Da quasi due anni utilizzo un baby monitor “evoluto” della Philips per monitorare Giorgia nel sonno. Ne avevo parlato tempo fa e banalmente la sua qualità principale è quella di permettere il controllo remoto.
Niente più onde radio e benvenuta wi-fi. L’app, anche fuori casa, si collega al dispositivo e permette (teoricamente) un audio bi-direzionale.
Tra le funzioni di questo device top di gamma vi erano anche il controllo della temperatura e dell’umidità ambientale e l’invio di notifiche quando tali valori raggiungevano livelli estremi (probabilmente poco salubri). Caratteristiche molto utili quando d’inverno tra porte chiuse e termosifoni accesi è un attimo far diventare l’aria molto secca.
Caratteristiche che però, da alcuni giorni, Philips ha deciso di rimuovere.
La nuova app infatti prevede un nuovo motore per lo streaming (olè) e rinuncia a queste due qualità.
Sorpreso, ho contattato il servizio clienti Philips, che più volte mi ha ricordato di esser attentissima alla soddisfazione del cliente con tanti paragrafi pre-confezionati e a tratti stucchevoli a fondo di ogni singola email.
“Ci dispiace che… […] Ci impegniamo affinché [….] rimaniamo a sua completa disposizione […].”
Per concludere con un bellissimo:
“Sempre nell’ottica di offrire ai nostri consumatori il massimo supporto possiamo offrirle uno sconto del 35% che potrà utilizzare per i prossimi acquisti di prodotti Philips Avent”.
Volendo paragrafare, una bella mattina il costruttore della vostra auto, senza contattarvi ma tramite un upgrade notturno, ha deciso che d’ora in poi l’auto avrà un finestrino in meno e voi per qualche arcano motivo dovreste esser contenti e iniziare a viaggiar senza. Non lo siete? Ecco, in tal caso il loro venditore è pronto ad offrirvi un buono sconto del 35% per le nuove auto in concessionaria.
Mi sembra proprio una splendida idea, non trovate?
Tramite quest’esperienza – oltre ad aver chiaro di non voler comprare nuovi prodotti smart Philips – mi torna in mente la ragione per cui decisi di cambiare centralina di irrigazione: qualsiasi device “intelligente” gestito da server remoti può di punto in bianco perdere funzionalità. Dieci anni o dieci minuti dopo, poco importa, è possibile e in quel caso nove volte su dieci potrete dir loro addio per sempre.
Da anni non compriamo più hardware ma software.
L’evoluzione del settore sta andando in quella direzione da molto tempo ormai. Quasi ogni strumento connesso del settore consumer prevede l’esistenza di un server proprietario con cui dialogare. Per noi consumatori l’unica possibilità è la promozione di prodotti interoperabili. L’alternativa è un futuro in cui saremo sempre più in balia delle scelte dei vari vendor che con tre click potranno rivedere i loro piani e mostrarci di aver venduto delle semplici promesse.
Emanuele

