
Mike, compro una vocale.
Emanuele

Mike, compro una vocale.
Emanuele
In Cina il regime vieta l’installazione di parabole sui tetti e la gente è costretta ad inventarsi termini omofonici per riferirsi ad un tema caldo su internet senza farsi intercettare dall’occhio di Stato.
In Italia un blogger che denunciava l’abuso (e il giro di soldi) che sta dietro l’affissione smodata dei cartelli pubblicitari (sia in campagna elettorale che non) è stato condannato a 9 mesi per istigazione a delinquere nonostante il diritto di critica.
In questo momento sento meno la distanza da casa.
Emanuele
Un cinese: «Anch’io sono stato a Milano vent’anni fa, bella l’Italia, a mia moglie piacque tantissimo la pasta e la pizza e sebbene mangiò quest’ultima solo in treno per lei è sempre stata più buona della pizza italiana che fanno qui in Cina. Io di Milano ricordo due vie: “Colso Buenos Aires e Senzo Unico”».
Io: «Shan! Ma Senso unico non è il nome di una via italiana!».
Shan: «Si si, adesso lo so! Ma l’ho scoperto solo dopo essermi perso!».
Emanuele

Shadows or not, you can only keep going.
Martedì torno in Cina per un altro mese, questo 2013 si sta mostrando più pieno e intenso di quanto preventivato. I desideri attendono, i sogni crescono.
Emanuele
Da tempo volevo completare “la trilogia dei colori” di Maxence Fermine composta da Neve (bianco), L’apicoltore (arancio) e Il violino nero (nero). Sono riuscito a farlo il mese scorso in Cina durante un paio di sere di pieno relax.
Come gli altri due libri, anche questo, pubblicato in sedicesimo con caratteri grandi, si legge in pochissimo tempo. Delicato e semplice, sia nel linguaggio che nella storia, “Il violino nero” racconta di una donna – una musa – e della musica che sa procurare attraverso la sua voce. Ambientato a Venezia, tra la malinconia dei canali e lo sfarzo dei palazzi settecenteschi, “Il violino nero” racconta l’ossessione di un uomo per Carla Ferenti, una giovane nobile veneziana, che sfocia nella voglia di trasformare la musica della sua voce in vita. Tale ossessione però è riconosciuta anche dal protagonista, Johannes – un solitario cresciuto accarezzando le corde del suo violino ad occhi chiusi – da sempre alla ricerca di un metodo per scrivere e trasformare in vita quella musica che sente provenire da dentro.
Davanti a lui, sulla scacchiera, il cavallo vegliava sulla regina. Johannes raggiunse il liutaio e si sedette di fronte a lui. Erasmus si avvicinò la bottiglia di grappa e i due uomini ripresero la partita interrotta la sera prima.
“Aspettare cosa?”
“Che ciò che deve accadere accada.”
“Non capisco.”
“Si tratta di sperare. Un giorno la scriverai, la tua opera. E la suonerai. Forse una volta sola, forse soltanto per te, ma sta’ pur certo che la suonerai. Senza speranza, non è possibile alcuna felicità sulla terra.”Tratto da: “Il violino nero” di Maxence Fermine
La storia regala – a tratti – pagine capaci di farsi apprezzare ma nella sua interezza lo reputo il meno incisivo della trilogia. Neve è delicato e puro (talmente apprezzato che è stato tradotto in 17 lingue), L’apicoltore è stata estasi, passione e sogno: ogni pagina riusciva a catapultarmi altrove con la mente. Il violino nero invece – nonostante Venezia e Parigi, la nebbia, la musica e un violino d’ebano – è rimasto per lo più “inchiostro“.
Emanuele

De según como se mire, todo depende.
Jarabe De Palo – Depende
Emanuele
Shanghai, se la guardi bene, è un po’ come un set cinematografico. Dal lato in cui passano gli attori, le macchine per le riprese, i grandi divi e la storia “che va narrata” tutto scintilla e sorprende. Dietro però – ma proprio subito dietro – c’è un mondo di cartone pieno di sporcizia e povertà. La Cina del miliardoetrecentomilioni di persone in qualche modo sa di non poter arrivare a tutti e così anche la più grande città del pianeta scende a compromessi: i flash e il jet-set del Bund o di East Nanjing Road scompaiono subito dopo una stupidissima linea gialla tracciata dal regista.
Tra qualche giorno tornerò in Italia. Dopo quasi due mesi cinesi credo di aver superato lo stupore del primo impatto. Mangio con disinvoltura con le bacchette, ricordo varie parole cinesi oltre le fondamentali ciao e grazie, so dove prendere il treno o dove si trova la stazione dei pullman. Forse, ciò che prenderà più tempo, sarà incamerare e comprendere questo enorme contrasto.
Emanuele
Questo è un articolo sponsorizzato ma sono libero di esprimere le mie opinioni.
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Iniziativa particolare, semplice e rapida. Unicredit attraverso la Universities Foundation presenta lo UNIversiTag, un gioco valido fino al 5 Aprile.
Se sei un’universitario e pensi di aver scattato una foto carina durante il tuo percorso di studi o ne hai una che rappresenta la tua idea di vita accademica, puoi proporla nella bacheca di Unicredit e/o su Pinterest usando il tag scelto per l’occasione. La foto, dopo l’approvazione, risulterà visibile sulle pagine ufficiali dell’iniziativa. Inoltre, una giuria si occuperà di valutare tutte le foto proposte e quella vincente verrà proposta per l’inserimento all’interno del documento di bilancio della fondazione UniCredit & Universities.
E’ abbastanza chiaro che lo scopo di tutto questo è far conoscere un po’ di più la fondazione che da quattro anni raccoglie fondi per borse di studio all’estero. Personalmente penso che sfruttare anche queste opportunità messe in campo dai privati non possa che essere un vantaggio per lo studente che vuol vivere un’esperienza al di fuori del percorso di studi classico.
Che aspetti a pubblicar la tua?
Emanuele