
“Io a un concerto oggi ti vorrei invitare”.

[Rit x2:]
Ognuno ha qualcosa dentro di sé
e basta cercarla
veder di trovarla
capire dov’è!
Ognuno ha qualcosa dentro di sé
e basta cercarla
veder di trovarla
capire dov’è.
Ognuno ha un talento,
ce l’hai anche tu
,
anche se per ora le tue insicurezze,
sfamano e crescono le tristezze
di questa vita che non ti vuole
“tanto domani c’è sempre il sole”,
pensa così!

Fai solamente quello che credi
non ascoltare se non ti fidi
nemmeno a me
che non sono certo niente di diverso
rispetto anche a te.

Arisa – Pensa così

Lo sapete quanto adori le canzoni fresche, quelle canzoni che canterebbe Mary Poppins ai bambini che deve accudire.

Ecco, questa “Pensa così” di Arisa è una di quelle. Mi è stata fatta conoscere tramite un commento alla parodia di sincerità e non potevo non farla finire da queste parti. Sembra una di quelle canzoncine da insegnare ai bambini all’asilo per la recita della “festa del papà” (e ricordatevi di fare gli auguri al vostro, che oggi è San Giuseppe!). :joy:

Ha trasformato in melodia ciò che da mesi ripeto giornalmente a me stesso e poi racconto a voi.

“Tanto domani c’è sempre il sole, pensa così!”. Una visione della vita più leggera e sbarazzina di questa dove la trovate? 🙂

Ecco, questa giornata per me è molto pesante… sono appena tornato da una mattinata lunghissima (prima a sbrigar cose e poi a lezione), tra un paio d’ore inizieranno tre ore infinite d’esercitazione di una materia che è poco dire che mi fa schifo e poi due riunioni scout, così… provate, se proprio volete, ad immaginarmi tra le note di questa canzone. Io proverò a fischiettarla un po’ tutto il giorno per mantenere quel sole ben oltre l’imbrunire.

Magari vi scappa un sorriso… e ridere fa bene al cuore! 🙂

Emanuele