«Se mi cercate, non mi trovate…!».

Una cosa che mi manca della mia terra è l’uomo del sale. Lui, incurante degli anni che passano, della modernità che incombe sui ritmi e sugli stili di vita delle persone, continua imperterrito nel suo giro mattutino. Lo vedi passare per i vicoli dei quartieri più popolari col suo Ape giallo che abbannia (grida) verso i balconi attraverso un megafono installato con cura sul tetto del suo mezzo tripode.

“Quattro pacchi di sale, mille lire!”. E’ così che, da generazioni, vende la sua mercanzia e quand’ero piccolo – nonostante il mio non fosse un quartiere dei più popolari – la sua voce arrivava fin sopra il balcone di casa, in una di quelle giornate in cui all’asilo non eri andato ed eri a casa coi fratelli e la signora delle pulizie. Sdraiato per terra per combattere il caldo, buttavo un occhio al di sotto del parapetto in vetro rinforzato cercando di scorgere il suo passaggio. Gli alberi del condominio nascondevano per bene la strada e per questo, se mi riusciva, dovevo accontentarmi di godermelo per pochissimi secondi.

Quella scena mi è rimasta dentro negli anni e si è rifatta viva oggi mentre leggevo che – sul web – Google ha aperto gli inviti verso Google+; «l’ennesimo social network, l’ennesimo luogo in cui tutti attraverso strumenti di modernità si sentiranno al passo coi tempi» mi ripeto da giorni. Perchè il mondo su internet non è assolutamente diverso da quello sconnesso.

L’uomo del sale però ha fascino. Il suo spirito ribelle che nessuno vuol notare è qualcosa di autentico e genuino ed io oggi, proverò a seguire il suo esempio, come quando, incurante della possibilità odierna di comprare il sale altrove, avverte le signore dei borghi con un laconico “se mi cercate, non mi trovate”.

Rimarrò su queste pagine, forse da solo, forse più lento, ma felice di abbanniare a bordo del mio piccolo Ape mentre il mondo avanza veloce.

Emanuele

Mamma, mi buco.

Se nelle prossime due settimane mi vedrete scrivere cose strane non allarmatevi. Stamattina sono andato a fare i vaccini per partire in Africa, un totale di sei mix, suddivisi in quattro iniezioni, somministrati su due braccia. Stasera mi aspettano anche varie pillole.

Per i prossimi dieci anni uno dei miei sogni di gloria più grandi è destinato a svanire: non potrò ammalarmi di febbre gialla e non avrò la possibilità di morire somigliando ad Homer Simpson.

Ecco, ho già iniziato a scrivere cose assurde… 😐

Emanuele

Per il monociclo va bene un pneumatico da bicicletta?

Panchina e monociclo

La risposta è si… ma ad una condizione! Vi spiego meglio: qualche settimana fa il copertone del mio monociclo era ridotto alla tela e così, dovendo ordinare un monociclo da regalare, ho inserito nell’ordine anche un copertone nuovo.

Quando però ho montato il nuovo pneumatico il monociclo era incredibilmente sbilanciato. Come un’auto con la convergenza sbagliata “tirava a sinistra” quando pedalavo dritto e per bilanciare la forza dovevo pedalare seduto storto sul sellino. Questo ovviamente rendeva impossibile (e decisamente poco divertente) fare una passeggiata con quella ruota.

Dopo un paio di prove, smonta-e-rimonta ho scoperto che il difetto stava proprio nel copertone che, seppur in maniera invisibile non aveva una distribuzione uniforme della gomma al suo interno: evidentemente da un lato era un po’ più spesso.

Così la risposta alla domanda del post è si, perché il cerchione di un monociclo è identico a quello di una bicicletta di pari misura, però è necessario esser certi che la gomma sia perfettamente bilanciata.

Personalmente non credevo che un difetto millimetrico (invisibile ad occhio!) potesse comportare uno scompenso simile, in ogni caso colgo l’occasione per ringraziare Jokolarte (ormai il mio fornitore di fiducia) che senza fare una piega e sebbene fosse passato un mese dall’ordine mi ha spedito gratuitamente un nuovo pneumatico! 🙂

Emanuele

Alla felicità (che vorresti non finisse mai).

Balliamo. Dimmi di si, «dimmi di si», ti prego. Balliamo e ruotiamo. Fammi sentire il rumore dei tuoi passi a pochi millimetri dai miei, emozionati. Lasciati stringere, lascia che i miei occhi incontrino i tuoi e poi, entrambi e simultaneamente, chiudiamoli. Danziamo. Lasciamo che la musica ci abbracci, ci avvolga e ci renda immensamente felici. Fammi sentire il battito del tuo cuore, fallo scoprire al mio petto. Le mie mani ti possiedono. Ti fanno sentire protetta. Le tue, dietro al mio collo, ricordano alla mia testa che non deve volare. Eppure sta già volando, eppure è così dannatamente persa di te, per te, con te. Lasciala volteggiare, per una volta non trattenerla, regalami l’euforia del momento che saprò trasformare in un eco perpetuo. Accuccia adesso le tue braccia tra i nostri corpi, fa che sentano il calore e che possano ricordarlo quando questa musica sarà finita. Insegna alle mie membra un movimento che sia in piena armonia col tuo. Fa che le mie e le tue siano un tutt’uno. Non farmi cogliere più dove finisce il mio corpo, dove inizia il tuo. Rendimi incapace di pensare che possa esistere, d’ora in avanti, un “me” senza “te“. Torna ancora suoi miei passi, concentrati e controllali. Torna, ritorna. Vai via. Ma torna. Lascia che questa musica possa incantarsi di fronte a ciò che diventiamo. E’ l’unico modo per renderla eterna.

Emanuele

Il mondo fa la guerra, noi tutti giù per terra.

Ho voglia di scrivere ancora una lettera, come non si fa più.
Ho voglia di leggere ancora una favola, come non si fa più.

Jacopo Ratini – Su questa panchina

Conservo questo video come un regalo prezioso da un anno e mezzo. Mi segnalò la canzone una carissima lettrice di questo blog (che se le dico che è storica si offende) ed io, nel tempo, mi son ritrovato ad ascoltarla decine di volte per vari motivi. Uno di questi può essere perché parla di lettere (e io ho sempre amato sia scriverle che riceverle) oppure perché parla di una semplicità nel modo di vivere che vorrei tanto saper trasmettere al mio nipotino.

Mi ero sempre ripromesso di scriverne, di farvela ascoltare ma ho puntualmente faticato nel trovare le parole che la descrivessero meglio. La pubblico adesso, di Sabato, quando molti di voi trascureranno questo blog per dedicarsi ad altro. Passerà in sordina e forse è così che deve essere: continuerò a canticchiare certe strofe da solo…

…il mondo canta storie che parlano d’orrore, noi non lo ascolteremo…

Emanuele