Thoughts e il vecchio maquillage.

Post remunerato. Come al solito vale una pizza e una birra… ma se le pizze si sommano… 🙂

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C’è poco da dire. Thoughts s’è rifatta il trucco ma non come una primadonna che anche appena sveglia risulta affascinante. S’è rifatta il trucco come una vecchia bacucca che cerca di nascondere un progetto web poco accattivante.

Se, infatti, l’homepage risulta adesso più gradevole alla vista, non si può dire lo stesso del resto del sito che propone una struttura molto anni ’90 con sezioni ben delineate e suddivise e colori con tonalità forse un tantino troppo cariche.

L’homepage però, non si salva da un altro punto di vista: l’usabilità. Trovo assurdo che le icone (quei grandi bottoni) in homepage siano lasciati come semplici immagini. Bastava poco per redirezionarli verso parti del sito interessanti all’utente.

Pagano per farsi conoscere in giro, ma non spendono altrettanti soldi per migliorare il loro prodotto. E’ una delle cose più brutte che possano capitare… funziona alla Microsoft perché hanno un bacino d’utenza decisamente più grande. Si son convinti per caso di potersi comportare allo stesso modo?

A pensarci bene, non è neanche la prima azienda che sul web si propone con portali poco utili e/o accattivanti, però il naso si storce molto di più quando a ritrovarsi in tali condizioni è un progetto che punta tutto sul web.

Emanuele

Love affair.

Tiziano: Lei non lo vuol sentir dire ma, quando la conobbi, era bruttina, aveva tutti i ricciolotti biondi, era vestita male, aveva per giunta una borsa piena di roba perché era stata a fare la spesa…

Ma non ci fu più niente da discutere. Era tutto quello che potevo sognarmi. Era diversa, diversa da tutte quelle fighette con le loro gonnelline precise, tutte con il rossetto. Era acqua e sapone. E io caddi, incantato, come corpo morto cade.

[…] Te l’ho detto già una volta, come a Parigi si conserva sotto una campana di vetro il metro che è la misura di tutti i metri, così lei divenne il mio metro.

Ora ti immagini, ero giovane, ero un bel figo, avevo donne quante ne volevo. Sai, le ragazzine che ti vengono dietro, che ti si appiccicano. Mi fecero anche delle trappole! Una mi voleva assolutamente sposare così suo padre mi faceva avere un bel posto all’università. Ma non se ne parlava nemmeno. Tua madre, te lo ripeto, non era bella. A trent’anni, si, era splendida, dopo che ha avuto voi era meravigliosa.

Folco: Cosa aveva di speciale allora?

Tiziano: Era il contrario di tutto quello che erano le altre. E io ho sempre adorato l’altro, il contrario. Era genuina, vera, sincera, calda, umanamente intelligente, generosa.

[…] E’ stata quello che il grande poeta bengalese che cito sempre è riuscito così bene a descrivere, il palo al quale l’elefante si fa legare con un filo di seta. Se l’elefante dà uno strattone può scappare quando vuole, ma non lo tira. Ha scelto di essere legato con un filo di seta a quel palo. Questa scelta l’ho fatta che ero giovanissimo, avevo diciotto anni, e questa scelta è stata il grande, grande punto fermo della mia vita.

Tratto da: “La fine è il mio inizio” di Tiziano Terzani

Ho superato la soglia delle 350 pagine di questo libro che sembra una Bibbia, però, più vado avanti, più capisco perché ne son state stampate 9 edizioni e vendute cinquecentocinquantamila copie.

Una vita vissuta sotto il segno dell’avventura quella di Tiziano Terzani, ma una vita fatta anche di valori semplici, cristallini. Una di quelle vite (lavorativamente parlando) forse non più possibili.

Una vita senza dubbio da imitare per tanto altro. 🙂

Emanuele

Cinguettare.

Luca decise che quella ragazza così misteriosa, doveva essere più di un paio di occhi sfuggenti nella sua vita. Scese dalla Vespa, bloccò lo sterzo e contemporaneamente sfilò le chiavi con una rapidità che solo l’abitudine poteva regalargli. Fece due passi veloci e disinvolti e, andandole incontro, la fissò come un’aquila che ha inquadrato la sua preda.
Elena, intanto, aveva ripreso la sua strada verso il portone. Le due buste, belle piene, le rendevano difficile il cammino per via del peso ma, fin da piccola, era stata abituata a far tutto da se, così non pensò minimamente di fermarsi.
Pochi istanti dopo però, avvertì dei passi decisi provenire da dietro e tutt’un tratto sentì: “Posso?”. Non aveva chiaro chi fosse e dovette girarsi per capire.
Luca era un ragazzo molto atletico, aveva passato l’infanzia giocando a pallone. Era sempre allegro e quella allegria, adesso, era tutta concentrata in un sorriso che infondeva sicurezza. La timidezza di Elena venne fuori immediatamente, fece una smorfia col viso ma non seppe dire nulla tanto che per un attimo si creò un silenzio tale che avrebbe preferito scomparire dentro quel maglioncino a collo alto. Luca si fece avanti “ti accompagno al portone, abito qui…” e contemporaneamente afferrò una busta dalla mano di Elena che, silenziosamente, allentò la presa.
Le mancavano spesso le parole di bocca e il più delle volte si rendeva conto di quante cose avrebbe potuto dire quando era già troppo tardi. Brutta cosa la timidezza pensò. Rimase in silenzio e si accorse degli uccellini che quel giorno cantavano come non aveva mai notato prima. “Che bella giornata, lo senti come cinguettano?” esclamò tutt’un tratto, impaziente di rompere quel silenzio che la stava agitando. Nello stesso istante si chiese però che razza di domanda fosse.
Luca sorrise nuovamente e, continuando a camminare, rispose che era sempre così in quel periodo. Pochi passi dopo si ritrovarono di fronte al portone.
L’ingresso del palazzo era ben curato. Il portoncino, in legno dipinto con una tonalità di verde molto chiara, aveva una vecchia cassetta della posta attaccata al centro. La posta veniva smistata dal portiere, ogni mattina, sotto l’uscio di ogni appartamento.
Elena tentò di anticipare Luca ma l’abitudine con cui entrava e usciva giornalmente da quel portone non potevano essere paragonati, così fu lui ad infilare la chiave nella serratura. Un piccolo gioco con il polso e poi, click. Il portone, spinto dalla sua mano, si aprì fino a bloccarsi.
“Prego!”. Elena sentendo la decisione di quell’invito fece un veloce scatto in avanti, superando la soglia di oltre sessanta centimetri, poi, come segno di riconoscenza, si spostò sulla sinistra lasciando entrare Luca che fece chiudere il portoncino alle sue spalle.
“Grazie, io abito qui” disse Elena indicando una porta a pian terreno. Fu la seconda volta che uscì qualche parola dalla sua bocca e questo, Luca, lo memorizzò come si memorizza la propria data di nascita. Si era accorto del suo imbarazzo ma fece il possibile per rompere quel ghiaccio. “Ok, prego… comunque il mio nome è Luca, il tuo?”.
Elena era già intenta a litigare con la serratura della sua porta e sentendo quella domanda si voltò rimanendo con una mano attaccata alla chiave.
Lui, intanto, la fissava negli occhi tanto che dovette fare un attimo di riflessione per capire a quale domanda dovesse rispondere. Dopo un breve istante di confusione, riuscì finalmente a pronunciare sommessamente una risposta: “Elena! Mi chiamo Elena e sono nuova di qui… piacere.”.
Nel frattempo con l’altra mano era riuscita ad aprire la porta, così afferrò le buste ai suoi piedi e andò per entrare. Sapeva che prima fosse scomparsa dietro quella porta, prima sarebbe finita la tortura di un imbarazzo che, fin da piccola, non aveva mai amato. Luca, fortunatamente, indietreggiò e la congedò “Ah, piacere! Ci vediamo!”. Pochi istanti dopo, afferrando il poggiamano, partì energicamente per la prima rampa di scale.
La porta si chiuse e Luca memorizzò quel rumore.

Oggi pomeriggio dopo pranzo avevo mezz’ora di relax prima di rimettermi a studiare. Potevo dormire… però avevo voglia di scrivere questa cosa da un paio di giorni. Ecco, forse era meglio se dormivo. 😐

Ah, visto che inizia a farsi lunga… per non perdervi, ecco il primo e il secondo pezzo (wow, si sta facendo lungo… :-P).

Emanuele

PS: inizio ad aver chiaro cosa vorrei raccontare! 🙂

Di ampie vedute.

Il dubbio è una certezza nella vita!

L’ho sentita da un amico e m’è piaciuta. Perché avere dubbi, oltre a essere normale, spesso può rappresentare anche una ricchezza. Il dubbio è la possibilità che abbiamo per mettere tutto in discussione e migliorare ciò che non va.

Chi non ha dubbi, dovrebbe persino preoccuparsi. 🙂

Emanuele

PS: “non ho dubbi, è sicuramente giusto avere dubbi!”. 😐