Storie di Vespe e di parole.

Luca vide Elena per la prima volta, un giorno qualunque di tanti anni fa. Stava tornando a casa, con la sua vecchia Vespa, dopo una mattina piena d’impegni. Il sole sembrava splendere in maniera anomala per una giornata di primavera ma Elena, noncurante della temperatura, indossava un maglioncino azzurro a collo alto. Gli occhi, erano ciò che l’avevano colpito fin da subito. Non erano castani, non erano neri, trasmettevano un calore e un carattere tutto loro. Un ciuffo di capelli, sfuggito da una forcina rossa, le attraversava la pelle chiara della fronte e rimaneva appoggiato sul sopracciglio sinistro. Era questo il quadro che, nei pochi istanti in cui le andò incontro, si creò di lei.

Ancora in marcia sulla sua Vespa, tirò verso l’alto le sopracciglia accennando un saluto e continuò dritto, dando un leggero filo di gas. Elena rimase indietro con un paio di buste in mano. Era concentrata su ciò che avrebbe dovuto fare nel pomeriggio ma, quel saluto, la distrasse dai suoi pensieri. Era il primo ragazzo che incontrava da quando aveva traslocato nella nuova casa.
Neanche cinquanta metri dopo, Luca girò le chiavi, lasciando scorrere le ruote della Vespa ormai spinte dall’ultima accelerata verso il luogo cui era solito posteggiarla. Una piccola abitudine divenuta rito che aveva quel gusto di retrò che tanto amava vedere intorno a lui…

Ci sono volte che provi a rimetterti a scrivere… eppure a un certo punto l’ispirazione si spegne e non c’è verso di continuare. E alla lunga ti ritrovi con un file di testo pieno di spezzoni simili, di storie che iniziano bene ma che, come la Vespa di Luca, si spengono mentre cammini e finiscono per arrestarsi.

Esiste una soluzione a tutto questo? Qualche tempo fa avevo letto un paio di guide… anche perché credo sia impossibile scrivere un libro di getto, dalla prima alla quattrocentocinquantasettesima pagina, no? 😮

Emanuele

9 commenti » Scrivi un commento

  1. Allora ti dico subito una cosa. Mentre leggevo il testo nel quote, ero sicuro che alla fine avrei letto un titolo di un libro ed un autore.

    In quel quote secondo me c’è tutto di uno scrittore gradevole da leggere. Se vuoi un consiglio da chi dice le cose che pensa (cioè io hihihi): “impegnati e scrivi un libro”.

    Hai una scrittura molto gradevole e matura. Io è una vita che non leggo più libri, ma se ne scrivi uno giuro che lo compro e lo leggo. “Parola di Scout” anche se non sono Scout 🙂

    Ci sono case editrici che ti stampano qualche centinaio di copie per pochi soldi se non decidi di investire nella copertina come gli scrittori falliti o quelli già gonfi di denaro. Auto produci le tue opere, le promuovi e incroci le dita.

    Credi in te pischello 😉 credi in te.

  2. Anche un mio amico scrive dei brevissimi pezzi come questo ma nonostante l’abbia esortato piu’ volte a creare qualcosa di piu’ elaborato, non mi ascolta…e continua con i pezzetti…boh 😕

  3. Uno dei modi potrebbe essere quello di andartene in qualche pezzo di montagna con il tuo portatile, senza connessione senza cellulare e scrivere senza avere contati umani finché non finisci. Prova niente niente scrivi il romanzo della vita.
    Si ma ti avverto se lo fai pagare 20 euro per meno di 700 pagine non lo comprerò mai 😐

  4. Penso sia un’opera immensa scrivere un libro.
    Come si fa?
    Il suggerimento di NeoArgo mi sembra un buon inizio

    • Grazie Nicola, grazie davvero per le belle parole, però boh, credo che un libro, come qualsiasi altra opera, vada “sentita dentro”. Non basta avere una storia da raccontare… la differenza sta nel modo di raccontarla. Tutti conosciamo almeno una barzelletta, ma non tutti siamo bravi a far ridere raccontandole ad esempio (io non credo di esserlo!).
      Neoargo, l’isolamento l’ho sempre considerato un mezzo di ispirazione, perché facendo silenzio attorno a sé si riesce a sentire ciò che viene da dentro. Però sono anche convinto che certe storie, possano nascere solo se nate in situazioni particolari e non necessariamente mentre si è “lontani dal mondo”. Comunque non invitarmi più ad isolarmi che a me sta cosa dell’andare a vivere in montagna per qualche tempo affascina da morire fin da quando ero adolescente… potrebbe esistere il rischio che un giorno lo faccia davvero (ah! Se non esistessero gli impegni per costruirsi un futuro!).
      Mao, in realtà ho scoperto che la stesura vera e propria dei libri è abbastanza schematica… ma io ho paura di stancarmi prima… insomma, devo trovare almeno qualcosa che valga uno sforzo lungo x-cento pagine.
      Ciao,
      Emanuele

  5. magari puoi iniziare con una serie di racconti brevi e vede cosa ne esce fuori. In fin dei conti anche Joyce è passato per dei racconti brevi.

    • Buh, il problema principale è il tempo. Per ora ho altri “obbiettivi” da raggiungere e sarebbe assurdo occupare il tempo in altro… scrivere (bene) prende tanto tempo. E’ vero che ci vuol l’ispirazione ma comunque solo a Joyce uscivano le frasi perfettamente bilanciate, i verbi calibrati, gli aggettivi sempre adeguati al contesto e così via… 🙂
      Ciao,
      Emanuele

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