Una cosa che mi manca della mia terra è l’uomo del sale. Lui, incurante degli anni che passano, della modernità che incombe sui ritmi e sugli stili di vita delle persone, continua imperterrito nel suo giro mattutino. Lo vedi passare per i vicoli dei quartieri più popolari col suo Ape giallo che abbannia (grida) verso i balconi attraverso un megafono installato con cura sul tetto del suo mezzo tripode.
“Quattro pacchi di sale, mille lire!”. E’ così che, da generazioni, vende la sua mercanzia e quand’ero piccolo – nonostante il mio non fosse un quartiere dei più popolari – la sua voce arrivava fin sopra il balcone di casa, in una di quelle giornate in cui all’asilo non eri andato ed eri a casa coi fratelli e la signora delle pulizie. Sdraiato per terra per combattere il caldo, buttavo un occhio al di sotto del parapetto in vetro rinforzato cercando di scorgere il suo passaggio. Gli alberi del condominio nascondevano per bene la strada e per questo, se mi riusciva, dovevo accontentarmi di godermelo per pochissimi secondi.
Quella scena mi è rimasta dentro negli anni e si è rifatta viva oggi mentre leggevo che – sul web – Google ha aperto gli inviti verso Google+; «l’ennesimo social network, l’ennesimo luogo in cui tutti attraverso strumenti di modernità si sentiranno al passo coi tempi» mi ripeto da giorni. Perchè il mondo su internet non è assolutamente diverso da quello sconnesso.
L’uomo del sale però ha fascino. Il suo spirito ribelle che nessuno vuol notare è qualcosa di autentico e genuino ed io oggi, proverò a seguire il suo esempio, come quando, incurante della possibilità odierna di comprare il sale altrove, avverte le signore dei borghi con un laconico “se mi cercate, non mi trovate”.
Rimarrò su queste pagine, forse da solo, forse più lento, ma felice di abbanniare a bordo del mio piccolo Ape mentre il mondo avanza veloce.
Emanuele



